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ABE

Tanto da grande farò il nonno

Tanto da grande farò il nonno

Antonio Sasso

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2021

pagine: 106

"Dopo qualche giorno di opportuna euforia, sono rientrato nella normalità. Sono finiti gli impegni formali legati allo stato di quiescenza e sono diventato uno dei tanti pensionati. Ho quasi sempre mal sopportato l'ozio e l'impatto forzato e mi ritrovo in questa giornata, uggiosa e particolarmente vuota, a fare un qualche bilancio. Non so da che parte iniziare e non riesco a concentrarmi. Decido allora di vestirmi e fare una passeggiata. Apro l'armadio e fra i tanti abiti scelgo uno che ho usato solo in maniera sporadica. L'ho ritenuto sempre un po' snob e legato per di più a momenti della vita dove bisognava apparire piuttosto che essere. Sono pur sempre un professionista esclamo, e poi non ritengo giusto appiattirmi e cadere nella vacuità della vita. È nato così questo mio nuovo scritto, che non è proprio un libro, quanto un diario. È quel diario che ogni uomo, prima di andare in pensione, dovrebbe immaginare di scrivere…"
16,00 €

Messeri del Rinascimento nella Benevento di Paolo III. Aneddoti di Niccolò Franco su abati, putte e streghe

Messeri del Rinascimento nella Benevento di Paolo III. Aneddoti di Niccolò Franco su abati, putte e streghe

Virgilio Iandiorio

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2021

pagine: 106

In questi ultimi anni l'interesse per Nicolò Franco, poeta e scrittore beneventano del XVI secolo, è andato crescendo per una serie di motivazioni. La sua vicenda umana, la condanna per oltraggio e la conseguente esecuzione capitale, è stata oggetto di studio e di ricerche. Come si sa, Nicolò Franco, nato a Benevento nel 1515, dopo aver frequentato gli ambienti culturali di diverse città tra cui Napoli, Venezia, Mantova, Monferrato, Roma, finì i suoi giorni sul patibolo l'11 marzo 1570 in seguito a sentenza del Sant'Uffizio, per aver scritto pamphlet contro famiglie allora in auge nella Chiesa. I suoi libri, che per essere stati pubblicati quando fiorivano in Italia grandi poeti e scrittori, sono stati letti badando più agli accostamenti e ai confronti con essi, oggi ricevono la giusta attenzione di studiosi e lettori, dando il dovuto rilievo ad uno dei protagonisti della letteratura italiana della prima metà del Cinquecento. Per Eleonora Impieri è "Nicolò Franco un uomo di pensiero aperto alle novità intellettuali del suo tempo, degno esponente di una cultura alternativa in grado di ipotizzare e presagire l'immagine di una società felice. Non si tratta di una pura e semplice utopia, bensì di un sogno continuamente riproposto da un moralista non certo privo di contraddizioni e alieno ai compromessi, ma pur sempre vero e autentico in ogni sua dissacrante invettiva sorta dalla sua travagliata esistenza". Delle opere di Nicolò Franco l'Epistolario ha catturato il mio interesse, in particolare, per le sue annotazioni su personaggi e paesi della sua città, Benevento, e Provincia di origine, il Principato Ulteriore. Benevento ha una peculiarità: appartenere allo Stato Pontificio e trovarsi, un' enclave, nel territorio del Regno di Napoli. La città sannita fu l'unico centro urbano del Mezzogiorno che non cadde in potere dei Normanni, essendosi posta sotto la protezione della Chiesa. Nel 1077, infatti, dopo il Principato Longobardo, passò sotto il dominio del Papa e vi rimase quasi ininterrottamente fino all'Unità d'Italia. Quando nacque Nicolò Franco la città di Benevento soffriva dei forti contrasti tra i ceti dei Nobili e dei Popolani. "Dopo la proclamazione di Ferrante d'Aragona a re di Napoli a discapito della dinastia angioina, nel 1458, Benevento allora si trovò divisa in due partiti, quello "di sopra" agganciato alla Rocca e quello "di bascio" ruotante attorno al Duomo. Ciascuno di essi possedeva milizie e bandiere, all'insegna della Rosa Rossa per i soprani e della Rosa Bianca per i sottani. Tutta la città rimase coinvolta dalle dispute diventando teatro di violenze e omicidi: della torbida situazione, inoltre, profittavano banditi e criminali di ogni angolo del Reame che nell'enclave trovavano insperato rifugio. Il massimo del caos assoluto culminò nel 1528 quando settemila Lanzichenecchi di Carlo V, reduci dal sacco di Roma, raggiunsero la città occupandola per due mesi. La situazione fece riflettere i beneventani che, stimolati dalle parole di un famoso frate cappuccino, padre Ludovico Marra, assistito dal governatore Diomede de Beneinbene, si convinsero a riconciliarsi: deposte le armi, fu raggiunto l'accordo. Era il 10 febbraio 1530″. I tre libri dell'Epistolario sono di particolare interesse per ricostruire amicizie, ambienti dei luoghi di origine di Nicolò Franco. Da terra d'Otranto vengono i belli asini. In Puglia si fa buon olio. In quella Calabria gli unichi infilza perle. In Barletta i buoni melloni. In Siena i bravi ingegni. Quanti Cavalieri in quel Napoli. E ancora nomi, personaggi e stravaganze fra Benevento, Montefusco e Atripalda.
29,00 €

La signoria di Forenza in principato di Nazareth. «Florencie» feudo dei pagano di Nucera nel regno dei templari di Gerusalemme

La signoria di Forenza in principato di Nazareth. «Florencie» feudo dei pagano di Nucera nel regno dei templari di Gerusalemme

Arturo Bascetta, Sabato Cuttrera, Francesco Russo

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2021

pagine: 128

Le province commissariate e sequestrate ai feudatari di Re Tancredi Altavilla, tornarono ad essere amministrate dalla Chiesa, che nel salvaguardare l'eredità all'Imperatrice Costanza, riportava il potere alle carceri delle rocche con sede nelle contee. Così rinacque l'amministrazione della giustizia periferica, dipendente da un carcere che ebbe sede in ogni singola contea. Tutte le contee appartennero ad una provincia in costruzione, cioè che si andava formando e quindi dai confini instabili, sottraendo feudi alle province storiche rimaste nelle mani dei sopravvissuti tancredini, ex fedelissimi del nemico Altavilla. Ogni provincia intese raggruppare tutte le terre demaniali strappate al defunto Re Tancredi Altavilla in Giustizierato. Nel caso del Giustizierato della provincia del Ducato Apulia e Principato Capua il giustiziario giustiziere fu il conte Giacomo di Sanseverino, detto dei Tricarici di Caserta, che fece nascere la contea nel luogo che mutò nome in Tricarico, sposando la figlia del deposto Re Tancredi, dei cui beni si era impossessato Enrico Imperatore, che si disse avvelenato dalla moglie Costanza. Tanto è vero che una volta avuto Federico II, restituì il regno al papa e ai Sanseverino. Questo testo a più mani, introdotto dal cav. Francesco Russo e chiuso da Sabato Cuttrera sul periodo svevo, si avvale di uno studio del prof. Rotundo su Ugo e Pagano dei Pagani, a dimostrazione del grande lavoro svolto dai templari in diversi secoli nei luoghi strategici del Regno di Puglia. Il libro si snoda intorno ad una ricerca sulle pergamene del Codice di Malta, in cui si conserva un documento dove si afferma che il feudo di San Martino di Forenza, cioè Forenza prima di Forenza, fu fondato dai templari gerosolomitani ai tempi della prima crociata, quando la zona apparteneva ai Pagani.
29,00 €

Noterelle beneventane: cavalieri, scudieri e intrallazzi di angioini e aragonesi

Noterelle beneventane: cavalieri, scudieri e intrallazzi di angioini e aragonesi

Arturo Bascetta

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2021

pagine: 228

Per comprendere questi ultimi passaggi storici, va accettata la tesi che, prima della divisione, erano uniti tutti i paesi della Montagna, sia del versante dei Caracciolo, da Torrioni a Casalbore, come del versante di Montemiletto e Montaperto. Casali, questi, dove il signorotto di turno pensava solo a riscuotere il Laudemio, cioè la quartame partem praedj vulgo dictam quarteria loco laudemii sive quinquagesimae, et hoc non sive violentia, ac propria autorità, lacerando ancora di più i paesi. Non solo. Le nuove ripartizioni finirono per dividere gli stessi Casali della Montagna da Montefusco: Toccanisi, Torraioni, Bagnara, S.Giacomo, Mont'Orzo, Monti Rocchetto, Montefuscoli, S.Pietro Intellicato, S.Maria a Tuoro, S.Marco à Monti, Casale nuovo, come si rileva dal Catasto del Castello di Toccanisi, da sempre unito a S.Angelo di Torrioni, e non a Torrioni di Tufo, che appartenne al gruppo dei feudi dei "di Tocco", Conti di Montaperto e del Calore. Gravi danni subì Benevento per due mesi per via dei 7000 soldati spagnoli che andarono via il 1 novembre 1528, quando si cantò la litania. A dicembre del 1529 la città tornò sotto l'ubbidienza della Chiesa con Clemente VI. Nel 1530, scaduto il governariato di Girolamo, il papa nominò Ferrante Gonzaga a governatore, fratello di Federico, il quale, il 25 marzo, per concesione di Carlo V scambiò titolo di Marchese Mantova con quello di Duca e non più per un solo anno, ma vita natural durante, da governatore e luogotenente castellano…. Il Conte Roberto Boschetto nel 1512 partecipa alla battaglia di Ravenna; viene armato cavaliere per il valore dimostrato nello scontro e l'anno dopo è inviato da Trivulzio «presso l'imperatore Massimiliano d'Austria al fine di ottenere il riconoscimento di Mirandola a loro favore. La signoria della città è, invece, assegnata a Giovan Francesco della Mirandola, mentre al pupillo di Roberto Boschetti, Galeotto della Mirandola, è assicurata quella di Concordia. Passa al servizio di Giuliano dei Medici. A Modena per fungere da paciere tra le fazioni dei Rangoni, dei Tassoni, dei Carandini e dei da Fogliano, divisi tra partigiani del pontefice e sostenitori dell' imperatore e degli estensi. Sempre in Modena presenzia ad una cerimonia religiosa con il nuovo governatore pontificio Fabiano Lippo. Prende parte al successivo consiglio generale cittadino. Viene inviato dal luogotenente di Piacenza Goro Gheri presso Giuliano dei Medici. Alla morte di Giuliano dei Medici si trasferisce agli stipendi del papa Leone X, sempre di casa Medici».147 Nel 1516 ancora combatteva al fianco di Francesco Maria della Rovere nel ducato di Urbino al comando di 2000 fanti, di cui 800 fra corsi e spagnoli. Ottenuto per accordo Maiolo, assediò San Leo e si impadronì del monte sopra la rocca… Nel 1517 si porta ad Ancona come commissario pontificio. Ha il compito di provvedere all' approvvigionamento di tutto l'esercito pontificio nella guerra provocata dal della Rovere. E' inviato a Roma dal cardinale di Bibbiena Bernardo Dovizi per perorare la causa dei Bentivoglio che desiderano rientrare in Bologna. Gli viene concessa la cittadinanza di Ancona. Si sposta in Toscana e controlla nel Casentino i movimenti del della Rovere. Al termine del conflitto è scelto dal duca di Urbino Lorenzo dei Medici come viceduca e suo luogotenente nel ducato. Partono da questo strano personaggio le storie descritte in questo viaggio nel pieno medioevo nella Benevento dei Papi, dove nessuno si era inoltrato così nel profondo, studiando documenti angioini e aragonesi che hanno condotto l'autori a conclusioni a volte diverse sulla storia degli stati della Chiesa.
49,00 €

Dieci diavolerie beneventane: l'ostessa, le taverne e altre storie scritte da viaggiatori di ogni tempo

Dieci diavolerie beneventane: l'ostessa, le taverne e altre storie scritte da viaggiatori di ogni tempo

Virgilio Iandiorio, Teresa Zeppa

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2021

pagine: 128

Il libro di Zeppa e Iandiorio è un continuo susseguirsi di storie, racconti, episodi, antichi e medievali. Risale alla notte dei tempi la storia di un albergo dove si riunivano i viandanti in cerca di storie sulle streghe. Un signore, che è vicino al nostro tavolo, guarda in modo strano la padrona, la moglie del proprietario dell'albergo (regina cauponae) e mi fa cenno di non parlare. La donna è una strega (ci dice a segni di labbra). Ponendo il dito indice sulla sua bocca e con aria stupita:" fate silenzio -soggiunge- non profferite parola. Dio ci guardi da una donna indovina. Fate attenzione a dire qualche parola che possa nuocervi…Questa strega -soggiunge- può far cadere il cielo, e sollevare la terra, far seccare le fontane, fare sciogliere come neve le montagne,far rivivere i morti, togliere forza agli Dei, spegnere le stelle e illuminare persino il Tartaro". Racconta poi delle storie di magia che ella avrebbe fatto: "Un suo amante che, con suo scorno, l'aveva piantata per correre dietro a un'altra, con una sola parola l'ha mutato in un castoro. Anche un oste suo vicino, e perciò suo rivale, lo ha trasformato in una rana, e ora il povero vecchio nuota in una botte di vino e, sepolto nella feccia, chiama raucamente con un gracidio, che vuole essere cortese, i suoi antichi avventori. Un altro - un avvocato - che aveva sparlato contro di lei, lo ha trasformato in montone, e ora quel montone tratta cause in tribunale"...
29,00 €

Baci, stupri e lestofanti: i crimini nel Seicento tradotti da Eliseo Danza

Baci, stupri e lestofanti: i crimini nel Seicento tradotti da Eliseo Danza

Virgilio Iandiorio

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2021

pagine: 128

Ecco un secondo volume dedicato ad Eliseo Danza, il giurisperito di Montefusco. Sono nuovi episodi simpatici, grotteschi, a volte inattesi e spesso violenti, trattati con maestri da Danza e tradotti per noi dal preside Iandiorio, in linea con il percoso già avviato in collana. Nel 2016, infatti, venne pubblicato il "Crimine nel Seicento", un' intervista immaginaria al Danza sui reati più frequenti ai tempi suoi, cioè nel secolo decimosettimo. Nella sua opera De Pugna Doctorum, il primo volume edito a Trani nel 1633, il secondo a Montefusco nel 1636 e il terzo a Napoli nel 1642, con un'emissione successiva del 1648, egli espone molti casi di sentenze presso i tribunali del Regno di Napoli dopo disamina accurata della punibilità degli imputati secondo le leggi in vigore. I testi di natura giuridica, abbondanti nel XVII secolo, sono stati in genere trascurati dalla letteratura, forse perché ritenuti troppo tecnici e specifici in materia di legislazione civile e penale. A leggerli, però, si ritrova uno spaccato di vita vissuta, anche se porta alla luce quanto di più abbietto possa esserci nell'uomo. Omicidi, rapine, stupri, violenze inaudite di un uomo contro i suoi simili. Eliseo Danza era nato a Montefusco nel 1584, dove morì nel 1660. Nei suoi tre volumi De Pugna Doctorum descrisse una quantità notevole di casi giudiziari, molti dei quali discussi nella Regia Udienza della sua città, che era capoluogo del Principato Ultra fino al 1806, quando i Francesi venuti nel Regno di Napoli decisero di trasferire il capoluogo del Principato ad Avellino. Anche per questo secondo volume, l'esposizione dei fatti è lasciata alle parole del Danza. Poiché tutta l'opera è scritta da lui in latino, bisogna mettere in conto che la traduzione in italiano potrebbe generare qualche fraintendimento. Dobbiamo avere chiaro che trattiamo di fatti avvenuti quattro secoli fa; e in questo tempo molte cose sono cambiate, e la sensibilità nostra potrebbe reagire in maniera diversa rispetto agli episodi criminali del passato. Alcune controversie riportate in questo secondo volume riguardano, più propriamente, il diritto civile, come il problema di potersi fregiare del titolo di città da parte della Terra di Atripalda. E poi questioni attinenti al reato di offesa alla religione (blasfemia) e agli uomini (ingiuria). Il capitolo finale è sulla violenza fatte alle donne; il reato di stupro doveva essere molto frequente a quei tempi, se ad esso il Danza riserva particolare attenzione. La sensibilità nostra considera insopportabile e ingiustificata qualsiasi forma di violenza fatta alle donne. E questi reati non vanno mai prescritti nella nostra memoria.
29,00 €

La cucina tipica dell'Appennino napoletano. Elementi agroalimentari della tradizione campana

La cucina tipica dell'Appennino napoletano. Elementi agroalimentari della tradizione campana

Arturo Bascetta, Gennaro Scognamiglio

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2021

pagine: 84

Il cibo, in senso lato, può essere definito la "chiave di lettura" della cultura e della socialità di un determinato territorio, difatti esso rappresenta un rito di scambio, di chiacchiera che è alla base della convivialità e dell'instaurazione di relazioni interpersonali; in altre parole, il cibo è il mezzo attraverso cui è possibile creare unione e condivisione all'interno di gruppi di persone dando loro una maggiore possibilità di integrazione nel mondo esterno. In aggiunta, la dimensione relazionale comprende anche e soprattutto la simbiosi con il territorio e quindi il cibo entra a far parte della cultura del posto. Da qui parte il viaggio fra ricette e piatti tipici, pronti per essere realizzati da chiunque, anche attraverso la descrizione di un viaggio storico per i luoghi antichi da Lauro ad Avella, da Avellino a Pietrastornina, lungo i pendii e i pascoli dell'Appennino Meridionale. È risaputo che il viaggio da Napoli a Montevergine sui traini era un fatto assai defatigante. Ma forse non tutti sanno che i viaggiatori, col caldo o con il freddo, si fermavano continuamente a bere. Alla fontana borbonica sulla salita di Monteforte, se si trattava di acqua; dai vinai, se si trattava di rossi o bianchi di qualità... Non resta che salire in carrozza per una lettura e magari una cena da favola.
29,00 €

Pannarano e il Partenio: spigolature nel paese di Amenta che Caracciolo il galante teneva in signoria nel regno di Napoli

Pannarano e il Partenio: spigolature nel paese di Amenta che Caracciolo il galante teneva in signoria nel regno di Napoli

Virgilio Iandiorio

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2021

pagine: 96

Il titolo del libro, ti dice già, gentile Lettrice e gentile Lettore, che esso è una raccolta di argomenti attinenti alla storia di Pannarano, senza iniziare dalle origini remote del paese, vere o fantastiche che siano, per finire ai nostri giorni. La sequenza di eventi cronologicamente esposti cede il posto a singoli aspetti della storia di Pannarano. Quali tra di essi siano più o meno interessanti è una valutazione affidata alla vostra discrezione di lettrici e lettori curiosi e attenti. Per chi ha voglia di leggere solamente un capitolo, che dal titolo gli potrà sembrare più interessante, valga il suggerimento che Alessandro Manzoni dà ai lettori de i Promessi Sposi, quando si accinge ad esporre la vita, e tutti i meriti, del Cardinale Federigo Borromeo (cap. XXII): "Intorno a questo personaggio bisogna assolutamente che noi spendiamo quattro parole: chi non si curasse di sentirle, e avesse però voglia d'andare avanti nella storia [di Renzo e Lucia], salti addirittura al capitolo seguente". Un romanzo va letto in sequenza, per non parlare di quelli gialli dove tutto si dipana come un gomitolo di lana; ma queste pagine di storia di Pannarano, sono dei riquadri, come in un polittico, dove cogliere l'unità dell'insieme è un compito affidato a ogni singolo spettatore/lettore, che sa collegare le parti più interessanti e quelle meno, le più piacevoli e quelle ininfluenti, naturalmente a seconda della sua sensibilità, dei suoi interessi e delle sue conoscenze. La divisione in capitoli è funzionale alla creazione di momenti di pausa all'interno di un'unica narrazione; il titolo, poi, di ciascuno di essi fa quasi da introduzione a quello successivo...
21,00 €

Atti di notai salernitani. Le vicarie di Montefusco e Sanseverino, Conza suffraganea, il Vallo dei Perrelli e la sposa a Paulillo Marchese d'Amalfi

Atti di notai salernitani. Le vicarie di Montefusco e Sanseverino, Conza suffraganea, il Vallo dei Perrelli e la sposa a Paulillo Marchese d'Amalfi

Sabato Cuttrera

Libro

editore: ABE

anno edizione: 2021

pagine: 128

Salerno perse il Seggio di S.Matteo di Montefusco, parte del Principato chiamata Ultra, nel 1500. In origine, buona parte della provincia di Avellino era unita a quella di Salerno fino al fiume Calore, come testimoniano le pergamene di Cava, avendo il suo ultimo polo salernitano in Montefusco. C'è da dire che i primi atti notarili consultabili, quelli ancora conservati nell'Archivio di Stato di Avellino e in quello di Salerno, provengono da rogiti di notai ignoti che appaiono di stanza fra Sanseverino e Montefusco. Uno di questi notai è Ambrogium de Vivo di Santo Severino nell'anno 1506, questi, insieme ad altri, rappresentano il fulcro degli atti notarili consultati e trascritti per la prima volta, da cui i sunti e le citazioni che fanno di questo libro un testo unico nel suo genere su fatti di uomini, chiese, beni e testimonianze di 500 anni fa.
30,00 €

Atti di notai beneventani. Mulino Palata, testamento di Ceppaloni, Granai su M.Fusco, Chiese degli Scolopi e abati nei rogiti di Leo, Giordano e altri

Atti di notai beneventani. Mulino Palata, testamento di Ceppaloni, Granai su M.Fusco, Chiese degli Scolopi e abati nei rogiti di Leo, Giordano e altri

Sabato Cuttrera

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2021

pagine: 128

Sono estratti di prima mano dagli atti notarili, soprattutto di quelli compresi fra 1500 e 1600, e di altri riferiti ai Concili provinciali dell'arcivescovo di Benevento che ottenne la facoltà di riconferire le insigne badiali mitrate dentro lo stesso Regno di Napoli.
30,00 €

Atti di notai avellinesi. La peste al Casino del Principe, l'AGP, Pacello fontaniere dei Re, l'oro delle spose, liti nei paesi del vino fra Zaza e i Perrelli

Atti di notai avellinesi. La peste al Casino del Principe, l'AGP, Pacello fontaniere dei Re, l'oro delle spose, liti nei paesi del vino fra Zaza e i Perrelli

Sabato Cuttrera

Libro

editore: ABE

anno edizione: 2021

pagine: 128

Avellino fu una città vescovile della provincia di Principato Ulteriore del Regno di Napoli, il cui feudo era divenuto di proprietà privata della Casata Caracciolo. Facevano eccezione i luoghi pii dipendenti dalla provincia Diocesana di Benevento o da altri istituti, come nel caso dell'Ospedale di San Tommaso, appartenuto a Montevergine, o del monastero di San Paolo, accosto alla Casina del Principe, dipendente dall'eremo dell'Incoronata di Sant'Angelo a Scala. Ai Principi avellinesi era piaciuto circondarsi di altrettanta nobiltà, fin da quando scelsero di risiedere a Napoli. Erano i tempi in cui Giambattista Manso (1560-1665) Marchese di Chianche e di Bisaccia diveniva amico di Torquato Tasso (1544-1595), al quale fu dedicato uno dei Dialoghi, precisamente l'ultimo, intitolato appunto Il Manso o vero De L'Amicizia, nel 1592, quaranta anni prima che i Principi Caracciolo scoprissero il celebre scrittore napoletano Gianbattista Basile, autore de Lo Cunto de li Cunti (libro improntato sugli usi e costumi irpini), nominandolo Governatore di Avellino.2 I nuovi capostipiti dei Caracciolo-Rossi, divenuti titolari del feudo di Avellino, vi si insediarono il 6 maggio 1581, dando vita, a partire dal 25 aprile 1589, alla dinastia dei Principi di Avellino. Da quell'anno partono i rogiti notarili consultati e le notizie da essi tratte che fanno di questo libro un piccolo gioiello che sfata fantasie su mura longobarde e chiese inesistenti antiche riportate da alcuni storici ante Novecento, ma in realtà costruite dai Caracciolo.
30,00 €

Atti di notai nepoletani. Il molino Monasterace, la cartiera Perrelli, le lenzuola in seta di Bari, zite di S. Giorgio, Ponte Calore e coloni Beneventani a Ischia

Atti di notai nepoletani. Il molino Monasterace, la cartiera Perrelli, le lenzuola in seta di Bari, zite di S. Giorgio, Ponte Calore e coloni Beneventani a Ischia

Sabato Cuttrera

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2021

pagine: 128

Come in una sequenza filmica si snodano i diversi atti notarili con le loro singolari figure, come nei patti nuziali, nei testamenti. Singolari documenti segnalano dunque modi di essere, costumi, usanze, tradizioni di specifici luoghi. I panni colorati lavorati sono pregio, distinzione. Significativi a tal proposito sono in testamenti, come le ultime volontà dettate dall'uomo "seduto sulla sedia di paglia". Dettagli questi non da trascurare. L'occhio notarile è anche attento così al contesto, al vissuto. I testamenti rivelano l'atteggiamento dell'essere umano di fronte alla morte, insieme ai culti del territorio. Nel testamento di Orazio Principe leggiamo: Raccomando l'anima mia alla ss.Trinità essendo quella fiato della Maestà... Chiamando pure ad assistermi s.Liborio, s.Matteo, s.Antonio, s.Pascale, s.Filippo Neri, miei principali avvocati, s.Vito, s.Modestino, s.Domenico, s.Andrea di Avellino". Inoltre ordina che si celebrino "per l'anima di esso testatore due messe l'anno... Scorrendo gli atti notarili, di notevole importanza, si rivelano i patti iniziali per la cultura materiale e per l'immaginario che essa suscita. Nel 1706 il notaio Onofrio nel registrare il matrimonio della Magnifica Teodosia Sirena, riporta tutte "le cose" consegnate come le "lenzola di seta di Bari", i "salvietti di Fiandra", la "veste di scottino a colore del Carminio"... Sono solo alcuni degli argomenti trattati nel testo, estratti in prima facie dagli archivi di stato. È la storia vera delle popolazioni del Sud riportata dai notai napoletani e di altri luoghi.
30,00 €

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