Limina
Gino Bartali, mio papà
Andrea Bartali
Libro: Libro in brossura
editore: Limina
anno edizione: 2012
pagine: 212
Abbiamo letto centinaia di pagine indimenticabili che hanno celebrato uno dei campioni più rappresentativi del Novecento. Le grandi imprese, i trionfi, Giro d'Italia o Tour, come quello del '48 che, nei giorni dell'attentato al segretario del Pci Palmiro Togliatti, "salvò" l'Italia dal rischio di una guerra civile, l'amicizia/rivalità con Fausto Coppi. Ma solo attraverso gli occhi di un figlio poteva essere rivelata una biografia che va oltre l'immagine pubblica del personaggio, dando la possibilità di accostarsi e intravedere, dietro quegli eventi, le emozioni e i sentimenti che li precedevano o li accompagnavano. Lo scenario allora si allarga alla profondità dei rapporti familiari, al legame complice con la compagna di una vita, al suo modo di intendere l'amicizia, ai grandi dolori privati. E ancora, all'impegno nel sociale e nella politica, alla fede, che fu ispirazione di un sentimento intimo, di una generosità verso gli altri sempre vissuti sotto il segno del riserbo, lontano dall'applauso del mondo. E lo sguardo del figlio fissa anche istantanee gustose su rituali domestici e aneddoti inediti, abitudini bizzarre e curiosità, consegnandoci interamente la complessità di una figura con molte sfaccettature, che possedeva prima di tutto nello straordinario spessore umano le ragioni del proprio successo. Fino al ritiro e alla vita dopo il ciclismo, una ricchissima vicenda, speciale ed esemplare insieme della storia del nostro Paese, raccontata da un testimone d'eccezione.
La corsa non finisce mai
Pietro Paolo Mennea, Daniele Menarini
Libro: Libro in brossura
editore: Limina
anno edizione: 2012
pagine: 214
Carattere forte, introverso, ostinato, Mennea deve i suoi successi sportivi, oltre che allo straordinario talento innato, al lavoro duro e alla tenacia ferrea di un allenamento costante e quotidiano, che gli consentivano di fronteggiare atleti più potenti e "modellati", lui ragazzo dal fisico mingherlino. In quel periodo magnifico, agli appuntamenti importanti, lui c'era sempre. Oro ai Giochi del Mediterraneo del 1971, nel 1972 partecipò alle Olimpiadi di Monaco dove vinse il bronzo nei 200 metri. Ai Campionati europei di Roma del 1974 arrivò davanti a tutti nei 200 metri e nella staffetta 4x100. Agli Europei del 1978 a Praga nei 100 e nei 200 metri. Quest'ultima era la sua specialità preferita, dove poteva far emergere la sua accelerazione nel finale, la sua velocità di punta, impossibile. Nel 1979 a Città del Messico, durante le Universiadi, con 19"72, realizzò il record del mondo nei 200 metri, primato che resisterà fino al 1996. Poi, nel 1980, l'oro olimpico di Mosca: sul filo del rasoio dopo una rimonta prodigiosa. Il 22 marzo 1983 stabilì anche il primato mondiale dei 150 metri piani, con 14"8, che resiste tutt'oggi. Uno dei più grandi atleti del nostro sport, resta anche uno dei più amati, oltre che per le eccezionali imprese, per il coraggio e l'impegno incrollabile: "Esiste un solo modo per sapere se si fallirà o si vincerà: provarci".
Gigi Riva. Ultimo hombre vertical
Luca Pisapia
Libro: Libro in brossura
editore: Limina
anno edizione: 2012
pagine: 169
Qui si narrano le imprese di Gigi Riva: eroe dell'immaginario collettivo italiano negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, protagonista dell'unico Europeo vinto dagli azzurri (nell'anno di grazia delle utopie, il 1968), demiurgo che plasma la realtà di un Paese che, nel volgere di un decennio, conosce il benessere e assapora il riscatto, si abbandona all'illusione del sogno e infine precipita nell'incubo. Figura ieratica, enigmatica e silenziosa, il cui volto imperturbabile e imperscrutabile racchiude in sé tutta la gamma di espressioni necessarie e ogni sfumatura delle emozioni possibili, Riva non è solo il calciatore che guida il Cagliari a un incredibile scudetto, è anche il condottiero rivoluzionario che attraverso il calcio guida la riscossa di quell'alchemico athanor incandescente chiamato Sardegna. Come lo Straniero Senza Nome, Django, Silenzio, Cuchillo, Armonica o El Chuncho, suoi contemporanei e protagonisti della gloriosa epoca degli Spaghetti Western, Gigi Riva, pistolero solitario e silenzioso dagli occhi di ghiaccio e dal sinistro esplosivo, è l'ultimo hombre vertical: eroe tragico la cui determinazione a portare a compimento il proprio incarico è pari solo alla perseveranza nel combattere inutilmente contro i mulini a vento di un destino che non si è scelto.
Il conte Max. Da Galeone al Milan: la forza tranquilla di Massimiliano Allegri
Francesco Persili
Libro: Libro in brossura
editore: Limina
anno edizione: 2011
pagine: 212
Il diciottesimo scudetto rossonero arriva dopo otto anni di digiuno, anni dominati dagli odiati cugini interisti e per questo ancora più amari. A guidare la riscossa c'è un giovane allenatore, che fa dello stile e dell'eleganza la sua bandiera: Massimiliano Allegri. Ha "le physique du róle" per allenare il Milan, sentenzia Adriano Galliani, dopo aver visto giocare il Cagliari allenato dall'eterno ragazzo del calcio italiano, ex mezz'ala del Pescara di Galeone, l'unico che aveva saputo domare il suo genio intermittente. Considerato una testa calda da calciatore, l'orizzonte cambia completamente quando riparte dalla panchina. Una gavetta lunga che inizia dall'Aglianese, in C2 e lo porta gradino dopo gradino in serie A, fino alla chiamata di Cellino e l'approdo a Cagliari, Dopo l'avvio shock (5 sconfitte in 5 partite) il Cagliari si riprende, alla fine Allegri è il miglior tecnico della serie A. Meglio anche di Mourinho, a cui soffia la Panchina d'oro. Inizia la corte del Milan: la sfida è andare all'attacco, con equilibrio ma senza paura. La filosofia della società rossonera si rispecchia in quella di un allenatore che, dopo Sacchi e Capello, non è solo un nome nuovo.
Essere Mike Tyson. Vita, successi ed eccessi del più discusso campione della storia della boxe
Andrea Bacci
Libro: Libro in brossura
editore: Limina
anno edizione: 2011
pagine: 254
In pochi altri casi come per Mike Tyson, la vicenda privata e quella sportiva si sono inestricabilmente intrecciate e fuse, l'uomo ha così irrimediabilmente condizionato l'atleta. Il ring lo aveva tirato fuori dal ghetto di Brooklin, ma non dall'inferno che si portava dentro, e Cus D'Amato, l'allenatore-padre che gli stava insegnando come fare, se n'era andato troppo presto. I suoi colpi erano così facili e così cattivi perché al suo sguardo la strada e il quadrato del ring si confondevano e in entrambi esplodeva lo stesso odio e la stessa voracità. Violenza allo stato puro, l'America sportiva, e non solo, instancabile divoratrice di miti, ha usato questo fenomenale pugile enfatizzandone l'anima buia, il lato oscuro, facendone l'idolo da esaltare sull'altare della gloria, prima, e da gettare nella polvere, poi, il totem che poteva catalizzare la nostra rabbia e le nostre paure, la parte "cattiva" di ognuno di noi, il nostro fondo malato e perverso. Quasi tutti quelli che gli sono stati vicini erano lì per qualche altro fine, "attorno all'enorme corpo muscoloso di Mike stavano girando molti alligatori" perché i suoi pugni potessero diventare il riscatto definitivo di un ragazzino sensibile e introverso che aveva bisogno di imparare prima di tutto come diventare un uomo. Perché come dice il detto: "Puoi anche uscire dal ghetto, ma il ghetto non esce mai da te".
Lassù qualcuno li ama. Napoli, il più bel film di De Laurentiis
Adolfo Mollichelli
Libro: Libro in brossura
editore: Limina
anno edizione: 2011
pagine: 161
Profondo conoscitore degli umori della sua città, Adolfo Mollichelli ci racconta cosa incarni la figura di Aurelio De Laurentiis per Napoli, e per il Napoli, autentico e rivoluzionario protagonista, dopo l'epoca Maradona, della realizzazione di un sogno: tornare nell'Olimpo del calcio. Una storia cominciata sette anni fa, quella tra la squadra del vecchio Ciuccio e il presidente-produttore, deciso, con questo suo Cinema Paradiso, a compiere il miracolo: riportare gli azzurri dall'umiliazione della serie C alla Champions League. Tutto ebbe inizio da un campo in affitto a Paestum, fino alla costruzione del centro di Castel Volturno, che nulla ha da invidiare a Milanello o a Interello. Oggi, la squadra guidata, in panchina, da Mazzarri, definito da Cesare Prandelli "autentico fuoriclasse", e in campo dai "tre moschietteri", lo slovacco Hamsik, l'argentino Lavezzi vero erede del Pibe de oro, l'uruguaiano Cavani, è tornata tra le grandi del calcio europeo. Terza in campionato e indiscussa rivelazione, si giocherà il trofeo più ambito, quello che neanche Maradona riuscì mai ad alzare...
Il mondo di Giacomo Bulgarelli
Italo Cucci
Libro: Libro in brossura
editore: Limina
anno edizione: 2011
pagine: 136
Non avrebbe voluto occuparsi di sport, il giovane cronista riminese quando, agli inizi degli anni Sessanta, approdo alla redazione del "Resto del Carlino", direttore un giovanissimo Giovanni Spadolini. Eppure fu l'occasione da cui nacque, oltre il giornalista che oggi conosciamo e apprezziamo, il suo innamoramento per la squadra di quella città che lo stava adottando. Erano gli anni del Bologna "da Paradiso" di Fulvio Bernardini, del Bologna di Pasciuti, Janich, Pavinato, Fogli. Tumburus, Haller, Nielsen, Negri... e soprattutto di Bulgarelli, capitano e leader, anima e testa di quel Bologna appassionatamente voluto e costruito dal presidente Renato Dall'Ara. Strutturandosi intorno alla sua figura e al suo ruolo di mezz'ala, alla sua intelligenza di regista, alla sua misura e generosità di suggeritore, il Bologna arrivò, contro tutti e contro tutto, alla conquista, nel '64, di un sudatissimo scudetto. Quella squadra, che portò il proprio contributo anche alla formazione azzurra, coagulò passioni trasversali, di "figli" naturali o d'elezione, da Enzo Biagi a Severo Boschi, da Aldo Bardelli a Pupi Avati, fino a Gianni Morandi e Lucio Dalla. Se l'intensa rivisitazione del "suo" borghese Bulgarelli è il viaggio a ritroso di Italo Cucci in un calcio perduto, i piccoli grandi fatti di sport e di vita che si intrecciarono nelle redazioni del "Resto del Carlino", di "Stadio", del "Guerin Sportivo" lo sono di un giornalismo epico, con i suoi giganti e le sue storie minime.
La maglia più bella. Ibra, orgoglio rossonero
Mauro Suma
Libro: Libro in brossura
editore: Limina
anno edizione: 2011
pagine: 161
Atleta straordinario, fisico d'acciaio, tecnica raffinata: si direbbe un calciatore venuto dal futuro. Sicuramente Ibrahimovic è il più completo della sua generazione, non solo l'ideale erede di Cruijff e Van Basten, anche lui scuola Ajax, anche lui il miglior attaccante della sua epoca. Personaggio fuori dalle regole, ha i tratti distintivi dell'eroe epico, consapevole di stare dentro un calcio ormai più business che sport, uomo scontroso, mai accomodante ma generosissimo, esigente con se stesso fino al limite. Se in campo deve sempre essere al centro della scena, fuori protegge con accanimento il suo privato, la sua storia. Ecco in fondo chi è Zlatan: un cacciatore, un competitivo, uno sportivo che ha costantemente bisogno di una preda. E l'adrenalina scorre solo quando c'è un obiettivo da raggiungere. Per lui è sempre caccia. La porta avversaria, il gol, il compagno da lanciare a rete. Il popolo milanista ha aspettato anni per vederlo lottare e imporsi in campo a San Siro con la maglia rossonera. Anni in cui i tifosi hanno dovuto mandar giù bocconi amari, da Calciopoli ai successi dei rivali interisti, nelle cui fila proprio Ibra aveva giocato e vinto. Poi, finita la stagione al Barcellona, uno spiraglio: la difficile trattativa con Roseli, portata avanti da Galliani con la solita tenacia. Indiscusso leader della squadra di Allegri, la sua forza, il suo temperamento e i suoi gol sono oggi tutti finalizzati al trionfo rossonero, come lo stesso Ibra ci racconta in questo libro.
Linea bianca. Trimestrale di scienza e cultura calcistica. Volume Vol. 1
Libro: Libro di altro formato
editore: Limina
anno edizione: 2011
pagine: 192
Polvere di stelle. Storie di delusioni mondiali
Nicola Calzaretta
Libro: Libro in brossura
editore: Limina
anno edizione: 2011
pagine: IX-148
Storie di delusioni mondiali. Storie di flop eccellenti come quello di Maradona nel 1982 o di Gianluca Vialli nel 1990. Storie di fallimenti più o meno clamorosi come quello di Billy Wright, pilastro dell'Inghilterra nel 1950 o di Giampiero Boniperti, colonna dell'Italia per l'edizione mondiale del 1954. Storie di rabbie mal celate come quella di Giorgio Chinaglia in Germania '74 o di amarezze mal digerite come quella di Henry, coinvolto nel tramonto della "Francia-vincitutto" di fine millennio. Storie mondiali. Anzi, storie di un altro mondiale.
Volevo solo dormirle addosso
Massimo Lolli
Libro: Libro in brossura
editore: Limina
anno edizione: 2011
pagine: 171
Va tutto bene nella vita di Marco Pressi, manager di successo amato dai collaboratori. Finché non viene convocato dai superiori il 7 ottobre: deve licenziare un dipendente su tre entro Natale. O lui, o loro. Questo è l'obiettivo. Torna a casa, e Laura lo molla senza ragione. Inizia così la trasformazione dell'uomo, fra giorni riempiti da esecuzioni di dipendenti in eccesso, e notti passate a dimenticare i giorni nel sesso sfrenato con una giovane extracomunitaria, mentre il ricordo della donna perduta non dà tregua, e solo il passato sembra poter salvare dall'abisso... Ce la farà a raggiungere l'obiettivo?
La botta in testa
Tiberio Mitri
Libro: Libro in brossura
editore: Limina
anno edizione: 2011
pagine: XI-289
Una faccia piena di pugni, una vita andata male. La storia di Tiberio Mitri, grande pugile degli anni Cinquanta, potrebbe essere liquidata così. Pochi sanno però che, al principio della fine, Mitri la sua storia provò a raccontarla in un libro, "La botta in testa", che torna dopo quarant'anni dalla prima e semiclandestina uscita. È un romanzo di formazione: l'infanzia a Trieste, il pugilato come fuga dalla miseria, i primi successi sul ring, il matrimonio con Miss Italia, poi di colpo l'America, il giro della mafia e degli allibratori, la sconfitta con Jake La Motta che gli costa il titolo mondiale; quindi la caduta rovinosa e la completa perdizione.

