Johan & Levi
Riproduzione assistita: obiettivo per la vita-Assisted Reproduction: a lens for life. Catalogo della mostra (Milano, 8-23 marzo 2007)
Libro: Libro in brossura
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2008
pagine: 104
Il volume propone una riflessione sulla riproduzione assistita, sull'indagine delle cause e sulle metodologie di intervento che la scienza ha messo a disposizione, e nel farlo associa il mondo scientifico a quello artistico. I testi sono accompagnati da immagini scientifiche di notevole impatto affiancate da opere di artisti e fotografi che con il loro contributo sottolineano l'aspetto misteriso e giocoso della ricerca scientifica.
Isamu Noguchi
Marion Bley
Libro: Libro in brossura
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2024
pagine: 168
Scultore, designer, scenografo, architetto, paesaggista, Isamu Noguchi (1904-1988) è stato un artista completo, che ha legato intimamente la sua arte alla sua vita, in tutti i suoi aspetti. Diviso tra Stati Uniti e Giappone – le sue due patrie –, tra astrazione e figurazione, modernità e tradizione, arte e design, ha lavorato senza mai curarsi delle frontiere. Artista faro della scena internazionale del dopoguerra, è conosciuto soprattutto per le sue lampade Akari, brillante rivisitazione della lanterna giapponese, alle quali dedica uno scritto − qui riprodotto − che ha tutta l’aria di una lettera d’amore verso l’antica arte di Gifu. Se le sue opere scultoree appartengono oggi alle collezioni dei più grandi musei del mondo, esse occupano anche lo spazio pubblico delle città in cui diventano, per molti, terreno di gioco, di meditazione, di contemplazione, in ogni caso, di vita.
L'archivio d'artista. Princìpi, regole e buone pratiche
Libro: Libro in brossura
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2022
pagine: 464
Legata al concetto di memoria, l’archiviazione risponde da sempre al bisogno di raccogliere e tutelare una testimonianza tramite i documenti che la attestano. Per un artista, l’archivio è essenziale non solo per conservare la traccia materiale del suo passaggio in un determinato ambiente culturale ma anche per la verifica, la difesa e la certificazione dell’autenticità delle opere, nonché per rendere tale patrimonio accessibile e condiviso. Ma che cosa si intende per archivio d’artista e come viene strutturato? Quali normative legali e quali consuetudini si applicano? Come si organizza una successione e come prende forma un catalogo ragionato? Quali competenze coinvolge e quali requisiti lo rendono un punto di riferimento per gli studiosi e per il mercato? Questo volume – nato a partire dal Corso per curatore di archivio d’artista promosso da AitArt (Associazione Italiana Archivi d’Artista) – riunisce punti di vista e competenze diverse spaziando dalle materie umanistico-storiche a quelle economico-giuridiche, senza dimenticare gli aspetti più pratici legati alla schedatura e alla digitalizzazione. Nel suo duplice intento di diffondere princìpi ispiratori e proporre modalità di gestione, delinea una vera e propria deontologia professionale e si configura così come un vademecum per chiunque voglia sviluppare una professionalità specifica e farsi custode di un ecosistema complesso e prezioso come quello dell’archivio d’artista.
Pier Paolo Pasolini
Dino Pedriali
Libro: Libro rilegato
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2022
pagine: 128
Le 78 immagini raccolte in questo volume sono il testamento visivo che Pier Paolo Pasolini consegna all’obiettivo di Dino Pedriali alla fine dell’ottobre del 1975. Sono le ultime fotografie che lo ritraggono e che il poeta non farà in tempo a vedere: avrebbero dovuto incontrarsi il 2 novembre, pochi giorni più tardi, proprio quando il corpo di Pasolini sarà ritrovato senza vita sul lido di Ostia. Pedriali ha 25 anni e ha già lavorato con Man Ray quando Pasolini gli affida il compito di eseguire, in due sessioni di due giorni ciascuna, un servizio fotografico tra le sue case di Chia e Sabaudia. Gli scatti lo ritraggono che vaga solitario per le strade, accanto alla famosa Alfa Romeo con gli occhiali scuri e la camicia di jeans. E poi nella sua intimità più profonda, mentre disegna, legge e scrive con la sua Olivetti 22: sul tavolo, le oltre 600 cartelle dattiloscritte dell’ancora incompiuto romanzo Petrolio, che Pasolini avrebbe voluto corredare proprio di queste immagini e nel quale dichiarerà di voler entrare con tutto il suo corpo, oltre che con le parole. Infine i nudi, scattati dall’esterno della casa in un gioco di apparente sorpresa e inconsapevolezza, un patto tra fotografo e fotografato affinché sembrino “rubati”. Come fotogrammi di un film pasoliniano – in cui il bianco e nero diventa un modello espressivo – queste immagini danno luogo a un’intensa sequenza, studiata eppure naturale. Con questo libro Pedriali restituisce alla storia il corpo del poeta, così come Pasolini stesso gliel’aveva consegnato. Un viaggio inedito ed emozionante che diventa patrimonio pubblico e condiviso, testimonianza ultima del lascito di Pasolini e del valore artistico di Dino Pedriali.
Le gioie di collezionare
J. Paul Getty
Libro: Libro in brossura
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2021
pagine: 93
J. Paul Getty è stato uno dei più famosi imprenditori petroliferi americani e “l’uomo più ricco d’America” nel periodo 1950-70, ma soprattutto un vorace collezionista d’arte e di antichità. Getty iniziò a collezionare negli anni trenta del Novecento e continuò, con un meccanismo compulsivo, fino agli ultimi giorni della sua vita, nonostante nella sua autobiografia As I See It abbia dichiarato di aver provato varie volte, inutilmente, a smettere. "Le gioie di collezionare" è un volume dal tono fondamentalmente didattico nel quale J. Paul Getty racconta aneddoti personali, parla della sua filosofia collezionistica, dispensa consigli e rievoca i suoi maggiori successi, incoraggiando i neofiti ad affrontare con coraggio i pericoli e le insidie del collezionismo d’arte e a sperimentare in prima persona, a prescindere dal capitale disponibile, le emozioni, la passione e il richiamo dell’avventura che lui stesso aveva provato. Se il piacere personale delle “conquiste” emerge forte da questi racconti, è fondamentale ritrovarvi anche la genuina convinzione di Getty circa l’influenza civilizzatrice delle grandi opere d’arte e l’importanza di condividerle con il pubblico: «Per quanto possa sembrare banale in quest’epoca fragile e superficiale, la bellezza che si trova nell’arte è purtroppo uno dei pochi lasciti reali e sempiterni delle imprese umane. La bellezza sopravvive anche quando le nazioni e le civiltà crollano e le opere d’arte vengono trasmesse di generazione in generazione e di secolo in secolo, incarnando una continuità storica di valore immenso». Dalla sua collezione privata è nato, per sua stessa volontà, il J. Paul Getty Museum di Malibu.
I gatti nell'arte
Desmond Morris
Libro: Libro rilegato
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2018
pagine: 208
Il gatto — la più elegante, cocciuta e scaltra delle creature — è stato un soggetto prediletto da artisti di ogni cultura ed epoca, fin dalla notte dei tempi. La spettacolare incisione rupestre realizzata in Libia settemila anni fa è forse la più antica testimonianza di una zuffa tra felini, da cui prende avvio una lunga e ininterrotta tradizione visiva. Una profusione di immagini cui non sempre corrisponde un sentimento univoco verso il gatto che, se oggi è fra gli animali domestici più venerati, nei secoli è stato spesso vittima di odio e persecuzione. Da animale sacro nell'antico Egitto a deterrente contro i roditori nella civiltà babilonese, alleato dell'uomo contro gli aspidi dal morso letale, apprezzato per la tecnica venatoria e immortalato come valido compagno di caccia, il gatto si affranca via via dalle attività pratiche diventando l'indolente amico dell'uomo, che gli spalanca le porte della propria casa. La convivenza però non dura a lungo e la sua fortuna conoscerà ancora alti e bassi. Tanto che sul finire del Medioevo prevale l'immagine di malefico sodale del demonio, sprezzo che coincide con il ruolo sinistro cui è relegato nei dipinti. Quasi mai protagonista nelle tele dei grandi maestri ma mero accessorio raggomitolato ai piedi di una figura femminile, bisognerà attendere il sentimentalismo vittoriano perché torni in auge e un radicale cambio di status lo faccia ritrarre, insieme ai suoi compari, in intimistiche scene famigliari. È questo il periodo più propizio per essere gatto, un'età dell'oro sia per l'amorevole relazione con il compagno umano sia per il ruolo centrale che conquista nell'opera d'arte, dove finalmente la fa da padrone. Sensibile a ogni sfumatura felina, il più grande zoologo dei nostri tempi ci racconta la storia dell'arte attraverso la lente degli artisti gattofili. Simbolo di violenza spietata per Pablo Picasso che lo rappresenta in veste di predatore feroce, emblema supremo della sessualità femminile in Balthus, soggetto molto popolare tra vignettisti satirici e caricaturisti fino a diventare volano di denuncia politica con Banksy, il gatto è un'inesauribile fonte per esplorazioni visive e voli pindarici.
Il surrealismo come tergicristallo. Scritti critici 1943-1984
Robert Lebel
Libro: Libro in brossura
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2018
pagine: 256
Robert Lebel (1901-1986) è stato al contempo poeta e romanziere d'eccezione, fine critico d'arte, esperto di pittura antica e collezionista eccentrico. Oggi è ricordato principalmente per la celebre monografia su Marcel Duchamp apparsa nel 1959 dopo dieci anni di intensi scambi con l'artista da una sponda all'altra dell'Atlantico. Definirlo un esegeta di Duchamp, tuttavia, rischia di oscurare le molteplici sfaccettature di un importante testimone della cultura del suo tempo. Questa prima raccolta di scritti sul Surrealismo, composti da Lebel fra il 1943 e il 1984, intende compensare una visione parziale del suo percorso e rendere conto della complessità e dello spessore dei suoi legami con il movimento fondato da André Breton. Una selezione di testi teorici, saggi monografici e note critiche accompagnate da fotografie perlopiù inedite ricompone il profilo proteiforme di un intellettuale che indossa, di volta in volta, le vesti di adepto riluttante, spettatore ostinato e commentatore imparziale delle avventure surrealiste, di cui restituisce le fasi alterne e le relazioni controverse dei suoi protagonisti a partire dagli anni dell'esilio americano. Lebel appare come un cane sciolto capace - per mezzo dell'umorismo e della dissacrazione - di mantenere un'indipendenza di vedute imposta da una viscerale avversione verso ogni forma di militanza o di azione collettiva. Tale distacco non gli impedisce però di condurre il proprio occhio "iperlucido" a scavare in un universo artistico gremito di anime genuinamente sovversive - da Roberto Matta a Isabelle Waldberg, da Yves Tanguy a Jean-Pierre Duprey - attestando le sue passioni in una scrittura sontuosamente classica e libera. Nel rivelarci gli aspetti splendidi e insieme terrificanti di un movimento capitale del XX secolo, Lebel è animato dalla volontà non solo di mostrare il lato meno noto delle opere di artisti quali per esempio Lam, de Chirico o Ernst, ma anche di rispondere, in ogni fase della propria esistenza, a una domanda che un giorno gli è stata rivolta e che oggi ritorniamo a porci: a che punto siamo con il Surrealismo?
Un sogno fatto a Milano. Dialoghi con Orhan Pamuk intorno alla poetica del museo
Libro: Libro in brossura
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2018
pagine: 208
Milano è città cara a Orhan Pamuk, premio Nobel per la letteratura nel 2006 e autore nel 2008 del "Museo dell'innocenza", romanzo concepito in assoluta simultaneità con l'omonimo museo di Istanbul, aperto al pubblico qualche anno dopo l'uscita del libro. In entrambi, realtà e finzione si intrecciano in un progetto che sfida le categorie e sollecita a interrogarsi non solo sulle relazioni tra scrittura e realtà e tra manufatto artistico e oggetto d'uso, ma sullo statuto stesso dell'opera d'arte e quello del suo contenitore, il museo. Centro focale della duplice impresa è il rapporto che si instaura tra parola, immagine e rappresentazione, intendendo per "immagine" tutto ciò che pertiene al visuale. La giovanile aspirazione di Pamuk a diventare artista - con disegni che non riproducevano la natura, gli oggetti e le strade ma le forme della sua mente - ha nutrito la raffinata sensibilità visiva dell'autore che permea l'intero romanzo, in cui la stessa Milano gioca un ruolo significativo. È in questa città che muore il protagonista Kemal, dopo aver visitato per l'ultima volta il Museo Bagatti Valsecchi, ed è sempre a Milano che nel gennaio del 2017 l'Accademia di Brera ha conferito a Pamuk il diploma honoris causa, dedicandogli un convegno i cui contenuti sono raccolti in questo volume. Insieme alla lectio magistralis di Pamuk, alla laudatio di Salvatore Settis e ai contributi di studiosi di diversi ambiti disciplinari intorno all'"operazione" Museo dell'innocenza, sono qui presentati alcuni testi dello scrittore turco sulla sua poetica museale, fra cui uno inedito scaturito proprio dai dialoghi delle giornate meneghine. L'importanza e l'attualità del pensiero di Pamuk, in relazione non solo alle più recenti concezioni museografiche e museologiche, ma anche alla ricerca di artisti contemporanei che concepiscono la collezione come forma d'arte, sono così fortemente ribadite: la sua opera di letterato-artista si fa espressione di una precisa volontà non di raccontare la "Storia", ma di far rinascere "storie" all'interno di una visione che è utopistica e reale insieme.
Archivi impossibili. Un'ossessione dell'arte contemporanea
Cristina Baldacci
Libro: Copertina morbida
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2016
pagine: 222
Ben prima che la diffusione dei social network e dei mezzi di registrazione ci rendesse tutti potenziali archivisti, gli artisti contemporanei hanno ripensato le forme di catalogazione usando linguaggi e media a loro disposizione, spesso ispirandosi a compendi visivi e "musei portatili" di illustri antecedenti novecenteschi, come il "Bilderatlas" di Warburg e il museo immaginario di Malraux. Dall'atlante di Gerhard Richter, una collezione di migliaia di immagini utilizzate come fonti iconografiche per la pittura, all'album di Hanne Darboven, una monumentale cosmologia che condensa storia personale e memoria collettiva, al museo di Marcel Broodthaers, un sagace strumento di critica istituzionale, allo schedario di Hans Haacke, un mezzo di indagine e di impegno sociopolitico, il furore archivistico si è ormai impossessato della pratica artistica. Che dietro ogni slancio tassonomico ci sia desiderio di ordine, ricerca identitaria, insofferenza verso la tradizionale organizzazione della conoscenza e del potere o un mero horror vacui che spinge i disposofobici a realizzare dei veri santuari della banalità, alla base c'è sempre il bisogno di restituire una logica più profonda a relitti e tracce: prelevati, assemblati e reimmessi in un nuovo contesto, si caricano di un valore inatteso. Ecco allora che l'archivio non è più solo un cumulo inerte di documenti da cui scaturisce quel turbamento che Derrida associa al processo mnestico, ma diventa, in senso foucaultiano, un dispositivo critico capace di rigenerare le consuete logiche di salvaguardia, utilizzo e diffusione del sapere, di riattivare la memoria e la coscienza politica. In quest'ottica, l'artista diventa attore primario del cambiamento sociale e culturale. Cristina Baldacci ripercorre in questo volume la lunga e articolata storia dell'interesse per la pratica archivistica ricomponendo il ricco mosaico dei ruoli e dei significati che l'archivio ha assunto nel corso del tempo e la sua rilevanza come opera d'arte, quindi come sistema classificatorio atipico e, per certi versi, impossibile.
Dominique Laugé. Bestiary
Philippe Daverio, Eugenio Bitetti
Libro: Libro rilegato
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2016
pagine: 64
Mezzo secolo di arte intera. Scritti 1964-2014
Tommaso Trini
Libro: Libro in brossura
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2016
pagine: 352
Se sappiamo quello che sappiamo sulla straordinaria rivoluzione artistica della seconda metà degli anni sessanta, di arte povera, arte concettuale, arte processuale e land art; se oggi riconosciamo in Boetti, Pistoletto e Zorio alcuni tra i più importanti esponenti della loro generazione; se conosciamo le ultime dichiarazioni di Lucio Fontana o avevamo già letto di figure recentemente riscoperte come quelle di Agnetti, Baruchello, Dadamaino, Mulas e Griffa, lo dobbiamo anche alle cronache, alle recensioni, ai saggi, all'opera editoriale e educativa di Tommaso Trini (Sanremo, 1937). Questa antologia colma una lacuna durata troppo a lungo e contribuisce a disegnare una mappa più accurata del panorama critico italiano, al di là di un consunto schema bipolare. Attraverso un'attenta opera di ricerca e di confronto condotta da Luca Cerizza in dialogo con l'autore, il volume raccoglie per la prima volta una selezione dell'ampia produzione critica di Trini: dai testi pionieristici dedicati ai futuri protagonisti dell'Arte Povera, alla serie di approfondite letture di altre figure cardine del dopoguerra, fino alle cronache e le analisi che - tra le prime a livello internazionale - definiscono in tempo reale le caratteristiche dei movimenti artistici postminimalisti che agitavano la seconda metà degli anni sessanta. Attraverso questi scritti, Trini si rivela rapido testimone e allo stesso tempo acuto lettore di molta dell'arte m di questo mezzo secolo.
L'arte non evolve. L'universo immobile di Gino De Dominicis
Gabriele Guercio
Libro: Libro in brossura
editore: Johan & Levi
anno edizione: 2015
pagine: 138
Priva di radici accertabili, sganciata dalla sequenzialità di un prima e un dopo, l'opera d'arte abbatte le barriere del tempo e ci proietta in uno spazio estraneo al progresso. Che l'arte non evolva, cioè non proceda per via di un lineare sviluppo temporale ma sia invece capace di introdurre novità di cui non c'era sentore in precedenza, è la tesi di questo saggio sulla poetica dell'immortalità in Gino De Dominicis. Un'indagine su un mistero - quello della creazione ex nihilo - e una meditazione sull'origine di tutte le cose. Guercio prende le mosse dal lavoro più emblematico e controverso dell'artista, "la Seconda soluzione d'immortalità" (l'universo è immobile), esposto nel 1972 alla Biennale di Venezia in una sala che è la summa delle riflessioni di De Dominicis e che viene subito chiusa al pubblico per lo scalpore che desta. Motivo dello scandalo è la presenza di un giovane veneziano affetto dalla sindrome di Down. Posto davanti a tre oggetti sul pavimento - una pietra, una palla di gomma e il perimetro di un quadrato bianco - Paolo Rosa non rappresenta una mera provocazione come pensano i più reazionari, ma è il fulcro attorno al quale si dispongono gli altri elementi, la chiave di tutto l'insieme. Grazie alle molteplici dinamiche che questa figura innesca, l'artista conferisce all'opera una facoltà senza precedenti: aprire una breccia nell'eternità.

