Libri di E. Risi Valdettaro
Shadi Ghadirian. The others me
Libro: Copertina morbida
editore: Vanillaedizioni
anno edizione: 2015
pagine: 72
Il ruolo della donna nella società iraniana, lo scontro fra modernità e tradizione, i fantasmi dei sanguinosi conflitti passati (guerra Iran-Iraq), sono tutti temi di stretta attualità, trattati con raffinatezza ma senza retorica, con forza ma fuori dai più facili cliché, da una delle più grandi fotografe mediorientali del nostro tempo. Dal 23 aprile al 21 giugno 2015, Officine dell'Immagine di Milano ospita la più ampia personale mai realizzata in Italia di Shadi Ghadirian (Teheran, 1974). Curata da Silvia Cirelli, la mostra rappresenta un'inedita occasione per esplorare il percorso artistico di questa celebre interprete, dai primi lavori di fine anni '90 ai suoi ultimissimi progetti. The Others Me, ripercorre i tratti distintivi della poetica di Shadi Ghadirian, con uno sguardo sulle contraddizioni dell'Iran odierno e una particolare attenzione verso la condizione femminile nella società contemporanea. Ghadirian sorprende per un'impronta espressiva al contempo delicata e tagliente, capace di testimoniare le complessità e le ambivalenze di un contesto sociale articolato come quello iraniano.
Truth serum
Servet Kocyigit, Silvia Cirelli
Libro: Copertina morbida
editore: Vanillaedizioni
anno edizione: 2014
pagine: 56
Nato nel '71 a Kaman, una cittadina dell'Anatolia Centrale, Kocyigit è cresciuto durante il terzo golpe militare, uno dei periodi più bui della cronaca recente. Come lui stesso afferma, "la mia adolescenza non è stata segnata dalla divertente scelta dei capelli all'ultima moda o dalla gara alla più improponibile imbottitura sulle spalle", al contrario, gli anni '80 hanno simboleggiato il bisogno di trovare una propria identità e di comprendere, quanto possibile, la controversa realtà culturale di cui era testimone. "Noi volevamo la libertà" continua l'artista, "ma non sapevamo cosa questa significasse veramente, c'è voluto molto tempo per capirlo e, se ci sono riuscito, lo devo sicuramente all'arte". L'arte diventa dunque per Kocyigit la "parola" con la quale esprimersi liberamente, lo strumento col quale raccontare le fratture della propria generazione, il senso di sradicamento e la sempre più evidente consapevolezza di una realtà vulnerabile e precaria. Servet Kocyigit cattura la memoria collettiva, per poi restituirla in una nuova dimensione metaforica, dove trionfa il labile equilibrio fra percezione (intesa nella sua connotazione sensoriale ed emozionale) e concezione...

