Carocci: Biblioteca medievale
La regalità
Libro
editore: Carocci
anno edizione: 2003
pagine: 288
Nato dalla collaborazione di studiosi di diverse discipline, questo libro vuole essere un contributo alla definizione del significato che la figura regale - nelle sue implicazioni religiose, politiche e letterarie - conserva nella riflessione e nell'immaginario dell'uomo contemporaneo.
Canzoni di crociata
Libro
editore: Carocci
anno edizione: 2001
Non soltanto papi, vescovi predicatori itineranti, ma anche numerosi poeti dei secoli XII e XIII intervennero nella propaganda a favore delle Crociate o negli accesi dibattiti che suscitarono le loro alterne vicende. Le "Canzoni di crociata" francesi provenzali, qui raccolte. ci offrono una testimonianza viva e appassionata degli ideali e delle speranze, ma anche delle delusioni, delle angosce e dei timori che si agitavano allora nell´opinione pubblica europea. E al centro di tutta questa produzione campeggia il profilo - al tempo stesso terrestre e celeste della città di Gerusalemme, sospesa fra realtà e irrealtà, mito e storia. La città dove Cristo patì il supplizio e fu sepolto rappresenta per ogni cristiano come immaginosamente proclama uno dei testi qui tradotti - un «prezioso specchio» da sottrarre agli infedeli prima che nelle loro mani esso si riduca in frantumi.
L'arcangelo purpureo. Racconti mistici persiani
Suhravardi
Libro
editore: Carocci
anno edizione: 2000
Nell'ambito dell'eredità che Avicenna, ripensando il neoplatonismo, aveva lasciato al mondo islamico, la "filosofia orientale", l'Ishraq, di Shihab ud - Din Suhravardi (1155-1191) resta uno dei raggiungimenti più originali e preziosi. Concepito insieme come ritorno della filosofia alle sue origini sacrali, e inveramento della dottrina religiosa (din), il suo progetto ha una immediata fìnalità operativa: un pensiero della presenza che si risolva nella pura evidenza del Sé. La dottrina del giovane pensatore iraniano intende infatti superare - in modo parallelo ma distinto dal tasawwuf - i limiti di una rappresentazione solo discorsiva fra l'uomo e le cose: quest'ultima segna l'esilio nel mondo dell'insufficienza laddove l'anima è un pavone spirituale che deve tornare "presso di sé". E al recupero di quest'Oriente metafisico, punto di luce immateriale, concetto a più dimensioni, è dedicato ogni suo sforzo e un'opera letteraria in cui confluiscono narrazioni del passato iranico, temi ermetici, simboli visionari. Sono proprio le narrazioni simboliche (hikayat) di cui questa raccolta riporta alcune fra le più famose - uno degli esiti più riusciti della sua filosofia. Nelle brevi e stlizzate vicende, nei dialoghi siderali o concreti, il lettore è chiamato a compiere un salto anagogico, per cogliere i tratti difficili di un risveglio a se stessi, le tracce di un sapere sfuggente e nostalgico come gli orizzonti. È un "conosci te stesso" pervasivo e drammatico, che ha insieme la fisionomia iniziatica dell'"ottavo clima" e il fascino degli altopiani deserti dell'Iran.
Ponzela Gaia. Galvano e la donna serpente
Libro
editore: Carocci
anno edizione: 2000
pagine: 216
«Ora me intendeti,bona zente, tuti quanti, / in chortexia et in bona ventura: / dire ve volio de li cavalieri aranti/ ch'al tempo antigo andava a la ventura » La Ponzela Gaia - teste anonimo trasmesso da un manoscritto della metà del Quattrocento, che qui si presenta in una nuova edizione -, si può considerare un piccolo gioiello della letteratura canterina, uno degli esempi più vivaci e godibili di quella letteratura d'intrattenimento e d'evasione, non priva di significati simbolici più profondi, che i cantastorie medievali declamavano nelle piazze di Comuni e Signorie. La bella storia, nella quale si può leggere in filigrana il pattern mitico sottostante, narra della giovane Gaia, donna-serpente e figlia della fata Morgana, e di Galvano, a cui unisce un destino d'amore e d'avventura - quelle ambages pulcerrime, quelle «bellissime tortuosità» di cui parlava Dante a proposito della materia romanzesca arturiana.
La storia di Troia
Libro
editore: Carocci
anno edizione: 2000
pagine: 720
La guerra di Troia è certamente uno degli eventi archetipici che non hanno mai smesso di ossessionare il pensiero d'arte dell'Occidente. L'epoca medievale non fa eccezione: anche se Omero non era conosciuto direttamente, la materia dei suoi poemi era nota principalmente attraverso i falsi reportages (risalenti al IV-V secolo d.C.) di due presunti testimoni oculari, Darete Frigio e Ditti Cretese. Su di essi è basata l'opera che inaugura la tradizione romanza della leggenda troiana, il Roman de Troie Benoît de Sainte-Maure (1160 circa). Il romanzo italiano, rimasto fino a oggi inedito, che si presenta qui per la prima volta in edizione critica è una fedele traduzione della rielaborazione in prosa del capolavoro Benoît: composto all'inizio del Trecento da un non meglio noto Binduccio dello Scelto, forse fiorentino, il Libro de la storia di Troia prende le mosse dalla spedizione degli Argonauti, lontana premessa della prima distruzione della città, per giungere fino ai nostoi degli eroi e l'uccisione di Ulisse da parte dell'inconsapevole figlio Telemaco. Particolarmente riuscite sono alcune drammatiche storie d'amore - quelle di Giasone e Medea, e di Paride ed Elena... - la cui tematica ci riporta, con felice anacronismo. ai coevi romanzi cavallereschi e cortesi. Memorabili alcune figure femminili, come quella di Polissena: nello straordinario "compianto" che essa pronuncia su sé stessa prima di essere uccisa si esprimono al tempo stesso la debolezza senza scampo dell'innocente, la dignità della principessa offesa, il rimpianto per una vita che poteva avere ben altro destino, il ricordo tutto femminile della propria bellezza e della propria verginità.
Sir Tristrem. La storia di Tristano in Inghilterra. Testo inglese a fronte
Libro
editore: Carocci
anno edizione: 1999
pagine: 288
Risalente con ogni probabilità gli ultimi anni del duecento, Sir Tristrem è l'unico romanzo in lingua inglese che si ricolleghi alle prime opere tristaniane a noi pervenute, scritte in versi un centinaio di anni prima. A differenza di queste però, il Sir Tristrem ci è stato trasmesso quasi integro: il testo manca infatti di poco più di cento versi. Pur nella sua estrema concisione - completo, non raggiungerebbe 3500 versi - Sir Tristrem riproduce interamente il materiale narrativo trattato dai nomanzi di Thomas e di Gottfried von Straßburg. Per questo motivo, il romanzo inglese riveste un notevole interesse, sia come utile integrazione - a queste due opere, sia come preziosa documentazione della versione del materiale tristaniano da esse tramandata. Ma non si esauriscono qui i pregi del Sir Tristem, che presenta una struttura narrativa serrata e lineare, priva o quasi di sbavature. Le molte oscurità di espressione presenti nel testo, che a prima vista possono impedire al lettore di apprezzare la linearità del racconto, sono da attribuirsi non già alla rozzezza di un aurore sprovveduto, bensì alla scelta consapevole del poeta di un metro elaborato e di uno stile allusivo. Queste caratteristiche lo avvicinano, se mai, agli esponenti dell'antica tradizione poetica anglosassone. Rimane infine da osservare che il lettore che si lasci andate al ritmo sempre sostenuto dell'opera non potrà non riconoscervi quella vis narrativa che contraddistingue a tutt'oggi il modo di raccontare inglese.
Schiavo d'amore. Testo spagnolo a fronte
Juan Rodríguez del Padrón
Libro
editore: Carocci
anno edizione: 1999
Con il Siervo libre de amor (1440 Ca.) Juan Rodriguez del Padròn, poeta alla corte di Giovanni II di Castiglia, protagonista di passioni, itinerari ed esili che proiettano sulla sua opera una certa aura trobadorica, introduce in Spagna il romanzo sentimentale. La narrazione, in forma autobiografica e con inserti lirici, se riprende i motivi topici del grande canto cortese, è come dominata da una dolorosa contemplazione, dai vani tentativi di liberarsi dalla schiavitù amorosa, e culmina nell'apparizione, ambigua, allegorica e sinistra. di una nave nera, su cui compaiono alcune donne vestite a lutto. Nella vicenda principale è incastonata la Estoria de dos amadores - Ardanlier e Liessa, leali e tragici, votati a morte feroce - dissimile ma speculare. Questi eroi dimostrano a ogni passo una sottile inclinazione a proiettare in forme rituali e funeste il fallimento di una passione: "E io per la mia follia / cantai d'amore, / povero di favori, / ma non di tristezza". In pieno autunno del Medioevo possono far pensare, per la loro affascinante fissità oleografica, per la violenza insieme languida e crudele, a certo Decadentismo fin de siècle.
Memorie. Testo spagnolo a fronte
de Cordoba Leonor Lopez
Libro
editore: Carocci
anno edizione: 1999
pagine: 110
Nel mondo medievale la scrittura femminile è fenomeno raro e per lo più si manifesta nella tradizione della letteratura mistica o ascetica. Queste Memorie della nobildonna castigliana Leonor López de Córdoba, redatte intorno al 1412, vengono invece dalla corte: le drammatiche alterne vicende di una grande famiglia feudale sono vissute e raccontate da una protagonista donna. Immersa fino in fondo nei valori cavallereschi, testimone orgogliosa e impotente delle fortune e sfortune maschili - il padre fatto giustiziare a tradimento dal re, il figlio primogenito ucciso dalla peste, il marito caduto in disgrazia: "E così si perse e vagò sette anni per il mondo come uno sventurato " - donna Leonor registra anche una rete non meno vasta e intricata di poteri femminili: la ricca e arrogante "signora zia" con il suo seguito, la rivalità delle dame di corte, il partito della Regina. In questa rete si gioca e si consuma il tentativo di donna Leonor di riconquistare il favore della corte, e intenzione apologetica hanno anche le sue convulse e crudeli Memorie, dove si mescolano ambiguamente l'esaltazione del lignaggio, il lamento per le sventure e per le ingiustizie, un uso insistito e quasi magico delle pratiche devozionali.
I quattro gradi della violenta carità
Riccardo di San Vittore
Libro
editore: Carocci
anno edizione: 1999
In questo celebre trattato, che fu probabilmente noto anche a Dante, Riccardo di San Vittore (XII secolo) offre una breve e folgorante descrizione degli effetti che provoca nell'anima umana la "violenta carità", cioè amore mistico nei suoi gradi più alti: essa prima ferisce, poi lega. quindi fa languire e infine conduce al deliquio. Anche se questa esperienza si contrappone a quella dell'amore carnale, cui è pure dedicata una scrupolosa analisi, i termini che Riccardo predilige per fissarne le inebrianti dolcezze sono quegli stessi dell'erotica profana. Lungo il rarefatto percorso che innalza l'anima "fino al sacrario del mistero divino" ritroviamo così le fiamme e le ferite amorose, i gemiti, i sospiri, le febbri, i languori e le estasi dì cui sono gremiti la lirica e il romanzo cortese. Di qui gli aspetti più problematici del discorso mistico, sui quali la violenza metaforica di Riccardo obbliga a interrogarsi: la trascendenza è esprimibile soltanto attraverso la metafora, ma sul piano della metafora amore mistico e amore carnale - la sua peccaminosa antitesi - non sono quasi più distinguibili.
Il mantello d'onore. Testo francese a fronte
Baudouin de Condé
Libro
editore: Carocci
anno edizione: 1999
pagine: 336
Con Baudouin de Condé la trattatistica cortese esprime e formula una dottrina morale completa, capace di fondare modelli funzionali all'ordine sociale delle corti in continua evoluzione. Nei poemetti raccolti in questo volume - dei quali Il mantello d'onore è senza dubbio il più completo in quanto sono racchiuse, nell'allegoria del mantello, tutte le qualità morali che il «preudhome» deve possedere per essere considerato veramente nobile -, il ritratto del nobile e delle sue caratteristiche si arricchisce di dettagli preziosi, di consigli, di ammonimenti, imprescindibili alla prassi cavalleresca, in rapporto pure a una più matura e consapevole coscienza religiosa. L'ordito formale e la varietà dei moduli retorici rivelano una tecnica raffinata e una elaborazione complessa e sofisticata di strategie narrative mirate al coinvolgimento del pubblico di corte e al «ricordarsi» dei nuclei essenziali del progetto istruttivo ed educativo dell'autore.
Storie memorabili
Rudolf von Schlettstadt
Libro
editore: Carocci
anno edizione: 1998
pagine: 96
Le Storie Memorabili di Rudolf von Schlettstadt sono una raccolta di racconti, in tutto 56, composti alla fine del XIII secolo con un intento che vorrebbe essere "cronachistico" ma il più delle volte rende a "virare" verso il "fantastico". Le vicende narrate trattano infatti per lo più di spiriti, fantasmi, apparizioni demoniache o fatti inquietanti di cui viene data una lettura sensibilmente influenzata dalle concezioni medievali relative al magico, al meraviglioso o, più genericamente, alla sfera del soprannaturale. Quest'ultima, in accordo con il sincretismo che caratterizza la cultura "popolare" dell'Età di Mezzo, si presenta fortemente ibrida, coniugando senza evidenti imbarazzi l'impostazione cristiana con elementi desunti dal folklore, motivi leggendari o fiabeschi, superstizioni, miti, credenze riconducibili ad un retaggio arcaico e ad una tradizione prevalentemente orale. Fa eccezione, almeno in parte, la serie di narrazioni dedicate alle persecuzioni di cui furono oggetto gli ebrei dì Franconia attorno al 1298: un dossier puntuale e articolato in grado di fornire un'interessante quanto inquietante testimonianza sul clima di intolleranza religiosa che si dava instaurando nelle regioni tedesche sul finire del XIII secolo a concludere un lungo periodo di convivenza pacifica resa vieppiù precaria dal rapido sviluppo di un'economia di mercato. L'autore della raccolta resta per noi poco più di un nome, per giunta documentato soltanto dall'unico testimone in cui sono tràdite le Historiae memorabiles. Presumibilmente Rudolf fu priore del convento domenicano di Schlettstadt in un periodo compreso fra l'ultimo decennio del Duecento e gli inizi del secolo successivo: la zona d'ombra in cui resta confinato si accorda del resto pienamente con i canoni della scrittura edificante in cui l'anonimato del compilatore contribuisce ad astratte i racconti da un'angusta prospettiva individuale perché possano più agevolmente esprimere valenze esemplari.

