Carocci: Biblioteca medievale
La lettera del prete Gianni
Libro
editore: Carocci
anno edizione: 1998
pagine: 216
Nel penultimo quarto del XII secolo un misterioso personaggio, che si presenta come re e insieme sacerdote di una remota contrada orientale, il Prete Gianni, descrive in una Lettera rivolta ai potenti del tempo il proprio regno sterminato che si estende attraverso le tre Indie e il deserto di Babilonia fino alla torre di Babele. Regno meraviglioso, popolato degli esseri più strani e inconcepibili, proiezione favolosa dell'immaginario medievale - ma anche regione di pace, esente da ogni vizio e da ogni turbamento, modello o miraggio per una Europa lacerata dai conflitti politici. La lettera del Prete Gianni fu all'origine di un mito che per almeno quattro secoli ossessionò narratori, storici, cronisti e viaggiatori - come testimoniano fra l'altro le innumerevoli traduzioni o rielaborazioni del testo latino originale, che qui è tradotto insieme a due antiche versioni francesi. Un mito le cui risonanze non sono del tutto spente, se ancora nel nostro secolo un grande cultore delle dottrine esoteriche dell'Oriente come René Gu non dedicò a questo tema uno dei suoi libri più importanti: Il re del mondo.
Sir Perceval di Galles. Testo inglese a fronte
Libro
editore: Carocci
anno edizione: 1998
pagine: 208
Cortesi certo, ma anche realistici cronici, attingendo a piene mani sia alla tradizione letteraria alta che ai materiali del folclore, i romances arturiani medioinglesi conferiscono alle avventure degli eroi della Tavola Rotonda un sapore del tutto particolare. "Amici, prestatemi orecchio, / solo due o tre parole / su un uomo nobile e bello, / e feroce in battaglia. / Perceval, era il suo nome. / Cresciuto in regioni selvagge / bevve acqua di sorgente, / e tuttavia non gli mancò il coraggio". In Sir Perceval di Galles (XIV sec.) la fresca e folle ingenuità del giovane protagonista - sullo sfondo di motivi più seri (la vendetta del padre), o più inquietanti (l'incontro con una strega e il suo annientamento) - si distende in una tumultuosa sequenza di accadimenti straordinari, che culmina nel vittorioso duello finale con un sultano da operetta. La storia procede come a scatti, continuamente corretta e deformata, tinta giocata in una dimensione inverosimile e gustosamente grottesca.
Chuanqi. Storie fantastiche Tang. Testo cinese a fronte
Libro
editore: Carocci
anno edizione: 1998
Chanqui, "memorie di cose straordinarie". Queste storie fantastiche cinesi. scritte sotto la dinastia Tang (618-907), mettono in scena avventure e apparizioni, briganti e dèmoni, magnifiche e misteriose figure femminili: Ren, la donna-volpe, lieve e sfuggente come uno spirito, generosa e fragilmente creaturale; Yingying, di grande fascino e di grande carattere, e proprio per questo tragicamente abbandonata dal pavido amante -"Tutte le creature che il cielo ha dotato in misura eccezionale sono dèmoni, a se stesse o agli altri"-;Yanniang, iniziata dalle monache alla magia e al terrorismo, capace di volare come il vento, di giustiziare un funzionario corrotto a colpi di pugnale. di trasformarsi in moscerino per proteggere un ministro amico, aerea e Femminile incarnazione dì taoisrno e anarchia, Questi "straordinari" intrecci ci rivelano anche il turbamento degli autori, dei letterati, di fronte all'irrompere dei "barbari" - le classi inferiori, le donne - nell'ordine perfetto e razionale del mondo. Alla fine dell'indimenticabile Storia di Ren possiamo leggere il loro stupore e la loro volontà di forma: "Un gentiluomo disposto a ricercare la conoscenza profonda non si sarebbe armato ad ammirare solo la grazia e l'apparenza: avrebbe penetrato le leggi dei mutamenti, indagato sul confine tra uomini e dèmoni, con la bellezza della scrittura avrebbe trasmesso l'essenza del mistero".
La farsa di Maistre Pathelin. Testo francese a fronte
Libro
editore: Carocci
anno edizione: 1998
pagine: 224
Per la calibratissima costruzione dell'intreccio, per la vivacità del dialogo, per la fantasia verbale, ora buffonesca, ora sinistramente incantatoria, La farsa di Maistre Pathelin (1460 ca.) è considerata il capolavoro del teatro comico del tardo Medioevo. Per avere la meglio sul Drappiere, suo creditore e suo antagonista, Pathelin, avvocato di basso rango, simula la malattia, l'allucinazione, la possessione demoniaca - «Ah, canaglia, vieni qui: manda via quella gente nera! Marmara, carimari, carimara. Portatemeli qui portateli!... Guarda: un monaco nero che vola! Prendilo, dagli una stola: al gatto! Come sale!» - sfodera una delirante babele linguistica, passando dal limosino al normanno, dal fiammingo al latino, mette in scena a rovescio, tra giaculatorie e oscenità, il rituale della Buona morte. Mia fine Pathelin viene sconfitto, paradossale ironia, dall'eco dei suoi stessi intrighi, da una pura onomatopea animale «Bee'» Gli resta sempre l'ambiguo onore di avere inventato e giocato contro il potere della ricchezza, impersonato dall'avido Drappiere - «Che lo possano impiccare! Diavolo!... Ha venduto al suo: ma sarà pagato a modo mio. Vuole l'oro! Glielo fabbrico!» -, il nuovo oro dell'inganno, la necromantica alchimia della parola non vera.
Il cavaliere e l'eremita
Libro
editore: Carocci
anno edizione: 1998
pagine: 96
Nello spazio di questo racconto edificante degli inizi del XIII secolo Il cavaliere e l'eremita (Le Cbevalier au Barisel), si gioca in modo esemplare il conflitto di due modelli culturali irriducibili: da una parte il mondo del cavaliere - con i valori profani della forza, del linguaggio, del riso, della carne, della compagnia dei vassalli - dall'altro il mondo dell'eremita il recinto sacro della foresta, l'interiorità, la solitudine della preghiera. La sfida orgogliosa e beffarda del cavaliere, davanti all'impasse della penitenza irrealizzabile - il magico bariletto che non si lascia riempire e alla strana forza delle parole dell'antagonista. si risolve in una sconfitta e in una metamorfosi. Dal disordine della superbia nobiliare alla gloria divina e alle lacrime della contrizione: un «rito di passaggio» scandito, patetico e implacabile, nei tempi e nei luoghi di un'avventura cortese rovesciata.
Il cantare di Igor
Libro
editore: Carocci
anno edizione: 1998
Immergendo un fatto di cronaca, l'audace e fortunosa campagna del principe Igor 'Svjatoslavic contro i Cumani del 1185, nella dimensione della satira, dell'appello politico, della leggenda, l'anonimo aurore dcl Cantare di Igor' -probabilmente un uomo della corte o addirittura della «schiera» del principe - crea il gioiello dell'epica slava. In una prosa ritmica straordinariamente ricca di allitterazioni, di metafore, di immagini luminose e fosche, di metamorfosi: lgor' è lupo, ermellino, falco, anatra bianca, dialoga con i fiumi e con tutta la natura, i Cumani sono neri corvi oppure una stirpe di pardi. i carri stridono come cigni dispersi... L'anonimo ritrova la fantasia animistica dello sciamanesimo, gareggiando con il leggendario Bojan, il giullare-mago che «se per qualcuno componeva un canto / allora fatto pensiero / trasbordava il bosco / lupo grigio in terra / aquila cinerea sotto le nubi».
Carcere d'amore. Testo spagnolo a fronte
Diego de San Pedro
Libro
editore: Carocci
anno edizione: 1998
Pubblicato a Siviglia cinquecento anni fa, nel 1492, e subito divenuto un vero e proprio best-seller in tutta Europa, come testimoniano le sue numerosissime traduzioni, il Carcere d'amore di Diego de San Pedro rappresenta il vertice del genere «sentimentale» tipico della cultura dei Re Cattolici e uno dei grandi modelli per i narratori del secolo successivo non escluso Cervantes. Lo schema tradizionale della visione allegorica, formalmente adottato, si apre qui ad accogliere i motivi cortesi più vivi e controversi dei Cancioneros del tardo medioevo spagnolo. Si disegna così, fra avventurose peripezie e pause di modernissima introspezione psicologica, la patetica vicenda del protagonista, Leriano che - «martire» di un amore non corrisposto - assapora le sue sofferenze consumandosi fino alla morte; ma prima di morire, si fa quasi tomba del proprio segreto amoroso facendo a pezzettini le lettere ricevute dalla sua belle dame sans merci e bevendole sciolte in una coppa piena d'acqua.
Il bel cavaliere sconosciuto. Testo francese a fronte
Beaujeu de Renaut
Libro
editore: Carocci
anno edizione: 1998
Accogliendo le forme del lai e della lirica, proiettando il protagonista verso diversi mondi possibili Il bel cavaliere sconosciuta (1200 ca) di Renaut de Beaujeu segna un momento importante e di felice innovazione nella storia del romanzo arturiano. Nella Città Devastata Guinglain affronta e supera la prova dell'Orrido Bacio - "lo fissava senza distrarsi, /e senza agitarsi; / era stupito / di quella bocca così rossa. / Il serpente si slanciò verso di lui e lo baciò sulla bocca" - liberando dall'incantesimo e dalle spoglie del serpente una bellissima fanciulla, Blonde Esmeree, che sarà la sua sposa. L'altro mondo è quello dell'isola d'oro, dove Guinglain ha incontrato e amato una fata, la Pucele, dove è stato felice. L'L eroe si sposta da un livello all'altro attraverso momenti di ricordo di turbamento che non presentano però lo spessore di un profondo conflitto interiore, le sue azioni e i suoi sentimenti sono reversibili, come in un bel gioco romanzesco, Il finale resta aperto alle audacie della metanarrazione e della galanteria se la dama per cui Renaut de Beaujeu ha scritto il romanzo si mostrerà con lui meno crudele, allora l'autore farà sì che Guinglain possa incontrare ancora la fata dell'isola d'Oro
La saga dei volsunghi. Testo moreno a fronte
Libro
editore: Carocci
anno edizione: 1998
pagine: 272
«Ho lavorato tanto per arrivare a questa vendetta» - dice il primo dei grandi personaggi femminili della Saga dei Volsunghi (1260-1270 ca.), Signv, la Siglinde di Wagner - «che a nessuna condizione la vita sarà per me più vivibile». In questa storia d'oro e di sangue si dispiegano smodate possibilità e smisurate frustrazioni, si confrontano figure indimenticabili: Sigurdr-Sigfrido, eroica e straordinaria armatura vuota trasognato esecutore di ordini altrui, Brynhildr-Brunilde, compendio disarmonico di tutte le idee femminili che si è fatto l'Occidente, Bella Addormentata, Principessa nella Torre, Bisbetica Domata, Vergine Mortifera. L'anonimo autore della saga, con un accanimento prosastico senza pari e insieme con magnifiche riprese visive e sonore - l'inquietante luccicare delle spade, il cielo sempre oscurato, trasvolato da Valchirie, il continuo, ululare dei lupi, le bevande tutte torbide e affatturate- riesce a proporre un'interpretazione ferrea, stranamente razionale e laica, corale e desolata, della più eroica e della più meravigliosa delle legende germaniche.
La saga di Eirik il Rosso
LUNI
Libro
editore: Carocci
anno edizione: 1998
Gli uomini del Nord che a partire dai 970 si stabiliscono in Islanda, per poi spingersi oltre, fino alla Groenlandia fino alle terre felici dei pascoli e delle viti (la costa nord-americana, che chiamano Vinland), sono degli avventurieri dei marginal men del nuovo stato centralizzato norvegese, dei nostalgici di un passato glorioso ed eroico. Nelle saghe che raccontano le loro imprese - La saga di Eirik il Rosso, La saga dei Groenlandesi (XIII sec. ) - irrompono frequentemente antiche credenze pagane, con voci incorporee che avvisano i protagonisti di gravi pericoli, con invocazioni al dio Thor, con ostinati fantasmi (draugar) che si acquietano solo se gli si pianta un paletto nel cuore. Straordinaria è la seduta della "piccola indovina" Thorbjorg, nella Saga di Eirik il Rosso: "Aveva un mantello blu, tutto ornato di pietre preziose ai bordi: aveva al collo delle perle di vetro, sul capo un cappuccio nero di pelle di agnello... Le furono preparati cuori di tini gli animali a disposizione. Ella aveva un cucchiaio di ottone e un coltello con l'impugnatura di denti di balena, con due anelli di rame e spezzato sulla punta..."
Razon de amor. Testo spagnolo a fronte
Libro
editore: Carocci
anno edizione: 1998
«Chi triste ha il cuore / venga a udire questa poesia. / Udrà una poesia compiuta, / fatta d'amore e ben rimata. / Uno scolaro la compose / che sempre amò le dame...». Così l'autore della Razón de amor (metà del XIII sec.), che insieme alla Disputa del alma y el cuerpo, una sorta di contemptus mundi volgare, e a Elena y Maria un gustoso e buffonesco dibattito sui vantaggi e gli svantaggi a cui una dama va incontro amando un chierico o un cavaliere, costituisce il prezioso corpus dei contrasti spagnoli medievali delle origini. L'enigmatico scenario della Razón de amor - un giardino meraviglioso, due coppe d'argento, una con vino, l'altra con acqua, l'idillio amoroso tra una fanciulla e un chierico, una colomba messaggera che mescola contenuti delle coppe, un dibattito tra l'Acqua e il Vino - ha dato luogo, da Morel Fatio a Men ndez Pidal a Spitzer, a una ridda di interpretazioni. Acqua e Vino alludono forse simbolicamente a desiderio di purezza e a desiderio di estasi, poi uniti in un'armonia di contrari, così come l'amor de lonh trobadorico con cui si apre l'amorosa visione nel giardino trapassa nella voce appassionata e nello stile parallelistico delle antiche cantigas de amigos: «Dio signore, tu sia lodato / dacché conosco il mio amato! / Ora ho ogni bene con me / dacché conosco il mio amico!»
L'aur'amara. Testo provenzale a fronte
Arnaut Daniel
Libro
editore: Carocci
anno edizione: 1998
Di questo grande trovatore (vissuto nella seconda metà deI XII secolo) che Dante colloca fra i lussuriosi del Purgatorio mettendogli in bocca un ampio discorso in provenzale, ci è rimasto un breve ma compatto canzoniere che giustifica appieno la definizione dantesca di «miglior Fabbro de parlar materno e l'elogio petrarchesco del suo «dir strano e bello» Domina infatti in questi versi una strenua ricerca metrica e stilistica, che fissa in gelide astrazioni i paradossi e i rituali dell'amore cortese. L'itinerario iniziatico della fin amor si risolve qui nella dura ed esaltante opera della creazione poetica che diventa un imperativo assoluto: «Debbo fare più di ogni altro una canzone di tal fattura che non ci sia parola impropria né verso senza rima». E questa ricerca culmina nel virtuosismo arcano e incantatorio della sestina, dove il ritorno ossessivo delle stesse sei parole-rima esprime mirabilmente il circolo vizioso del desiderio erotico: un modello metrico che sarebbe poi stato imitato da molti grandi poeti, da Dante e Petrarca fino a Ungaretti.

