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Giovanni Gentile e l'educazione fascista. Una pedagogia teologico-politica

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Giovanni Gentile e l'educazione fascista. Una pedagogia teologico-politica
Titolo Giovanni Gentile e l'educazione fascista. Una pedagogia teologico-politica
Autore
Collana Saggi, 191
Editore Scholé
Formato
Formato Libro Libro
Pagine 368
Pubblicazione 2026
ISBN 9788828407980
 
Promozione valida fino al 12/02/2027
29,00 € 27,55 €

 
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Nel contesto del rinnovato interesse verso Giovanni Gentile, il volume, ripercorrendone la biografia intellettuale, mette a fuoco la pedagogia e la decisiva collaborazione del filosofo al progetto di educazione fascista: dalla Riforma della scuola del 1923 ai diversi aspetti di organizzazione della cultura, nel più generale ambito del Totalitarismo educatore. Viene avanzata una nuova interpretazione dell'origine dell'attualismo, come immanentizzazione e rovesciamento dialettico del modernismo cattolico e della stessa pedagogia gentiliana. Il punto di vista è quello degli studi sulla teologia politi ca: perché Genti le appare un riformatore religioso-politico con una sua visione teologico-pedagogica. Il libro ha anche un intento civile: vuole cioè contribuire a sciogliere, attraverso un'attenta ricostruzione storica, quello che si può chiamare "equivoco Genti le", cioè le diverse ambiguità che spesso ancora ricorrono negli studi e soprattutto nell'attuale rinascita di attenzione. «Se, dunque, Gentile tese, per tutta la vita e con tutte le sue energie spirituali, ad essere un teologo politico e un riformatore religioso-civile, con una sua originale pedagogia mistica, se cercò di promuovere - nel pensiero e nell'azione - un profetismo ideale e rivoluzionario, per una riforma spirituale e morale degli Italiani, come educazione attiva e in guisa di fede civile, se per tale causa egli dispiegò un alfieriano titanismo, operativamente indefesso e soggettivamente - lo si può riconoscere - non privo di una sua grandiosità, che giunse al supremo sacrificio di sé, tuttavia tale tentativo storicamente non si radicò e non si impose, ma anzi - e per fortuna degli Italiani - fallì».
 

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