Quodlibet: Campi della psiche. Lacaniana
Logica della vita quotidiana. Il soggetto tra ripetizione, identificazione e sintomo
Leonarda Razzanelli
Libro: Copertina morbida
editore: Quodlibet
anno edizione: 2017
Possiamo dire che la psicoanalisi è una logica della soggettività? Ma quale soggettività? Non certo quella della filosofia, di cartesiana memoria, rispetto a cui tuttavia si colloca. In psicoanalisi si tratta di un soggetto «sovvertito» da un desiderio che implica il corpo nel pensiero e il pensiero nel corpo. E il termine «logica» non è da intendere in senso classico, come la scienza che studia le leggi del pensiero, bensì come la definisce Lacan: «scienza del reale». L'intento è quello di tornare alle origini della sovversione freudiana, che introducendo nel mondo l'idea che l'io non è padrone in casa propria, ha scoperchiato il vaso di Pandora della psiche umana.il testo verte su tre concetti: il soggetto, la ripetizione e il sintomo. Il concetto di soggetto ha le sue radici nel discorso filosofico e scientifico che ha preceduto la stessa nascita della psicoanalisi e ne ha permesso il concepimento. La ripetizione è il presentarsi del soggetto dell'inconscio tout court, che, nel mancare l'incontro con il reale, ha l'esigenza di identificarsi ad un significante o ad un'immagine che viene dall'Altro. In ultimo, la nozione di sintomo, che alla fine del suo insegnamento Lacan denominerà "sinthomo", implica non solo la presenza di un soggetto che «sceglie» ma anche l'insistere di qualcosa che «torna sempre allo stesso posto». Prefazione di Antonio Di Ciaccia.
Sartre e Lacan. Correlazione antinomica, relazione pericolosa
Clotilde Leguil
Libro: Libro in brossura
editore: Quodlibet
anno edizione: 2017
pagine: 327
Clotilde Leguil ci porta dietro le quinte dell’elaborazione lacaniana partendo da una correlazione segreta e paradossale con la filosofia sartriana dell’esistenza. Se il rapporto di Lacan con Sartre è simile a una relazione pericolosa, è perché c’è il rischio di un equivoco e di un malinteso: l’esistenzialismo sartriano nega la dimensione dell’inconscio mentre la prospettiva lacaniana introduce lo strutturalismo in psicoanalisi per ripensare l’inconscio freudiano. Lacan non indietreggia davanti a queste antinomie. Reinveste i concetti della filosofia esistenziale per far suonare loro un nuovo spartito, quello dell’esperienza analitica come esperienza soggettiva. Con le nozioni di desiderio, di mancanza e d’angoscia, la psicoanalisi lacaniana sostiene nel XXI secolo l’irriducibile singolarità dell’essere parlante.
Il corpo e l'opera. Volontà di godimento e sublimazione
Fabio Galimberti
Libro: Libro in brossura
editore: Quodlibet
anno edizione: 2015
pagine: 165
Di che cosa abbiamo paura? Del nostro corpo, rispondeva Lacan. E non perché il nostro corpo abbia dei bisogni fisiologici - come la fame, la sete, il sonno -, richieda continue cure per mantenersi sano o ci dia sofferenza e preoccupazione perché si ammala. Il nostro corpo ci fa paura perché è estraneo. Un corpo estraneo. Perché è animato da una esigenza in cui non ci riconosciamo, che non riusciamo a ricondurre alle buone ragioni del senso, che supera la nostra capacità di controllo, ci trascende e ci fa male. Questa esigenza è la causa della nostra angoscia. Freud l'ha chiamata pulsione, Lacan godimento. L'autore opera qui una revisione psicoanalitica di questa volontà estranea che è alla base della nostra paura. Come affrontare questa paura è l'altra questione trattata nel libro, dove si riesamina il concetto cruciale, ma finora poco elaborato nella psicoanalisi, di sublimazione, indicandolo come un possibile perno di una "nuova alleanza" con questa strana volontà che abita il nostro corpo. La sublimazione, completamente ripensata a partire dall'insegnamento di Lacan, viene proposta come un modo vivibile di dire di sì alla pulsione/godimento senza esserne sottomessi, senza pagare con la propria carne, ma con il corpo dell'opera. Presentazione di Antonio di Ciaccia.
Anche i bambini hanno un’antenna. L’esperienza dell’Antenne 110
Virginio Baio
Libro: Libro in brossura
editore: Quodlibet
anno edizione: 2026
Questo volume raccoglie l’eredità teorica e clinica di Virginio Baio, uno dei protagonisti del lavoro psicoanalitico nelle istituzioni. Anche i bambini hanno un’antenna racconta l’esperienza dell’Antenne 110 di Genval in Belgio (1976-2003), nata dall’invenzione della pratique-à-plusieurs di Antonio Di Ciaccia e orientata dal pensiero di Jacques Lacan. Il libro non è un manuale, ma il racconto vivo di un campo di ricerca e di cura dove i bambini psicotici e autistici hanno potuto trovare un posto, una voce, una possibilità di legame con l’Altro. Attraverso casi clinici concreti, osservazioni rigorose e riflessioni teoriche, Baio mostra come un dispositivo apparentemente semplice – mettere più operatori a lavorare insieme, in ascolto e in relazione – possa generare effetti sorprendenti: la sparizione della violenza, la nascita del desiderio, l’integrazione sociale, la possibilità stessa della parola. L’Antenne 110 appare così come un luogo unico, dove il “sapere di non sapere” diventa la regola fondamentale: non imporre al bambino un sapere preconfezionato, ma costruire con lui, passo dopo passo, le condizioni di un’esistenza più pacificata. È questa la forza che ha reso l’esperienza belga un modello internazionale, capace di ispirare centri clinici e istituzioni in tutta Europa, fino alla fondazione dell’Antenna di Pisa nel 2004.

