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Libri di Fabrizio Prina

...Dove le carezze si perdono come liquide antilopi

Fabrizio Prina

Libro

editore: Ibiskos Ulivieri

anno edizione: 2024

pagine: 128

I sogni, ovvero le spezie con le quali dissimuliamo la realtà, si ritrovano a volte a dover dissipare dubbi e apparenze, chini allo stesso tavolo con gli eventi, e con questi misurarsi. Forse alla pari. Il tempo, allora si apparta, recede addirittura deferente e lascia spazio ai personaggi che lo sottraggono ad ogni nascita e al suo epilogo, quasi una sorta di sequenza matematica. I personaggi che gravitano, in una sera qualsiasi, attorno a questa stessa ‘mensa’, ben lontani dall’essere inerti polene nel loro nido prodiero, si avvicendano da subito, ignari e pur tuttavia curiosi, nel voler accedere, e quindi capire, al tormento dell’inaspettato ospite. Lui arriva, si siede, prega che l’ascoltino e racconta loro il motivo del suo viaggio. Si addentra nei semplici particolari per non imbattersi in alcuna dimenticanza o involontaria trascuratezza. Ma in fondo, non è che un espediente, l’illusorio tentativo di un essere umano che si fa esploratore dell’anima per rivivere l’intera sua avventura: di una vita, di un incontro, di un’intesa. Di un amore “...dove le carezze si perdono come liquide antilopi” e che pare sottrarsi inspiegabilmente al suo ritrovamento. Che sapremo poi...
15,00 14,25

La bottiglia

La bottiglia

Fabrizio Prina

Libro

editore: Ibiskos Ulivieri

anno edizione: 2020

pagine: 128

Qualcuno disse, "il passato é un lusso da proprietari". Ecco allora la bottiglia. Un luogo minimo e da cui traspare ciò che la penna ha intinto non già in un calamaio, ma nella vita stessa. Dentro di lei vediamo disporsi polene dal profilo inconfondibile, intagliate nei dettagli e nella personalità delle figure umane da loro evocate. Figure indelebili, a partire dalla voce narrante. Questa, ritrae se stessa nell'avvicendarsi vivido e mortale delle due ultime guerre mondiali: tra il Piave e il 5 settembre del '38, tra Caporetto e il "bosco di faggi" (Buchenwald). Dove l'abito oscuro, del bimbo prima, poi del ragazzo ed infine "dell'adulto qualsiasi", viene ritagliato nelle forme dell'epoca, decorato dalle "stellette ed i gradi" assegnatigli in battaglia, non solo quella combattuta armi in pugno. Il protagonista, quindi, non ricostruisce il proprio passato. Rivede e vede, traendo spunto dalla ragione e dagli affetti, il proprio connotato. Che é atemporale, sottratto ai desueti "diari di bordo" e affidato, invece, alle luci cinguettanti degli amici, dei famigliari, degli sconosciuti, del misterioso musicista ebreo approdato in villa, quella manicomiale, dell'Ambrogiana...
15,00

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