ABE
Scartoffie beneventane. Volume Vol. 6
Arturo Bascetta
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 112
Via da Napoli la Regina Isabel e poi il sovrano. Re Renato sul Partenio: da Nola a Benevento. René eleva Amedeo di Savoia ad antipapa. Il ritorno in Provenza fra tornei e pastorelle. Solo Napoli resta angioina col Conte Sforza. Il Magnanimo troneggia in S. Bartolomeo. Benevento capitale momentanea del Regno. Sequestro di beni a chi non si fa corrompere. Il Re fa regali solo ai beneventani fedeli. S'addobba il ritratto regio nel Palazzo vescovile. Foschino Sforza preso a M. Fusco dal Viceré. Il Re contro Sforza: artiglierie e corruzion. Cadono Apice, Troia e Chieti: Sforza arretra. Il Re fa Parlamento a Benevento: le province. Alfonso è Re, Ferdinando I vicario dal 1442. Alfonso cede Benevento al Papa senza la Valle. Il Re cede i diritti alle fiere: S. Donato e S. Egidio. L'eredità di Don Francesco, siniscalco regio. Spuntano i Capobianco per la metà del Palazzo. L'ex Civitate Beneventana restringe i confini. Le province del 1463: Ultra e Citra Benevento.
Béatrice de Provence
Arturo Bascetta, Sabato Cuttrera
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 128
Beatrice non poté godere a lungo della gloria e dei frutti della conquista del reame. Pertanto, forse consapevole della malattia, così come già aveva fatto in passato, riprese a scrivere, anzi a dettare le sue ultime volontà. All'epoca era immersa nella pace dei colli che circondano Forenza, baluardo dei templari combattuto fra chi risale l'Ofanto e chi il Basento, nella già nota dimora di Lagopesole, già Principato di Taranto degli Altavilla periti a Venosa, nella giurisdizione dell'antica Acheruntia. La nostra Regina Beatrice di Provenza, invece, trapassata la madre, secondo Matteo Spinelli, sarebbe morta nell'ottobre del 1267, ma «con buone ragioni e documenti si dimostra come quella morte abbia a fissarsi nel marzo dell'anno 1268. E non crede né pure che sia stata seppellita, come riferisce il Summonte, in Nocera. La lapide che vedesi tuttavia nella Chiesa di S.Maria Mater-Domini, guasta e corrosa dal tempo, sarà giudicata falsa dallo storico. Nella Valle Basilicata, quella che racchiude gli antichi territori della Fiumara e del Fiumitello da Forenza a Lagopesole, la corte al seguito della sovrana si fermò dal 6 aprile al settembre del 1266. Il 30 giugno Beatrice era in camera palatii Lacuspensilis. Qui, la Regina, dilaniata dalla malattia, dettò le sue ultime volontà, senza più sperare di poter trascorrere una sola giornata di svago fra i colli della distrutta Civitate Florentia. Al suo capezzale non c'era alcun messere di Venosa, Acerenza o Gravina. Donna Beatrice, degna erede di sua maestà Beatrice di Savoia, volle che l'attorniasse solo la corte, quella che la seguiva in Provenza, come nelle vicarie del suo reame. E Bartolomeo Pignatelli, arcivescovo di Messina, Goffredo di Beaumont, cappellano del papa e cancelliere reale, Giovanni d'Acy, il comandante Barral di Beaux, e il milite Pietro di Cambelin furono pronti per quest'ultimo atto di affetto verso la di loro sovrana.70 Beatrice non aveva avuto tempo di vedere terminato il Palazzo di Valle Basilicata, in quel di Lagopesole, base militare degli Angioni. Non ebbe tempo neppure di dare seguito alle rifiniture operate dai grandi maestri del marmo di Forenza, o dalle altre maestranze che da Venosa e da Acerenza si partivano per fare bello il suo reame. Sembrava scaduto tutto il tempo necessario per inaugurare questa nuova reggia itinerante, che Carlo I d'Angiò, marito allegro e premuroso, aveva dedicato alla sua dolce moglie. Da allora per i sudditi non ci sarebbe stata altra occasione se non quella della preghiera, specie verso Montevergine. E a quella madonna che proprio da qui, nell'immenso dei boschi forentani, gli Angioni mostrarono i segni della devozione, ora un intero popolo volgeva lo sguardo. Le campane festose che suonavano a distesa da S.Angelo a S.Maria degli Armeni, o a S.Martino de Pauperibus, ultimo baluardo gerosolomitano dei Cavalieri Templari di Barletta, smisero all'improvviso di gioire, annunziando per prime al mondo che la più giovane fra tutte le regine di Napoli aveva appena chiuso gli occhi al mondo. L'atto venne rogato dal regio notaio Reginaldo da Coney.71 Morirà un anno dopo, il 23 settembre del 1267, proprio in quell'antico castello allora chiamato Lagopesole. Il suo corpo sarà poi tradotto e sepolto nel duomo di Napoli, indi, nel 1277, trasportato in Aix-en-Provence, nella chiesa di S.Giovanni di Gerusalemme, dove riposavano i genitori.
Venosa nella storia sacra. Traduzione dal latino e commenti sugli scritti di Corsignani. Volume Vol. 2
Virgilio Iandiorio
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 128
La seconda parte di questa storia del vescovo Corsignani dedicata ai luoghi sacri della città di Venosa e della sua diocesi si conclude con la cronotassi dei suoi vescovi. Pietro Antonio Corsignani, subito dopo di essere stato nominato vescovo da Benedetto XIII, indisse una sinodo diocesana nel 1728. Egli era nato a Celano nella Marsica nel 1678 e si era distinto per i suoi interessi storiografici. E nel tempo che resse questa sede vescovile mise le sue competenze storiografiche per ampliare le conoscenze sull'antichità di una diocesi, quella di Venosa, che vantava origini cristiane antichissime. Egli va alla ricerca dei segni che possano illustrare le vicende della città, quella documentazione epigrafica e documentaria, che lui rimprovera spesse volte mancare all'Ughelli, che aveva scritto una monumentale storia dell'Italia Sacra, diventata un riferimento indiscusso degli studiosi. Il vescovo, però, non trascura nemmeno le devozioni popolari scaturite da fatti eccezionali e diventate patrimonio indiscusso di fede. Molto interessanti sono le notizie che il Corsignani riporta dei vescovi suoi più prossimi predecessori. In particolare quel movimento scaturito a seguito del Concilio di Trento che coinvolse anche le nomine dei nuovi vescovi. A reggere Venosa vengono inviati personaggi di grande valore culturale, provenienti da altre regioni italiane. Interessanti personalità sono il vescovo Scoppa (Stoppa) trasferito dalla città dalmata di Ragusa; come pure il De Laurentiis, a Roma amico della regina Cristina di Svezia. Come si sa, la regina Cristina lasciò il suo regno e, convertitasi al cattolicesimo, visse a Roma raccogliendo intorno a sé illustri personaggi della cultura e promosse l'Accademia dell'Arcadia, ufficialmente fondata nel 1690 l'anno dopo la sua morte. L'appendice bibliografica dei libri consultati dal Corsignani per scrivere quest' opera è tratta dalle sue note al testo latino, a riprova della sua meticolosità di ricercatore e attento studioso.
Elementi di dieta mediterranea, lavorazione del pesce essiccato e affumicato nella storia e nella tradizione meridionale
Gennaro Scognamiglio, Sabato Cuttrera
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 108
E' la storia del baccalà napoletano inserita nella dieta moderna. Nella seconda metà del 1800, contrariamente a quanto si possa pensare, e a quanto accadesse altrove, a Napoli, la situazione risultò sotto controllo. I tre quartieri napoletani più interessati alla lavorazione del baccalà erano Pendino, Stella e Porto. Stando alla relazione di Raffaele Valieri, presidente della commissione igienica della sezione Pendino, nel 1867, «quantunque il rammollamento del baccalà, dello stocco fisso e delle interiora (ventri) si esegua in grande nella contrada settentrionale della sezione Stella; quantunque i grandi depositi di questo genere secco si trovino nella sezione Porto, pure nella nostra sezione, la Commissione Igienica ha dovuto seriamente invigilare nelle due epidemie». Erano perciò scattati i controlli su qualche luogo di deposito, su qualche locale di rammollamento e sulla qualità del genere venduto in piazza, e sui diversi modi di sua preparazione in piazza e nelle bettole. La lavorazione del «baccaiuolo» e la fase del rammollamento sono abilmente raccontate in questo libro. Ma come avveniva la lavorazione del prodotto che giungeva essiccato nel Porto di Napoli? A tale mestiere provvedevano i baccalaiuoli. «È usanza del mestiere non cambiare spesso le acque del rammollamento, anzi far loro subire una putrefazione innoltrata, perchè in tal modo il baccalà, massime quello di fibra dura viene più tenero, conserva molta parte glutinosa che non ha potuto cedere alla soluzione satura, e concentrata di principi organici della vasca, e la sua fibra dura e tenace si disfà, e rammollisce sotto il chimismo di una incipiente putrefazione - ed è perciò che quando quest'acqua si elimina dà un puzzo insopportabile e nauseoso da infettare l'aria della località e della via.
Il fratellastro della vera regina. Ladislao rinchiude Giovanna II, Re di Neapolis a Gaeta dal 1390
Arturo Bascetta, Sabato Cuttrera
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 96
Nessun re di Napoli si era spinto fino a tanto. Ma lui, Ladislao, figlio di Carlo III della Pace, imprigionata la sorellastra che la madre aveva avuto con Carlo Il Piccolo, riconquistó quasi tutta l'Italia per consegnarla al Papa in cambio del titolo, giungendo oltre Perugia. Ma fu l'amore a tradire il Re di Neapolis Gaeta, il Re di Neapulia Napoli, il Re di Roma. Ladislao, le amicizie particolari, gli amori sfrenati, le stranezze di un regnante. Di questo parliamo negli ultimi due volumi sul figlio di Carlo III ucciso dal veleno. Fu Giovanna II, Regina nella Reggia di Accola, a farlo stroncare da un bicchiere di vino servitogli da Sforza?
Scartoffie beneventane. Volume Vol. 7
Arturo Bascetta
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 128
Viri e Siri romani alla Vicaria di Ariano. Carlo VIII invade il regno e sosta ad Apice. Aquino amici del Re sobillatori di Benevento. Benevento divisa: l'inquisizione. Primi notai di Ariano durante l'interregno. L'ultimo atto di Federico del 20 giugno 1501. I sonetti stile Petrarca di Angelo Tantaro. La dogana di Atripalda ai Francesi nel 1502. Francesi a Canosa: la resa negli atti di Ariano. Montefusco e non Foggia a sede provinciale. La mezza eredità francese dote del Cattolico. Il Re dona Montefusco a Consalvo e va via. L'Ultra di Principato Salerno con Benevento. La peste e Gonzaga governatore a vita. Cenni agli statuti della vicina Apice nel 1545. La nascita delle nuove province sotto Carlo V. Statuti feudali nella Valle Beneventana. Soricelli, il notaio della Montagna. Pietradefusi si stacca e perde San Martino. L'abbazia di S. Maria Venticano era sul Calore. Melisci e Colella nei notai di Montefusco. Il notaio-cronista della Valle di Vitulano. Le dipendenze dell'arcidiocesi dopo la peste. La Provincia di P.U. sotto i Viceré-Capitani. Il Viceré-Vicario del Principato Ultra . La rivolta di Gaspare Mascambruni del 1526. Roberto Boschetto Governatore di Benevento.
Guardia Sanframondi. Volume Vol. 20
Angela Iacobucci
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 242
Sono le storie di vita quelle che mi attraggono di più, le storie di quelle persone che vivono nell'ombra, ma che, discrete e forti, danno contributi importanti alla conoscenza e segnano il cammino dell'umanità. L'"incontro" accende la mia curiosità e apre la mente a mille domande, che piano piano catalizzano la mia attenzione e, ancor prima che me ne renda conto, diventano ronzio e poi pensiero. Come quando mi imbatto nella storia di qualche donna straordinaria, una di quelle donne complesse e complete, che, per un'antica e radicata tradizione culturale che le vuole ai margini, finiscono con l'essere troppo spesso dimenticate o addirittura cancellate dalla memoria collettiva. Mi prende allora il desiderio di scoprirne la personalità, di capire il contesto storico nel quale tanta bellezza è scomparsa e come ciò sia potuto accadere. Un battito d'ali di farfalla capace di scatenare un uragano nella mia mente, al punto che lo sforzo di riportarne alla luce la storia diventa scommessa. Comincio ad entrare nella storia lentamente, quasi per gioco, con il mio andare lento, prendendomi il tempo per le verifiche e anche per i ritorni, e a quel punto, mio malgrado, il coinvolgimento è già diventato motore inarrestabile. È quello il momento della penna! All'inizio la figura è evanescente, un'ombra fuggevole che lentamente comincia a prendere corpo e si materializza come da un sogno, poi, via via che le notizie si aggiungono, quali pennellate di colore al disegno dai tratti leggeri, il quadro si delinea. Così, lentamente, per incanto, la storia diventa leggibile, come l'inchiostro simpatico delle antiche lettere d'amore, quando venivano passate al calore della fiammella. Infine, quando il lungo lavoro si conclude e la spinta emotiva pure, quasi sempre, emerge una figura che mi lascia sorpresa e mi convince che ne è valsa la pena. Questo lavoro dedicato alla ricostruzione della Storia di Guardia Sanframondi è invece un po' anomalo, così come il modo in cui cominciò. Era una di quelle serate prenatalizie, con l'aria che pizzicottava le guance, ma non ancora fredda; la chiesa di S. Sofia risplendeva della magia delle luci soffuse che allungavano le ombre tra le volte inarcate e le antiche colonne romane. Nel silenzio di respiri trattenuti, risuonavano gli echi di antichissimi canti a cappella, che prendevano corpo sotto quegli archi longobardi e si levavano assottigliandosi in preghiere sublimi, nati lì, ancor prima che nascessero i canti gregoriani. Nella curva della piccola chiesa semicircolare, opposta alla mia, tra i volti noti, quasi sempre gli stessi, di una città di provincia, il sorriso e il cenno di un'amica, che in quel periodo era la Capo Delegazione del Fai di Benevento. Ci salutammo fuori. Il concerto di Canto Beneventano era appena terminato, ma le suggestioni aleggiavano ancora e l'atmosfera incantata tardava a fluire. Nel cicaleggio che sempre segue gli eventi, mi partecipò il desiderio che mi rendessi disponibile alla ricostruzione della storia dei numerosi tesori d'Arte della mia terra d'origine, per metterli in mostra nella vetrina delle "Giornate FAI di Primavera" del 2018. Le dissi subito di sì, come al colpo di fulmine di un innamoramento giovanile. Cominciai a raccogliere le notizie, un po' per gioco, un po' per scommessa, un po' per curiosità. Sulle prime continuavo a mantenere un goliardico atteggiamento di dovere, che oscillava tra l'impegno assunto e una sorta di amore per le radici. Mi sembrava, tuttavia, che tutto questo mi conducesse lontano dalle mie solite passioni, che già si stavano coagulando in un un'altra direzione. A.I.
Guardia nel 1742. Comune di Guardia dei Lombardi (AV)
Agostina Spagnuolo
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 128
Guardia Lombarda è la denominazione di Guardia Lombardi nel periodo di cui si tratta in questa pubblicazione. Interessante anche l'uso delle unità di misura di quel tempo: per l'estensione agraria l'opera, il tomolo, la mesura; per la misura lineare il palmo, la canna, il braccio; per il peso il rotolo, l'onza; la moneta: il ducato, il carlino, il grano o grana, il tarì. E termini come casaleno, pagliajo, massaria, pedanale, pannizza, caselle e palmenti di fabrica, etc. Ne ho riferito nel glossario il significato, dopo averlo ricercato in antichi vocabolari. È da notare che nell'onciario la preposizione di o de di tutti i cognomi di origina patronimica inizia sempre con la minuscola, diventerà maiuscola nel napoleonico. A parte la difficoltà di interpretare la grafia dei manoscritti, l'uso del dialetto è frequente: così Boccolo è riportato talvolta con Vuccolo e Buccolo, Furnielli o Frondelli per Fornelli, Bovenzi e Bevenzi, Celso o Celzo o Celsi, Franconetto e Francionetto, e così via. Evidentemente, anche Giaggia e Piaggia o Spiaggia sono da considerare sinonimi. Ho lasciato puntini sospensivi tra parentesi o il punto interrogativo laddove il testo non mi è risultato chiaro. La denominazione di alcuni luoghi, riferita ovviamente al tempo in oggetto, è spesso chiarita dal testo stesso, da quel seu che significa o, oppure: Spiaggia seu Calvario, Trinità seu Cerreta, La Fontana di cinque grana alias la Matinella, Le Lazzàre seu Fornelli, La Difenzola detta di Valdimasi seu Pietro Uglia, e anche pastino seu vigna nuova, vigna seu deserta. Interessante l'antica denominazione dei paesi: Carauni per Carbonara, nome dell'antica Aquilonia, e Villamagna per Villamaina, Piescopagano per Pescopagano. Come in altri paesi, anche a Guardia un monte di maritaggio assicurava un minimo di dote alle ragazze povere e orfane: in questo caso l'istituzione di beneficenza era il monte De Mongellis, fondato da Don Tiberio de Mongellis e dalla nobile Vittoria Lucania. È la storia della gente comune quella che ho cercato: artigiani, massari, bracciali. Gente operosa, alle cui storie mi sono avvicinata con profondo rispetto. Molti dei loro nomi, tramandati di generazione in generazione, io li riconosco nelle persone di oggi. Altri sono scomparsi da Guardia a causa delle emigrazioni in terre straniere. E a loro, in primo luogo, agli emigranti, dedico questo lavoro, che sempre portano nel cuore il paese di origine conservandone lingua e tradizioni, tramandandole ovunque abbiano trovato casa. Lo dedico a chi è rimasto e si adopera per il suo progresso; agli anziani, che ne rappresentano la memoria storica; ai giovani, ai quali auguro che questa terra sia più generosa nell'offrire la possibilità di realizzare le loro aspettative. Lo dedico in particolare a mio marito che tanto ama la sua terra, e ai nostri figli: Adele, Mariangela, Pierangelo, che sicuramente anch'essi l'hanno a cuore.
Roccabascerana e la Valle Caudina: dalle origini agli abitanti del 1900 di Rocca, Cassano, Squillani, Zolli e Tuoro. Imbriani, Vian e il viaggio della Regina a Tufara Valle nel 1500
Arturo Bascetta
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 118
«Nei momenti di grave crisi, come quelli che stiamo vivendo post pandemia generata dal Covid-19, si riscoprono le proprie origini, i luoghi dove si è nati e dove si vive; come in questo libro, in cui si narrano alcuni eventi accaduti in paese nel corso dei secoli. Che cosa avverrà dopo l'era polst-pandemia, è difficile dirlo anche per chi, come me, si interessa alla valorizzazione dei prodotti della nostra agricoltura, ma di certo guarda con fiducia al futuro del nostro territorio. Roccabascerana è ancora oggi un vasto territorio di confine. Questo antico feudo, originato dai migranti «molisanniti» provenienti dal primo castello longobardo, viene spesso distaccato da altri (che pur vi appartengono con nomi diversi) che hanno dato luogo all'attuale comune capoluogo composto da una «federazione» di più frazioni: Rocca, Cassano Caudino, Squillani, Tuoro, Tufara Valle e Zolli. Il territorio del Castello, collocato a monte dei fiumi Serretelle e San Giovanni, originato dal Principato aversano di Puglia con le chiese di Santa Maria e San Pietro «ad Olivolam», fra tre strade antiche (Appia, Via Lata e Campanina) e due ponti romani, oggi è circoscritto al feudo dopo l'ultima rifondazione del 1348 operata dall'abbazia di S. Sofia di Benevento, a cui il feudo appartenne, prima di rientrare in Principato Ultra del Regno di Napoli. Ancora visibili sul monolito nel borgo di Rocca capoluogo sono i resti della Rocca appartenuta alla Rocca principale dei Rettori sofiani di Benevento e una stele custodita nel palazzo municipale proveniente da una delle diverse ville antiche costruite rinvenute a Valle e attestate nelle pergamene beneventane e verginiane. Degne di nota sono le manifestazioni culturali del Comune e della Pro Loco, quelle religiose dei diversi comitati festa e quelle istituite di recente. Molto sentita è la presenza dei concerti bandistici e di gran fama sono gli eventi legati agli Imbriani e a Vian, autore di Luna Rossa, della progenie napoletana dei Viscione di Roccabascerana. Una grande agricoltura come quella delle nostre regioni meridionali, dà il determinante contributo del Mezzogiorno alla leadership italiana nelle produzioni vegetali fresche e di prima trasformazione, connessa alla "dieta mediterranea", che è tanto fondamentale quanto poco conosciuta nelle sue dimensioni italiane ed europee. Per capire tutto questo basti un semplice confronto per scoprire che il valore della produzione di verdura e ortaggi freschi sia della Puglia sia della Campania è superiore a quello del Belgio. Ripensando alla storia, possiamo guardare con fiducia al futuro. Costruiamo su solide fondamenta, quelle che i nostri antenati ci hanno trasmesso, come pegno perenne di amore del luogo natale. Roccabascerana, parte integrante della Montagna di Montevergine, o se volete del Partenio, e della Valle Caudina, ha esercitato per secoli un particolare fascino sui viaggiatori stranieri che sono venuti nel corso della storia nel Regno di Napoli.» Gennaro Scognamiglio
Gisotta Baucia. Isotta Ginevra del Balzo fu Pirro
Arturo Bascetta
Libro
editore: ABE
anno edizione: 2022
pagine: 112
Isotta, detta Gisotta, era molto amata non solo dalle popolazioni dei feudi dotali e di quelli appartenuti al marito, ma anche dai Napoletani. Si dice che per lei stravedesse anche l'Imperatore Carlo V, il quale, non mancò di fargli riverenza dentro casa. Così Campanile: - Per lo che venedo in Napoli l'Imperadore Carlo V andò à visitarla fino a casa. Isotta passò a miglior vita nel 1530, a settant'anni compiuti, molti dei quali mai in solitudine, nonostante le infinite crudeltà subite dalla sua famiglia. «Morì Gisotta negli anni di nostra salute M.D.XXX, essendo ella d'anni settanta, e fu seppellita in S.Chiara di Napoli». Sulla pietra tombale monumentale fu scolpito un memorabile saluto. Forse gli altri protagonisti della sua vita ebbero più fortuna. Fra essi sicuramente si possono annoverare le sorelle: Isabella Regina da una parte e Antonia nel Marchesato dei Gonzaga dall'altra. Ruggero de Pacienza, nel suo Balzino ne traccia il profilo migliore. Lei, la figlia di Pirro, il Principe di Altamura, dall'infanzia nel «Duceto» venosino di Calabria, e dal complicato matrimonio col Duca di Ariano. È De Guevara, Conte di Apice, fatto Marchese del Vasto, quando le regalò la gonnella imperiale, in uso da Apice ad Andria. Purtroppo dovrà fare i conti con il Re per la prigionia del padre e la morte del fratello, fino a scampare lei stessa al limoncello avvelenato che però uccise il marito. Da qui il doppio gioco fra Re e ribelli della Congiura dei Baroni di cui Ysotta divenne maggior complottista, trattando il Papa, e incontrando i nemici del Re nel covo di Lacedonia e nella Baronia. Isotta fu a Roma e fece rapito il Principe Federico a Cetara, ma l'erede fu assediato sul fiume Calore di Apice e il covo irpino scoperto da Re Ferrante che trattiene i ribelli pugliesi in cattività. Poi la fine delle ostilità, l'arrivo dell'Imperatore Carlo V in visita alla vedova e sua morte in pace.
Tavernola nel 1754 (Aiello del Sabato Casale di Atripalda) 10 Catasto Onciario del Regno di Napoli
Libro
editore: ABE
anno edizione: 2021
pagine: 128
La chiesa Arcipretale di San Felice, l'oratorio, le famiglie, le strade e le abitazioni di Piedi Casale e delle altree località di Tavernola Casale d'Atripalda in Principato Ultra (oggi Irpinia in provincia di Avellino).
I divi della canzone comica: 1900-2000. Le storie di 36 personaggi come non le avete mai lette
Antonio Sciotti
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2021
pagine: 436
La canzone napoletana è ricca di tanti generi musicali che l'hanno caratterizzata fin dalla sua nascita. Questo studio si occupa della macchietta, un genere che, fin dal periodo dell'industrializzazione della canzone napoletana e dell'avvento del mercato discografico, ha resistito al passare del tempo arrivando fino a noi, anche se con tecniche di scrittura e di composizione completamente diverse... LE canzoni di Armando Gill, soprattutto nel testo, rientrerebbero nelle canzoni umoristiche, in quanto i protagonisti non sono degli imbruttiti, ridicoli, analfabeti o goffi, bensì personaggi comuni dalle idee strampalate, identici a quelli cantati da Carosone, da Marsiglia o da Fierro. In conclusione, la canzone umoristica non è altro che l'evoluzione della macchietta ed entrambe appartengono all'unico genere che è quello della canzone comica napoletana. Una valida definizione della macchietta la offre Ettore De Mura nella sua Enciclopedia della Canzone Napoletana. Secondo lo storico la macchietta s'inquadra nel genere comico, ove sentimenti e atteggiamenti sono presentati di volta in volta, con spunti umoristici, satirici, ridicoli, ironici, grotteschi, arguti e scherzosi. Il suo scopo è di provocare il riso, o almeno un sorriso. La macchietta mette in primo piano un tipo (personaggio) e cerca il più possibile di ritrarne, deformandoli, i lati apparentemente comici, così come il vero artista della matita da un solo tratto caratteristico della figura che ha preso in oggetto, ricava una ben riuscita caricatura alterando, in piccolo o in grande, i punti che più sollecitamente lo hanno colpito. La musica della macchietta non ha un ritmo particolare perché la sua funzione è di far da sottofondo alla mimica del macchiettista. In questo libro, sono stati raggruppati 36 cantanti che, dalla fine dell'Ottocento ad oggi (ovvero dalla nascita del disco), hanno intrapreso la strada della canzone comica per la quasi totalità della propria carriera. Per questo motivo, sono stati esclusi artisti che, nonostante il notevole apporto al genere (Roberto Murolo in primis) hanno avuto solo una breve parentesi discografica rispetto alla totalità della loro stessa discografia. Seguendo la metodologia della discografia, sono stati inclusi i soli artisti di cui esistono i file sonori e che non fanno parte di gruppi, duo e trii, rimandati per un successivo approfondimento a nuova pubblicazione. Come per i libri Almanacco della Canzone Napoletana Vol. 1 e 2 e Le dive del fonografo, tutti i titoli napoletani, sia di canzoni che di riviste e di commedie, sono stati copiati esattamente dagli spartiti o copioni originali o periodici dell'epoca, anche negli eventuali errori. Infine, solo per i teatri non napoletani, viene specificata la città. Tra i cantanti inseriti in questo libro, sono presenti anche artisti che hanno avuto la prima parte della loro carriera nel varietà, come Raffaele Viviani, Totò, Adolfo Narciso, Gigi Pisano, Gianni Simioli e Arturo Gigliati, il cui contributo è stato prezioso alla canzone comica napoletana. Sono inseriti anche Gino Maringola (noto attore drammatico e brillante) e l'Anonimo Napoletano (popolare compositore e direttore d'orchestra) che, parallelamente alla loro attività principale, coltivarono la passione per la canzone comica. L'elenco continua con il gruppo dei primi cantautori (Armando Gill, Agostino Riccio, Vincenzo Scarpetta, Gaspare Castagna), con Gustavo De Marco, il comico che sostituì l'interpretazione teatrale della macchietta con quella delle movenze circensi, e con Berardo Cantalamessa che cantava le macchiette con voce baritonale, fino ad arrivare a Renato Carosone e Aurelio Fierro che riuscirono a portare la canzone napoletana ai primi posti delle hit parade di tutto il mondo. Una menzione particolare merita anche Enigma, la prima drag queen della canzone napoletana.

