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Carocci: Biblioteca medievale

Il romanzo del castellano di Coucy e della dama di Fayel. Testo francese a fronte

Libro

editore: Carocci

anno edizione: 1998

pagine: 528

Sguardi furtivi sospiri e lacrime, travestimenti, segretissimi, difficili incontri punteggiano la storia d'amore del valoroso e cortese castellano di Coucy e della dama di Fayel, a cui il destino ha già dato un marito. Sguardi di tremore e smarrimento -"Comincia a guardare a dama. / Amore gli toglie la parola, / e paura al cuore lo tocca, / tanto che non esce motto dalla sua bocca. / Guardandola, muta di colore " - sguardi, ai tornei, di amabile intesa - "E la dama di Mon Fayel / molto amorosamente sorrideva / guardando il castellano, / e lui certo se n'accorgeva / perché spesso tra la fessura / dell'elmo guardava le movenze / della sua dama dal dolce sembiante" - sguardi appassionati e incauti, subito catturati dai maldicenti e dai gelosi: "Il castellano, imprudente, / gettò lo sguardo verso la dama / anche la dama lo guardò, / che non poté farne a meno; / allora gettò un profondo sospiro..." Le stazioni d'amore di questo raffinato malinconico romanzo francese (1280 ca), trapunto dì canzoni cortesi di citazioni tristaniane, culminano nel motivo, crudamente metaforico del "cuore mangiato": nel fiero pasto della dama di Fayel il cuer del troviero, ucciso lontano, in Terrasanta, si fonde, per sempre, con il corpo dell'amata.
24,40 23,18

Havelok il Danese. Testo inglese a fronte

Libro

editore: Carocci

anno edizione: 1998

Racconto mitico di regalità perduta e riconquistata, ma anche calato nella corposa realtà sociale dei suo tempo, Hattlok (in medioinglese, 1280 ca.) è insieme folk-tale, romance e gest in una consapevole e raffinata manipolazione di diverse tradizioni letterarie. Nelle sue peripezie il giovane protagonista, un principe danese spodestato ed esiliato, precipita in un mondo di pescatori e di cuochi, assume con naturalezza, senza meraviglia e senza ribellione, i rudi più umili, sposa una bella principessa inglese, Goldeboru, vittima anch´essa del disconoscimento e dell´oppressione, trionfa alla fine su tutte le avversità e su tutti i traditori. Gli episodi non sono accostati casualmente, nell´ordine in cui potrebbero affollarsi nella memoria di un menestrello, ma sono collegati in un uso coerente ed efficace di azioni esemplari, di espedienti simbolici. I momenti cruciali del percorso parabolico di Havelok sono scanditi, con un tratto sacrale e insieme popolaresco, da misteriosi segni: «Notarono una croce molto lucente / sulla sua spalla destra, molto splendente / (più splendente dell´oro esposto alla luce), / così che capirono, tutti loro, / che quello che vedevano era il marchio regale. / Scintillava e splendeva così luminoso / come fa la granata preziosa, / tanto che ci si vedeva a quella luce / fin per scegliere un penny, tanto era forte!»
17,50 16,63

Poesie d'amore nella Spagna medievale

Libro

editore: Carocci

anno edizione: 1998

"Vieni, o incantatore! /Alba che ha sì bel fulgore, / quando viene, chiede amore". A partire dai trasalimenti appassionati e segreti, dalle voci femminili delle kharge arabo-andaluse, che ci riportano agli albori della lirica europea, attraverso i grandi poeti-cortigiani del Tre-Quattrocento, fino alle narrazioni sospese e allusive del romancero, sono qui raccolte testimonianze preziose, nel segno dell´eros, della letteratura spagnola prima del Siglo de oro. Sullo sfondo dei motivi sentimentali della fin´amor si stagliano le raffinate figurazioni di Villasandino, di traslucida superficialità, le serranillas ariose, bucolicamente edonistiche, serene e fluenti del Marqu s de Santillana, l´ingegnoso, audace concettismo di Juan de Mena. Per misterioso equilibrio le agudezas della galanteria possono assumere movimenti circolari, incantatori, di sapore folklorico, trovando forma perfetta: "Da quando vi vidi / e voi mi vedeste,/ mai più m´allegrai: / tal pena mi deste / che d´essa morrò. / Angoscia e dolori, / da cui sono affranto, / son mali d´amore / causati da voi. / Per questo ho da dire / che mal mi faceste / al solo vedervi: / tal pena mi deste / che d´essa morrò".
22,90 21,76

I versi della morte. Testo francese a fronte

Hélinant de Froidmont

Libro

editore: Carocci

anno edizione: 1998

Al dirompente e splendido dispiegarsi della civiltà cortese si accompagna nel XII secolo un revival delle tematiche ascetiche, del comptentus mundi, dell'immaginifica e macabra cultura dell'inferno e del Purgatorio. I Vers de la mort del monaco cistercense Hélinant de Froidmont, scritti nel 1194-97, si collocano con estrema originalità nel solco di questa tradizione. Hélinant non insiste sui temi della dissoluzione del corpo o sul sadismo infernale, ma fa leva sul "personaggio" Morte e sulla sua onnipotenza, alternando toni lirici ed espressioni proverbiali, affettuosa colloquialità e ironia grottesca. La Morte diventa un sovrano assoluto, un cavaliere assetato di duelli, un furfante che bara al gioco, un cacciatore feroce, un avvocato incontentabile, un barbiere per tutte le gole - in un rutilare di immagini e metafore, in uno stile martellante, visionario, allucinato, che fanno di questo testo forse il capolavoro della poesia religiosa dell'epoca.
14,10 13,40

Trubert. Testo francese a fronte

Douin de Lavesne

Libro

editore: Carocci

anno edizione: 1998

pagine: 232

Muovendo con allegra irruenza contro i luoghi, contro i personaggi della cultura cortese, rappresentati ormai come marionette presuntuose e grottesche, il romanzo «comico» Trubert (1240-1260ca.) chiude con un passato illustre e apre clamorosamente nuove vie, quelle che percorrerà qualche secolo dopo la narrativa picaresca europea. Il protagonista, un villano senza istruzione e senza mezzi, ricco della sua sola astuzia, si muove tra la campagna e la corte con mille travestimenti - ora è un carpentiere, ora un medico, ora un cavaliere, ora una fanciulla... - e le vittime privilegiate della sua invenzione burlesca sono proprio a corte, nei panni del duca e della duchessa di Borgogna. Questa epopea deliberatamente triviale, così simile alle storie di Renart, insiste sui registri dell'osceno, dello scatologico, della crudeltà. Con un abile collage di motivi attinti alla tradizione folclorica, Douin de Lavesne ha saputo costruire un'opera ingegnosa e inquietante, animata da una sorta di gaio e anarchico amoralismo, divertendosi a raccogliere intorno al nome di Trubert - «Quello che per avventura inganna» - una piccola e colorata collezione di fiabe furbesche.
17,80 16,91

Il libro degli Stati del mondo

Etienne de Fougères

Libro

editore: Carocci

anno edizione: 1998

pagine: 156

La teoria degli «Stati del mondo» ha origini lontane e diffusione imponenti. L'idea è quella di una società il cui buon funzionamento è affidato alle prestazioni complementari delle tre grandi categorie di individui (quelli che pregano, quelli che combattono e quelli che lavorano la terra) che la compongono. Categorie, ciascuna delle quali è investita di una funzione, che non può essere supplita dalle altre: di qui la staticità e l'impenetrabilità delle classi. L'assetto sociale tripartito, ovviamente in quanto congruo al modello feudale, ricorre precocemente nella letteratura mediolatina, giungendo, agli inizi dell'XI secolo, ad esigenti elaborazioni precettive e si trova per la prima volta formulato in un testo volgare nel Livre des Manieres di Etienne de Fougère (m. 1178), che pare additare alle nascenti pretese «assolutistiche» delle monarchie plantageneta e capetingia l'economico espediente di una rifunzionalizzazione dello schema come un ancor valido induttore di un equilibri interno di ceti sudditi, promossi pilastri del trono».
14,10 13,40

Pagine del canzoniere. Testo spagnolo a fronte

Ausias March

Libro

editore: Carocci

anno edizione: 1998

pagine: 404

Ausiàs March è considerato oggi, a ragione, il maggiore poeta lirico del Quattrocento europeo. Il suo dettato duro, programmaticamente ineloquente e talvolta oscuro rompe in maniera drastica nei confronti della tradizione medievale, introducendo, accanto a elementi filosofici e scientifici, squarci colloquiali e vivaci comparazioni attinte alla realtà quotidiana. Si è detto che il suo stile anticipa quello dei metafisici inglese. L'antica quadripartizione della sua opera in canti d'amore, morali, di morte e canto spirituale (una lunga preghiera a Dio dai toni potenti risentiti) non dà che una sommaria idea della gamma tematica del poeta valenzano. In realtà, March attenua e confonde confini tra i generi e ne stravolge le stesse regole costitutive: l'amore, ad esempio, resta metafora centrale nel suo canzoniere, ma perde la funzione modellizzante o salvifica che aveva presso i suoi predecessori provenzali e toscani e viene brutalmente ricondotto sulla terra, con le sue pulsioni carnali i suoi paradossi e le sue contraddizioni. Questa antologia è, in assoluto, la prima traduzione di Ausìàs March in italiano e dovrebbe rappresentare per il lettore una vera sorpresa. Dovrebbe servire anche a farci capire come il destino di un capolavoro, e di una civiltà letteraria, possa essere ingiustamente condizionato da fattori estrinseci. quali l'appartenenza a una lingua minoritaria.
16,90 16,06

Il caso Belibasta

Il caso Belibasta

Libro

editore: Carocci

anno edizione: 1997

pagine: 256

Arso sul rogo a Villerouge-Termenès neI 1321, Guglielmo Belibasta fu, l 'ultimo "perfetto" cataro di cui abbiamo notizia nel Sud della Francia. Costretto a fuggire dalla nativa Cubières, nell'Aude, a causa di un omicidio commesso nel corso di una rissa, Belibasta si fece iniziare alla fede catara un po ' per convinzione e un po ' per opportunismo, riuscendo così a trovare un comodo rifugio in alcune località della Catalogna dove si erano stabiliti altri eretici per sfuggire alle persecuzioni che infuriavano sull'altro versante dei Pirenei. Ma qualche anno dopo un certo Arnaldo Sicre di Tarascon. partito alla ricerca di eretici da denunciare per benefici personali, lo individuò nella cittadina di San Mateo e, con uno stratagemma, riuscì a farlo cadere in trappola. Il presente volume contiene il resoconto della vicenda fatto dallo stesso Sicre davanti all'inquisitore Jacques Fournier (il futuro papa Benedetto XII). Avvincente come un romanzo - con le sue descrizioni della vita quotidiana degli eretici in esilio, delle gelosie e delle rivalità che serpeggiavano tra le file degli eretici, delle poco edificanti tresche amorose cui Belibasta non seppe sottrarsi - la sua deposizione si legge tutta d 'un fiato. Nello stesso tempo, essa racchiude la fedele trascrizione di molti sermoni tenuti dal "perfetto" ai credenti della setta e contenenti un vivace compendio delle principali dottrine catare. Come scrive nella sua Premessa Jean Duvernoy, uno dei maggiori studiosi viventi del catarismo e primo editore del testo, il racconto di Arnaldo Sicre offre al lettore di oggi "l 'esposizione più coerente e pregevole dal punto di vista letterario di quelli che furono agli inizi del XIV secolo, l 'emigrazione religiosa dalla regione di Foix verso la Spagna, il catarismo e i processi dell'Inquisizione".
13,40

Il cammino della scrittura
18,00

La parola e l'amore

La parola e l'amore

Gioia Paradisi

Libro

editore: Carocci

pagine: 192

18,50

Saga di Halfdan figlio di Eysteinn

Saga di Halfdan figlio di Eysteinn

Libro

editore: Carocci

anno edizione: 2026

pagine: 160

Si traduce, commenta e contestualizza nel filone letterario delle saghe islandesi la "Hálfdanar saga Eysteinssonar", una saga leggendaria la cui stesura si fa risalire ai primi decenni del XIV secolo. Gli eventi narrati dal testo si collocano attorno al IX secolo e trattano delle avventure e campagne militari del re di stirpe norvegese Eysteinn e del figlio Halfdan sulle rotte orientali e le terre del Baltico e della Russia.
17,00

Cantigas. Testo spagnolo a fronte

Cantigas. Testo spagnolo a fronte

Osoiro Anes

Libro: Libro in brossura

editore: Carocci

anno edizione: 2013

pagine: 154

Osoiro Anes, trovatore di origine galega, è stato fino ad oggi identificato con un canonico della cattedrale di Santiago de Compostela, vissuto nel secondo quarto del XIII secolo; recenti studi, tuttavia, permettono di retrodatare l'attività del trobador agli ultimi anni del XII secolo, rendendolo di fatto uno dei più antichi poeti della scuola lirica galego-portoghese di cui i canzonieri medievali ci abbiano trasmesso l'opterà poetica. Cultore della cantiga de amor, il genere lirico che più d'ogni altro è debitore al grande modello occitano, Osoiro compendia mirabilmente nella sua pur breve opera il processo di acquisizione e rielaborazione peninsulare della poesia trobadorica provenzale. Gli evidenti influssi dell'arte di poeti come Peire Vidal o Bernart de Ventadorn si mescolano con il nascente gusto galego-portoghese, che predilige il lato oscuro della relazione amorosa fra il trovatore e la senhor, senza rinunciare al tipico "paradosso amoroso" che sta alla base della stessa ideologia della fin'amor elaborata dai poeti occitani. Il volume propone l'edizione critica integrale delle cantigas di Osoiro, aperta da un'ampia introduzione e corredata di traduzione, note ai versi, rimario e glossario.
17,00

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