Lubrina Bramani Editore
Una fiaba bergamasca. Volume 4
Nicola Crippa, Giulia Diani
Libro: Copertina morbida
editore: Lubrina Bramani Editore
anno edizione: 2020
pagine: 48
«A volte il mondo decide cosa fare e noi restiamo a guardare. Non possiamo che stare a guardare, ad assistere, agli avvenimenti del mondo. E così, quelle volte, noi esseri viventi ci rendiamo conto che non siamo padroni del mondo, ma che siamo solo suoi ospiti.» Inizia così il quarto, e forse ultimo, volume di "Una fiaba bergamasca", le vicende di Boculina, cucciolo di pastore bergamasco, e delle sua simpatica famiglia, scritto in terra di Sardegna mentre Bergamo combatteva un feroce nemico. Una fiaba bergamasca è una fiaba per bambini, scritta da Rumi Nicola Crippa e illustrata da Giulia Diani, i cui disegni sono tutti da colorare. Età di lettura: da 4 anni.
Sulle tracce di Gianmaria Scotti, nobile patriota del Risorgimento. Inchiesta storica sulla gioventù del Quarantotto: luoghi e ideali
Mimma Forlani
Libro: Libro in brossura
editore: Lubrina Bramani Editore
anno edizione: 2020
pagine: 432
Partendo dall'osservazione dei ritratti di Gianmaria Scotti e della sua famiglia, Mimma Forlani ha ricostruito, grazie a interviste e ricerche in archivio e sul campo, la vita del nobile patriota, colto nei luoghi in cui ha vissuto (Ponte San Pietro, Bergamo, Pavia, Milano, La val di Non, Mozzo) negli incontri che lo hanno segnato, nella cultura letteraria e musicale ricevuta e fatta propria. Le idee, frutto dello spirito dei tempi e dei luoghi, si sono trasformate in ideali per i quali mettere in gioco la propria vita, come avvenne nel marzo-aprile del 1848 durante la sua spedizione in Trentino nel ruolo di capitano della terza compagnia della legione civica di Bergamo e nel novembre 1853 allorché venne incarcerato e condotto nella prigione di San Giorgio a Mantova. La storia di Gianmaria Scotti è raccontata non come un assolo solitario ma come una voce nel coro della generazione del Quarantotto che con baldanza ed entusiasmo giovanile ha impugnato le armi, combattuto, gioito e cantato per le vittorie e sofferto per le sconfitte fino a giungere alla realizzazione del proprio sogno: la liberazione e l'unità d'Italia. Conclusa la fase eroica lo Scotti, con alcuni altri, operò con entusiasmo e sagacia come amministratore nelle istituzioni comunali e provinciali dello stato nascente. Prefazione Carlo Salvioni. Introduzione Duccio Balestracci.
Di male in peggio
Paolo Boggi
Libro: Copertina morbida
editore: Lubrina Bramani Editore
anno edizione: 2020
pagine: 92
"In attesa che il Sommo gli si manifesti per una resa dei conti, siccome per Paolo Boggi arrendersi non è un'opzione contemplabile e bisogna combattere fino all'ultimo, ecco che dà alle stampe questa nuova operetta morale dal titolo luminoso e intensamente positivista: "Di male in peggio". Che nessuno osi prenderlo sul serio per carità, lui risponderà che non è «mica Tolstòj» e che se solo il garagista o la guardarobiera o il venditore di castagne dovessero incrociare il libretto e avere un lieve stimolo cerebrale lui si sentirebbe l'uomo più felice del mondo. Che poi con i libri non si sa come va a finire. Tra settant'anni con gli uomini smistati in una colonia su Marte (tutto made in Cina ovviamente) qualche studioso potrebbe interessarsi a questa testimonianza, una voce proveniente dall'«epoca Umana», nella quale Umano voleva ancora dire qualcosa". (dalla prefazione di Alessandro Di Lecce)
Il papà non è un cretino... è solo molto sfortunato
Alberto Mazzoleni
Libro: Libro in brossura
editore: Lubrina Bramani Editore
anno edizione: 2020
pagine: 196
In questa divertente raccolta Alberto Mazzoleni narra con sincerità e autoironia il suo personale punto di vista su tanti episodi che lo hanno visto protagonista alla guida di mezzi di trasporto "su gomma". A partire dai primi anni di età, a cavallo di biciclette, fino a giorni più recenti, al volante di automobili, i suoi racconti esprimono tutta la "rombante" passione e talvolta la "calcolata" incoscienza nell'affrontare situazioni che fortunatamente non hanno causato alcun danno a persone terze. La simpatia va subito ai genitori dell'autore, che spesso hanno raccolto i "rottami" ma che non hanno mai smesso di credere in lui, consegnandoci ora "un utente della strada attento, prudente e, finalmente, fortunato".
Pina Inferrera. Fragile, maneggiare con cura
Cristina Gilda Artese, Gabriele Rinaldi, Paola Suardi
Libro: Libro in brossura
editore: Lubrina Bramani Editore
anno edizione: 2020
pagine: 68
"Pina Inferrera da sempre dedica la propria indagine artistica alla Natura. Partendo da riflessioni sull'impatto della antropizzazione e dell'industrializzazione sull'ambiente e sulle conseguenze a volte disastrose ed irreversibili causate negli ecosistemi dalla diffusione dell'utilizzo delle plastiche in molti comparti industriali, la Inferrera ha voluto con diverse modalità proporre attraverso le sue creazioni degli spunti di riflessione sulla responsabilità collettiva dei danneggiamenti all'ambiente. Lo ha fatto per esempio con i riusi di scarti industriali, con l'installazione Gocce realizzata con relitti di cabine del telefono e led, con le macro installazioni dedicate al mondo animale e vegetale, quali le sue Crisalidi artificiali, o con i pomodori giganti di Natura Altera per parlare di ogm. La sua vuole essere una intelligente provocazione visiva che non rinuncia in ogni caso a creare bellezza. Anche trattando temi ostici, l'estetica di Inferrera non cede mai allo strumento di un incontrollato utilizzo del trash per provocare la riflessione ed il dibattito, lo dimostra il fatto che riesca persino ad utilizzare quelli che sono degli scarti, degli avanzi destinati alla discarica, per creare forme e strutture che sono inni estetici alle bellezze naturali. La sua ricerca negli anni, ed in particolare da quando ha iniziato a prediligere la fotografia come media espressivo principale, è sfociata in immagini sempre più rarefatte e delicate, raggiungendo in ogni caso efficacia simbolica. Proprio a dimostrazione del fatto di come non vi sia bisogno di gridare per farsi ascoltare. Inferrera racconta nei suoi paesaggi intimistici la comunione degli elementi naturali: dell'aria, della terra, dell'acqua, sui quali regna regista assoluta la luce. La rarefazione della messa a fuoco, la tecnica della sovraesposizione, il gioco dei riflessi, hanno reso nel tempo le sue opere sempre più delle mappe di codici dell'animo da decifrare, perdendo la connotazione del racconto di un luogo e di un tempo, e casomai rappresentando uno stato emotivo. Sono diventati racconti di uno stato dell'essere, di un sentire individuale, che come avviene in letteratura con la migliore poesia, si tramuta in sentimento universale. […] La materia raffigurata da Inferrera si è trasformata ed aleggia in quello stadio delicato e provvisorio dello stato di passaggio. Dell'essere per non essere. Un vegetale che è spirito e pensiero. Questa la fragilità cui allude l'Inferrera: la delicatezza dell'essere che sta mutando, che è in transizione. Nella mutazione tutti gli esseri viventi vivono un preciso momento di fragilità: abbandonano uno stato per ritrovarsi in un altro. Da lì il "maneggiare con cura", il rispettare i tempi e la condizione, per non perderne l'intima ed assoluta bellezza. Tutti gli esseri viventi, sia del mondo vegetale, sia del mondo animale, non sono mai uguali a se stessi: attimo dopo attimo mutano, si trasformano, muoiono e si rigenerano. Sopravvivono e resistono a qualcosa e si lasciano morire dinnanzi a ad una altra forza o energia. Abbandonano uno stato per ritrovarsi in un altro. Una mutazione chimica, biologica, alchemica continua ed incessabile, che è sintomo talvolta di caducità ma in molti altri casi è prova di resistenza adattiva nel tempo. Ogni opera di Fragile, maneggiare con cura rappresenta una sorta di haiku visivo: evanescente, allusivo ma incisivo". (Dalla prefazione di Cristina Gilda Artese).
Il trombetta. Il mezzopoeta. L'aspirante secretario. Tra Bergamo e l'Europa del XVI secolo
Maria Mencaroni Zoppetti
Libro: Copertina morbida
editore: Lubrina Bramani Editore
anno edizione: 2020
pagine: 388
Quando anni fa mi sono imbattuta nel manoscritto MAB6 (già Delta 2.3), conservato nella Biblioteca Civica A. Mai di Bergamo, schedato come Libro/viaggio, non immaginavo che mi sarei trovata di fronte a una sorta di giallo letterario del XVI secolo, né che mi sarei dovuta destreggiare tra episodi della storia dell'Europa del Cinquecento e vicende minori in cui furono coinvolti tre bergamaschi. Sin dall'inizio la lettura del manoscritto mi ha coinvolto facendomi sentire dentro un gioco di scatole cinesi, ricco di fughe in avanti e di ripiegamenti. Dalle carte di quel piccolo codice affiorano i grandi protagonisti del secolo, ma non emerge alcun legame tra loro e un autore, perché il manoscritto di Bergamo è anonimo. Il lungo titolo alla carta 1 che apre il testo, quasi fosse un indice, recita tutti gli argomenti narrati. Stupisce, e sembra impossibile, che un 'libretto' di modeste dimensioni riesca a contenere una storia intensa, drammatica, violenta e nello stesso tempo frivola e festosa, attraversata dai suoi interpreti in soli quindici anni (1548-1563). Tanta ricchezza di contenuti, tante narrazioni mi affascinano, inevitabilmente mi incuriosiscono e spingono a cercare informazioni, innanzitutto sul manoscritto: come e quando è arrivato in Biblioteca? A chi apparteneva? Queste domande a tutt'oggi non trovano risposta. Significa che nessuno si è mai imbattuto in esso? Da una parte questo silenzio può scoraggiare, dall'altra aumenta il desiderio di saperne di più. Se non conosco chi l'abbia scritto, posso cercare di sapere chi faccia parte della storia in esso narrata. Per prima cosa (e ci metto molto tempo) trascrivo il codice. Quando, infine, leggo di fila la trascrizione è come se iniziasse un mio personale viaggio per conoscere quei grandi nominati nel Libro, quelle vicende che hanno arroventato gli anni in questione, quelle storie minute, ma non marginali, di gente comune, quella visione delle città europee, quei paesaggi attraversati, le montagne, i mari, i fiumi... Sin dalle prime carte compare un personaggio che nel titolo del manoscritto non è nominato, ma che nella storia narrata riveste un ruolo straordinario, il Principe Vescovo di Trento. Per caso, cercando la bibliografia su di lui, mi imbatto nello studio "Il viaggio in Spagna del Cardinale Cristoforo Madruzzo (1548) nella Cronaca di Cerbonio Besozzi", studio pubblicato a Trento nel 1962. Quale viaggio? Indago presso la Biblioteca trentina, mi dicono esserci altri studi, pubblicati alla fine del XIX secolo e durante il Novecento, tutti basati su un manoscritto che è conservato nella Hof und Staatsbibliothek di Monaco di Baviera. Quale manoscritto? La mia ricerca incontra le "Fontes Rerum Austriacarum, Österreichische Geschichts-Quellen" e lo studio pubblicato nel 1904 su un manoscritto conservato in Germania e conosciuto come Die Chronik des Cerbonio Besozzi. Cosa è, cosa racconta quella "cronaca"? Chi è l'autore? Riesco a farmi inviare la copia digitale del manoscritto di Monaco, il 330 it, schedato come codice cartaceo del XVI secolo. Dal confronto mi rendo conto che l'esemplare (più elegante dal punto di vista formale) è identico nel contenuto a quello di Bergamo, ma con una differenza sostanziale: in apertura alcuni versi attribuiti a Achille Muzio assegnano la paternità dell'opera a Cerbonio Besozzi. Ma se i due esemplari sono identici, perché in quello di Bergamo non c'è traccia dell'autore? Uno di seguito all'altro nascono molti interrogativi: cosa unisce i bergamaschi Muzio e Besozzi, semisconosciuti in patria, con una storia che attraversa l'Europa del Cinquecento? E poi: esistono solo due esemplari della medesima storia? Vedremo che probabilmente non è così. (M.M.Z.)
Passioni. La magia nella natura. Amici si raccontano. Volume 5
Libro: Copertina rigida
editore: Lubrina Bramani Editore
anno edizione: 2020
pagine: 144
Percorrendo un sentiero in un bosco è come entrare in un santuario. La magia della natura ci avvolge, ci conquista, ci sovrasta, ci inonda di felicità all'apparenza ingiustificata, ma motivata da quel sentirsi parte di un universo senza confini, senza barriere, dove tutti siamo uguali perché abbiamo il nostro posto accanto a ogni piccolo altro pezzo di puzzle che compone l'immensità. Allo stesso modo, gli orizzonti che si aprono sugli sconfinati teatri del mondo fino a raggiungere il punto dove il mare si unisce al cielo senza soluzione di continuità, sentire il rumore della risacca, l'acqua che ci lambisce le membra, la voce delle creature che abitano la terra, la musica del vento, il boato di un temporale, tutto ci riporta prepotentemente alla vita. E le sensazioni che proviamo nell'immergerci nella natura, anche quella più vicino a noi, ci restituiscono sempre il senso dell'esistenza. Amare la natura ci dà un senso di sollievo, oggi più che mai perché a volte ce la sentiamo strappata dalle mani e dal cuore. E sempre di più vogliamo proteggerla. Per proteggerci. C'è beatitudine nei boschi inesplorati, c'è incantesimo sulla spiaggia solitaria, c'è vita anche nel più piccolo respiro. Quel che vedo nella natura - diceva Albert Einstein - è una struttura magnifica che possiamo capire solo molto imperfettamente, il che non può non riempire di umiltà qualsiasi persona razionale. È con umiltà, quindi, che occorre avvicinare la natura, la Grande Madre, che inspiegabilmente può essere salvifica e allo stesso tempo matrigna. La sua potenza evocativa è sempre tutto quello che sappiamo senza però avere la capacità di dirlo, perché la nostra sapienza nulla può a confronto della sua apocalittica semplicità. Così, ognuno di noi rimane immobile davanti a questo miracolo che è l'eternità della natura che si rinnova, risorge, ci illumina, ci motiva e ci risolleva. A volte ci colpisce, come il fuoco ha colpito l'Asante Sana Children's Home di Malindi, sostenuto da anni da Pierdomenico Regazzoni attraverso il progetto Passioni, con impegno, motivazione, coinvolgimento e tanto amore. E anche questo nuovo libro è un ulteriore atto d'amore, così come un atto d'amore è il suo contenuto che raccoglie i pensieri e le parole di chi ama profondamente la natura intesa come respiro del mondo. Le storie raccontate in queste pagine rivelano quello che di più profondo è custodito nel cuore degli autori che si scoprono e si rivelano davanti al grande mistero. Le storie narrate in queste pagine sono il contributo di anime generose, che si sono messe a nudo anche per aiutare chi vive davvero nella natura selvaggia e giorno dopo giorno prova a costruirsi un futuro. Non sta a noi giudicare quale sarà il futuro migliore per i bambini dell'Asante Sana Children's Home, ma sta a noi decidere se vogliamo contribuire a offrire loro gli strumenti per aiutarli a comprendere e a scegliere il futuro che più desiderano. Strumenti che per i nostri figli sono scontati, ma che per loro non lo sono: una casa, un'istruzione e soprattutto il sostegno delle persone che quotidianamente hanno accanto. E la natura in questo ci è maestra. Perché terra e cielo, boschi e campi, laghi e fiumi, montagna e mare sono ottimi mentori e ci insegnano ad amare e a rispettare tutto ciò che ci circonda. Perché è nel cuore dell'uomo che la vita dello spettacolo della natura esiste; e solo se riusciamo a sentirla dentro saremo in grado di vederla ovunque. Anche in un piccolo fiore solitario. (dalla prefazione di Viviana Bertocchi)
Fiabe al dritto e al rovescio. Le storie che mi è capitato di vivere, le fiabe che avrei voluto ascoltare
Caterina Zanotti, Mariella Bettineschi
Libro: Copertina morbida
editore: Lubrina Bramani Editore
anno edizione: 2020
pagine: 152
Collages di Mariella Bettineschi. Le bellissime fiabe che Caterina Zanotti ha scritto in questo libro sono l'esito di un'elaborata tessitura di pensieri e d'immaginazione in cui sono messe a confronto storie vissute e fiabe cariche di pathos, fiabe che l'autrice avrebbe desiderato ascoltare nell'infanzia. Credo che l'autrice non abbia usufruito di questo ascolto che spetterebbe a qualunque bambino, ma, nonostante la mancanza di narrazioni sospirate, Caterina Zanotti è stata capace, grazie a un talento innato, di creare in modo originale, nuove storie che coinvolgono emotivamente il lettore dall'inizio alla fine. Si tratta di sei fiabe accompagnate da ricordi di vicende centrali nella vita dell'autrice. Consiglio a ogni lettore di dare particolare attenzione al titolo di ogni fiaba poiché, nel profondo, non sono staccate l'una dall'altra ma sono legate da un fil rouge che parte da elementi dolorosi e talora traumatici per raggiungere, attraverso percorsi travagliati e incrociati, la speranza e da qui la possibilità di amare ed essere amati. Ogni fiaba è caratterizzata da una svolta che cambia il destino degli sventurati protagonisti e ciò rispecchia i cambiamenti che l'autrice ha attraversato non solo per destino ma anche per tenacia e desiderio di essere. Non entro nei contenuti delle fiabe per lasciare al lettore la curiosità della scoperta ma credo che gli elementi che maggiormente caratterizzano i protagonisti sono la capacità di attendere, quindi la pazienza, e un desiderio di operare un passaggio dal rischio di una gelida chiusura alla spinta verso un caldo e affettivo accoppiamento. Mirta, (Clo)tilde, Celeste, Carlotta, Costanza sono figure emblematiche di prigioniere rinchiuse in gabbie solitamente dorate impregnate di una sofferenza mortifera, ma sono anche eroine tenaci nella ricerca di "cambiare vita, o meglio, di avere una vita" (p. 100) come dice Carlotta nella fiaba il Mago Alarì. Cinque protagoniste alle prese con il proprio corpo, con i propri sensi, con la propria femminilità, con un materno impietoso, ma dove la presenza di una funzione edipica consente loro di accogliere un maschile favorendo la possibilità di creare una relazione vitale e amorosa. Il sesto protagonista è invece Sisifo, espressione della ripetizione infaticabile ed estenuante, travagliato dalla persecuzione della morte, costretto a "un viaggio sempre uguale che gli serviva per riempire il vuoto che, a volte, saliva dalle viscere e dal cuore" (p. 141). Caterina Zanotti rivisita e rielabora un mito tragico ma, anche in questo caso, si sofferma su una visione creativa e personale in cui "dalla roccia informe compare la testa di un bimbo" (p. 148). Il destino di Sisifo è quello della morte ma, dove l'approdo alla morte si fa dolce, tollerabile, accettabile, come ben si evidenzia alla fine del racconto, a fronte dell'angoscia e del terrore della fine. Mi sono chiesto più volte perché l'autrice abbia introdotto quest'ultimo racconto sull'inevitabile caducità dell'esistenza, che sembra apparentemente molto dissonante rispetto alle altre fiabe. Credo che la ragione sia questa: nelle prime cinque fiabe l'autrice ha potuto trasmettere quanto sia meraviglioso e stupefacente poter approdare alla pienezza della vita, dopo aver attraversato perigliosi e dolorosi travagli. Ed è, grazie a una vita piena, anche se talora costellata da dolori, che si può darne un senso e da qui si può dare anche significato allo scorrere del tempo. Ritengo che queste fiabe, grazie alla loro poesia e alla loro estetica, interpretino in modo profondo la dimensione di Eros e Thanatos con delicatezza e tatto rendendo la lettura adatta agli adulti e ai bambini. (dalla Prefazione di Ronny Jaffè). Età di lettura: da 3 anni.
Piante e animali del mondo contadino bergamasco
Giampiero Valoti
Libro: Copertina morbida
editore: Lubrina Bramani Editore
anno edizione: 2020
pagine: 300
Il libro prende in esame il rapporto che si è instaurato lungo i secoli tra l'uomo da un lato e le piante e gli animali che hanno accompagnato la sua esistenza, dall'altro. È un'incursione ricca di notizie di prima mano nel mondo tradizionale legato alla terra e ai suoi ritmi con frequenti richiami all'eco che questo mondo ha avuto nel campo della cultura popolare e della letteratura. Gli animali della cascina e delle sue pertinenze (la stalla, il porcile, il pollaio, l'aia) e i prodotti indispensabili del campo coltivato, dell'orto, del prato e del bosco sono i protagonisti di altrettanti capitoli che tracciano il profilo della vita quotidiana in un'epoca trascorsa ma non perduta, la cui eco è giunta sino a noi. Il frumento e il granoturco, il noce e il nocciòlo, il lino, il castagno, il gelso e il baco da seta, il fico, le patate, i cavoli, l'aglio, il sambuco e il corniolo, la clematide e il pungitopo, l'alloro e il salice, la vite Isabella; tra gli animali la vacca, la capra, l'asino, il maiale, il coniglio, la gallina e il gallo: sono alcuni dei temi del volume.
Oscar Giaconia. Bhulk. U.P.D. Catalogo della mostra (Roma, 21 febbraio-26 giugno 2020). Ediz. italiana e inglese
Libro: Libro in brossura
editore: Lubrina Bramani Editore
anno edizione: 2020
pagine: 72
"Dal 2016 ogni mostra personale di Oscar Giaconia è associata ad un'edizione, appositamente ideata in relazione al progetto espositivo. La ricerca editoriale è una componente integrante del tentativo di tassonomizzazione dell'inclassificabile: quello dell'artista è un lavoro smisurato ed incontinente, il che porta a delle complicazioni di molteplice natura, non solo di fruizione, ma anche d'orientamento. I cataloghi, contenitori il cui contenuto è incontenibile, strumenti di lavoro affrancati al loro impiego, grazie anche ai contributi degli autori coinvolti divengono utensili ambigui. L'apparenza da manuale tecnico, libretto d'istruzioni o ricettario confondono circa la natura ibrida della materia cui alludono, alla stregua dell'immaginario dell'artista, sottratto a sua volta all'interpretazione simbolica e alla ritenzione del riconoscimento". (Claudia Santeroni)
88
Jovica Momcilovic
Libro: Copertina morbida
editore: Lubrina Bramani Editore
anno edizione: 2020
pagine: 200
Il romanzo narra le vicende di quattro personaggi che scappano da diverse situazioni, dai vivi e dai morti, percorrendo l'unica strada possibile che è quella dell'amore.
Marcello Venier. Un casaro con un'idea: fare impresa
Marco Venier, Geoffrey J. Pizzorni
Libro: Copertina morbida
editore: Lubrina Bramani Editore
anno edizione: 2020
pagine: 112
"Ho perso mio padre a quattro anni: non l'ho conosciuto. Per tutta la vita ho desiderato conoscerlo e, maturando, ho pensato di ricostruirne la figura basandomi sui documenti che ne avevano segnato la vita. Ero certo che la sua vita presentasse momenti, vicende e variazioni che meritavano di essere conosciute almeno da me. Ho girato molto attorno a questo desiderio di ricerca per rispondere a un bisogno mio, ma anche quasi per segnare una origine a me, ai miei figli e ai miei nipoti, quasi per assegnare a ciascuno un punto di passaggio per la propria storia. Alla fine della ricerca mi accorgo che la vita di mio padre non è diversa da quella di altri imprenditori, solo che a me, che ho promosso e condotto la ricerca, interessava conoscere questa vita e questa personalità più di altre e per concretare la ricerca mi ha spinto e sostenuto una affettuosa curiosità". (Marco Venier)

