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Lubrina Bramani Editore

Il cinema di Clint Eastwood. A partire dal ciclo di lezioni di Bruno Fornara

Pietro Bianchi

Libro: Copertina morbida

editore: Lubrina Bramani Editore

anno edizione: 2021

pagine: 196

Il 31 maggio 2020 Clint Eastwood ha compiuto novant'anni. Ma già prima era un "grande vecchio", se a questa formula associamo un'idea di saggezza e preveggenza, di "classicità". C'è chi queste doti le assomma vivendo una vita particolarmente densa e piena, pare che a Clint questo sia toccato. Molte sono le cose che mi piacciono di lui. Almeno dieci, come i dieci comandamenti. La prima che mi piace di lui è il pragmatismo. I suoi sono personaggi del "fare", evitano le pose amletiche, agiscono e nell'azione stessa trovano spesso la risposta al dubbio: sul bene e sul male, sul giusto e l'ingiusto. Accettano di sporcarsi le mani in quella che per comodità definiamo "realtà" e perciò accettano il rischio, calcolano l'insuccesso. Nessuno di loro pecca di astensionismo o di accidia. La seconda cosa che mi incanta è che le sue creature non credono nella salvezza a prescindere, nel lieto fine, nel premio alle buone intenzioni. Guardano in faccia il Destino, lo soppesano e lo sopportano. Seguono il motto antico: "quando viene il dolore, reggilo e astieniti dal metterlo in scena (substine et abstine)". La terza cosa è la virtù della tenacia dei suoi eroi. Vanno avanti. Non perché sono ostinati e rigidi (se fosse così non sarebbe una gran cosa questa virtù) ma perché credono che almeno questo si possa fare: tenere dritta la schiena sotto i colpi. A me viene in mente la Ginestra, che è una bellissima poesia del Leopardi (conviene rileggerla): la ginestra non è stupida, sa che appena il Vesuvio dà uno scrollone, lei finirà distrutta ma nonostante questo continua tenacemente a fare quel che può fare: profuma. Fino alla fine. La quarta è Maggie Fitzgerald. Tutto di lei mi piace. Ma più di tutto il fatto che sa di essere una persona differente, singolare. E giunta a un certo punto della sua vita decide di essere fino in fondo quel che è. La quinta che mi attrae è che gli piace la vita. Si vede proprio. Talmente tanto che della vita accetta anche la morte. La morte così è "solo" l'altro lato della medaglia. La sesta cosa sono gli occhi dell'Ispettore Callaghan. Anzi: la faccia tutta di Clint, scolpita. Scalfita. Erosa. Ma quando sorride.... La settima. Sa fare domande, esistenziali. Ma le fa per via di racconto, di storia. Mai di predica. Non è petulante. E mentre tu guardi, lì nel buio della sala, capisci che è di te che si sta parlando. L'ottava è che è un anticonformista: la società di massa gli sta stretta. Basta pensare a Richard Jewell, una vera parabola sulla facilità dei pregiudizi, sulla fragilità del singolo contro le architetture del potere. La nona è quando alla fine di Gran Torino Walt Kowalski decide di diventare la Vittima. Così esce dalla storia ed entra nel mythos. La decima è questo libro: val proprio la pena di leggerlo. (dalla prefazione di Alessandra Pozzi)
14,00 € 13,30 €

La resurrezione delle streghe. La persecuzione del genere dalla mulier malefica medievale al «femminismo» di Dior

La resurrezione delle streghe. La persecuzione del genere dalla mulier malefica medievale al «femminismo» di Dior

Valentina Viola

Libro: Copertina morbida

editore: Lubrina Bramani Editore

anno edizione: 2021

pagine: 84

La strega è ciò che minaccia "il potere maschile, ne mette in discussione il dominio e la narrazione: fuori dalle regole della comunità, usa il corpo e la sessualità, vive in relazione con altre 'diverse' come lei, vittima nei secoli di chi detiene il potere, eppure sempre presente, risorgente sotto altre spoglie. È l''altra' per definizione rispetto alle donne pensate dagli uomini: nera o bianca, giovane o vecchia, bellissima o spaventosa, vergine etero o omosessuale, soccorrevole o malvagia, e irregolare, ribelle, sovversiva". Un'alterità, spesso scomoda, che indica anche una differente strada per l'Antropocene che va compiendosi: un rapporto diverso con la natura, con i saperi non ufficiali, attività di mutuo aiuto e confronto, comunità orizzontali in assenza di gerarchie, pratiche convivialiste. Ciò che molte autrici femministe fin dagli anni Settanta hanno provato a indicare come vie possibili per una diversa antropologia e per una differente ecologia. Tra le tante scelgo di nominarne soltanto una, a cui sono particolarmente debitrice per un concetto che anche nel volume viene ripreso: quello di Gilania. Riane Eisler, antropologa statunitense ma di provenienza europea, ci ha offerto una prospettiva preziosa e innovativa, una visione che chiede di assumere responsabilità condivise in una visione non solo egualitaria, ma anche e soprattutto mutuale, gilanica. Il discrimine tra androcrazia e gilania è proprio il modo in cui si interpreta e si esercita il concetto di potere: potere come sostanza da conseguire e applicare a proprio vantaggio causando danni, di qualsiasi tipo, ad altr* nel primo caso; potere come responsabilità condivisa volta al sostentamento e al benessere collettivo nel secondo, quello che le streghe cercavano di mettere a disposizione. Una prospettiva che cambia il paradigma dominante di capitalismo tecno-nichilista, per mettere al centro l'essere in comunità, l'essere mutualmente in relazione, in collaborazione gli uni e le une con altr*, nella cura reciproca. Il volume ha il pregio di porre l'attenzione su un capitolo della storia che contiene una tra le mistificazioni più eclatanti e atroci, ma che ha anche forte eco nell'oggi. Rileggere quel passato, dunque, aggiunge uno sguardo utile e necessario anche per comprendere meglio il presente, le contemporanee cacce alle streghe e le attuali forme di stregoneria. Nuove cacce alle streghe, forse, ci attendono e la parola 'strega' è ancora utilizzata come insulto, ma negli ultimi decenni l'immaginario delle giovani generazioni si è molto arricchito di saghe fantascientifiche e fantasy, manga e narrazioni immaginifiche che hanno spesso proprio delle streghe come protagoniste, in vicende che in molti casi hanno al centro una Terra minacciata da catastrofi e un'umanità da salvare. Ecco che allora le streghe, sotto altre vesti o altri nomi, tornano a volare, magari non su scope di saggina ma "surfando sulle piattaforme informatiche, trasformando i corpi e la sessualità, occupando le strade delle metropoli globali in nome di un futuro sostenibile. Raccontate da serie Tv e pellicole sul grande schermo, dai videogiochi e dell'arte, le nuove streghe sono ibride e metamorfiche, sapienti e creative. Sono consapevoli di avere radici antiche eppure si muovono nella blogsfera. Ma anche in presenza e in relazione perché sanno che solo insieme nella rete del femminismo globale, e nell'operare quotidiano fanno davvero paura". Un femminismo globale che comprende donne, femmine, persone trans, soggettività non binarie... ma anche maschi bianchi cisgender eterosessuali, che fanno del loro privilegio non uno strumento di potere, ma motivo e occasione di riflessione, messa in discussione di sé e delle istituzioni patriarcali violente. Una rete di alleat* per decolonializzare luoghi, dinamiche e saperi, che riconosce l'eredità delle streghe per volare verso altri e più equi mondi possibili. (dalla prefazione di Cristiana Ottaviano)
16,00 €

Lidia Patelli. Misleading impressions

Lidia Patelli. Misleading impressions

Arturo Galansino

Libro: Libro in brossura

editore: Lubrina Bramani Editore

anno edizione: 2021

pagine: 64

"In Misleading impressions convivono personaggi del passato e del presente a formare una costellazione di interessi e di suggestioni perfettamente chiari, forse, solo alla sua stessa autrice. Da quello che abbiamo potuto appurare il lavoro è iniziato da un ritratto di famiglia. Doveva essere il classico scatto sbagliato, fatto a uno dei suoi figli, in riva al mare, sull'isola di Pantelleria. Da un banale incidente è nato un progetto via via sempre più strutturato che ha preso di mira sculture in marmo, gessi, persone in carne e ossa, ma anche animali, vivi e impagliati. Non saprei dire se sia esistita una precisa relazione tra questi diversi mondi, tuttavia quello che appare abbastanza evidente è che Lidia Patelli ha utilizzato questa "giostra" per viaggiare in spazi temporali diversi. Non è difficile riconoscere il profilo iconico di Dante e neppure quelli della Venere di Milo o di Napoleone Bonaparte. Sul resto, devo confessare, che ho avuto la necessità di chiedere lumi. Ho quindi appreso che alcune sculture sono conservate all'Accademia Carrara di Bergamo, città dove vive l'artista. Uno è il ritratto di un benefattore del museo e l'altro fa parte della donazione di Federico Zeri, uno dei più grandi conoscitori del XX secolo. Il gatto, quasi senza orecchie, è Lotto, il suo amato Scottish fold, mentre il pappagallo impagliato, un'Ara nobilis, fa parte della collezione dell'artista." (Arturo Galansino)
18,00 €

Santiago-Bergamo. Lettere dal Cile 1962-1963-1964

Franco Cortesi

Libro: Libro in brossura

editore: Lubrina Bramani Editore

anno edizione: 2021

pagine: 284

Mi chiedo, a quasi sessant'anni di distanza, per quali motivi ho accettato la proposta di andare in Cile nell'autunno del 1962, un'esperienza che avrebbe potuto cambiare la mia vita ma che io ho voluto provare come una parentesi, pur rivelatasi bella e preziosa. La proposta mi arrivò in estate con una telefonata di Pippo Pandolfi a nome di Giovanni Battista Scaglia, parlamentare bergamasco, vicesegretario di Aldo Moro alla Segreteria nazionale della Democrazia Cristiana. In Italia erano gli anni del Centrosinistra e del miracolo economico, gli anni del pontificato di Giovanni XXIII (Angelo Roncalli) e del Concilio, della Guerra Fredda e del Terzo Mondo, della rivoluzione cubana che sembrava l'unica alternativa ai governi liberali e conservatori o ai regimi militari dell'America Latina. Infine, l'era del presidente John Fitzgerald Kennedy e della sua "Alianza para el Progreso". Avevo ventisette anni, una laurea in Giurisprudenza, lavoravo con mio fratello Dimitri nell'agenzia di assicurazione lasciataci da nostro padre Dante, morto nel 1956, ed ero da poco fidanzato con Anna Bianconi, diciottenne, cui le lettere sono destinate. Ero anche stato esonerato dal servizio militare e ciò mi lasciava lo spazio necessario per svolgere un eventuale servizio civile. Avevo militato da studente nel movimento giovanile DC e ora facevo parte della Direzione Provinciale della Democrazia Cristiana bergamasca (30.000 iscritti, Scaglia e Pandolfi non stavano in maggioranza) e, se ne avessi avuto l'ambizione, avrei potuto anche candidarmi alle elezioni politiche dell'anno successivo, nel 1963. Nonostante tutto questo (o forse proprio per questo?) ho detto sì all'idea di lasciare Bergamo, le mie occupazioni e i miei impegni e ho accettato la proposta di andare in Cile (formalmente come inviato del quotidiano «Il Popolo») per collaborare con il Partito Democratico Cristiano cileno e con il suo leader, il senatore Eduardo Frei Montalva, in vista delle elezioni presidenziali del 1964. Nell'intervista che nel 2009 mi ha fatto il professor Raffaele Nocera, dell'Università di Napoli, nell'ambito del saggio dal titolo Dove non osò la diplomazia, è spiegato il contesto politico generale in cui si inseriva la mia trasferta cilena. Da parte mia contarono l'interesse e la passione politica (dare una mano ai DC dell'America Latina) e la curiosità di conoscere Paesi nuovi e nuove relazioni umane e politiche e di affrontare una prova da solo in condizioni diverse, un'esperienza allora insolita che mi avrebbe portato oltre alle certezze e alle opportunità già acquisite nella mia terra. Oggi, a posteriori, riconosco che fu anche un atto di coraggio, nel senso politico del termine di cui parla Hannah Arendt. Non mi sentivo un'eccezione. Tanti giovani della mia generazione attivi nelle associazioni, partiti, sindacati, enti locali, movimenti per la pace, nel vuoto politico creato da vent'anni di dittatura, senza modelli di riferimento, si sono trovati a dover gestire la cosa pubblica in prima persona. Lo richiedeva la nascita della Repubblica e la Costituzione. Senza retorica o presunzioni giovanilistiche, con serietà e fatica. Ecco perché sono finito in un Paese del Terzo Mondo come il Cile («el último rincón del mundo»), che allora era una terra di cui non conoscevo né lingua, né storia, né costumi. Ho trovato un Paese moderno e civile più di quanto avessi immaginato, che ho imparato a conoscere e amare. F.C.
15,00 € 14,25 €

Per il mondo... assomigliando. Un progetto su alterità e somiglianza

Cristiana Ottaviano

Libro: Copertina morbida

editore: Lubrina Bramani Editore

anno edizione: 2021

pagine: 60

Contiene una storia di Lucio D'Abbicco, illustrata da Sophie Hames. Prefazione di Mauro Magatti. Questo libro racconta le vicende di Pongo, con qualche premessa teorica. Pongo è storia antica. Risale al 'neolitico' della mia amicizia con Lucio e agli esordi del nostro lavoro comune: i laboratori di educazione alla TV nelle scuole di Milano e hinterland. La raccontava lui ai bimbi e alle bimbe di prima e seconda primaria, un brano alla volta e poi, insieme, guidavamo diverse attività ludico-pedagogiche per 'rompere la scatola', cioè entrare con consapevolezza e senso critico nei trucchi e negli artifici televisivi. Erano gli anni Novanta, gli esordi della Media Education in Italia e ci piaceva essere - e pensarci - tra i pionieri e le pioniere di quella stagione. Affascinata dal racconto di 'quell'esserino tondo che va per il mondo', soprattutto perché vedevo quanta presa avesse su piccoli e piccole, mai avrei immaginato che 20 anni dopo quella stessa storia - ripensata e riscritta - avrebbe potuto essere un 'cavallo di Troia' per riflessioni antropo-sociologiche di questi ultimi anni e che il 'ritiro' pandemico ha contributo maieuticamente a far emergere in modo più evidente e urgente. In effetti, Pongo - con quel suo cambiare forma mentre percorre i sentieri del mondo incrociando diversi personaggi - mette a tema, in forma narrativa, proprio l'incontro con l'altr*, una delle questioni più pregnanti del dibattito scientifico attuale, ma anche una tematica cardine della riflessione e, soprattutto, dell'esperienza umana. D'altra parte, come scriveva anche Hannah Arendt, "nessuna filosofia, nessuna analisi, nessun aforisma, per quanto profondo, può avere un'intensità e una pienezza di senso paragonabili a quelle di una storia ben raccontata". Certo, si tratta di un libro un po' strano. Una prefazione di un assai autorevole collega che mi piace pensare con affinità elettive simili in campo accademico e soprattutto umano e sociale. Un saggio teorico che tocca tematiche non semplici con linguaggio spero abbordabile, senza perdere di rigore scientifico. Una storia per bambine e bambini scritta da un insegnante - formatore e amico che in questi anni mai ha fatto mancare la sua presenza discreta ma calda, seppur ora viviamo a molti chilometri di distanza - e illustrata da un'artista belga che, da qualche tempo, rende le mie 'imprese' sociologiche molto più appassionanti ed esteticamente piacevoli e tratti della mia vita più profondi e divertenti. La gratitudine per Mauro, Lucio e Sophie - ciascun* con il proprio specifico sguardo ha contribuito a rendere questo progetto ciò che è - ve la lascio intuire. Provo invece a suggerire qualche 'istruzione per l''uso' per trasformare generativamente questo progetto anche in altro, qualcosa a cui ognun* di voi, lettore o lettrice, potrà contribuire. C.O.
16,00 € 15,20 €

Dentro il teatro. I palchisti tra teatro Riccardi e teatro Donizetti

Clelia Epis

Libro: Copertina morbida

editore: Lubrina Bramani Editore

anno edizione: 2021

pagine: 160

In principio si chiamava Teatro Riccardi, come il carismatico impresario che lo aveva costruito, e dal 1897 è per tutti il Teatro Donizetti. Da oltre due secoli non è solo un contenitore di spettacoli oppure un edificio che segna il volto della Bergamo Bassa, è piuttosto parte dell'identità stessa della città, spazio di una storia collettiva. Le complesse vicende che nel tempo hanno animato la vita del Teatro Donizetti hanno preso forma grazie all'impegno, ai contrasti, alle idee dei cittadini più illustri che si sono sempre sentiti chiamati in causa rispetto alle decisioni per esso più significative, segno dell'importanza che al Teatro ininterrottamente è stata assegnata. Non va nascosto il perenne contrasto tra i proprietari di palco e le diverse proprietà, così come tra i palchisti e gli impresari fino al 1938 quando il Teatro passò definitivamente sotto la gestione del Comune di Bergamo. A documentazione di tutto questo resta il lavoro di Ermanno Comuzio che nel 1989 ha dato alle stampe Il Teatro Donizetti. Due secoli di storia: un volume costruito sulla verifica delle fonti, la conoscenza diretta degli ambienti, la dedizione di una vita al teatro. Questa pubblicazione dedicata all'Associazione Corpo Palchisti Teatro "Gaetano Donizetti" si è proposta di mettere a fuoco soprattutto gli accadimenti più recenti e raccontare gli aspetti legati al costume, alla beneficenza, alla vita della città e dei suoi protagonisti. Fonti inedite e indispensabili sono state le testimonianze dirette di alcuni membri della stessa Associazione che hanno aiutato nella selezione degli eventi più importanti portando in luce il racconto diretto e accattivante di episodi, profili, relazioni cittadine che nel tempo avrebbero rischiato di perdersi. Ecco allora irrinunciabili la documentazione sui Balli della Croce Rossa che si tenevano nella sala del Donizetti a Carnevale e la correlata festa in costume organizzata per i bambini, i ricordi della grande inaugurazione del 1964 con il Teatro rinnovato, il cambiamento dei costumi e dell'offerta avvenuti nel tempo e la grande rivoluzione portata dal Festival Jazz. Tra i ricordi si ritagliano spazio figure originali del tempo quali, certamente, il maestro Gianandrea Gavazzeni, ma anche l'immancabile maestro Aldo Sala, i personaggi carismatici delle grandi famiglie proprietarie di palco e - più nascoste - figure testimoni della loro raffinata vita quotidiana dalle sarte, ai maestri, al personale di casa. Emerge il ruolo delle grandi signore tutte, sempre, elegantissime. Davanti ai nostri occhi sfilano donna Letizia Saviane Venier, donna Ninì Scotti Guffanti, donna Marina D'Amico Finardi, donna Wanda Bertelli Guadalupi, Lilian Tadini Pandini e ancora Maria Teresa Monzini insieme a tante altre. Sicure nel tessere relazioni, animare feste, perfettamente a loro agio tra le regole e i codici della società, animatrici attive di numerosi avvenimenti benefici, guide per i figli. L'intero lavoro ha voluto dunque dedicare uno spazio organico, come mai era avvenuto, a una realtà associativa legata all'identità della città: un atto dovuto a chi nel tempo ha vissuto "Dentro il Teatro "come protagonista della vita bergamasca.
30,00 € 28,50 €

Album con figure

Album con figure

Mariella Sto

Libro: Copertina morbida

editore: Lubrina Bramani Editore

anno edizione: 2021

pagine: 92

"Capita nella vita di non intrattenersi più con una persona e per questo giudicare che il rapporto con essa sia esaurito, chiarito. È invece alla sua morte che la relazione riappare sconfinata, indistruttibile, anche gioiosa. Mentre sei alla cassa di un supermercato e sorridi ricevendo il resto, mentre compri il biglietto alla stazione, tutto visto da fuori è normale, ma gli occhi possono spingersi sotto la superficie di un dettaglio, le pulsazioni premere il tempo e i sensi riprendere in mano il filo di un discorso addirittura, volendo, in evoluzione. Capita anche di incontrare qualcuno che si è stati, in una piazza, una biblioteca, e lasciare che dal sangue affluiscano emozioni che non avevamo compreso. Così la realtà e il suo contrario si parlano, dialogando in noi. È d'altra parte nell'aula di Estetica e Filosofia dell'Arte, docente Francesco Leonetti, che ho appreso in piena coscienza che il linguaggio è subliminale, non ha bisogno che ci occupiamo di lui, il linguaggio parla se stesso attraverso di noi. Inconsapevolmente ne avevo fatto esperienza già da tempo, come tutti in fondo, ma l'apparire alla coscienza del fenomeno mi ha fornita di strumenti capaci di indagare, comprendere, creare. Concetto immenso, ricco di implicazioni filosofiche, misteriche, antropologiche. Prima avevo ascoltato la musica di John Cage. Più tardi avrei letto alcune cose sulla nuova fisica. Nel frattempo approfondivo le voci molteplici dei personaggi, avendo incontrato sulla mia strada Kaya Anderson, attrice, cantante e, se la cosa le facesse piacere, aggiungerei maga della psiche. Sono i luoghi dove ci si ritrova soli nella folla i migliori ingressi per la contemplazione della vita e del suo doppio. Come su un palcoscenico, senza bisogno di pensiero, il corpo sa compiere perfettamente precisi rituali di fronte al pubblico, e lo spirito è libero di vivere lì e altrove. Tutto è un velo, reale e fluttuante a un tempo." M.S.
12,00 €

Contaminazioni. Un approccio interdisciplinare

Libro: Copertina morbida

editore: Lubrina Bramani Editore

anno edizione: 2021

pagine: 356

Per dovere di cronaca, questa iniziativa editoriale non nasce da una riflessione sul contesto storico: era già prevista mesi prima dell'ondata pandemica di inizio 2020, come "atti" di un convegno rinviato e convertito, tempo dopo, in webinar. Una strana coincidenza, per usare eufemismo, che però ha reso ancora più stringente l'argomento del dibattito originario, almeno in senso lato. Se nell'immediata quotidianità la contaminazione rimanda, per l'appunto, al pericolo di contagio, alle mascherine, all'isolamento, su un piano più astratto può articolarsi come modalità di pensiero, come strumento ermeneutico per leggere una miriade di relazioni culturali e di forme espressive. Va da sé che le due declinazioni del paradigma non si escludono a vicenda, anzi. Dunque, oltre a quella del virus che ancora oggi minaccia il mondo intero, quali altre contaminazioni, negative o positive, permeano la filosofia, l'arte, la scienza e la società del presente? Quali, nel passato, offrono degli spunti di indagine ancora validi e attuali? A inaugurare la miscellanea, ricalcando la keynote lecture della conferenza, rimane il saggio sull'Antropocene, che in qualche maniera anticipa e include molti degli spunti a venire (Elena Bougleux). Segue la sezione Nuove metamorfosi: l'uomo e l'animale (Mike Belingheri, Chiara Stefanoni), in cui la trasformazione, intesa in chiave metaforica e/o ideologica, diventa protagonista. L'essere molteplice e le identità plurali alterna letteratura, arte visuale e filosofia all'insegna dell'indagine sul corpo e sull'io, sull'uomo e sulla natura, sul senso dell'essere e del nulla (Beatrice Melodia Festa, Benedetta Milani, Nazareno Pastorino, Danilo Serra). Hard e soft science: scienze a confronto adotta uno sguardo incrociato su etnografia e cultura economica, musicologia e fisica, storia della scienza e biografia (Barbara Aiolfi, Luigi Finarelli, Francesca Lo Vetere). A sua volta di respiro molto ampio Prospettive transnazionali fra letteratura e linguistica, incentrato sul contatto di lingue e narrazioni appartenenti a contesti diversi (Matteo Gallo Stampino, Albana Muco, Elena Ravera, Alessandro Secomandi). Generi contaminati nel teatro e nel romanzo si concentra più prettamente sulla fusione di stili, forme e regimi letterari in una circoscritta serie di casi (Andrea Grassi, Martina Elisabetta Misia). Infine, Culture a contatto conclude il volume analizzando l'incontro/scontro tra culture colonizzate e colonizzatrici, o più genericamente distanti nel tempo e nello spazio (Fernanda Haydeé Pavié Santana, Valentina Romanzi). Fra campi lontanissimi tra loro e curiose convergenze, approcci macro e microscopici, fili diretti e analogie, un possibile consiglio per i lettori è di "affrontare" Contaminazioni in modo erratico, nomade, spostandosi da una sezione all'altra, senza limitarsi ad attraversarla linearmente. In effetti, questa ricchezza magmatica di idee, di strumenti e di interpretazioni è forse il maggior motivo di fascino per una raccolta che proprio nell'eterogeneità trova il suo punto di forza: al pubblico l'"onere" di perdersi nel suo caleidoscopio, di tracciare nuove linee fra le sue aree di ricerca, di proporre risposte ulteriori ai suoi numerosi interrogativi.
16,00 € 15,20 €

Maurizio Mazzoleni. Toccare il cielo con un mito. Oratorio di San Lupo

Libro: Libro rilegato

editore: Lubrina Bramani Editore

anno edizione: 2021

pagine: 56

In quindici anni di attività espositiva (dal 31 ottobre 2007) l'architettura anomala e vagamente sinistra di San Lupo ha visto passare una ventina di artisti. Qualcuno di essi anche particolarmente celebrato. Altri di prestigio più circoscritto. Ma tutti seriamente impegnati sul piano di una ricerca dai valori indiscutibili. Nessuno, nemmeno i più grandi, ha preso alla leggera uno spazio che può divorare chiunque lo affronti con sufficienza. Ciascuno tuttavia gli ha fatto fronte con energie proprie e armi creative ogni volta encomiabili. L'umiltà non inibisce, socchiude le porte del possibile. Maurizio Mazzoleni immaginava da anni questa sfida, circospetto e silenzioso frequentatore degli agonismi andati in scena in questo luogo, mettendo pazientemente a punto i dettagli di una intuizione subitanea, tenuta in serbo nel tempo e divenuta volontà esplicita al momento giusto. Solo visto questo prisma finalmente innalzato si sono potute comprendere le parole, indefinite e quasi oracolari, che cercavano di farlo presagire nei prodromi della sua realizzazione. La sua impressione di saldezza e insieme di slancio danno ragione della caparbietà con cui è stato concepito fin dal principio. Il suo artefice giura di avervi immesso i suoi ricordi di infanzia, quando da bambino si arrampicava sugli alberi o su qualche colonna di chiesa, pieno di soggezione per certe altezze che fanno venire voglia di essere scalate. Spunta così questa torre di babele per San Lupo, da vecchi giochi trasformati in invenzione, sbocciata dal pavimento come un gigantesco vegetale che cerca la luce e porta con sé tracce di terra divenute segni. Del famoso mito biblico che la ispira, non sembra conservare granché, se non questa impressione di molteplicità raccolta nell'unità di una spinta ascendente, una congerie di figure che solo nel loro insieme possono apparire indiscernibili, mentre uno sguardo attento le può notare tutte uniche, nuove, irripetibili. Dalla prefazione di Giuliano Zanchi.
25,00 € 23,75 €

Dalle insurrezioni alle istituzioni. Giovanni Battista Camozzi Vertova a Bergamo tra 1848 e 1871

Fabrizio Costantini

Libro: Copertina morbida

editore: Lubrina Bramani Editore

anno edizione: 2021

pagine: 160

Impegno civico è il Leitmotiv intorno al quale ruota il volume di Fabrizio Costantini. Da un lato esso ricostruisce le vicende personali e politiche di un uomo del Risorgimento che dedica la propria vita al bene pubblico, dall'altro il libro è il frutto concreto di una rete virtuosa di collaborazione tra il Comune di Bergamo e le principali realtà culturali cittadine per la promozione della ricerca storica sull'operato del primo sindaco della città. Impegno civico del fare memoria, dunque, a partire dalla sollecitazione della professoressa Mariella Tosoni dell'Associazione Storica Dalminese, che, in una lettera del 1° marzo 2017, richiamava l'attenzione sulla necessità di dedicare alla figura di Giovanni Battista Camozzi Vertova uno studio approfondito in previsione del bicentenario della sua nascita. La memoria di Giovanni Battista da sempre è un po' offuscata dalla fama del fratello Gabriele, ricordato anche nella toponomastica cittadina e a questo bisognava porre rimedio. L'invito è accolto dal Comune e dalle istituzioni di cultura locale che danno vita a un tavolo di confronto con un duplice intento: la ricognizione delle fonti conservate nei diversi archivi legate all'operato di Giovanni Battista e la promozione di uno studio in merito. Al tavolo partecipano, oltre al Comune di Bergamo, al Museo delle storie e all'Associazione Storica Dalminese, la Fondazione Accademia Carrara, l'Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti, l'Archivio di Stato, la Biblioteca Civica Angelo Mai, il Comitato locale della Croce Rossa, il Museo Civico di Scienze Naturali Enrico Caffi, l'Università degli Studi di Bergamo e le Associazioni degli Amici della Biblioteca Civica Angelo Mai e del Museo storico. In ciascuna di queste realtà istituzionali Giovanni Battista Camozzi Vertova ha dato il suo contributo e lasciato traccia di un variegato impegno: oltre a quello di combattente e sostenitore del Risorgimento e al suo ruolo di senatore del Regno, quello di attento amministratore locale, di uomo di cultura nelle principali realtà cittadine e anche quello in ambito sociale, come presidente della sede locale della Croce Rossa. La sua concezione politica, da intendersi nel senso più ampio e completo del termine di "uomo attento alla polis", è racchiusa in un suo testo autografo, conservato tra le carte dell'archivio documentario del Museo delle storie di Bergamo, per un discorso tenuto in occasione della permanenza di Garibaldi a Trescore nel maggio 1862: "Non sono i soli fasti guerreschi che costituiscono le grandezze di un popolo, ma lo stabilirsi di quelle libere istituzioni che valgono a sviluppare tutti quegli elementi d'intelligenza, di moralità, di ricchezza, e di forza, di cui un paese può essere suscettibile. Ora fra i mezzi che più sensibilmente servono a questo scopo, s'offre potentissimo quello dell'associazione. L'uomo isolato non sente, né pensa come l'uomo riunito a altri uomini, e quel pensjero collettivo necessario all'ordine, al progresso della società [...], non avrebbe vita, laddove il principio d'associazione fosse proscritto. Né le idee avrebbero il loro pieno sviluppo se l'uomo non potesse liberamente ad altri manifestarle [...] Pertanto invece a vivere di vita collettiva, associata, l'uomo non può più vedere il suo vantaggio disgiunto dal vantaggio altrui, non più considerare gli altrui mali, come mali a cui sia egli straniero, anzi è costretto piangere dell'altrui pianto, gioire dell'altrui gioja, perché suoi i dolori, sua l'allegrezza di tutti coloro che gli stanno vicini." Queste parole aiutano a comprendere il significato dell'intera biografia del Camozzi Vertova. Un impegno che si traduce anche nella preservazione della memoria con la consapevolezza di aver preso parte a un processo politico rilevante anche per i posteri. (dalla presentazione di Carlo Salvioni, Presidente dell'Associazione amici del Museo Storico di Bergamo)
15,00 € 14,25 €

Uomini immaginati. Maschilità in metamorfosi

Cristiana Ottaviano

Libro: Libro in brossura

editore: Lubrina Bramani Editore

anno edizione: 2021

pagine: 52

Un testo è fatto di quello che dice e anche di quello che non dice, delle cose che mostra evidentemente scelte rispetto a quelle che scarta. Qui non si resta soltanto ai (mis)fatti degli uomini tristemente conosciuti ma si alza il tiro sull'immaginario. Cristiana e Sophie raccontano e disegnano e fanno poesia di "uomini immaginati", che non vuol dire fantasticati o irreali, anzi: "Uomini amici, amanti, colleghi, padri, sconosciuti della porta accanto, volti noti dell'universo mediale. Uomini molto diversi tra loro…". Piuttosto sono uomini raccontati attraverso un immaginario ampio ed è questa la scelta che allarga le maglie di questo libro. Quindi si parla di "maschilità plurali" che raramente trovano una rappresentazione: perché fino a ieri eravamo noi maschi a vedere non visti, a parlare del mondo, di tutto tranne che di noi stessi; e perché anche adesso, quando si parla del maschile, spesso lo si inquadra nel canone della maschilità egemone, dominante, tossica… sicuramente con tutta la sua ragione di essere, che ci riporta all'ordine del dominio maschile e al suo strumento della violenza, ma che rischia di far fuori ogni altra narrazione. E ancora, qui non si polarizza tra uomini buoni e cattivi a tutto tondo: accanto alla discussione delle categorie come "la crisi del maschile" c'è spazio per metterle in tensione con il racconto della cura, della discontinuità generazionale dai padri, dei nuovi inizi e delle trasformazioni in atto. "Un uomo… / Forte e debole ma insieme / Un uomo umano", di questo raccontano Cristiana e Sophie. Ora, se questo libro riesce a vedere cose nuove nella maschilità senza rimuoverne l'ombra, l'aggancio più forte per me sta proprio nel come è fatto questo sguardo per vederle. Mi torna in mente Le parole per dirlo di Marie Cardinal e la sensazione di sentire nascere quelle parole nel suo racconto, parole nuove con cui quella donna riusciva a contattarsi, ad afferrare qualcosa di sé e portarlo fuori, ad ascoltarsi e a dirsi. In un altro registro, anche le parole di Cristiana e le "parole piccole e grandi immagini" di Sophie ci restituiscono qualcosa di nuovo e profondo, dallo scambio con uomini che hanno raccontato le proprie storie in laboratori, focus group, esperienze sociali e artistiche. Qui non sono riportate direttamente le storie di quegli uomini ma ci ritorna il senso, il segno che quelle hanno impresso, assieme a tante altre, nel linguaggio di queste due donne che ce lo raccontano (le chiamano "le nostre contro-narrazioni"). Cristiana, che ho conosciuto come una donna di confine tra l'insegnamento universitario a Bergamo e l'associazione Alilò di cui è un'anima, cerca le parole della sociologia, quella che si muove "ai margini", quella che ci appassiona quando ha il coraggio di smettere di mimare le scienze dure e ritorna scienza sociale, quando decide di uscire dalla cittadella universitaria e dal pre-concetto dei questionari per ascoltare a fondo e contaminarsi con le storie delle persone. Le storie che si raccontano in modo nuovo possono generare o si possono accordare a nuove categorie per nominare la vita reale, per riconoscere le sue direzioni di senso (come quella di "metamorfosi" del maschile). Invece le immagini di Sophie, come dice lei, seguono "un lavoro di rivelazione". Vengono da dentro, hanno qualcosa di onirico nel suo tratto che si sparge, nelle forme di questi "uomini immaginati" che mi riportano alle illustrazioni di fiabe viste da bambino o ad alcuni bozzetti del '900. E poi ci sono parole liberate, di poesie, che mi sembrano dialogare con ogni uomo disegnato. D'altra parte Sophie è un'artista che usa entrare in un dialogo radicale con il testo a cui lavora: ci entra ripensando lo spazio del teatro da scenografa, con il suo corpo e la sua voce prestati alle marionette, con la sua personalissima lettura del testo che mette in scena, come la sua "Isotta" che reinventa con grande libertà di donna il testo originario. (dalla prefazione di Alessio Miceli)
15,00 € 14,25 €

Restiamo umani. Diventare umanità

Cristiana Ottaviano, Elena Agosti

Libro: Libro in brossura

editore: Lubrina Bramani Editore

anno edizione: 2021

pagine: 88

Il progetto di Public Engagement dell'Università di Bergamo dal titolo 'Restiamo umani': riflessioni, pratiche e suggestioni per una comunità che accoglie è stato pensato e finanziato in un tempo che oggi - nel 2021 - sembra un'altra era: quella del pre-Covid. Era il 2019, poco più di un anno fa, non tantissimo tempo, eppure… quel mondo ci sembra lontanissimo, un mondo altro, un mondo perduto che in troppi e troppe rimpiangono senza forse rendersi conto che le radici della tragedia sanitaria (e non solo), che stiamo vivendo ora, affondano anche negli stili di vita che caratterizzavano profondamente quel tempo agognato. Il virus ha reso esplicita, evidente, inequivocabile la vulnerabilità come condizione umana che tutti e tutte connota. Non che prima non lo sapessimo, ma ora appare più difficile far finta di non saperlo o negarlo e comportarsi come se l'esistenza di ciascuno/a di noi non fosse interdipendente e connessa a quella altrui. La nostra vulnerabilità e le nostre comunità ritrovate nella prima ondata dell'emergenza, tuttavia, hanno rischiato di farci dimenticare chi era già più fragile di altre/i e che lo è diventato ancora di più; un po' paradossalmente, inoltre, quell'esperienza ha rischiato di creare un ripiegamento sull''io', sul 'noi' escludente, di farci distogliere lo sguardo dalle diseguaglianze intersezionali preesistenti e dalle situazioni di estrema difficoltà che, al momento, paiono aver perso rilevanza, come messe in secondo piano o, addirittura, dimenticate: il riscaldamento globale, i conflitti nel mondo, le migrazioni, le morti nel Mediterraneo… per citarne alcune tra quelle che più 'scaldavano' i post progressisti nei social. La plurima chiusura che ha agito su diversi versanti - dal ripiegamento interno familiare alla sospensione del lavoro per molti e molte - ha invece acuito disparità già esistenti, alimentando il rischio di vere e proprie 'espulsioni'. Sul fronte globale ma anche nei nostri piccoli contesti.
18,00 € 17,10 €

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