Nel Libro centroamericano dei morti troviamo due linee complementari: da una parte, quella legata al contesto specifico, e dall'altra quella che rimanda a una dimensione universale. Se alla prima appartengono le coordinate GPS che si trovano all'inizio di ogni poesia, così come il luogo e il tempo a cui ogni storia migrante appartiene, alla dimensione universale alludono i molti riferimenti religiosi - biblici, in particolare - ma anche simboli e motivi legati ai miti mesoamericani sulla morte. Questi ultimi sembrano voler cercare una trascendenza per le storie migranti, per trovare loro un posto nella storia umana e nel suo divenire. Di fronte alla rottura irreparabile costituita dalla morte violenta e dalla frantumazione di qualunque legame di fratellanza, la scrittura di Balam Rodrigo sembra volersi fare comunità. C'è un mondo nei suoi versi, che restituiscono liricamente la parola a coloro che non l'hanno più. Dunque, la polifonia è uno dei mezzi con cui il poeta canta questa vocazione comunitaria. Tuttavia, è proprio nella dimensione diacronica, attraverso il dialogo con l'opera di Las Casas, che Balam Rodrigo trova un posto alle storie che racconta, le colloca in una dimensione storica e collettiva che è, allo stesso tempo, un appello agli intellettuali del suo tempo per scrivere, ancora e ancora, quelle storie che fingiamo di ignorare.
Libro centroamericano dei morti
in uscita
| Titolo | Libro centroamericano dei morti |
| Autore | Balam Rodrigo |
| Traduttore | C. Mauriello |
| Collana | Siglo presente |
| Editore | Ensemble |
| Formato |
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| Pagine | 282 |
| Pubblicazione | 2026 |
| ISBN | 9791255712473 |

