Libri di Robert Peevey
L'argilla della realtà-The clay of reality
Robert Peevey
Libro: Libro in brossura
editore: Isolario Edizioni
anno edizione: 2025
pagine: 186
In “L’argilla della realtà”, Robert Peevey modella il mondo come una materia viva, malleabile, fragile e resistente insieme. Le sue poesie – intime, luminose, a volte impietose – interrogano ciò che chiamiamo “vero”: l’amore e il disamore, la forza e la vulnerabilità, il desiderio e la perdita, il mistero della vita e l’ombra della morte. Ogni testo è un gesto di creazione: un tentativo di dare forma a ciò che muta, di incidere un nome sulla creta dell’esistenza prima che il tempo la asciughi. Così il poeta attraversa donne e uomini, città, guerre, infanzie, foreste interiori e abissi affettivi, osservando come ciascuno scolpisca il proprio mondo – bene o male – con le mani che ha. I versi ci ricordano che la realtà non è un dato immutabile, ma un materiale plastico, capace di prendere la forma del nostro sguardo. E che, nel bene e nel dolore, siamo tutti artefici della scultura che portiamo dentro.
Un ciottolo sulla riva del mare. A pebble on the sea shore
Robert Peevey
Libro: Libro in brossura
editore: Isolario Edizioni
anno edizione: 2026
pagine: 200
“Un ciottolo sulla riva del mare” raccoglie poesie intime, attraversate da una tensione costante tra fragilità e resistenza. I testi si muovono come l’acqua: scorrono, si arrestano, tornano indietro, scavando lentamente nella materia dell’esperienza umana. Attraverso immagini naturali – il mare, il vento, la foresta, il tempo, il corpo – la poesia diventa uno spazio di interrogazione profonda: che cosa significa sentire? È possibile conoscersi davvero, restare fedeli a ciò che si è, senza irrigidirsi o dissolversi? L’io poetico si espone senza difese, oscillando tra desiderio e rinuncia, amore e perdita, presenza e assenza. Il libro alterna confessione e visione, concretezza e metafora, dando voce a un’esistenza che osserva, soffre, ama e continua a cercare. Come un piccolo ciottolo levigato dalle onde, questi versi non gridano: restano. E nel loro restare, interrogano chi legge, invitandolo a fermarsi, ascoltare e riconoscersi.

