Mondadori: Lo specchio
Canti d'Oriente e d'Occidente
Giuseppe Conte
Libro
editore: Mondadori
anno edizione: 1997
pagine: 128
"Canti d'Oriente e d'Occidente" è una raccolta in cui il poeta porta a maturazione elementi già presenti nelle sue opere precedenti. Nella prima sezione, ispirandosi ad autori persiani, arabi e turchi, sotto l'identità del poeta Yussuf affronta da una prospettiva assolutamente nuova temi come l'amore e la divinità e la provvisorietà di esistere. Nel "Carme ai Lari", ispirandosi liberamente al Foscolo dei "Sepolcri", dialoga con il proprio padre sulla sua tomba. In altri capitoli si concentra sulla ricerca formale, nel desiderio di reinterpretare e innovare l'endecasillabo tradizionale. Chiude il volume un poemetto su Bobby Sands, il patriota irlandese morto in carcere nel 1981 in seguito ad uno sciopero della fame.
Il galateo in bosco
Andrea Zanzotto
Libro
editore: Mondadori
anno edizione: 1996
pagine: 128
Questo libro è una delle opere più importanti di Zanzotto. E' un libro strenuamente legato alla terra dell'autore, il Montello, luogo del Galateo storico, quello di Giovanni Della Casa, ma anche di tremende battaglie nella prima guerra mondiale. Vi sono pezzi in dialetto, ma anche la ripresa consistente della forma tradizionale nella nostra poesia.
Filò. Per il Casanova di Fellini
Andrea Zanzotto
Libro
editore: Mondadori
anno edizione: 1988
pagine: 81
The five elements-I cinque elementi
Piero Boitani
Libro: Libro in brossura
editore: Mondadori
anno edizione: 2026
pagine: 152
Nutrito di poesia anglosassone al punto da comporre in inglese il suo originalissimo "poemetto presocratico", Piero Boitani ne ha affidato la resa italiana alla raffinata voce poetica di Rosita Copioli. «Costruito sull'intelaiatura teorica ereditata dalla serie straordinaria dei pensatori antichi - commenta Stephen Greenblatt - The Five Elements indossa la sua filosofia con leggerezza. O, piuttosto, approfitta appieno dei modi in cui i filosofi presocratici, senza mai interamente ripudiare il brillante, astratto logos introdotto da Parmenide, fecero spazio al mythos. Gli dèi greci e romani che agiscono nei grandi poemi epici dell'antichità appaiono nei versi di Boitani, ma lo fanno in relazione agli elementi fondanti cui ciascuno era assegnato. L'effetto è una sorta di fioritura di associazioni. La struttura del poema è la struttura della fisica antica - questi sono gli elementi di base di cui è fatto l'universo -, ma nella visione di Boitani si afferra il significato di tale struttura soltanto abbracciando le variazioni e le trasformazioni spettacolari di ciascuno di tali elementi. L'abbraccio ha luogo nelle storie mitiche che ci sono state tramandate dal passato classico, ma anche nell'esperienza della vita vissuta del poeta stesso. Perché, suggerisce Boitani, si giunge a comprendere appieno i miti scavando nella miniera della storia della propria vita, proprio come si arriva a comprendere la storia della propria vita scavando nella miniera dei miti.» Mescolando inni omerici e orfici con reminiscenze di Shakespeare, Lucrezio, Esiodo, Pindaro, oltre che di Hölderlin, di Shelley e di Leopardi, Boitani racconta anche la propria personale educazione intellettuale e sentimentale: perché i singoli cinque elementi non significherebbero nulla se l'essere umano non vivesse in loro. E fornisce così al lettore una visione di come si possa fare esperienza del mito, vivere in esso, e insieme percepire e giungere a conoscere l'essenza della natura: attraverso il tempo e lo spazio, e cioè l'intera storia umana e ovunque nel mondo. Contrario al detto oraziano caelum, non animum mutant qui trans mare currunt, Boitani è convinto che «gli esseri umani non abbiano modo migliore per conoscere il mondo e sé stessi che attraverso il viaggiare». Il vero cuore dei suoi incontri con gli dèi risiede proprio nei viaggi: insieme all'autore, viaggiatore instancabile, persino ossessivo, sempre «sulle orme di Ulisse» (l'Ulisse di Omero, di Dante e di Tennyson), il lettore è invitato a riandare indietro con la mente attraverso la propria vita e individuare quei momenti in cui gli si è rivelata appieno la potenza dell'acqua, del fuoco, della terra e dell'aria. E il silenzio dell'etere, la Stille des Aethers, di cui parla Hölderlin.

