Pratica quotidiana e non eroica, inno alla libertà da ritrovare e alla sana lentezza dell'andare, il camminare è diventato negli ultimi anni una delle forme di turismo più diffuse. Dalla Francigena al Sentiero del Viandante, lo scorso anno 200.000 italiani hanno scelto di intraprendere una vacanza a piedi. E chissà quanti saranno quelli che si metteranno in marcia quest'anno, dopo il film di Checco Zalone sul Cammino di Santiago. Che sia un cammino storico o un pellegrinaggio spirituale, una continua salita o un piacevole andare in piano, ciò che conta è mettersi in marcia, partire, lasciarsi alle spalle le città, ritrovare il contatto con la natura e rallentare il ritmo della vita quotidiana. Eppure i camminatori non sono tutti uguali. C'è chi parte per ricominciare, chi per celebrare un traguardo, chi per cercare se stesso. C'è chi cammina in città, chi marcia per affermare un'idea o manifestare un dissenso, chi fugge a piedi dalla guerra in cerca di salvezza in un Paese più sicuro, chi riscopre la bellezza dietro casa. E c'è anche chi, semplicemente, non vuole saperne di camminare. E diversi sono anche i Cammini: spirituali o laici, impervi o panoramici, che valorizzano gli ambienti più selvaggi o ripercorrono un'antica via. Questo numero di Mappe è al tempo stesso una guida non convenzionale ai Cammini italiani che si sono distinti per capacità di innovare territori e pratiche del turismo, e una raccolta di racconti e riflessioni sul camminare come gesto essenziale, quotidiano e collettivo. Un gesto semplice e profondamente sovversivo.

