Bollati Boringhieri: Saggi
L'azione politica del filosofo. La vita e il pensiero di Alexandre Kojève
Marco Filoni
Libro: Copertina morbida
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2021
pagine: 352
Alexandre Kojève è una delle figure più seducenti e intriganti del Novecento. Proveniente dalla borghesia commerciale russa (era nipote del pittore Vasilij Kandinskij), fu - a seconda dei punti di vista - un funzionario sin troppo zelante o un agente segreto infiltrato nell'alta burocrazia. Dopo la seconda guerra mondiale entrò infatti nell'amministrazione francese: diventò così «il filosofo della domenica» - unico giorno in cui poteva dedicarsi alla filosofia - trascorrendo gli ultimi vent'anni della sua vita negli ambienti della diplomazia mondiale e dell'alta finanza. Ma prima della guerra Kojève era stato una figura cruciale del milieu filosofico. Aveva portato Hegel in Francia, influenzando gran parte della futura élite intellettuale. Fra il 1933 e il 1939, lui, che era immigrato a diciott'anni dalla Russia, tenne all'École Pratique des Hautes Études il celebre seminario sulla Fenomenologia dello spirito : fra gli studenti vi erano Lacan, Bataille, Merleau-Ponty, Queneau, Caillois, Hyppolite, Aron, Marjolin, Breton. Il meglio della cultura francese del dopoguerra si lasciò sedurre da questo esule russo e dalla sua immagine del sistema hegeliano: una lettura sconcertante, fondata sui concetti di «desiderio» e «riconoscimento», di «lavoro», di «morte», e sulla dialettica incandescente delle due figure del «Signore» e del «Servo». Marco Filoni ci restituisce tutte queste anime di Kojève: gli ambienti culturali di provenienza, gli studi, le passioni filosofiche, le scelte teoriche fondamentali, la rete intellettuale entro cui presero forma i suoi scritti. Attraverso un uso sapiente di materiali d'archivio, testi inediti, carteggi, testimonianze scritte e orali, Filoni crea un riferimento irrinunciabile per gli studi kojèviani, capace di tratteggiare, nell'intreccio inestricabile tra la dimensione umana e quella teorico-politica, una delle figure intellettuali più influenti del Novecento: «quest'uomo enigmatico» in cui tutto - nelle parole di Allan Bloom - «era fatto per incantare».
Olocausto americano. La conquista del Nuovo Mondo
David E. Stannard
Libro: Libro in brossura
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2021
pagine: 464
L'olocausto americano iniziò nel momento stesso della scoperta del Nuovo Mondo. Poche ore dopo aver toccato terra nel 1492 Colombo aveva già catturato sei nativi, dei quali scrisse che «dovrebbero essere buoni schiavi e sarebbero facilmente divenuti cristiani». Il genocidio vero e proprio iniziò poi a Hispaniola nel 1494: nel giro di pochi mesi le malattie, i soldati, i preti e i cani da caccia del «Portatore di Cristo» avevano sterminato cinquantamila «indiani», e in vent'anni gli otto milioni di abitanti dell'isola erano scomparsi. È così che David Stannard, dopo una prima parte dedicata alla ricostruzione delle culture native delle Americhe prima della loro scoperta da parte dell'uomo europeo, fornisce tutti gli elementi di fatto necessari per capire la dimensione umana della distruzione prodotta su scala continentale dalla violenza e dalla introduzione di malattie mortali nel Nuovo Mondo. Descrive poi il contesto ideologico e sociale di quelle che furono eufemisticamente chiamate le guerre indiane negli Stati Uniti per interrogarsi infine sul razzismo e sul genocidio come componenti fondamentali, non ancora superate, della civiltà euro-americana. All'approfondita ricostruzione storica si accompagna così un'appassionata riflessione che mette nella sua giusta prospettiva più recenti olocausti.
La danza della peste. Storia dell'umanità attraverso le malattie infettive
Charles Kenny
Libro: Libro in brossura
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2021
pagine: 272
Se osserviamo lo sviluppo dell'umanità nello scorrere dei millenni, ci rendiamo conto che la vitalità degli imperi, di qualsiasi età e latitudine, è sempre stata influenzata da una costante ineludibile: le malattie infettive. Colpendo a ondate reiterate, questa «danza della peste» ha imposto il ritmo della crescita e del declino di ogni civiltà umana, nessuna esclusa. Charles Kenny analizza la grande Storia della nostra specie tramite la lente, spesso trascurata, delle infezioni. Un'esplorazione che va dai vecchi imperi dissolti a causa di nemici invisibili fino all'emergere del concetto di igiene e sanità pubblica, dalle rotte degli schiavi ai genocidi causati dal vaiolo, dalle quarantene nella storia delle migrazioni fino all'HIV e all'Ebola, dagli albori delle campagne vaccinali ai movimenti no-vax. Grazie ai progressi della medicina, nelle ultime generazioni pareva che l'umanità si fosse liberata dalla morsa dei cicli pandemici, dando vita a un mondo globalizzato e spensieratamente florido. Ma questo incredibile sviluppo è diventato precario proprio a causa degli insidiosi aspetti di una prosperità apparentemente senza limiti. Le fluttuazioni della popolazione, il commercio globale e il cambiamento climatico hanno reso l'umanità di nuovo vulnerabile alle epidemie, come ha dimostrato fin troppo chiaramente il caso del Covid-19. In queste pagine, chiare e puntuali, scopriamo aspetti inediti della storia dell'uomo, informazioni a tratti inquietanti che pure è quanto mai necessario conoscere. Ma capiamo anche quanto sia urgente una maggiore cooperazione globale verso una salute sostenibile se vogliamo rimettere l'umanità sul cammino virtuoso già intrapreso contro le infezioni.
Nove parole della fisica. Vuoto, inerzia, atomo, simmetria, spazio-tempo, massa, eclissi, quark, cosmo
Alessandro Bettini
Libro: Libro in brossura
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2021
pagine: 240
Le parole in origine erano magiche, e la parola - scriveva Freud - conserva ancora molto del suo antico potere. Quelle della fisica, con le loro etimologie e le loro radici, ci svelano in che modo siano nati e si siano sviluppati alcuni dei più importanti concetti della scienza, a volte scontrandosi con nuove circostanze, altre volte cambiando a seguito di nuove scoperte o con l'introduzione di nuovi strumenti. Altre volte ancora, morendo. Quelle scelte da Alessandro Bettini sono parole che illuminano la storia della scienza e le sue dinamiche, il suo mutare nel tempo e il suo entrare in relazione con altre culture. Vuoto, inerzia, atomo, simmetria, spazio-tempo, massa, eclissi, quark, cosmo: con voce esperta e nello stesso tempo chiara e coinvolgente, l'autore ci racconta la storia di queste nove parole e dei fenomeni che dietro a esse si nascondono. Il vuoto, per esempio: per Esiodo fu all'origine di tutto e per Aristotele il luogo necessario per accogliere le cose, l'abisso di oscurità ed energia prima che nascesse la luce. In tempi più prossimi a noi, i progressi della fisica ci hanno insegnato che in realtà le misteriose profondità del vuoto cosmico - dove non ci sono né stelle né gas - sono permeate da una massa e un'energia «oscure», che determinano la struttura e l'evoluzione dell'Universo, anche se ancora non sappiamo che cosa siano. In questo libro leggeremo anche la storia degli atomi eternamente in moto nel vuoto. Furono «visti» con gli occhi della mente da uomini geniali come Leucippo e Democrito, millenni prima che la scienza consentisse effettivamente di visualizzarli e di penetrare al loro interno, scoprendo il meraviglioso mondo quantistico e i costituenti ultimi della materia. Della natura, sia a scale infinitamente piccole sia a quelle infinitamente grandi, oggi sappiamo moltissimo. Non abbiamo mai avuto così tanta conoscenza - e, al contempo, mai come oggi abbiamo avuto la certezza che ciò che non sappiamo è infinitamente di più. Perché se è vero che le parole in origine erano magiche, "Nove parole della fisica" ci svela - con chiarezza e rigore - la magia che risiede nella natura, in quei fenomeni al contempo familiari e pieni di mistero che avevano già riempito di meraviglia i nostri antenati più antichi e non smettono di stupire anche noi.
L'intrigo Spallanzani
Paolo Mazzarello
Libro: Copertina morbida
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2021
pagine: 352
Il leggendario mago della sperimentazione, Lazzaro Spallanzani, era un affermato professore di storia naturale a Pavia quando nel 1785 decise di compiere una lunga esplorazione nei territori dell'impero ottomano. Durante l'avventuroso viaggio fece notevoli osservazioni di biologia marina, geologia e ornitologia. Con il fervore di una mente insaziabile, annotò gli usi delle popolazioni locali e l'amalgama di splendore e fatiscenza delle città, partecipando alla vivace vita culturale che ruotava attorno alle ambasciate occidentali. Quando fece ritorno a Pavia, venne investito dall'accusa infamante di aver rubato degli esemplari naturalistici dal museo dell'Università. Alla base di questo complotto vi erano invidie e rivalità accademiche, non così distanti da quelle odierne, ma anche forti contrapposizioni ideologiche. Caduta ogni accusa, la vicenda si concluse con la vendetta dello scienziato ai danni del suo principale detrattore, Giovanni Antonio Scopoli: una rivincita che, tramite reperti finti e sagaci libretti pseudonimi, presentava la stessa precisione e verve creativa delle sue indagini scientifiche. Gli intrighi dei celebri accademici divennero famosi anche all'estero e - come svelano alcuni recenti ritrovamenti documentali - si spinsero fino all'entourage di un anziano Carlo Goldoni. Paolo Mazzarello allestisce una formidabile impalcatura di fonti, restituendo con uno stile garbato e ironico l'esuberante atmosfera del secolo dei Lumi. Un viaggio nella cultura scientifica dell'Italia del Settecento fra sfide della scienza e congiure di potere.
Essere dispersi. La libertà nell'epoca dei fatti alternativi
Santiago Zabala
Libro: Copertina morbida
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2021
pagine: 208
Sempre più spesso, politici e filosofi si presentano come portatori ultimi della verità. La realtà di cui parlano si pretende oggettiva, descrivibile, assoluta. Questo rinnovato «realismo» - che pensa la realtà come indipendente da noi, controllabile nella sua semplicità - produce «una chiusura che rassicura e soffoca nello stesso tempo» (la definizione è di Gianni Vattimo). Ciò si riflette in un inquadramento tecnologico, sociale e politico globale senza precedenti. Un nuovo ordine, sostenuto in ugual misura - afferma Santiago Zabala - dai nuovi filosofi realisti, dal capitalismo della sorveglianza e dal populismo di destra. E che verte su una normalizzazione radicale: ogni alterità, ogni elemento residuale, ogni scarto viene ricompreso e riassorbito nella regola. Uno degli effetti è che oggi la più grande emergenza è l'assenza di emergenze. La stessa pandemia, ci ricorda Zabala, era stata a lungo un'«emergenza assente»: per anni gli esperti ci avevano inutilmente messi in guardia dal pericolo di una nuova, grande epidemia. Allo stesso modo, oggi, altre «emergenze assenti» restano fuori dalla cassa di risonanza dei media: la disuguaglianza economica, la crisi dei rifugiati, l'inquinamento dell'aria - responsabile quest'ultimo ogni anno della morte di sette milioni di persone. Come sovvertire quest'ordine asfissiante? Ce lo suggerisce Zabala: tornando a essere dispersi, condizione necessaria per essere liberi. Per farlo, il filosofo recupera - attraverso l'analisi di tre concetti chiave: essere, interpretazione ed emergenza - la vena anarchica che attraversa la filosofia ermeneutica (Heidegger, Gadamer, Rorty, Vattimo, ma nello spirito anche Lutero, Freud e Kuhn). Troppo spesso presentata come disciplina conservatrice, l'ermeneutica è invece progressista: è avversa all'autorità, al dogma, al fondamentalismo; rinnova continuamente l'apertura della conversazione autentica (intesa come dialogo ricettivo, capace di frangere le rigidità del pensiero) e costruisce sempre nuovi significati dell'essere. Svela così di quest'ultimo - sotto la maschera della trasparenza, che lo rende autoritario e repressivo - la natura incompleta, opaca, ogni volta da definirsi entro orizzonti di senso condivisi. L'essere dispersi, il rischiare interpretazioni nuove, sono insomma - oggi più che mai - pratiche di resistenza politica. Le uniche, forse, atte a riconquistare e proteggere i nostri spazi di libertà.
Negli scavi. L'archeologia raccontata da chi la fa
Eric H. Cline
Libro: Libro in brossura
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2021
pagine: 126
Immaginate una campagna di scavo di un'antica città del Medio Oriente. Quello che viene riportato alla luce sono perlopiù le pietre di alcuni muri, vasellame e – se va bene – qualche oggetto prezioso e qualche iscrizione incompleta. Ma come facciamo, da questi pochi indizi polverosi, a ricostruire con tanta precisione in che modo la gente che abitava quel luogo in un lontano passato effettivamente viveva, cosa mangiava, come si vestiva, che aspetto aveva? Eric Cline ci racconta tutto questo, a partire dai consigli pratici che un esperto archeologo potrebbe dare a un giovane apprendista. Come si fa a sapere dove scavare? E come si scava, nella pratica? E quando hai trovato un reperto, come fai a sapere quanto è vecchio? E cosa succede a quel reperto dopo che è stato estratto dal terreno, che percorso fa? Sono tutte domande che ci poniamo e alle quali Cline dà risposte chiare, informate e avvincenti. Per finire col raccontarci le descrizioni del funzionamento delle più moderne tecniche di studio sul campo, quelle basate su tecnologie che gli archeologi dell'epoca classica non potevano neppure immaginare, e che oggi permettono di svelare particolari incredibili del nostro remoto passato. Seguito ideale del precedente Tre pietre fanno un muro, Negli scavi introduce il lettore nel meccanismo stesso dell'archeologia moderna, soddisfacendo tutte le domande che ogni mente curiosa si pone quando legge le storie meravigliose delle antiche civiltà sepolte.
E l'uomo creò l'uomo. CRISPR e la rivoluzione dell’editing genomico
Anna Meldolesi
Libro: Libro in brossura
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2021
pagine: 192
Giovanissima e già consacrata dal Nobel, la tecnica inventata da Jennifer Doudna ed Emmanuelle Charpentier consente di tagliare e cucire il DNA, riscriverlo, modificarlo a proprio piacimento. Con il suo aiuto possiamo silenziare un gene o inserirne uno nuovo, apportare ritocchi invisibili o progettare un nuovo organismo da zero, prendere in mano il destino della vita. Benvenuti nell'era di CRISPR. Questo strumento è stato paragonato a un coltellino svizzero multifunzione perché, pur essendo a buon mercato, è affilato, preciso, versatile. Ma assomiglia anche alla funzione «trova e sostituisci» dei programmi di videoscrittura, perché CRISPR è un comando programmabile per correggere i refusi del DNA. Tanto che si parla di «editing del genoma», anziché di ingegneria genetica. Tutto bene, quindi? Non proprio. Dalla pubblicazione della prima edizione di questo libro (2017) a questa nuova edizione accresciuta, le novità sono state molte. La più bella: assistere al successo (preliminare ma entusiasmante) della prima terapia genica a base di CRISPR su una donna affetta da una grave malattia. La più preoccupante: scoprire che le prime bambine con il DNA modificato prima della nascita sono venute al mondo senza le necessarie garanzie etiche e scientifiche. CRISPR, dunque, continua a sollevare problemi di fondamentale importanza. Come possiamo coglierne i frutti in termini di sostenibilità ambientale, progressi medici, nuove conoscenze, evitando i possibili abusi? Siamo tecnicamente e culturalmente pronti a correggere in modo ereditabile il genoma umano? Il dibattito è in corso, ci riguarda tutti, e per comprendere i termini di questa vicenda cruciale, il libro di Anna Meldolesi è lo strumento giusto.
Riferimento ed esistenza
Saul Kripke
Libro: Copertina morbida
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2021
pagine: 256
"Riferimento ed esistenza" raccoglie i testi delle sei lezioni che Saul Kripke tenne per le prestigiose John Locke Lectures all'Università di Oxford nel 1973. Seguito ideale del suo ormai classico "Nome e necessità" (Bollati Boringhieri 1999), affronta importanti problemi rimasti in sospeso del pensiero filosofico contemporaneo: la semantica dei nomi propri e del linguaggio naturale, la teoria degli enunciati esistenziali negativi, l'ontologia dei personaggi fittizi e mitologici, concepiti come oggetti astratti la cui esistenza dipende dall'esistere o meno di varie opere di finzione o mitologia. Con le sue argomentazioni accurate e sistematiche, in felice armonia con uno stile colloquiale nel tono e arricchito da formulazioni abbaglianti e immediate, Kripke rivoluziona in poche pagine la semantica linguistica e filosofica. Riferimento ed esistenza è di nuovo una di quelle opere con cui ogni cultore di studi filosofici è chiamato a misurarsi.
Quel che resta di Baudrillard. Un'eredità senza eredi
Serge Latouche
Libro: Libro in brossura
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2021
pagine: 256
«Non sopportava di essere classificato e ha fatto di tutto per risultare inclassificabile». In quel «tutto» è la chiave di un pensiero che Jean Baudrillard stesso ha provveduto funambolicamente a minare di paradossi, da vero scompigliatore, per scoraggiare possibili riprese. Tuttavia l'«assenza di un orizzonte d'azione e di speranza», che oggi sembra averlo esiliato dal discorso pubblico della filosofia, ha favorito in passato la lunga fascinazione esercitata dalla sua inventività concettuale: la teoria della seduzione e del simulacro, l'idea dell'implosione del sistema (e del terrorismo come sua estrema manifestazione), dell'ipertrofia del virtuale e dell'immondializzazione hanno scosso gli schemi mentali di fine secolo. Nessuno finora si era azzardato a ricomporre quel «puzzle barocco» attorno a nuclei tematici. Serge Latouche invece è convinto che rinunciare a una cronologia convenzionale, seguendo il «cammino immobile» dell'opera, sia l'unico modo per scrivere la biografia intellettuale di Baudrillard. Una vicenda in cui lo stesso Latouche ha avuto parte, negli anni settanta del Novecento, all'epoca della critica della società dei consumi. Allora credeva che Baudrillard si prefiggesse il suo stesso obiettivo, ossia la fuoriuscita dall'economia; si accorse presto dell'equivoco, destinato a segnare il loro legame, ma non a precludere la collocazione postuma dell'amico tra i «precursori della decrescita». Quando Baudrillard è morto, nel 2007, ogni territorio che aveva attraversato - sociologia, filosofia, semiologia, antropologia, linguistica, arte - recava le tracce del suo folgorante passaggio. Un lascito ingente e disperso, che solo Latouche è riuscito a inventariare, in assenza di eredi designati. Perché Baudrillard, come non ha riconosciuto alcun maestro, così non ha voluto alcun discepolo. La sua unicità priva di albero genealogico è uno degli enigmi di cui Latouche raccoglie la sfida.
L'invenzione di Gesù di Nazareth. Storia e finzione
Fernando Bermejo-Rubio
Libro: Libro in brossura
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2021
pagine: 704
Al tempo dell'imperatore Tiberio, a Gerusalemme, per ordine del prefetto romano Ponzio Pilato, venne crocifisso un ebreo che predicava l'arrivo del regno di Dio. Questo fu l'inizio di un processo che avrebbe finito per presentare Gesù come un essere divino. Il fatto che questa glorificazione sia continuata fino a oggi richiede un esame profondo e uno studio preciso del pensiero critico sull'argomento. Possiamo distinguere la realtà dalla storia che ci è stata tramandata? Il Cristo della tradizione e il Gesù storico hanno qualcosa in comune che la ricerca possa rivelare? In questo volume, solido e documentato, Bermejo-Rubio non solo cerca di districare le due narrazioni su Gesù – quella storica e quella di fede – ma descrive anche nel dettaglio come la moderna storiografia possa tentare di farlo tramite un uso corretto delle fonti. Il libro è quindi una lezione di metodo oltre che un'impressionante dispiego di conoscenze e di erudizione. L'invenzione di Gesù di Nazareth analizza con rigore la figura di Gesù e le vicende del primo cristianesimo a partire dalle fonti antiche, prosegue sottoponendo ad analisi critica la storiografia successiva e giunge fino al tempo presente. Nella sua dettagliata disamina Bermejo-Rubio dimostra come l'intero campo di studi sia stato spesso ingombro di pregiudizi e preconcetti, che ancora oggi pervadono la letteratura di settore. Consapevolmente o meno, il dato storico e quello mitologico si intersecano in maniera complessa, rendendo lo studio della figura di Gesù un compito arduo, ma tanto più necessario in un mondo che si dice secolarizzato.
Perché fidarsi della scienza?
Naomi Oreskes
Libro: Libro in brossura
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2021
pagine: 208
I medici sanno davvero di cosa stanno parlando quando ci dicono che i vaccini sono sicuri? Dovremmo prendere in parola gli esperti del clima quando ci mettono in guardia sui pericoli del riscaldamento globale? Perché dovremmo credere agli scienziati quando i nostri politici non lo fanno? A partire da queste domande Naomi Oreskes costruisce una solida e avvincente difesa della scienza, mostrando in che modo il carattere sociale della conoscenza scientifica sia la sua forza più grande e la ragione migliore per darle fiducia. Ripercorrendo la storia e la filosofia della scienza degli ultimi due secoli, Oreskes mette in dubbio l'esistenza di un unico, aureo metodo scientifico, ma non rinuncia per questo a difendere la scienza dai suoi detrattori. La superiore affidabilità delle tesi scientifiche deriva, nella sua visione, dal processo sociale che le produce. Questo processo non è perfetto – niente lo è mai quando sono coinvolti gli esseri umani – ma Oreskes ci offre delle lezioni fondamentali proprio a partire dai casi in cui gli scienziati si sono sbagliati. È nel racconto di questi illuminanti «errori» che l'autrice ci accompagna in un viaggio appassionante tra alcune delle tesi più bizzarre e discutibili della storia della scienza: da quella dell'energia limitata, secondo la quale le donne non potevano dedicarsi agli studi e all'istruzione superiore senza indebolire le proprie funzioni riproduttive; a quella dell'eugenetica, i cui programmi statunitensi di inizio Novecento ispirarono la Germania nazista, promuovendo politiche che vennero interpretate come il coerente risvolto sociale della teoria darwiniana dell'evoluzione. Eppure, anche nei momenti di maggior diffusione di queste teorie, esisteva una comunità scientifica che non offriva il proprio consenso, e metteva in evidenza gli aspetti ideologici e gli interessi nascosti che si celavano dietro a quei risultati. Il punto è che la nostra fiducia non deve andare agli scienziati – per quanto saggi o autorevoli possano essere – ma alla scienza in quanto processo sociale, proprio perché garantisce il suo consenso solo dopo avere sottoposto le proprie tesi a uno scrutinio rigoroso e plurale.

