Aragno
Viaggio in America
Gianni Brera
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2026
pagine: 210
Gli Stati Uniti raccontati dal più grande giornalista sportivo di sempre
Sulle scene
Emilio Salgari
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2026
pagine: 202
Sulle scene racconta e documenta l'intensa attività giornalistica di Emilio Salgàri come cronista e critico teatrale, svolta t
Relazioni annuali di bilancio della Banca commerciale italiana
Raffaele Mattioli
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2026
Nel 2023 si è parlato molto di Raffaele Mattioli «uomo di lettere e di cifre», proprio perché in quell'anno cadeva il cinquant
Dante Machiavelli Vico
Gianfranco Contini
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2026
«Che cos'è, allora, la "scienza nuova" di Vico?»: in una sala gremita di gente, che possiamo solo immaginare o vagheggiare con
Primi passi verso l'economia
Beppe Ghisolfi
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2026
pagine: 88
Giuseppe "Beppe" Ghisolfi è uno dei divulgatori di educazione finanziaria più autorevoli in Italia
Al di là della carne
Elisabetta De Dominis
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2026
Chi erano davvero il mago Merlino e Viviana, la Dama del Lago? E Morgana, Artù, Lancillotto? Cosa ha rappresentato per loro il
Fascismo nazismo cultura. Un dibattito del 1946
Gianfranco Contini, Bernard Berenson
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2026
Nella tradizione, anzi nel solco "antico" di Montaigne, che scrive «je ne fais rien sans joi», il grande critico e filologo Gi
Appunti per una celebrazione
Roberto Rossi Precerutti
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2026
pagine: 80
La celebrazione è l'atto poetico per eccellenza, scrive Jean-Michel Maulpoix
1940. La disfatta
Georges Bernanos
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2025
pagine: 104
Negli anni che precedettero la seconda guerra mondiale, in Europa, e in maniera per vero epidemica, si diffuse un micidiale «equivoco»: che non ci fossero alternative al totalitarismo, fosse esso di destra o sinistra. Breve: Hitler-Mussolini-Franco da un canto, Stalin dall'altro. Sì che, quando nel 1940 si consuma la disfatta della Francia, l'unico baluardo (e poco conta, ora, risapere se tale baluardo fosse in concreto nulla più che un fantoccio di carta, percome fu, oppure un simbolo, a dirittura uno stemma della libertà insopprimibile), l'unico baluardo, dicevamo, contro la tirannia pare, a milioni di occhi per tutto il mondo, non solo crollato, ma assorbito senza più nel corpo del Nemico. Tra le voci che si levano (nel senso ortopedico del termine) contro questo «scandalo dello spirito», dal remoto Brasile, c'è quella di Georges Bernanos. Indomabile e altera. Oggi, a tanti anni di distanza (ma nel frattempo il 1940 non è tramontato: anzi), gli interventi che Bernanos pubblicò sulla stampa brasiliana, e che qui si presentano al lettore, continuano a ruggire.
Teatro
Franco Branciaroli
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2025
pagine: 370
Si credeva che la "decostruzione" e l'operare in suo nome sui palcoscenici o anche per terra o in acqua e ovunque fosse conforme alla volontà di straziare il teatro dialettico nato dove le pietre erano capaci di trasudare l'assurdo o il tragico dell'esistenza, fosse il re Mida che trasformasse in aura festa il teatro futuro detto, terzo, quarto, quinto, ma tutto quello che è riuscita a fare finora è stato semplicemente distruggere la reputazione e l'autorevolezza della più antica forma particolare di conoscenza riducendola alla stregua di un'operetta dal tono sinistramente amatoriale. Queste pagine concorrono alla costruzione di un'idea archeologica del teatro che appare lontana anni luce dal teatro contemporaneo ma che proprio nella sua inattualità testimonia paradossalmente la sua urgenza. Il testimoniato qui di seguito non si rivolge a teatranti che chiedono di riposarsi, si rivolge a chi non è pigro, discretamente dotato e soprattutto che abbia molto tempo a disposizione perché solo così il teatro, che per me è solo dialettico, se gli si concede tutto questo, offre in cambio molto più di quello che ci si può attendere ragionevolmente: svelare l'enigma della vita; essa è coincidenza tra soggetto e oggetto. Quello che accade sul palco non è oggetto fuori di noi, esso è dentro di noi, è noi stessi, è soggetto. Per questo il monologo che si rivolge allo spettatore è mortale, perché si esibisce come oggetto. Il palco è il tavolo e il sipario è la porta dell'armadio. Il tavolo dove si dialoga, dove si cerca la sintesi che di solito tragicamente o anche drammaticamente non si trova se non nella morte o nell'abbandono; e l'armadio racchiude il mistero di questa mancanza. Si dirà che il tavolo del teatro greco non aveva il sipario, porta dell'armadio, ciò non è vero, esso consisteva nel buio della notte che sopraggiungeva al tramonto e alla fine della tragedia. Ma con la scusa del pop il teatro odierno semplifica e fraintende, ci fa sentire separati dagli uomini nonostante cerchi invano di farsi capire. Queste pagine si tingono, magari invano, di un'urgenza inaggirabile che suggerisce come proprio nella riflessione e nella dialettica sia la chiave per abitare il mondo: scopo della mia vita: voler trasfigurare, creare, dare un senso ad ogni istante della mia esistenza da viverlo nel mondo più nobile, più alto, più bello.
Spinoza o la dinamite filosofica
René Daumal
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2025
pagine: 82
Pochi pensatori, nella tradizione filosofica europea, hanno seppellito tanti candelotti di dinamite nella propria opera, al pari di Spinoza. Del che si accorse, e non per caso, quel divino scapestrato, a cavallo tra Dante e Jarry, che fu René Daumal. In un articolo uscito sulla N.R.F. del 1° maggio 1934 - titolo: Spinoza o la dinamite filosofica - egli proponeva infatti d'individuare la carica eversiva, irriducibile, del tritolo spinoziano nel concetto sanscrito di advaita, cioè a dire: «non-dualismo». Ché mira precipua di Spinoza fu, altronde, cotesta: far saltare il putrido, corrotto, delirante bastione della nostra civiltà (ovvero barbarie) occidentale. Il come, è presto detto: revocando tutti i dualismi. Confondendo indiscernibilmente vita e pensiero. Permodoché, da ultimo, Spinoza più che filosofo, nelle pagine di Daumal ci parrà saggio indù. O meglio: anarchico bombarolo.

