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Libri di Alice Barale

L'arte dell'intelligenza artificiale: parole-chiave filosofiche

Alice Barale

Libro: Libro in brossura

editore: Jaca Book

anno edizione: 2024

pagine: 220

Cos’è l’intelligenza artificiale, per noi, oggi? Fino a qualche anno fa l’immaginario più diffuso era quello dei robot. Ultimamente, invece, ha assunto forme molto diverse, diventando qualcosa di più difficile da definire e da rappresentare. "L’arte dell’Intelligenza Artificiale: parole-chiave filosofiche" affronta questo problema da un punto di vista un po’ particolare, quello dell’arte. Da alcuni anni, infatti, anche gli artisti hanno iniziato a produrre opere con ChatGPT, o con quei nuovi strumenti che sono i cosiddetti “modelli testo-immagine”. Quali nuove possibilità offrono queste “reti neurali profonde”? Di certo, per la prima volta l’artista si trova di fronte a uno strumento che elabora le informazioni di partenza in modo in parte autonomo. E allora deve accettare la sfida: far sì che la “conversazione” (chat) con l’intelligenza artificiale sia un vero dialogo, in cui il soggetto umano si mette in gioco. L’ipotesi di questo libro è che l’arte possa fornire un esempio di come si possa giocare con l’intelligenza artificiale, senza però esserne succubi. Il saggio – uno strumento fondamentale anche per studenti e docenti universitari di varie discipline, dalla filosofia ai media studies, dalla storia dell’arte alla visual culture – guida il lettore in un percorso teorico che prende le mosse, ogni volta, da una particolare opera d’arte. Si proverà a entrare dentro a opere figurative, ma anche a testi letterari e spettacoli teatrali. A fare da filo conduttore sarà sempre una parola-chiave filosofica: “opera”, “autore”, “tempo”, “memoria”, “umano”. Quali significati assumono queste parole alla luce di queste nuove pratiche? E alla scoperta di quali scenari ci guidano?
20,00 19,00

Arte e intelligenza artificiale

Libro: Libro rilegato

editore: Jaca Book

anno edizione: 2020

pagine: 272

A fine 2018 la prima vendita all’asta da Christie’s di un’opera d’arte assistita dall’Intelligenza Artificiale del gruppo Obvious con conseguente sorpresa, costernazione e disinformazione sulla stampa hanno rivelato quanto sia complessa l’idea dell’intelligenza artificiale per il pubblico e per il mondo dell’arte. Un dibattito sfaccettato e di enorme interesse sulla validità della creatività della macchina, sull’identità del vero artista e sulla qualità dei risultati estetici. Filosofi, informatici, storici dell’arte studiosi e artisti si confrontano con domande di fondo: cos’è la creatività? E l’arte? Qual è l’artefice e chi è lo spettatore? Le macchine possono essere creative o la creatività è solo una caratteristica umana? Il processo generativo di un sistema di intelligenza artificiale può essere qualificato come creativo e originale? Come giudichiamo le opere d’arte realizzate con la mediazione dell’AI? Possiamo chiamare estetici gli algoritmi che discriminano fra milioni di «opere»? Autori: Alice Barale, Michael Castelle, Mario Klingemann, Marian Mazzone, Vera Minazzi, Caterina Moruzzi, Obvious, Anna Ridler, Georgia Ward Dier.
50,00 47,50

Il giallo del colore. Un'indagine filosofica

Alice Barale

Libro: Libro in brossura

editore: Jaca Book

anno edizione: 2020

«Mostra un panno rosso a un toro e questo si arrabbierà», scrive Goethe, «ma parla anche soltanto di colori a un filosofo e lo farai infuriare». I colori ci sono familiari da sempre, ma per la filosofia rappresentano da sempre una sfida, un enigma che la spinge a interrogarsi sulle sue stesse condizioni di possibilità. Che cos’è, infatti, il colore? È una proprietà degli oggetti? O la scienza moderna ci mostra invece – come sostengono molti filosofi contemporanei – che il mondo non è affatto colorato? Partendo da questa domanda, che attraversa tutta la filosofia anglo-americana degli ultimi quarant’anni, l’investigatore-filosofo seguirà le tracce del colore in fuga, cercandolo nel laboratorio del pittore (che cos’ha il colore dell’arte da insegnare al filosofo?) e nel linguaggio di tutti i giorni (la parola blu è blu?). Ne uscirà con la convinzione che, come canta in una famosa canzone Kermit la Rana (il pupazzo dei Muppets): «it’s not easy being green», «non è facile essere verde» (e neppure giallo).
18,00 17,10

Pasto divino. Storia culinaria dell'eucaristia

Pasto divino. Storia culinaria dell'eucaristia

Anselm Schubert

Libro: Libro in brossura

editore: Carocci

anno edizione: 2019

pagine: 227

«Prendete e mangiate, questo è il mio corpo [...]. Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue». Con queste parole Gesù istituisce la comunione. Oggi, però, sappiamo che l’eucaristia cristiana nasce dagli antichi simposi. Si è discusso a lungo su cosa si mangiasse e si bevesse nella Chiesa delle origini: formaggio, pesce o verdure? Latte, succhi o miele? Oppure soltanto pane? Lievitato o azzimo? Vino rosso o bianco? Solo per l’officiante o anche per i fedeli? In epoca moderna i dubbi non hanno fatto che aumentare: non sarebbe più igienico usare un calice personale? Il vino può essere anche analcolico e la farina senza glutine? E cosa si deve usare nei paesi in cui non si trovano né grano né vino? Vanno bene anche Coca-Cola, noci di cocco e succhi di frutta? Anselm Schubert racconta la storia dell’eucaristia dal primo Cristianesimo a oggi concentrandosi perla prima volta sugli alimenti utilizzati. Ne risulta una brillante ricostruzione che fa vedere con altri occhi il Cristianesimo e il suo rito più solenne.
22,00

La prima impresa. Shakespeare in Warburg e Benjamin

La prima impresa. Shakespeare in Warburg e Benjamin

Alice Barale

Libro: Libro in brossura

editore: Jaca Book

anno edizione: 2021

pagine: 144

Qual è il senso della continua e a volte misteriosa presenza di Shakespeare nella riflessione di Aby Warburg e di Walter Benjamin? Shakespeare è di certo un simbolo per la cultura europea. E nell’interrogarsi su Shakespeare anche Warburg e Benjamin si interrogano in effetti sul senso stesso della cultura, sulle sue possibilità e i suoi doveri. I becchini, dice ad Amleto uno degli uomini che scavano la fossa di Ofelia, sono stati i primi ad avere un grado di nobiltà, perché sono stati i primi ad avere “arms”: armi, e di qui anche stemmi o imprese nobiliari, ma anche braccia per scavare. E in effetti quello che tanto Warburg quanto Benjamin sembrano cogliere in Shakespeare è una continua messa in causa dell'immagine nel suo significato codificato – l’impresa o stemma nobiliare come simbolo delle gerarchie prestabilite – a favore del nascere di nuove immagini che si fanno “impresa” nel senso di avventura energetica, lotta per liberare l'espressione da tutto quello che ha di irrigidito e per renderle la sua vera forza, il suo legame con la vita. Il libro si apre con una lettera di Warburg su Shakespeare, trascritta e presentata da Claudia Wedepohl, archivista e studiosa del Warburg Institute, che ci introduce alla lettura che Warburg dà di Shakespeare in pagine intense e ancora poco note.
18,00

La malinconia dell'immagine. Rappresentazione e significato in Walter Benjamin e Aby Warburg

La malinconia dell'immagine. Rappresentazione e significato in Walter Benjamin e Aby Warburg

Alice Barale

Libro: Libro in brossura

editore: Firenze University Press

anno edizione: 2009

pagine: 168

Per rappresentare la malinconia, Albrecht Dürer incide una figura china, la cui concentrazione assorta contrasta con il proliferare di oggetti che la attorniano. Sembra, a questo proposito, che il mistero che contempli sia proprio quello del suo legame con le cose, che resistono, estranee, al suo volgere lo sguardo altrove. Ed è infatti al problema dell'immagine, intesa non come forma specifica, opera d'arte o rappresentazione filosofica, ma come luogo di un senso che non si dà che nel suo concreto configurarsi che, per Aby Warburg come per Walter Benjamin, la Melencolia I di Dürer rimanda. Lo spazio della malinconia si sposta così dal soggetto a quel territorio di confine, di continua intersezione tra il sé e la realtà esterna, tra l'interiorità e il mondo, che è l'immagine, intesa come concreto e reciproco configurarsi di entrambi. La riflessione su di essa permette di rendere alla malinconia il suo carattere contraddittorio, quell'unità di distruzione e costruzione che la tradizione aristotelica le attribuisce e che la modernità, identificandola con un Io depressivamente senza mondo, o contro il mondo, per lo più le sottrae.
18,00

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