Libri di Jacopo Parodi
Un altro Settecento
Pietro Citati
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2025
Occorrono davvero troppe vite per fare un critico come Citati. I capitoli della sua parabola ermeneutica sono frutto di una meditazione lunga, di una serie di fascinazioni, mai superficiali, ma sempre vissute interamente. In altre parole, riscoprire i passaggi che hanno fatto di Citati non uno studioso in senso stretto, ma un pioniere capace di reinventare dall'interno la prosa messa al servizio delle opere altrui, significa rileggere in un'altra luce momenti diversi del modo in cui la critica italiana si è confrontata, tra primo e secondo Novecento, tanto con i testi della sua tradizione quanto con le novità provenienti dalle letterature straniere. In una lettera a Paolo Lagazzi, a commento del suo splendido saggio per il volume dei "Meridiani" Mondadori, in cui era stata raccolta una parte significativa dell'attività critica di Citati, l'ormai anziano scrittore confessava che Lagazzi aveva colto nel segno nel porre al primo posto «l'amore per il Settecento magico». Certo, nelle pagine di questa tesi, così severa e rigorosa, sembra raccontarsi una storia altra: nessuna frivolezza, la naturalezza viene ricercata, come valore etico-politico, non nel gioco letterario, ma in una scrittura che trovi un rapporto con il mondo circostante. Ecco, l'azione tormentata, miope, lucidissima, lineare, tutta scosse dei fratelli Verri e di Parini. Sul baratro della Rivoluzione francese, sulla voragine di una realtà nuova. Eppure, già qui, a guardar bene si comprende che a emergere è il cantiere di lavoro e pensiero di Citati, che prepara la base per quell'arte del ritratto che inseguirà poi nel resto della vita.
Preistoria dell'italiano. Osservazione sul movimento romantico milanese (1816-21)
Giulio Bollati
Libro
editore: Aragno
Se è vero che è necessario leggere l'Italiano del 1972, cioè il capolavoro di Giulio Bollati, per riappropriarsi di una coscienza civile perduta, di un tormento etico che riguarda il concetto di Italia come nazione che ha smarrito la bussola e il proprio posto nel mondo in mezzo alle molteplici sfide della modernità industriale, bisogna riprendere in mano anche queste pagine giovanili che tracciano un filo sotterraneo tra l'Ottocento romantico italiano e le colpe degli intellettuali novecenteschi. Nei confronti delle masse tradite e imbrogliate, escluse dalla Storia, mentre viene raccontato loro di esserne finalmente protagoniste. Un'indagine, iniziale, embrionale, dunque, ma coraggiosa. Nel segno di un radicale oppositore dei compromessi più ipocriti e delle mistificazioni nazionalistiche, Leopardi, vero eroe del giovane Bollati (controfigura favorita, alter-ego dell'intera vita). In fondo, Giulio Bollati, noto per il suo carattere diplomatico, per le sue doti di dirigente editoriale accortissimo, si rivela qui oppositore radicale a sua volta di un mondo che spera di modificare, in senso più egualitario e "giusto". Con furore e sapienza, con visione e coscienza costante del garbuglio del reale e delle menzogne che lo compongono. Dalla "Preistoria della Modernità", diremmo, fino alle apocalissi quotidiane del suo impero finalmente realizzato.

