Libri di Massimo Conocchia
La malaria in Calabria tra fine Ottocento e primo Novecento. Una storia tragica tra miopie istituzioniali e impegno dei singoli
Massimo Conocchia
Libro: Copertina morbida
editore: Rubbettino
anno edizione: 2018
pagine: 118
La malaria rappresenta, in definitiva, il sottile filo conduttore che permette di ricostruire, attraverso il suo andamento, la storia del proletariato e sottoproletariato italiano tra Ottocento e Novecento, che è storia di lotte, di sofferenze, di morte e di un diverso destino. Le mondine del Nord - che con i loro canti esprimevano una vibrata protesta verso i padroni e che godevano, in virtù delle loro battaglie, di condizioni assistenziali decenti - e i braccianti del Sud - che nella stessa epoca morivano per malattie e stenti, in assenza di qualsivoglia forma di assistenza - rappresentano le due facce di una stessa medaglia. E testimoniano di un Paese che è cresciuto in maniera asimmetrica. Il libro rappresenta, inoltre, un doveroso tributo a personalità di alto profilo umano, culturale e professionale, che, disinteressatamente, hanno speso la loro vita per fornire aiuto e garantire assistenza in un periodo non facile, supplendo spesso a un "vulnus" istituzionale.
Voglia di emergere. Dalla Calabria al nord e ritorno
Massimo Conocchia
Libro
editore: Calabria Letteraria
anno edizione: 2014
pagine: 110
La medicina popolare in Calabria. Malàtu, ni vu’ sanitàta?
Giuseppe Abbruzzo, Massimo Conocchia
Libro
editore: Edizioni Orizzonti Meridionali
anno edizione: 2019
pagine: 180
Donne del sud
Massimo Conocchia
Libro
editore: Edizioni Orizzonti Meridionali
anno edizione: 2015
pagine: 152
Il romanzo analizza - attraverso tre figure femminili - la condizione della donna nel Novecento in Calabria. Si è trattato di uno stato esistenziale caratterizzato, spesso, da sudditanza, sottomissione e scarsa considerazione, più marcato e drammatico rispetto al resto del Paese. Il personaggio principale è Francesca, ragazza che vive le sue prime pulsioni amorose e intellettuali nel periodo sessantottino, che in Calabria è penetrato più come fenomeno di costume e di moda che come rivoluzione delle coscienze. Le amare vicende della protagonista fanno da filo conduttore a un'analisi socio-antropologica delle condizioni del Sud, dell'arretratezza di un mondo arcaico, rurale, intriso di superstizione, dove i rapporti umani si limitano all'essenziale e le ingiustizie risultano profonde.

