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Libri di Andrea Preite R.

Sporco, arrabbiato e sbronzo

Sporco, arrabbiato e sbronzo

Andrea Preite R.

Libro

editore: Controluna

anno edizione: 2022

pagine: 56

Andrea è un giovane poeta che ci conduce alla ricerca del sé. Il suo è un lavoro intimo, incentrato sul disvelamento delle maschere e degli artifici. Egli attraverso l'uso di uno stile asciutto e semplice sembra prenderci per mano, rendere disponibili le sue poesie, che diventano le nostre poesie. Sebbene permanga "nell'aria" la sensazione di un non detto, di un segreto serbato non tanto al lettore, quanto al tempo che lo sottrae ai luoghi e al paesaggio "con infinita malinconia", l'autore non c'è nei suoi versi rassegnata accettazione.
13,00

Sessanta postumi dell'alcol

Andrea Preite R.

Libro: Copertina rigida

editore: LFA Publisher

anno edizione: 2022

pagine: 64

Questo volume raccoglie sotto il titolo di Sessanta postumi dell'alcol un'attenta analisi interiore. L'autore sperimenta attraverso vari registri espressivi il dolore, l'angoscia e l'esperienza del silenzio. Egli cerca di riconquistare i luoghi dell'infanzia, decifrando i simboli che essa rimanda: alberi, foglie, vento ecc. Le ragioni di queste poesie, ma ancora di più di questa intera silloge, rimandano, quindi, alle istanze della vita, passata e presente, alla problematica del linguaggio, alla scelta consapevole delle parole. Andrea non si definisce poeta, ed egli stesso lo scrive nei suoi versi. Non sono un poeta, dice. È forse l'abitante dei suoi componimenti, componimenti che lo vestono e nutrono integralmente, segnando inevitabilmente l'evolversi di una vita che si risolve nelle parole, quanto nei silenzi.
11,00 10,45

Amo Pasolini, ma non lo posso dire a mamma

Andrea Preite R.

Libro: Libro in brossura

editore: Antipodes

anno edizione: 2021

pagine: 52

Il titolo “Amo Pasolini, ma non lo posso dire a mamma” si riferisce al tratto fortemente paesaggistico (quasi cinematografico) che l'autore ha tentato di imprimere quasi a fuoco sulla carta. Riguarda anche un aspetto reale della vita vissuta, cioè quelle scelte, come dedicarsi alla poesia, spesso intese come controcorrente e impopolari. Il linguaggio adoperato ha differenti sfumature: talvolta rimanda ad uno stile classico, con l'intento di celebrare un distacco irrealizzato, altre volte è più moderno, stigmatizzando il dolore per una raggiunta indipendenza. La nascita di qualcosa si compie attraverso la morte di qualcos'altro. La lacerante certezza di una perdita, la koiné, il tratto tipico dei luoghi, ove linguaggio è comunicazione e chiusura, ma anche palese manifestazione di una distorta divinità, pone l'uomo, dinnanzi ai propri demoni, alla battaglia. Da questo conflitto nasce l'inattesa armonia. La riscoperta dei luoghi, in un tempo fuori del tempo, è cosmogonia immanente nella narrazione. Il bisogno del locus amoenus rappresenta la necessità di una comparazione dell'ideale ricercato nel crepuscolo.
6,00 5,70

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