Marinotti: Vita delle forme
Gli elementi del fenomeno architettonico
Ernesto Nathan Rogers
Libro: Libro in brossura
editore: Marinotti
anno edizione: 2006
pagine: 170
Di manuali di storia dell'architettura ve ne sono molti, mancano invece quei testi che possono introdurre lo studioso e soprattutto lo studente ai problemi del "fare" architettura. Rogers ebbe l'ambizione in tutta la sua attività di studioso, di docente e di architetto di coltivare con passione questo interesse. Lo fece con la sapienza di un autentico maestro, legato alla grande lezione di Gropius, ma ben consapevole della crisi che aveva colpito, nel secondo dopoguerra, anche la veneranda scuola del Bauhaus. Questo testo mette a nudo tutte le difficoltà connesse alla progettazione: attività che Rogers considera una vera missione per dotare l'uomo di una casa, di un ambiente in generale, che sia organico alle esigenze del nostro tempo.
Architettura della prima età della macchina
Reyner Banham
Libro: Libro in brossura
editore: Marinotti
anno edizione: 2005
pagine: 400
Pubblicato per la prima volta nel 1960 e tradotto in italiano nel 1970, Il volume affronta il cruciale nodo del Movimento Moderno con la volontà di rileggerne le vicende nei suoi complessi e contraddittori sviluppi, al riparo dalle mitologie pionieristiche o eroicizzanti proposte da altri interpreti. L'intento di Banham è quello di valutare gli apporti che a diverso titolo partendo dai teorici accademici degli ultimi decenni dell'Ottocento per giungere infine a Futurismo, Espressionismo e De Stijl - hanno contribuito a dar vita all'architettura modema. Riletti in questa prospettiva Le Corbusier, Mies van der Rohe o il Bauhaus risultano così più ricchi e problematici di quanto non fossero apparsi prima alla storiografia architettonica.
Progetto di crisi. Manfredo Tafuri e l'architettura contemporanea
Marco Biraghi
Libro: Libro in brossura
editore: Marinotti
anno edizione: 2005
pagine: 317
La figura di Manfredo Tafuri occupa una posizione fondamentale all'interno della cultura architettonica italiana e internazionale del dopoguerra. Nato a Roma nel 1935, allievo di Ludovico Quaroni, dopo i primi passi professionali compiuti nello studio Architetti e Urbanisti Associati, Tafuri ha insegnato, a partire dal 1968, allo IUAV, la celebre scuola di architettura di Venezia, dove si è dedicato completamente alla storia dell'architettura. I suoi interessi storici hanno spaziato dall'architettura rinascimentale all'architettura contemporanea. A poco più di dieci anni dalla scomparsa di Manfredo Tafuri, l'autore di questo libro rilegge l'interpretazione tafuriana dell'architettura degli ultimi cinquant'anni.
Sulla pittura moderna
Le Corbusier, Amédée Ozenfant
Libro: Libro in brossura
editore: Marinotti
anno edizione: 2004
pagine: 270
Nel 1925, quando per la sua attività propriamente architettonica aveva già adottato lo pseudonimo di Le Corbusier, che sarebbe ben presto diventato famoso in tutto il mondo, lo svizzero Charles-Edouard Jeanneret (1887-1965) pubblicò, insieme al suo amico e collega pittore Amédée Ozenfant, un libro intitolato "La peinture moderne". Malgrado il titolo indichi la pittura moderna quale suo tema, lo sguardo dei due autori è molto più ampio e definisce il carattere di un'intera cultura visiva novecentesca, che è cultura eminentemente metropolitana ed esprime i valori dell'epoca della meccanizzazione. Questo libro, dedicato da Le Corbusier e Ozenfant alla pittura, ha il suo punto nodale in un'analisi critica del cubismo.
Vite al limite. Giorgio Morandi, Aldo Rossi, Mark Rothko
Gianni Contessi
Libro: Libro in brossura
editore: Marinotti
anno edizione: 2004
pagine: 288
Quando le cattedrali erano bianche. Viaggio nel paese dei timidi
Le Corbusier
Libro: Libro in brossura
editore: Marinotti
anno edizione: 2003
pagine: XII-339
Con questo famoso libro, scritto negli anni Trenta, Le Corbusier riscopre l'America e inventa un genere letterario, a metà strada fra il manifesto, il saggio e il racconto. "Quando le cattedrali erano bianche" è un originale reportage di viaggio negli USA, al centro del quale si snoda il confronto fra la civiltà europea e quella statunitense, che alla luce delle vicende di questi ultimi tempi, per la frequente contrapposizione politica tra vecchio e nuovo continente, risulta quanto mai attuale. Lo sguardo di Le Corbusier non è rivolto solo al mondo dell'architettura, anche se essa, per il maestro, costituisce una pietra di paragone, un messaggio sociale, una profezia capace d'interpretare le speranze di rinnovamento di un'intera civiltà.
La città ostile. Realtà dell'architettura urbana nelle sue contraddizioni storiche
Attilio Pizzigoni
Libro: Libro in brossura
editore: Marinotti
anno edizione: 2017
pagine: 108
"Questo libro di Attilio Pizzigoni è attraversato da qualche interessante e cruciale paradosso: anzitutto il ragionare sulla canonica e non pacificata dialettica città-metropoli (e pure megalopoli) su cui aleggiano le ombre di Georg Simmel, Max Weber e Heinrich Tessenow, da un osservatorio fortemente caratterizzato e non ostile come Bergamo, una delle più belle e spettacolari città di provincia italiane. Una di quelle che pertengono alla dimensione territoriale e storica dell'antica civiltà italiana e che nelle pagine di due grandi storici dell'arte - Francesco Arcangeli e Andrea Emiliani - hanno trovato mirabile ricordanza novecentesca, nel nome di un moderno, necessario e forse disperante umanesimo. Altro il mondo che oggi si impone a chi, come Pizzigoni, architetto, ma anche uomo di cultura e docente universitario, deve confrontarsi con temi della contemporaneità che impongono più eccitati riferimenti e cronache differenti. Sempre paradossalmente, i saperi del Pizzigoni, rogersianamente homme de lettres, allievo nel Politecnico milanese di Mario De Micheli e bastantemente prossimo ad Aldo Rossi per non averne dimenticato il capitale L'architettura della città, hanno trovato intelligente e non serena sintesi nelle pagine problematiche e interrogative del presente saggio. Esse si confrontano con quelle di altri autori, prevalentemente anglosassoni ma pure francesi e anche con altri strumenti che concorrono al dialogo fra architettura e ingegneria. Ciò nel nome di un'idea di progetto e di ricerca di forma che tenga conto di condizioni di Luogo, di Spazio e di Tempo, cui si deve addirittura l'esistenza di un'architettura atopica alla quale corrispondono abitatori di identità debole, segnata soprattutto dalla funzione del consumare pervasivo, che tuttavia non riesce a sopprimere del tutto ciò che rende tale un cittadino. Le dottrine si confrontano e la deterritorializzazione è fenomeno in atto o forse solo preteso oppure profetizzato qualche decennio fa (No stop city) nel nome di qualche utopia radicale. E allora sociologia e geografia, matematiche e informatiche, non che teorie dei frattali. Ma il destino del paesaggio reclama attenzione, con memoria di stagioni pregresse che Pizzigoni sa leggere mediante aggiornati strumenti critici, concludendo nel nome di una visione etica e minimamente ironica e malinconica con il gustoso ingorgo narrativo de II fiume perduto, che poi sarebbe un Moria alquanto modesto ma a Bergamo decisivo. Anche questo è Genius Loci." (Gianni Contessi)
Ingegneri e archistar. Dialogo sul moderno costruire fra miti e mode
Attilio Pizzigoni
Libro: Copertina morbida
editore: Marinotti
anno edizione: 2011
pagine: 110
L'architetto e l'ingegnere: due figure complementari e, talvolta, in storico contrasto. Figura del mondo dell'arte l'uno; di quello della tecnica l'altro, almeno secondo l'opinione comune. Addetto all'involucro della costruzione e dunque alla sua immagine il primo; progettista delle strutture, dunque di ciò che non si vede all'esterno, il secondo. Attilio Pizzigoni, dopo i saggi su Brunelleschi e Le Corbusier e quello su Aldo Rossi, si confronta oggi con un nodo cruciale e quanto mai attuale della cultura del progetto che impone una riconsiderazione della figura e del ruolo dell'ingegnere, già soggetto paradigmatico del XIX secolo e, talvolta, del XX. Verità della costruzione e bellezza della forma storicamente erano i valori di un'architettura pensata secondo i canoni della Geometria. Oggi piuttosto agisce un'ideologia dell'Utile fondata sull'impiego di tecnologie flessibili da tempo proiettate oltre i dogmi del Movimento moderno. Culture diverse quelle con cui nel XXI secolo si confrontano le imprese acrobatiche degli architetti di grido, i cosiddetti archistar che, grazie all'uso di tracciati grafici, eseguiti con il computer, osano immaginare qualsiasi tipo di ardimento, fatto salvo il momento della verifica o semplicemente dell'intervento decisivo dell'ingegnere con le sue equazionimatematiche, capaci di dominare trazioni e compressioni. L'unità architettura-ingegneria appare un traguardo da raggiungere nei rispettivi campi disciplinari: più arte agli ingegneri, più scienza agli architetti.
La statua impossibile. Scultura e figura della modernità
Marco Tonelli
Libro: Copertina morbida
editore: Marinotti
anno edizione: 2008
pagine: 329
Se confrontiamo una statua di Donatello, di Giambologna, di Bernini, di Canova, di Rodin avvertiamo un filo rosso che le unisce: una figura a tutto tondo che ha il compito di lasciare una testimonianza, confidando nella possibilità di una trasmissione di lunga durata nel tempo. Se si osservano, invece, le opere degli "scultori contemporanei", vedremo una gamma infinita di oggetti, di stoffe imbottite, di detriti, di mobili, di giocattoli, di bambole, ma niente che si colleghi vagamente alla pratica e alla tecnica della scultura tradizionale. È certamente difficile stabilire dei confini precisi tra ciò che può dirsi scultura e ciò che è soltanto un oggetto plastico. È proprio cercando di analizzare e rispondere a questi temi che l'autore, partendo dalla crisi della statuaria avviata da Rodin a inizio del secolo scorso e arrivando alle cosiddette "installazioni" dei nostri giorni, ha dato vita a una narrazione storico-critica in cui protagoniste assolute sono la figura umana e le sue varie forme di rappresentazione. Prendendo come esempio un centinaio di opere dei più significativi scultori moderni e contemporanei, chiamando in causa numerosi altri artisti e pensatori della nostra epoca, Tonelli dimostra che la riconoscibilità apparente e la proiezione esistenziale della figura umana, simboleggiata dalla statua, rimangono ancora oggi punti nevralgici e indispensabili per capire l'uomo.

