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Carocci: Biblioteca medievale

Aucassin e Nicolette. Testo francese a fronte

Libro

editore: Carocci

anno edizione: 2001

Aucassin e Nicolette (XIII secolo) narra - in una incantevole alternanza di versi e di prosa - la contrastata storia d'amore fra un giovane aristocratico e una bella schiava saracena, che alla fine si rivelerà anch'essa di nobili origini. Siamo così trasportati fra delicati giochi d'amore, canti di pastorelle e di usignoli, viaggi in fantastiche contrade orientali, crudeli persecuzioni che non impediranno, tuttavia, la felice soluzione finale. È un abile pastiche in cui sono sfruttati un po' tutti i generi della letteratura francese medievale - dalla lirica, all'epica, al fabliau, al romanzo; e chiaramente ne emerge l'intenzione parodistica dell'anonimo autore, che si rivolgeva con ogni probabilità a un pubblico avvertito di "clerici" e di "letterati". Nemmeno il sacro sfugge alla sua ironia leggera e sorridente: come quando Aucassin dichiara di voler andare all'inferno con Nicolette piuttosto che rinunciare al suo amore e conquistare il paradiso, dove vanno "quei vecchi preti e quei vecchi zoppi quei monchi che passano il loro tempo, notte e giorno, rannicchiati davanti agli altari e nelle cripte ad ammuffire".
11,90 11,31

Libro de Apolonio. Testo spagnolo a fronte

Libro de Apolonio. Testo spagnolo a fronte

Libro

editore: Carocci

anno edizione: 2001

pagine: 238

Rovesci di fortuna, pirati, naufragi, enigmi, travestimenti, false morti: a partire da un tipico e ben congegnato intreccio ellenistico, che piacerà ancora a Shakespeare, la versione spagnola di questa storia, il Libro de Apolonio (1240 ca), misura l'orgogliosa consapevolezza della maniera colta, del mester de clerecía, nella favolosa e insieme realistica ricostruzione dei luoghi e dei paesi, soprattutto nella capacità di evocare le traversie interne dei personaggi, i gesti del loro carattere, gli stati d'animo più nascosti - uno dei temi dominanti è l'incesto - prima che intervengano le convenienze e la rimozione. La vita avventurosa, odisseica di Apollonio - Los que las auenturas quisieron ensayar,/a las vezes perder, a las vezes ganar- è segnata da un fatale, ripetuto movimento di perdita e di acquisto, da vicende alterne e senza pace. Ma dalla triste compagna, che è malinconia lo salvano inattesi amici e affascinanti figure femminili - Luciana, Tarsiana - che si muovono su questo scenario romanzesco, a volte feroce e truculento, con una magnanima trasognata limpidezza, con una misteriosa alegría, e che cercano nell'arte il segreto di una nuova identità.
18,60

I guerrieri del Gododdin

I guerrieri del Gododdin

Libro

editore: Carocci

anno edizione: 2001

pagine: 144

Ancora quasi del tutto sconosciuto al di fuori della filologia celtica, il Gododdin gallese è in realtà il primo poete eroico del medioevo occidentale. Ambientato presso le scogliere e gli altipiani ai confìnì ma meridionali dell'attuale Scozia, racconta la storia della sfortuna impresa di un manipolo di guerrieri di stirpe brittonica sterminati da schiere congiunte di Sassoni, Romani e Pitti. Affresco mirabile della dark age celtica e pre-celtica del VI secolo, il Gododdin è un testo dallo stile epico 'roccioso' e potente, in cui l'unico sopravvissuto al massacro (il poeta Aneirin) ci parla, come l'Ismaele di Moby Dick, della vita e della morte, della solitudine e dell'amicizia. I paesi nordici, che sembrano rappresentare l'unica forma di vita permanente di fronte allo scomparire delle cose, sono lo sfondo e al tempo stesso i protagonisti della vicenda. Ma è soprattutto la vastità della parola poetica, con la sua funzione demiurgica, con la sua capacità di commemorazione e di riparazione a scandire e dilatare lo spazio narrativo e geografico del poema, sempre in bilico tra uno slancio vitale e fisico e una verità implacabile e desolante. Questa nuova edizione, la prima mai pubblicata con traduzione in italiano, avvicina il lettore a un poema che affonda le sue radici nella grande tadizione eroica indoeuropea, come il Manas medio-indiano, il Táin Bó Cúailnge irlandese, il Maldon anglosassone; e come, in fondo le stesse canzone di gesta antico-francesi e castigliane.
14,90

Ballate magiche svedesi. Testo svedese a fronte

Libro

editore: Carocci

anno edizione: 1999

pagine: 208

Le figlie di Tores è una ballata svedese in cui lo schematismo della tradizione orale dà voce a una vicenda fosca, nella quale un mondo in crisi, sospeso fra l'idea pagana della vendetta e la promessa cristiana della grazia, vede consumarsi la tragedia dell'incesto e del sangue. Il dramma è pacificato dal perdono divino, e la trama, nella lotta eterna del Bene e del Male, realizza l'essenza di un sentire arcaico, le cui pulsioni, desideri e timori primati si risolvono nella coincidentia oppositorum, la conciliazione nota a tante culture primitive e ammantata di arcane risonanze. Il grande Ingmar Bergman, da sempre ispirato dal Medioevo nordico, ha fatto della ballata che "ossessionava la sua fantasia dal tempo degli studi a Stoccolma" un film evocativo e di profonda umanità: La Fontana della vergine (l959), opera che dimostra quanto o stile mimetico a sequenze concise e giustapposte - cinematografico - di quest'antica leggenda abbia coinvolto il regista, e possa ancora colpire la fantasia del lettore moderno. Con questa storia si apre la scelta di ballate magiche svedesi qui proposta per la prima volta al pubblico italiano; la traduzione, che nell'endecasillabo vede insieme un mezzo per non violare il ritmo dell'originale e per fornire a chi legge un comodo approdo, ambisce a non tradite troppo la cadenza che marca, con una fratta paratassi, le tappe dell'incontro dell'uomo col soprannaturale, ovvero con l'ignoto, che domina con le sue lusinghe l'universo mentale del folclore scandinavo.
17,80 16,91

Cantari fiabeschi arturiani

Cantari fiabeschi arturiani

Libro

editore: Carocci

anno edizione: 1999

pagine: 194

A partire dalla metà del Trecento i cantari costituirono una sorta di "poesia per tutti", che trionfava, codificata nella forma dell'ottava rima, sulle piazze dei comuni italiani. Questa narrativa breve conosce un ampio spettro di possibilità (epico-cavalleresche storiche, rnitologiche, agiografiche, novellistiche), ma il filone fiabesco e leggendario resta pur sempre il più antico e il più tipico. I cantari fiabeschi arturiani, per lo più irrelati rispetto ai grandi romanzi della "matière de Bretagne", appaiono saldamente legati ad un luogo (la corte di Artù), alle sue convenzioni (grandi assemblee, richiesta di soccorso,vanti, inchieste..) e alle sue situazioni topiche (impegno di vendetta, duelli per conquistare una dama, fanciulle a rischio di subire violenza, castelli incantati, giganti..). I testi che qui si presentano editi criticamente, sottratti alle occasionali e antiquate edizioni dove erano disperdi - Carduino, Il Falso Scudo, Astore e Morgana, Lasancis, Galasso dalla Scura Valle - acquistano forza e significato proprio dal fatto di essere raccolti così da sottolineare alcuni elementi comuni. Essi rivelano una sorta di narrativa "sommersa", quella delle piazze, cara agli artigiani più o meno alfabetizzati, ma nota e ascoltata anche da meno sprovveduti personaggi, siano l'autore della Tavola Ritonda o il frate Evangelista Fossa traduttore di Seneca e dì Virgilio o il conte Matteo Maria Boiardo.
17,80

I trovatori e la crociata contro gli albigesi. Testo provenzale a fronte
14,90

Erec e Enide. Testo francese a fronte
13,94

Il disprezzo del mondo

Il disprezzo del mondo

Innocenzo III

Libro

editore: Carocci

anno edizione: 1999

pagine: 200

Nel corso dei secoli XI e XII si assiste alla nascita di un genere letterario, che divulga il tema ascetico del disprezzo del mondo: è una letteratura che si sviluppa in opposizione agli ideali aristocratici e borghesi, reagendo contro una cultura edonistica che sempre più si diffondeva in Europa. Il capolavoro di questo genere è Il disprezzo del mondo (De contemptu mundi) di Lotario di Segni, poi divenuto papa Innocenzo III. Un senso di angoscia e di disperazione, appena attenuato dalla speranza nella salvezza eterna, grava su quest'opera che conobbe un immenso successo fino al XVII secolo, quando Pascal ne riprese la tematica in modo del tutto nuovo. Nel descrivere la miserabile condizione dell´uomo, corrotto dai peccato fin dal momento della nascita, il linguaggio di Lotario assume toni di allucinato e violento realismo che a tratti fanno pensare a un Gongora o a un John Donne: «L'uomo è putredine e il verme è figlio dell'uomo».  L'uomo viene concepito dal sangue putrefatto per l'ardore della libidine, e si può dire che già stanno accanto al suo cadavere i vermi funesti». Ci si può chiedere allora se il futuro organizzatore della crociata contro gli Albigesi non condividesse in qualche misura, nel suo intimo, la pessimistica visione catara di un creato in balia del Principe delle tenebre.
17,80

L'arte della politica

Nizâm Al Mulk

Libro

editore: Carocci

anno edizione: 1999

pagine: 366

"Nessun re sovrano può sottrarsi alla necessità di possedere e conoscere questo libro, specialmente ai nostri giorni, perchè  più lo sì leggerà, più sarà illuminata la condotta delle faccende civili e religiose nel mondo; più ampia si aprirà la capacità di conoscere amici e nemici..." Così affermava, orgogliosamente Nizām al-Mulk, potentissimo primo ministro, nel suo Siyāsatnāma, scritto tra il 1086 e il 1092 per Malikshāh, signore dell´immenso impero turco-persiario. Ai consigli sul buon governo si mescolano con una grande arte del racconto, che fanno di questo testo uno dei capolavori della prosa persiana antica, aneddoti dì costume, vicende storiche, gustosi episodi romanzeschi. Nei capitoli fìnali il quadro si cupo e drammatico, dominato da falsi profeti - eredi dei sovversivi del passato Bābak e Mazdak - da donne ambiziose malvage. Arroccato in una ferrea difesa dell´ordine del regno. dell´ortodossia sunnita e anche del proprio potere personale, Nizām al-Mulk verrà assassinato nel 1092, vittima degli intrighi di corte e insieme dell´opposizione sciita.
19,30 18,34

Lais. Testo francese a fronte

Lais. Testo francese a fronte

Maria di Francia

Libro

editore: Carocci

anno edizione: 1999

13,94

Castia Gilos. Testo provenzale a fronte

Libro

editore: Carocci

anno edizione: 1999

pagine: 156

Raimon Vidal, catalano di nascita, fu trovatore provenzale, attivo fra la fine del XII e i primi anni del XIII secolo presso varie corti occitaniche e alla corte di Barcellona, con Pietro il Grande. Il Castia-Gilos (Castiga gelosi) è tra le pochissime opere di narrativa breve provenzale che ci sia pervenuto. Il Castia-Gilos è il romanzo di una gelosia infondata, narrata a corte da un giullare, che debitamente punita, si placa proprio quando i timori che l'avevano scatenata sono divenuti concreta realtà. La novella di Raimond Vidal applica al contrario la tecnica del racconto nel racconto, intervenire all'inizio e alla fine la voce di un "io narrante" che si identifica con l'autore, e che formula la cornice entro la quale il giullare, narratore inseriva il proprio racconto che contiene un insegnamento determinante nel quadro della cultura trobadorica: il rifiuto, anzi, la condanna della "gelosia".
13,30 12,64

Le gesta di Artù. Testo inglese a fronte

Le gesta di Artù. Testo inglese a fronte

Lazamon

Libro

editore: Carocci

anno edizione: 1998

pagine: 416

Le «Gesta di Artù» è la sezione arturiana «nascita e morte di Artù» dal Brut di Lazamon. Le «Gesta di Artù», che è la prima versione in inglese della storia di questo mitico re, è parte del poema Brut composto tra la fine del XII-XIII secolo. Il Brut si basa su un testo anglo-normanno composto da Wace che Lazamon non sempre segue pedissequamente, svelando in tal modo la sua cultura ed originalità. Egli difatti dilata il tema della battaglia - tema proprio della poesia in antico inglese, di cui Lazamon sembra essere un buon conoscitore - mentre riduce il tema dell´amore, sconosciuto al suo ambiente. È un test molto interessante sia dal punto di vista linguistico sia dal punto di vista semantico.
18,60

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