Lubrina Bramani Editore
Fuorigioco
Pilade Frattini
Libro: Copertina morbida
editore: Lubrina Bramani Editore
anno edizione: 2019
pagine: 272
A giudicare dal crescente numero di veri scrittori passati ultimamente al "giallo", si direbbe che finalmente sia cessata, per questo genere, da sempre ritenuto minore, la lunga quarantena. Forse è giunto il tempo per il "giallo" di riqualificarsi finendo di presentarsi come tipica "lettura da treno". Quello che Simenon e il nostro raffinato Sciascia non sono riusciti a fare si è prodotto per evoluzione naturale dei gusti e della sensibilità collettiva. Di pari passo con la cinematografia americana partita da una esasperata e infantile visione manichea della storia e approdata dopo anni e anni di sceriffi dalla mano svelta, di federali capaci di mettere in fuga migliaia di pellirossa, di pochi marines che sopraffanno cattivissimi soldati giapponesi a una visione meno manichea della storia. Ce ne rendiamo facilmente conto mettendo a confronto i film di John Wayne con "Balla coi lupi" di Kevin Costner. Allo stesso grado di maturità è atteso ora anche il "giallo", riuscendovi quando scrittori ed editori si convinceranno che il bene e il male non sono entità fra loro distinte.
Un erudito modernizzatore. Luigi Chiodi e la Biblioteca Civica Angelo Mai di Bergamo
Elisabetta Zonca
Libro
editore: Lubrina Bramani Editore
anno edizione: 2019
Biblioteche: luoghi comuni?
Libro: Copertina morbida
editore: Lubrina Bramani Editore
anno edizione: 2019
pagine: 144
Sottolineando la sorprendente resilienza del libro come "tecnologia" per la trasmissione del sapere, il volume ripropone l'ineliminabile dimensione fisica della biblioteca, quale luogo all'interno del quale i processi culturali vengono agiti, parallelamente alla nuova spazialità rappresentata da internet. In questo senso le biblioteche generano valore pubblico, legato alle grandi sfide della contemporaneità che uniscono come un filo rosso realtà lontanissime, da Milano a Medellín: migrazioni e multiculturalità, criminalità e disagio sociale. A fronte della difficoltà della società a rispondere ai mutamenti, la missione della biblioteca è sempre più orientata a offrire opportunità per migliorare la qualità della vita urbana, favorire la convivenza e potenziare l'accesso all'informazione. In questa prospettiva, la Biblioteca di Mediazione ha promosso occasioni di confronto e dibattito tra il mondo accademico e quello professionale intorno ai valori positivi legati alla diversità culturale, di cui i contributi qui raccolti offrono alcune testimonianze. Testi: T. Morocutti, M.V. Calvi, G. Turchetta, D. Spagnolo Martella, M. Novo, P. Lietti, A. Terreni, R. Taddeo, F. Cosenza, M. Bonomi, M. Ferrario.
Baran Ciagà, architetto. La comunione tra le arti. Catalogo della mostra (Bergamo, 14-29 dicembre 2019)
Libro: Libro in brossura
editore: Lubrina Bramani Editore
anno edizione: 2019
pagine: 60
Nel panorama architettonico bergamasco, il periodo compreso tra la seconda metà degli anni Sessanta del secolo scorso e i primi anni del XXI secolo ha visto emergere personalità diverse tra le quali si annovera l'architetto Baran Ciagà (Istanbul, 1934), bergamasco d'adozione, autore di oltre 150 progetti molti dei quali realizzati in collaborazione con altri colleghi. Nel 1968 con Walter Barbero, Giuseppe Gambirasio e Giorgio Zenoni ha dato vita a un intenso sodalizio professionale che ha portato alla progettazione e realizzazione di edifici commerciali, terziari e residenziali che sono stati pubblicati su importanti riviste nazionali e internazionali, tra i quali si distingue l'edificio Mobili Bergamo esposto nel 1979 al Moma di New-York nell'ambito della mostra "Trasformations in modern architecture 1960/1980". La mostra, dal sottotitolo "La comunione tra le arti", allestita non a caso nell'edificio che ha ospitato l'Ateneo di Scienze, Lettere ad Arti, pone in evidenza il particolare interesse che Baran Ciagà ha sempre avuto per la contaminazione dei saperi e per il "lavoro di gruppo" con architetti (anche di fama internazionale) e artisti (pittori e scultori).
Sese Marcassoli. Ritratti
Bruno Masseroli
Libro: Copertina morbida
editore: Lubrina Bramani Editore
anno edizione: 2019
pagine: 104
I testi di Bruno Masseroli accompagnano le immagini di Agnese Marcassoli, in arte Sese, che in questa collezione di volti torna a esprimersi in forma grafica.
Giovanni Oberti. La pelle degli oggetti. Catalogo della mostra (Milano, 28 ottobre-10 dicembre 2019). Ediz. italiana e inglese
Libro: Copertina morbida
editore: Lubrina Bramani Editore
anno edizione: 2019
pagine: 48
Volume pubblicato in occasione della mostra "La pelle degli oggetti" (Galleria Milano, 28 ottobre-9 dicembre 2019, Milano), a cura di Elio Grazioli e Bianca Trevisan. "La sua cifra è l'8, forma che rimanda al doppio cerchio, alla clessidra e, resa orizzontale, all'infinito. Non è un circolo chiuso, non è una tautologia, è una dinamica che mostra e trasforma, che rivela e rilancia. Una doppia giravolta nascosta all'interno di un gesto che si dà per unico, un avvolgimento che rovescia e al tempo stesso stratifica. Il tutto in un'atmosfera pacata, al limite della percezione. Questa mostra in particolare si gioca su specchi e semi e frutti, un'accoppiata inevidente che già sembra pensata da un poeta. Che cos'hanno in comune? Perché questo accoppiamento? La risposta è forse l'accoppiamento stesso, come dalla famosa massima di Borges che afferma che gli specchi, come la copula, sono abominevoli perché moltiplicano gli esseri - lui dice: gli uomini. I semi e i frutti rimandano a loro volta alla moltiplicazione della vita. Gli specchi non significano solo il raddoppiamento della realtà ma simboleggiano anche il tema dell'identità, tanto quanto i semi e i frutti simboleggiano quello della natura". (Elio Grazioli)
Il nido
Gualtiero Oberti, Lucia Oberti
Libro: Copertina morbida
editore: Lubrina Bramani Editore
anno edizione: 2019
pagine: 34
Un luogo. Un rifugio. Un nido. Un luogo familiare, che riconosciamo come nostro e del quale ci sono noti i confini. Un rifugio sicuro dove tornare, che ci isola e ci restituisce il respiro. Un nido avvolgente, che ci calma e ci rianima. Uno spazio vitale, a misura d'uomo. Una grande ellisse, pura geometria. Una curva perfetta concepita dal pensiero umano e assunta quale simbolo di armonia, ma non più compiuta e integra, bensì spezzata, ruotata e scivolata sul fianco. Una figura complessa, ma di nobile genesi, che, per estrusione, dà forma a un volume articolato e scomposto, le cui superfici laterali restituiscono profili diversi e inaspettati. Un volume aperto e chiuso al contempo dove i pieni dei tubolari di ferro si alternano ai vuoti degli interspazi e dove la percezione del fuori muta con il volgere dello sguardo: proiettandolo all'esterno, così da inquadrare i primi rilievi orobici, o trattenendolo al suo interno, facendolo vibrare al ritmo accelerato delle superfici metalliche stondate. Nel concreto, l'opportunità di dare una risposta architettonica a una latente esigenza urbanistica e sociale: ricostruire una terrazza pericolante e transennata, posta ai lati della via che attraversa il borgo montano. Un'occasione per trasformare un reliquato urbano abbandonato e cadente attivandone una metamorfosi fisica e formale, trasmutandolo da non-luogo - nell'accezione di Marc Augé - quale spazio irrelazionale e impersonale, a luogo, quale spazio relazionale e identitario. Restituire alla comunità un punto di sosta e d'incontro, affacciato sulla valle, nel quale riconoscersi e del quale sentirsi partecipi. Ecco allora una piccola piazza geometrica e misurata che si confronta con un paesaggio naturale, aperto e spazioso, composto da crinali e da vallate, da azzurri e da verdi, da luci e da ombre. Un luogo che isola e che si isola dal contorno, che accoglie e che respinge, che concede e che nega. Calcestruzzo, ferro e pietra: materiali naturali utilizzati al grezzo. Direttamente plasmati sul posto o prodotti dall'industria oppure coltivati in una cava. Un bulbo di béton brut che àncora a terra e sostiene come un piedistallo; un perimetro metallico che simultaneamente contiene e separa; un pavimento in ciclopiche lastre di Serpentino della Valmalenco che si spezza e, come deformato da una spinta ctonia, rende manifeste invisibili forze telluriche. Un luogo che nel tempo vedrà la sua partitura metallica rivestirsi e poi mutarsi in sostanza vegetale, assecondando e rincorrendo la natura metamorfica della pietra che ne ricopre il suolo. E poi il carattere quasi metafisico degli arredi in pietra artificiale. A-geometrici, pallidi e levigati; forme ovoidali e feconde; oggetti fuori scala, forse i prodotti di un'allucinazione, che sono al contempo organici e minerali e dei quali ne è sconosciuta la provenienza. Infine le ombre portate della recinzione metallica che tagliano la piazza ogni volta in modo nuovo: meridiane generate e mosse dal nascere e dal vagare del sole. Ritmate e geometriche sul piano orizzontale; mutevoli e sinuose quando lambiscono le indefinite sagome degli arredi: luce e materia che danzano insieme. Una piccola piazza ai margini della via, utile per incontrare un amico o per osservare il paesaggio oppure, semplicemente, per rincorrere un pensiero. Un luogo dove rallentare e, forse per un istante, elidere gli eccessi della surmodernità: l'aumento incontrollato dei riferimenti temporali e spaziali prodotto da una globalizzazione che non crea né identità singola, né relazione, ma solitudine e similitudine.
La solitudine diseguale
Ines Soncini, Luca Bonati
Libro: Copertina morbida
editore: Lubrina Bramani Editore
anno edizione: 2019
pagine: 108
Il fascino talora drammatico, spesso discreto della solitudine, con tutte le sue sfaccettature, chiare e limpide come un cielo o un paesaggio oltre una porta non porta che si schiude, e quelle più oscure e inquiete di una nuvola apparentemente innocua ma che in fretta si incupisce e vela la luce. La solitudine fisica, ma ancor più la solitudine interiore. Non è questione di presenze fisiche o di assenze, è qualcosa di molto più profondo. Evoca stati d'animo di sofferenza, di inquietudine, ma non è sempre così. Per qualcuno è una meditata e precisa scelta di vita, una situazione con cui convivere senza problemi ma che impone un'implosione, un distacco dal mondo ordinario, se non fisico sicuramente interiore. Un disallineamento. Non esiste un'unica solitudine. Ogni personaggio è solo, ma a suo modo. Il libro è una collezione di solitudini, che vanno a comporre la solitudine diseguale. C'è la solitudine delle escursioni in solitaria di Luca - testimoniate dalle fotografie, parte irrinunciabile dei testi - e ci sono le solitudini della gente di montagna, dei personaggi frutto della fantasia di Ines.
Cani caccia natura. Ciò che resta di riti antichi come il mondo
Piero Burnelli
Libro: Libro in brossura
editore: Lubrina Bramani Editore
anno edizione: 2019
pagine: 116
Una fiaba bergamasca. Volume Vol. 3
Nicola Crippa, Giulia Diani
Libro: Libro in brossura
editore: Lubrina Bramani Editore
anno edizione: 2019
pagine: 64
Questa fiaba nasce dalle domande poste dai tanti bambini che hanno ascoltato e letto "Una fiaba bergamasca vol. 1" e "Una fiaba bergamasca. vol. 2: Dov'è finita Santa Lucia" e cioè: "Ma dove è la mamma di Boculina?", "Come è possibile che Boculina cerchi costantemente papà Grappa e mai la mamma?". Ecco quindi la fiaba di Chicca, mamma di Boculina. Età di lettura: da 4 anni.
Officina Liberty
Gualtiero Oberti, Lucia Oberti
Libro: Copertina morbida
editore: Lubrina Bramani Editore
anno edizione: 2019
pagine: 32
L'edificio trattato nel libro è un modesto fabbricato in muratura di mattoni e pietrame, disposto su due livelli distinti e coperto da un tetto a padiglione. L'impianto originario presentava una rigida simmetria planimetrica e di alzato, spezzatasi a causa di un piccolo ampliamento che, pur ripetendo i rapporti dimensionali e i partiti compositivi della costruzione primigenia, ne ha compromesso l'originario equilibrio. I termini Officina Liberty, con i quali è generalmente conosciuta la costruzione di origine industriale che si trova all'interno del Parco del Mella di Gardone Val Trompia, sono del tutto inadatti a descrivere l'esatta consistenza del manufatto architettonico che non ha mai rivestito alcuna funzione produttiva, ma bensì direzionale, né, soprattutto, presenta alcun carattere rapportabile al periodo Liberty o a un più generico stile floreale. La palazzina fu costruita nella prima metà del XX secolo come ufficio direzionale della Radaelli SpA, una ditta specializzata nella realizzazione di cavi in acciaio già attiva nel lecchese e con stabilimenti produttivi dislocati in altri comuni italiani.
Sara Barbarino
Monica Zanoni
Libro: Copertina morbida
editore: Lubrina Bramani Editore
anno edizione: 2019
pagine: 48
"Una semplice linea su di un foglio bianco dice più di mille parole. Frammenti di vita, immagini nude che catturano un'emozione, i 'disegni' di Sara Barbarino sono poesia per gli occhi, la mente e il cuore. Il segno, al tempo stesso rigoroso e libero, si spoglia di ogni descrizione e ridondanza per superare le apparenze e giungere all'essenzialità dell'indicibile. [...] Poesia pura, libera dalla parola e da ogni scopo didascalico di rappresentazione della realtà, eppure capace, attraverso l'astrazione e la fissazione di attimi infinitesimali di un mondo intimo, di cogliere in sintesi le profondità del mistero dell'esistenza umana nella sua dimensione solitaria e nei suoi rapporti con l'universo. Esseri, soli nel vuoto indefinito, puntini nell'infinito, sospesi in sottile equilibrio tra terra e cielo, le mani e i piedi saldamente ancorati all'una e la testa libera in uno slancio verso l'altro. Immagini che parlano da sole, direttamente al nostro inconscio, senza l'aiuto di nessuno che le spieghi. Cura per l'anima." (dalla prefazione di Monica Zanoni)

