Aragno
Venere e imene al tribunale della penitenza. Manuale dei confessori
Jean-Baptiste Bouvier
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2021
pagine: 200
"Povero Jean-Baptiste Bouvier: a leggerlo così vien preso per un Sade capovolto, che sculaccia con l'onere di emendare gli errori più che per provocare - e provare - piaceri, che muta il confessionale in una casa per appuntamenti. Un Divin Marchese che si travesta da Tommaso d'Aquino, ecco, e che con aquilina acribia dissezioni le licenze della carne, l'illecito dell'amare."
Lettere a Cola di Rienzo
Francesco Petrarca
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2021
pagine: 140
È l'estate del 1347 e sulla scena italiana, ma non solo italiana, è comparso il tribuno Cola di Rienzo con il suo tentativo, pur effimero e illusorio, di far rinascere a Roma la res publica romana. La storiografia ha ora celebrato e ora ridimensionato questo tentativo ma la questione, trattandosi qui di Petrarca, va letta e interpretata proprio dal punto di vista di Petrarca che, alla fine, non era affatto né un visionario né un mitomane. Ebbene: per il nostro poeta l'impresa del tribuno fu una vicenda estremamente seria, per la quale valeva la pena di battersi anche a costo (come in effetti avvenne) di rotture dolorosissime: quella con la famiglia Colonna innanzitutto, e col cardinale Giovanni in particolare, ossia con chi aveva costituito la base stessa del suo personale successo come poeta e come intellettuale dell'umanesimo. Non c'è biografia di Petrarca che non dedichi una particolare attenzione a questa drammatica vicenda che comportò peraltro la pressoché definitiva rottura del poeta anche con la Curia pontificia di Avignone tanto che alla fine di quel 1347, pur ormai esauritosi il moto "rivoluzionario", noi vediamo Petrarca ormai tornato in terra italiana per rimanervi dalla primavera-estate del 1353 fino alla morte. E ciò, nonostante il continuo rimpianto e quasi costante richiamo di Valchiusa.
Nel mare degli esclusi dalla terra
Pier Mario Giovannone
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2021
pagine: 60
«Per un padre e un figlio hai deciso di saldare le vite, la tua in mezzo, con dei versi corti, assetati. Saldatura a fiamma di acetilene, a incandescenza dell'elettrodo: il saldatore deve staccare spesso. A braccia di traliccio che reggono fili sospesi, somigliano le pagine che ho letto. Ma sono vive, allora sono vertebre». (Erri De Luca)
Selbstdenken. Atti delle Giornata in ricordo di Lea Ritter Santini
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2020
pagine: 121
In occasione del decennale della scomparsa, nel 2018 la Fondazione Centro studi storico-letterari Natalino Sapegno, che di Lea Ritter Santini custodisce l'archivio e parte della biblioteca, ha promosso una mostra documentaria e una giornata internazionale di studi, della quale questo volume raccoglie gli atti.
Calendiario
Maria Teresa Carbone
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2020
pagine: 75
"Calendiario" (2004-2020), s'intitola questo primo libro di poesia di Maria Teresa Carbone, scrittura in versi che dopo una riflessione di più di quindici anni si offre alla pubblica lettura. Parola privata detta in pubblico, come Giulio Mozzi chiama quell'indagine etica ed esistenziale che lo scrivere, nell'essere per il mondo, sempre è. E anche, anche s'intitola questo libro Cinque quarti. Esercizi di cosmogonia quotidiana: dicendo di un ritmo che sopravanza, una misura d'eccesso, qualcosa che sfugge e che la parola poetica cerca di fermare con i propri mezzi, tutto ciò che nello scritto tende al suono e al corpo e così alla memoria, e attraverso di questa cuore, by heart, par cœur. Continuando così la poesia, come il noto aforisma dice di guerra e politica, la vita con altri mezzi. Un rifare il mondo che è fatica quotidiana, a torto considerata solo femminile, e allo stesso tempo felicità quotidiana come può esserlo il moto degli astri, il loro percorrere l'ellittica, il nostro uscire ogni notte, non necessariamente con angoscia, a rimirarle, quelle luci lontane, sidera, de-siderate, con-siderate. Il qualcosa, l'eccesso, il residuo, bersaglio che scarta, desiderio che forse è ricordo e che ci è ricorso, affiora nel contraltare di queste parole, immagini che fanno eco, nel diario - di nuovo - di una città quietamente osservata nella sua metafisica, che Maria Teresa Carbone tiene su Instagram, mezzo che ha fatto oggetto di teorica riflessione. Mezzo anche nel senso di ciò che si frappone e invisibilmente tiene insieme, il mezzo puro insino al primo giro di una città appena dilavata nel suo colore purgatoriale, di luogo proprio di una poesia che alla poesia e alla vita sembra voler concedere sempre ancora una seconda? una nuova possibilità. (Laura Pugno)
Eris
Luigi Severi
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2020
pagine: 140
"Eris" è la dea della discordia, l'omerica Signora del Dolore, ed è il nome dato a un oggetto ghiacciato orbitante nel sistema solare esterno. «Discordia» è però anche competitività, stimolo all'opera per i pigri umani. L'opera di Severi muove (ci muove) tra mitologia, verbali notarili, appunti di diario e liste di spese, mimesi musicali, lingua del marketing e astrofisica. L'andamento è metodico: schema e paragrafi, contenuto e contenitore, coincidono fino alla luminescenza. Severi è un poeta che verifica continuamente la propria visione, come Pasolini - e, come Pasolini, impone la sacralità laica del mito (quell'impasto di tempo e lontananza) alla borgata sconsacrata, trascina Dafne a Torre Angela e ferma Aracne ai semafori, ottenendo l'effetto della grande poesia, che strania dal presente e immette nel luogo dove, mutati i tempi, nulla cambia. Severi è dunque un classico contemporaneo, un trovatore (Jean Renart, o il troviero del cinema Carl Theodor Dreyer) periurbano e, insieme, un entomologo della natura umana, del suo costante imputridire e splendere, fin da quando è stata registrata la sua comparsa. Il libro è infatti disseminato di masticazioni, digestioni, secrezioni, descrizioni della materia organica di densità quasi fisica (sebbene porti scritto, con una certa ironia, che «il corpo è sopravvalutato») e il bordone monumentale che sottende a ogni parola - dal caos alla sozzura della materia, all'ordine semicieco della ragione, ancora al caos - è l'interrogazione cosmogonica sull'agglomerarsi di una sostanza che tende al nulla, dunque il sospetto che esista poca differenza tra materia e nulla e che il mondo sia l'ombra malriuscita di un altro organismo, più perfetto. Domande come questa, lisce come olio e tempo, fanno vibrare la spina dorsale dell'organismo-libro con la nota continua alla quale ogni poeta mira: un silenzio che capisca e accompagni la solitudine di ogni cosa vivente. (Maria Grazia Calandrone)
Le fuggitive
Carmen Gallo
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2020
pagine: 68
«Come spiega l'autrice, il poemetto (se il termine è adeguato: considerando la sua fusione fra verso, prosa e parola-azione teatrale) che apre il libro riprende un'immagine antica: l'ephedrismos prevedeva che due contendenti mirassero a una pietra-bersaglio: chi perdeva doveva correre a cercare la pietra a occhi coperti, col vincitore sulle spalle. Questo agone crudele aveva dunque per mezzo, ma anche posta in gioco, l'esercizio della vista. Sin dai suoi esordi, dimensione del rito e ossessione visiva connotano la poesia di Carmen Gallo. Questo gioco tra fantasmi del sé non fa allora che esplicitare la dimensione appunto rituale (più che teatrale in senso stretto) della coazione a ripetere: che sempre, di questa parola, è stata tema immanente e sotteso impulso formale. Il bellissimo componimento che al libro dà il titolo disocculta la sostanza personale dell'allegoria che lo precede, dispiegando lo sguardo su di sé (persecutorio come quello di Buster Keaton, in un certo terribile Film) in una serie di luoghi-stazione ricorrenti come l'incubatrice, il corridoio e l'altalena. Il primo alberga un incubo tutto calato, intriso nel linguaggio (è «la ferita che manca»); il secondo è figura psichica che abbiamo appena visto percorsa; il terzo tornerà in clausola: emblema - come il dondolare di Beckett - di un movimento incessante che è «assurdo, e non vale la pena». Proprio Beckett non hanno faticato a indicare, i lettori di Carmen Gallo, quale sua matrice decisiva. Di lì in effetti proviene lo smalto sul nulla di questa parola, nera al 99 e passa per cento come il Vantablack di Anish Kapoor, nel quale tanto facile è precipitare: così cascando nel «nero desiderio» - lo aveva chiamato appunto l'Irlandese - di un abisso al quale «l'unico modo per sfuggire», spiegava invece Kafka, «è guardarlo, misurarlo, sondarlo e infine discendervi». Anche questa «disciplina del cadere», per chi legge, è irresistibile come la forza di gravità.» Andrea Cortellessa.
Accessi
Patrizia Santi
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2020
pagine: 68
È la memoria a farsi voce nella voce, a rendere, quanto, per mulinello-ricordo è rimasto dall'atto fondativo della voce stessa, dal punto di un primo, e susseguente contatto col mondo. Ed è attraverso una rievocazione emotiva, che gli antenati con la loro storia personale, il loro destino nella singolarità, ritornano alla voce come discrete unità temporali, come minuscole superfici di terre e acque, di golene e argini, come luoghi esclusivi di ciascuno. I Padri ritornano come affetto accaduto, nella transumanza d'esistenza, laddove il cielo li ha resi azzurri istanti di valore e consolazione, nell'attesa-incanto del loro ricomparire, restare.
Contro l'angelo
Paola Nasti
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2020
pagine: 86
La fuga, l'allontanamento sono ambigue possibilità di salvezza. Ci si può salvare nelle selve, nello sperdersi in un bosco; o nelle profondità marine, ben rinchiusi in una cassa; ci sono smarrimenti e fughe attuati senza mai allontanarsi dalla propria stanza. Anche lo scrivere poesia può essere un passo laterale rispetto alla realtà, alla sua solida, disarmante, ottusa compattezza. La parola fuga denota, del resto, molte cose: è ciò che si insinua tra le piastrelle, che le tiene insieme e le separa allo stesso tempo; è una forma musicale sublime; è l'evasione del grande Houdini; è lo svolazzare fatuo dell'Angelo che non sa più scendere.
Creatori di eccellenza. Dolci d'autore
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2020
pagine: 240
Il dolce appaga, affascina, aggrega. È il sapore che più tra tutti unisce gli uomini attraverso i secoli, i continenti e perfino le religioni. È il fil rouge che accompagna popoli e culture, diventando abile messaggero di tradizioni e di saperi. Il suo ruolo sociale, unico e inimitabile, trova vigore in una sapiente miscela di creatività e qualità artigianale. Da sempre considerato il migliore dei sapori, il dolce, nelle sue innumerevoli declinazioni, diventa il prodotto più prezioso dell'artigianalità nella pasticceria. Ai pasticceri, ai cioccolatieri e ai gelatieri, e alle loro creazioni tradizionali che s'intrecciano con la storia e l'arte del nostro territorio, Confartigianato Imprese Cuneo ha scelto di dedicare l'iniziativa "Dolci d'autore". Prosegue quindi, in una miriade di dolcezze profumate, il viaggio intrapreso con i "Creatori di Eccellenza nel food", alla ricerca dell'alta qualità gastronomica del territorio cuneese, orientando le sue tappe verso abili artigiani capaci di emozionare con i loro dolci straordinari anche i palati più esigenti. E proprio attraverso il dolce, dai più definito "re dei sapori", Confartigianato Imprese Cuneo propone un itinerario tra le piazze e i monumenti più rappresentativi della Granda, che idealmente si trasformano in tavola per ospitare cuneesi, praline, torte, biscotti con i loro ingredienti, adagiati su ceramiche e vetri di raffinata artigianalità. Un tripudio di colori, sapori e cultura che accompagnano lo scorrere dei mesi dedicati proprio a quelle "prelibatezze" che non rappresentano solo il cibo, ma diventano scelta che rende gradevole ogni nostra azione.
Visti da vicino
Beppe Ghisolfi
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2020
pagine: 360
«Sono centinaia i miei incontri ogni anno. In molti casi si tratta di persone che vedo distrattamente e che non lasciano il segno. A volte invece nasce un rapporto di stima e curiosità e si crea un'amicizia che dura nel tempo. Ho scelto alcuni personaggi che per me hanno, o hanno avuto, grande significato. Di ognuno ho cercato di raccontare un flash della loro vita soprattutto nel momento in cui si è incontrata con la mia. Facendo l'insegnante il giornalista ed il banchiere non mi sono mancate le occasioni.»

