La Vita Felice
Limite del vero
François Nédel Atèrre
Libro
editore: La Vita Felice
anno edizione: 2019
pagine: 100
"Se un'influenza di letture dell'altro secolo è palpabile, questa non può essere vista come un elemento negativo o frenante. L'autore maneggia il materiale poetico con una naturalezza e con una profondità necessarie a fare dell'ottima poesia, interessante, moderna, intelligente. Il quotidiano attraversa e sostiene l'impalcatura dei versi con gli oggetti, le azioni e alcune parole chiave come luce – porte – serrature, fuoriescono dal ritmo metrico. Le sei sezioni del testo ben si legano e amalgamano tra loro grazie anche alla presenza degli elementi della Natura; Natura che non diviene mai un contenitore passivo di azioni ma assume, spesso, un ruolo di comprimario dell'Io narrante. Nei versi appare un “tu”, un complemento a cui affidare la non-retorica delle domande, un filo di speranza contro il disgregarsi degli eventi, del tempo. C'è molta descrizione di attimi, talvolta pare di assistere a un ragionamento anagogico: «Littera gesta docet, quid credas allegoria. Moralis quid agas, quo tendas anagogia». Un senso morale straniante e quasi di accompagnamento, un indicare senza premere sulla ferita che le cose mostrano. Non credo di esagerare se dico che ci sono momenti di scrittura sinestetica." (dalla postfazione di Giulio Maffii)
Allegro ma non troppo
Vittoria Fonseca
Libro: Libro in brossura
editore: La Vita Felice
anno edizione: 2019
pagine: 61
"'Allegro ma non troppo' rispecchia in pieno la poetica di Fonseca ma la porta avanti, così come hanno fatto i libri precedenti: sempre un passo avanti nelle nuove raccolte, un'evoluzione, un continuo mai uguale a se stesso. In ogni suo libro colpisce l'eleganza del versificare, direi la compostezza: quel modo che ha di infilare ogni parola nel verso, una dopo l'altra come se fossero perle di vetro, fragili e forti al contempo, e poi ogni verso, uno dopo l'altro, fino a chiudere la poesia. [...] In questa raccolta il filo dell'ironia che ha sapientemente intessuto tutte le liriche precedenti lascia lievemente il posto a una nitidezza quasi sacrale. È la sacralità laica della vita che emerge anche laddove il sorriso ironico di Fonseca si fa largo. Ma è la risata, e non più l'ironia, che apre alla poesia: una risata che «fu chiarore negli oscuri vicoli/ e amari della vita/ora è levità e sofia [...]». Fonseca cuce i pensieri del passato e i pensieri del presente sapientemente nei versi come da suo intento - «ricucirli vorrei, all'uncinetto». Nelle precedenti raccolte cuciva anche gli oggetti e le persone ai versi, ora sembra essersi acclimatata nel disperdersi della realtà - «Se n'è andata la permanenza delle cose» -, una dispersione che ai suoi occhi di poeta non è perdita ma occasione, supporto alla poesia. [...]" (dalla postfazione di Anna Toscano)
La pazienza della radice
Myrna Bongini
Libro: Libro in brossura
editore: La Vita Felice
anno edizione: 2019
pagine: 86
"La poetica di Myrna Bongini è fatta di attenzione e di cura silenziosa delle piccole cose quotidiane, ricordate sempre dentro una memoria che le porta più in profondità, che le rende vive dentro il medesimo battito del presente. Molti sono i testi di questo volume in cui siamo messi di fronte a piccoli avvenimenti, episodi, sguardi con parole intense con cui la poetessa rinomina il suo mondo ed è capace di conquistarci alla sua realtà: non racconta, non descrive semplicemente la vita che scorre, ma ce ne fa partecipi con un'abile tessitura, con una costruzione spesse volte cinematografica, anche nei testi più brevi. [...] non si tratta di una poesia chiusa dentro un minimalismo nostalgico (bensì) di una poesia che non ha paura di incrociare lo sguardo di chiunque, che affronta il dolore e ascolta il grido di ogni cosa. C'è una venatura d'orgoglio, l'espressione di una forza di volontà e di memoria che dice di un atteggiamento fiero della parola e del cuore, capaci appunto di stare di fronte alle cose e di attraversarle con una grandissima dignità. [...] La commozione di Myrna Bongini nasce da una matura consapevolezza che le fa stringere a sé e in sé il respiro del mondo: niente in realtà è chiuso fuori da quella porta, niente si sottrae al suo sguardo, tutto ciò che può ferire e tutto ciò che può curare vivono insieme dentro quella compassione di cui la sua poesia è umile, gentile e fiera manifestazione." (dalla prefazione di Corrado Bagnoli)
Inattesi incantesimi. Due fiabe e sette filastrocche per grandi bambini
Miro Silvera
Libro: Libro in brossura
editore: La Vita Felice
anno edizione: 2019
pagine: 32
"È sbagliato raccontare le favole ai bambini per ingannarli, bisogna raccontarle ai grandi per consolarli." (Marcello Marchesi) Età di lettura: da 7 anni.
Il Tempio della Consolazione e Leonardo da Vinci
Luca Garai
Libro: Libro in brossura
editore: La Vita Felice
anno edizione: 2019
pagine: 44
A centoventi anni di distanza dalle prime edizioni a larga tiratura dei disegni e dei manoscritti di Leonardo, si conosce ormai tutto dell'universale attività di quest'uomo: la pittura, le macchine, lo studio dell'anatomia, dell'idraulica, della geologia. Ma non erano mai emerse sue testimonianze dirette come architetto, e questo libro vorrebbe portare un contributo appunto a questo: a Leonardo progettista della chiesa di Santa Maria della Consolazione a Todi, tuttora esistente. È una delle chiese più famose d'Italia, ed è considerata una delle dieci chiese rinascimentali più belle del mondo.
Compendio della vita di Gesù Cristo. Testo francese a fronte
Blaise Pascal
Libro: Libro in brossura
editore: La Vita Felice
anno edizione: 2019
pagine: 157
Nel 1655 il filosofo Blaise Pascal ebbe la curiosa idea di scrivere il "Compendio della vita di Gesù". Scoperto e pubblicato verso la metà del secolo scorso, è una vita di Gesù tratta esclusivamente da una lettura attenta e partecipe dei quattro Vangeli, riesposti secondo un'accuratissima, puntigliosa cronologia, per costituire un'armonia" che ne esclude le incongruenze e ne esalta la mirabile semplicità. Pascal interviene raramente nella narrazione, introducendo brevi elementi dottrinali esplicativi, e preferisce affidare l'intelligenza dei fatti e delle parole di Cristo a una loro più precisa scansione temporale. A ogni elemento della vita di Gesù corrisponde così un fatto, un detto, e a ogni unità temporale corrisponde un'unità dottrinale. Carlo Carena, che lo ha tradotto, nel saggio introduttivo rievoca le vicende biografiche e filosofiche.
Studi su Stendhal e «La Certosa di Parma». Testo francese a fronte
Honoré de Balzac
Libro: Libro in brossura
editore: La Vita Felice
anno edizione: 2019
pagine: 216
«Monsieur Beyle, più conosciuto con lo pseudonimo di Stendhal è, secondo me, uno dei maestri più importanti della Letteratura delle Idee [...]. La Charteuse de Parme è, nella nostra epoca e fino ad ora, ai miei occhi, il capolavoro della Letteratura delle Idee, e Monsieur Beyle vi ha saputo fare delle concessioni alle altre scuole che le persone intelligenti possono accettare e che sono soddisfacenti per entrambi i campi.» Quando, il 14 ottobre 1840, il console francese a Civitavecchia Monsieur Henri Beyle, noto a noi come Stendhal, ricevette con il battello postale proveniente da Marsiglia il terzo numero della «Revue Parisienne», la rivista politico-letteraria fondata, diretta e quasi interamente scritta da Balzac, trasecolò. Più della metà della rivista era occupata da un articolo, un vero e proprio saggio letterario, intitolato Études sur M. Beyle, dedicato alla sua Certosa di Parma. E che articolo! In esso Stendhal veniva riconosciuto come uno dei maggiori scrittori della Francia contemporanea, un vero e proprio genio, e il romanzo il capolavoro di quella che veniva definita la Letteratura delle Idee [...]. Ma l’interesse dell’articolo non è limitato solo all’analisi letteraria che uno dei maggiori scrittori dell’Ottocento fa a uno dei maggiori capolavori della sua epoca, né allo stile in cui è scritto; forse l’interesse maggiore sta nel lungo riassunto che Balzac fa del romanzo di Stendhal [...]. L’articolo di Balzac ha avuto larga fortuna editoriale, ma in italiano è stato tradotto una sola volta, all’interno di un’antologia degli scritti critici di Balzac, da Mario Bonfantini nel 1958. Qui lo presentiamo insieme alle diverse risposte di Stendhal. Lungi dal voler fare un’operazione di esclusivo interesse filologico, si vuole offrire al lettore uno strumento per entrare nella psicologia di Stendhal. Balzac visto e raccontato da Stendhal e, beninteso, Stendhal visto da se stesso.
Il gatto di Baudelaire e altri gatti poetici. Testo francese a fronte
Libro: Libro in brossura
editore: La Vita Felice
anno edizione: 2019
pagine: 104
Da sempre gatti e libri sono andati piuttosto d'accordo, da sempre il gatto ha avuto e ha influenza sull'animo umano: un animale affettuoso eppure indipendente, capace di infondere amore e compagnia, ma spesso distaccato e opportunista. Questa sua enigmatica duplicità lo ha reso protagonista delle pagine di molti libri, delle storie di numerosi grandi narratori. I gatti, dunque, adorano i libri e sono molto amati dagli scrittori. «I gatti creano l'illusione di metterti in contatto con il mondo di sotto, il mondo dell'inconscio, dell'intangibile» dice Nicola Lagioia, «e il rapporto che si crea tra lo scrittore e la propria scrittura non è distante dal rapporto tra lo scrittore e il proprio gatto, perché anche la scrittura non è facilmente addomesticabile.» Tra i poeti, in virtù delle numerose poesie che ai gatti ha dedicato, Charles Baudelaire è forse il primo a venire in mente: in verità il gatto è protagonista delle poesie dei più grandi poeti della letteratura mondiale. In effetti non si possono non citare, tra i francesi, Michel de Montaigne, Victor Hugo, Alexandre Dumas, Émile Zola, Guy de Maupassant, Théophile Gautier, Pierre Loti, Jules Renard, Colette, Apollinaire, Rostand. Ma il catalogo degli scrittori che hanno dedicato ai propri gatti un loro testo si estende e si arricchisce con Yeats, Eliot, Burroughs, Bohumil Hrabal Doris Lessing, Neruda, Jun'ichiro, Tanizaki e, tra gli italiani, Giorgio Manganelli, Alberto Bevilacqua, Gina Lagorio, Emilio Cecchi, Elsa Morante, Elémire Zolla. In questo volume si potranno leggere numerose poesie che alcuni tra i maggiori poeti della letteratura mondiale hanno dedicato all'amico felino. Tutte le voci internazionali sono presentate con testo originale a fronte. Molte traduzioni sono state effettuate dal curatore dell'antologia, altre sono state riproposte dai repertori nei quali le opere sono state individuate, che spesso non riportavano il nome del traduttore. Anche per queste poesie, per quanto possibile, si è provveduto a rivedere e ammodernare la traduzione.
L'aur'amara (L'aria crudele). Testo provenzale a fronte
Arnaut Daniel
Libro: Libro in brossura
editore: La Vita Felice
anno edizione: 2019
pagine: 110
"È cosa nota, a chi si interessa veramente di poesia, che Arnaut Daniel appartenga a quella categoria di poeti 'indispensabili' alla poesia di tutti i tempi. A cominciare da Dante, che lo 'incontrerà' nel Canto XXVI del Purgatorio, e che lo immolerà con la definizione di 'miglior fabbro del parlar materno' che attraverserà i secoli per arrivare, con Eliot e Pound, fino a noi. Tuttavia, affrontando la traduzione di queste poesie, in verità più una 'rilettura", ho tralasciato di proposito l'aspetto strettamente filologico, senza dimenticarlo, chiedendo invece all'autore una ragione di poesia con cui confrontarsi e capace di offrire un 'aiuto", perché la grande poesia ha bisogno di se stessa per ripresentarsi sempre come nuova. Tradurre un poeta comporta la necessità sia di un 'rigore scientifico", sia di un 'rigore poetico". Quest'ultimo è il solo a resistere nel tempo anche dopo che sono mutate le condizioni storiche che l'hanno prodotto (nel caso di Arnaut Daniel, sono la civiltà feudale, i suoi riti e le sue particolarità)." (dall'introduzione di Piero Marelli)
Ridatemi gli occhi
Calogero Consales
Libro: Libro in brossura
editore: La Vita Felice
anno edizione: 2019
pagine: 118
«'Sono rimaste solo le briciole della mia vita/ e io le raccolgo con cura giorno per giorno..." Sono due versi di una delle tante poesie del quotidiano che Calogero, nel suo lungo percorso di solitudine e sofferenza, affida alla scrittura, in cui ha trovato, in tanti anni di Laboratorio di poesia nella Casa di detenzione di Opera, una compagna consolatoria, un'amica a cui confidare sentimenti che si alternano, nostalgia, malinconia, disperazione, e nel profondo una piccola luce, la speranza, candela che nella sua pur tremula fiamma lo aiuta ad andare avanti nell'ultimo tratto di percorso. 'Ciò che mi resta per respirare e vivere/ la speranza!' [...] Il carcere, cimitero vivente, fortezza di angosce senza fine, la vita è fuori, e dentro, nelle celle, il tempo si consuma giorno dopo giorno in rimpianti, dolore, in un inutile ma comprensibile tormento per ciò che è accaduto e avrebbe potuto non accadere, per la sofferenza e le perdite causate ad altri, che come una cascata il cui scrosciare è eterno si riversano sul condannato. 'Sì, ho buttato la vita', pochi attimi e la vita non ti appartiene più, perdi i colori, la luce, perdi affetti e perdi la speranza e tutto ciò che è stato un desiderio o il sogno di un bambino, di un ragazzo, la sua futura strada nel mondo, si è perduto. 'Mi sento come se mi fossi smarrito/ in un deserto...', il viaggiatore con intorno il vuoto e nessun riferimento, nessun sentiero tracciato, nessuna voce, nessuna oasi in lontananza, e il buio si avvicina.» (dalla prefazione di Erminia Dell'Oro). Postfazione di Silvana Ceruti e Alberto Figliolia.
Dino Campana. La notte mistica e dintorni. Considerazioni a margine
Aky Vetere
Libro
editore: La Vita Felice
anno edizione: 2019
pagine: 84
La matrice nietzschiana del pensiero campaniano è fin troppo evidente: esistere è adesione orgiastica alla vita anche passando attraverso il dolore, condizione vera e perciò necessaria. Il crepuscolo si riconosce quindi come luogo reale dove l’esperienza materiale si inscena nel teatro tragico della vita. La realtà cromatica è trasferita su piani onirico-simbolici riverberanti il dolore elevato melodiosamente dentro la luminosità aurea dell’amore. Così il melos sostituisce il vessillo della morte baudeleriana sul cranio dell’angoscia e l’ascolto estasiato della voce infinita dello spirito dichiara l’esperienza vittoriosa della realtà come strumento necessario alla vita. È fondamentale per Campana trasmettere in poesia ciò che ha compreso in ambito filosofico; in arte si possono allargare all'infinito le corrispondenze tra la materia, la sua forma e l’Io cosciente. Dino Campana apre i "Canti orfici" con un poemetto in prosa poetica. È "La notte": un viaggio di andata e ritorno, un discendere e un risalire lungo un percorso di purificazione dello spirito umano per varcare il ponte della conoscenza. Il poeta ripercorre i sentieri tracciati dai grandi scrittori e filosofi della seconda metà dell’Ottocento e in particolare da Friedrich Nietzsche di cui raccoglie l’eredità lasciata nei suoi saggi sulla volontà di riscatto dalla natura istintiva e bestiale dell’uomo. Ma la poesia di Campana è soprattutto un inno all’arte celebrato per scongiurare la crisi esistenziale che la civiltà occidentale sta attraversando a causa della decadenza dei suoi valori costitutivi. Un linguaggio sperimentale nuovo orchestra in modo ascensionale e progressivo la sospensione del tempo materiale in immagini sempre più rarefatte che conducono il lettore a essere il Myste lungo la trasfigurazione oltredimensionale della realtà. L'epopteia è il tema di questo saggio: la notte mistica diventa traguardo pieno, coscienza volitiva e visionaria per portare l’uomo lungo un percorso iniziatico aldilà del bene e del male.
Haiku cinesi
Alberto Figliolia
Libro: Libro in brossura
editore: La Vita Felice
anno edizione: 2019
pagine: 61
"Così, in questo libro, anche noi viaggiamo con l'autore, haiku dopo haiku, alla scoperta di una Cina che non conoscevamo: dinamica e contadina, moderna e bucolica, disciplinata e caotica, fatta di grattacieli e di bambù, del grigiore delle città e del verde degli immensi parchi. Tutti questi contrasti ha descritto Figliolia in 17 sillabe, con la perfezione artistica dell'haiku". (Dall'introduzione di Çlirim Muça). "Leggendo gli haiku di Alberto, mi sono lasciata affascinare sia dai miei ricordi di un viaggio in Cina sia dalle forme degli antichi pittogrammi. Ora entravo più in consonanza con uno, ora con l'altro. Qualche volta mi lasciavo prendere dalla forma di un ricordo, altre volte l'etimologia di un carattere mi guidava a liberare la sua energia". (Dalla nota di Ornella Bonetti).

