Olschki
La Divina Commedia di Antonio Maria Esposito. Tra miniatura, scultura e spiritualità
Libro: Libro in brossura
editore: Olschki
anno edizione: 2022
pagine: 214
Quarantadue piccoli gusci di noce in cui lo sguardo si perde nelle profondità di oscuri gironi infernali, riposa sulle pacifiche rive del Purgatorio, e si apre infine alla contemplazione degli angeli del Paradiso: nella sua 'minima' Divina Commedia il sacerdote stabiese Antonio Maria Esposito creò da granelli di polpa di pera, frammenti di muschio e goccioline di pittura un minuscolo cosmo dantesco dove l'arte del Novecento incontra i miniaturisti medievali in un'opera di singolare, delicata bellezza.
La scienza come dovere civile. Due scritti di Angelo Messedaglia
Angelo Messedaglia
Libro: Libro rilegato
editore: Olschki
anno edizione: 2022
pagine: 204
Angelo Messedaglia fu uno dei maggiori economisti dell'Ottocento italiano, il primo a pensare a un piano organico di studi politico-amministrativi, introducendo a quelle che poi saranno le facoltà di Scienze politiche. Si ripropone qui una nuova edizione della Teoria della popolazione, principalmente sotto l'aspetto del metodo, saggio su Malthus del 1858, unitamente a Della scienza nell'età nostra. I due scritti descrivono il percorso scientifico di uno studioso del quale si può apprezzare la vitalità di un metodo capace ancora oggi di dire molto alla scienza e alla prassi scientifica.
Benedetto Bacchini (1651-1721). L'uomo, lo storico, il maestro
Paolo Golinelli
Libro
editore: Olschki
anno edizione: 2022
pagine: 212
Meditazioni scismatiche. Il nulla e il tempo, l'infinito e l'arte
Gino Zaccaria
Libro: Libro in brossura
editore: Olschki
anno edizione: 2022
pagine: 523
Il libro si articola in dodici meditazioni (inaugurate da un breve Preludio) che muovono i propri passi in quella primigenia dimensione – denominata «scisma» – grazie alla quale il pensiero può dedicarsi a uno fra i compiti che la tradizione filosofica, nell'epoca della sua fine, gli assegna: concepire il nulla in modo che il tempo, l'infinito e l'arte siano fondati e istituiti nei loro rispettivi tratti originari, e perciò stesso futuri. Tutto allora si tramuta, divenendo "scismatico": il nulla si libera di ogni metafisica vuotezza e inizia a risuonare come l'ineludibile richiamo a prestare ascolto alla voce del dio scomparso nell'annichilimento dell'essere; il tempo si scinde sia dall'attimo che scade ("tempo-scadenza") sia dall'eternità ("tempo-estensione") per assumere la tempra dell'istante che, nella misura in cui genera lo spazio e i suoi luoghi, restituisce all'uomo l'attesa di un genuino abitare terrestre; l'infinito si ritrae dalla sua avvilente sterminatezza e si configura come il celeste invito all'assunzione di una retta finitudine. Così l'arte può affrancarsi dal suo odierno destino tecnico-cibernetico, che la costringe ad apparire innanzitutto come "espressione" e "creatività", per riaversi nella sua provenienza e infine nella sua genuina aspirazione.
Dante. Orizzonti dell'esilio-Landscapes of exile
Alberto Manguel
Libro: Libro in brossura
editore: Olschki
anno edizione: 2022
pagine: 152
Si possono rappresentare i luoghi di un esilio, quand'esso non ha - per l'esule - niente di "proprio"? Quando - soprattutto per Dante - i nomi che sono il paesaggio della memoria affiorano ormai in dolente litania: «Sacchetti, Giuochi, Fifanti e Barucci / […] Sizii e Arrigucci» (Par., XVI, 104 e 108). Alberto Manguel e Nicola Giuseppe Smerilli ci accompagnano nella Ravenna che gli occhi di Dante poterono contemplare negli sguardi eterni che lo fissavano dalle icone musive dei monumenti bizantini nella città dell'ultimo rifugio. L'appello che discende da quelle pareti azzurre e oro non detta soltanto le luminose tessere del Paradiso ma rimuove altresì dal "qui" ogni parvenza: «In Dante ci sono immagini che si allontanano e si accomiatano. È difficile scendere le valli del suo verso dai mille addii». La formula di Osip Mandelstam ci accompagna in questo viaggio di parole e immagini, pronte a svanire dalla vista per imprimersi nella mente, in un delicato incidersi del sempre: «[…] sì come cera da suggello, / che la figura impressa non trasmuta» (Purg., XXXIII, 79-80). Un libro che raccoglie, come ha scritto Alberto Manguel, «il respiro dell'universo nel respiro della parola».

