Sellerio Editore Palermo
Fate il vostro gioco
Antonio Manzini
Libro: Libro in brossura
editore: Sellerio Editore Palermo
anno edizione: 2018
pagine: 391
«Non ci abbiamo capito niente, Deruta. Forza, al lavoro». Due coltellate hanno spento la vita di Romano Favre, un pensionato del casinò di Saint-Vincent, dove lavorava da «ispettore di gioco». Il cadavere è stato ritrovato nella sua abitazione dai pochi vicini di casa dell'elegante palazzina, e serra in mano una fiche, però di un altro casinò. Rocco Schiavone capisce subito che si tratta «di un morto che parla» e cerca di decifrare il suo messaggio. Si inoltra nel mondo della ludopatia, interroga disperati strozzati dai debiti, affaristi e lucratori del vizio, amici e colleghi di quel vedovo mite e ordinato. Individua un traffico che potrebbe spiegare tutto; mentre l'ombra del sospetto sfiora la sua casa e i suoi affetti. Ed è ricostruendo con la sua professionalità la tecnica dell'omicidio, la scena del delitto, che alla fine può incastrare l'autore. Ma il morto è riuscito a farsi capire? Forse non basta scavare nel passato: «Favre ha perso la vita per un fatto che deve ancora accadere». Il successo dei libri di Antonio Manzini deve probabilmente molto al loro andare oltre la semplice connessione narrativa tra una cosa (il delitto) un chi (il colpevole) e un perché (il movente). Con le inchieste del suo ruvido vice-questore, Manzini stringe il sentire del lettore a una vicenda umana complessa e completa. Così i suoi noir sono in senso pieno romanzi, racconto delle peripezie di un personaggio che vale la pena di conoscere, sentieri esistenziali. Sono, messi uno dietro l'altro, la storia di una vita: Rocco Schiavone, un coriaceo malinconico che evolve e cambia nel tempo, mentre lavora, ricorda, prova pietà e rabbia, sistema conti privati e un paio di affari. Sicché, in "Fate il vostro gioco", il vice-questore riconosce apertamente un semifallimento: ha smascherato il criminale ma troppe cose non tornano. Resta un buco nella sua consapevolezza che gli rimorde come una colpa, e deve colmarlo. Lo farà, si ripromette, la prossima volta e, per il lettore, nella prossima avventura.
La notte delle stelle cadenti
Ben Pastor
Libro: Libro in brossura
editore: Sellerio Editore Palermo
anno edizione: 2018
pagine: 550
Berlino, 9 luglio del 1944. Il tenente colonnello Martin Bora, ex agente dell'Abwehr, il servizio segreto della Wehrmacht, è in arrivo dal fronte italiano. Ha ottenuto una licenza - con sua sorpresa considerato lo sforzo bellico - per partecipare ai funerali dello zio, un illustre clinico in rotta con il regime nazista. Voci indiscrete sul suicidio dello zio, strenuo oppositore del progetto medico nazista «vite inutili», lo insospettiscono. E intorno, incontri che sembrano provocazioni gli fanno percepire qualcosa di strano nell'atmosfera. Di tutti gli appuntamenti, il più preoccupante è quello a cui non si può sottrarre: con Arthur Nebe, il capo della Kripo, la polizia criminale. Da lui riceve un incarico speciale: indagare sull'omicidio del Mago di Weimar, Walter Niemeyer, alias Sami Mandelbaum ebreo galiziano, alias Magnus Magnusson astrologo scandinavo, il veggente dell'alta società. Una sola domanda Martin non può fare: perché proprio io, «perché non si assegna il caso a un funzionario della polizia criminale?». Poco tempo dopo un evento completerà lo scenario: il 20 luglio '44, l'attentato di von Stauffenberg cui Hitler sfuggì per puro caso.
La zia Irene e l'anarchico Tresca
Enrico Deaglio
Libro: Copertina morbida
editore: Sellerio Editore Palermo
anno edizione: 2018
pagine: 272
«Si accostò al quadro e gli comparvero geometrie, strutture interne, frecce, cerchi, nomi, legami, doppi legami. [...] «"E un quadro di un artista newyorkese, Mark Lombardi. L'unico artista al mondo ad aver avuto l'idea di dipingere il denaro nella sua essenza, la sua velocità, la sua ferocia. Si era dedicato a dipingere il denaro caldo, il grande riciclaggio, l'opacità della finanza, la verità finanziaria"». Così come il quadro di Lombardi fa con il denaro, questo insolito romanzo di Enrico Deaglio si dedica al mosaico dei rapporti politici, d'affari, criminali che combinano tanti pezzi della storia d'Italia con l'America e soprattutto con la migrazione italiana. Non si tratta soltanto dei segreti dell'invasione alleata o della sovranità limitata ai tempi della guerra fredda: la tesi è proprio che una parte importante dei tanti misteri che hanno orientato il cammino del nostro Paese trova lì le radici, le ragioni, le spiegazioni. Vicende intrecciate, ritratti di personaggi incredibili, circostanze rivelatrici, con al centro la storia più sconosciuta. Quella di Carlo Tresca, l'anarchico libertario, sindacalista ed alfiere del buon nome italiano Oltreoceano, ucciso l'11 gennaio 1943 da una complessa cospirazione volta a cancellare un popolarissimo protagonista che avrebbe potuto incidere nel dopoguerra italiano. Ma sono tutte vicende, personaggi, circostanze sempre occultati dalla congiura del silenzio. Ragion per cui, Deaglio riveste di pretesto letterario la coincidenza evidente (le coincidenze - diceva Leonardo Sciascia - non esistono), dove «la realtà ufficiale» tace e nasconde. Siamo negli anni Venti del Duemila -questa la cornice narrativa che è la premonizione del futuro prossimo, nostro e non solo -, grazie all'eredità di una zia, comunista e funzionario dei servizi segreti, Marcello Eucaliptus viene in possesso di una valigia di segreti documenti. La consegna è fatta in un locale sul Tevere. Qui risiedono gli ultimi baluardi opposti alla bancarotta totale verso cui la nazione rotola. Sono gli anziani esponenti dello spionaggio italiano d'antan: gentiluomini e gentildonne navigati, persone colte e intelligenti che si battono per evitare che venga travolto l'ultimo progetto politico ragionevole per l'Italia. In questa prospettiva convincono Marcello a un'impresa proibitiva incardinata appunto sulla verità nascosta del vecchio caso dell'anarchico assassinato. La zia Irene e l'anarchico Tresca è un romanzo coraggioso nello stile e sorprendente nel contenuto, che mescola il paradosso e l'ironia con la storia vera.
SS-GB. I nazisti occupano Londra
Len Deighton
Libro: Copertina morbida
editore: Sellerio Editore Palermo
anno edizione: 2018
pagine: 495
Una sera davanti a una birra un giornalista amico di Len Deighton aveva dichiarato di considerare impossibile immaginare cosa sarebbe successo se la Gran Bretagna avesse perso la Battaglia d'Inghilterra. L'autore si era opposto ad una affermazione così categorica, visto che i piani d'occupazione di Hitler erano stati resi pubblici. «Avevo letto - spiega - parte di quei documenti e ho cominciato a chiedermi se l'ipotesi dell'Inghilterra sotto il dominio tedesco avrebbe potuto trasformarsi in un romanzo». Ne è risultata questa utopia negativa in veste di spy story; una solida ipotesi di storia controfattuale immersa dentro una cornice da thriller. Londra 1941. I tedeschi hanno vinto la guerra contro l'Inghilterra e invaso l'isola. Gli americani non sono intervenuti. Il patto Molotov-Ribbentrop, che lega Germania nazista e Unione Sovietica, regge ancora, anzi si è rafforzato con le celebrazioni comuni di amicizia, perché l'Europa sta diventando un condominio russo-germanico. Churchill non si sa che fine abbia fatto. Il re è rinchiuso nella torre. Circolano timide notizie di una resistenza. Le SS britanniche (SS-GB) imperversano. Penuria di ogni cosa, depressione sociale e personale, ed è evidente che il paese si stia impoverendo e la sua ricchezza trasferendosi in terra germanica. In questa realtà, Douglas Archer fa il soprintendente di Scotland Yard. Indaga con intelligenza e senso pratico evitando un antinazismo troppo scoperto che finirebbe coll'impedirgli ogni azione. Si sforza di evitare che le sue inchieste più delicate finiscano avocate dal tribunale speciale degli occupanti. Grazie a questa prudenza, Doug può venire a conoscere utili segreti. Un antiquario, un traffichino di cattiva reputazione, viene trovato ucciso con un'arma da fuoco; sulle sue braccia, delle strane ustioni. Dopo il primo avvio delle indagini, piomba negli uffici di polizia un ufficiale delle ss, di nome Oskar Huth, aiutante stretto di Heinrich Himmler. Assume la supervisione del caso e arruola Archer stesso come suo aiutante. Così l'investigatore di Scotland Yard è preso in un gigantesco gioco di spionaggio che muove tutte le pedine presenti. Intanto non muore la speranza. «"Mi sta dicendo di aver già visto una cosa simile?". "L'hanno già vista alcuni membri del mio staff, ci troviamo al cospetto di qualcosa che potrebbe rivelarsi talmente letale, che neanche la Peste nera terrebbe il passo con le conseguenze"».
Lenin, un uomo
Maksim Gorkij
Libro: Copertina morbida
editore: Sellerio Editore Palermo
anno edizione: 2018
pagine: 164
«Non ho mai incontrato un uomo che sapesse ridere in modo così contagioso come Vladimir Il'ic. Bisognava godere di un benessere grande e forte per ridere così». Questo era Lenin come persona, secondo Maksim Gor'kij, celebre scrittore, che era tutt'altro che un «leninista» («sono un marxista molto dubbioso, credo poco nella ragione delle masse in generale») ma lo conobbe bene dai primi del Novecento, nell'esilio (il famoso soggiorno di Capri) e poi con la rivoluzione (in cui Gor'kji non credeva tanto) e dopo. Questi ricordi, un ritratto della persona schizzato attraverso occasioni vissute, furono scritti d'impeto, nella intensa commozione della notizia nel 1924 della morte del capo rivoluzionario. Pubblicati nel 1927 (ed è questa la versione che offriamo al lettore) furono poi rimaneggiati nel corso del tempo in senso più monumentale e iconografico, in corrispondenza evidentemente dell'irrigidirsi del culto quasi religioso di Lenin voluto da Stalin. In questa originaria versione il disegno del personaggio si profila spontaneo e immediato. Quello che interessa l'autore è l'uomo, il carattere, quello che si provava a stare insieme a lui. Si scopre un punto di vista inaspettato su un personaggio morto in realtà prima che la storia potesse capirlo fino in fondo. E senza che ci sia troppo di politica, queste pagine dicono forse sul Lenin politico, sulla sua ispirazione politica, di più di un'analisi metodica. «Ricorderò sempre che mi disse: "Forse noi bolscevichi non verremo compresi nemmeno dalle masse, è assai probabile che ci facciano fuori proprio all'inizio della nostra azione. Ma non importa. Il mondo borghese ha raggiunto la condizione di un'agitazione autodistruttiva, minaccia di avvelenare tutto e tutti"».
Khalil
Yasmina Khadra
Libro: Copertina morbida
editore: Sellerio Editore Palermo
anno edizione: 2018
pagine: 252
Servire Dio e vendicarsi. Questo è nel cervello di un ragazzo che si prepara a commettere un attentato, e che ha deciso di donare la propria vita per una causa più alta. In fondo chi sono i criminali, quelli che si fanno esplodere o coloro che le loro azioni, le loro parole inopportune, hanno reso possibile, e magari necessaria, la carneficina? Khalil e Rayan sono di origini marocchine, cresciuti insieme in Belgio. Rayan si è integrato senza problemi mentre Khalil è preda di un furore disordinato, e litiga costantemente con la sua famiglia. Frequentando la moschea incontra dei nuovi amici, e il suo pensiero, la sua determinazione, iniziano a cambiare. Un sentimento ispirato e tragico lo spinge all'azione, e lo prepara a commettere l'impensabile. Fin quando a Parigi, su un vagone gremito della metropolitana all'uscita dello stadio di Saint-Denis, Khalil recita un'ultima preghiera e preme il detonatore della sua cintura esplosiva. Chi è Khalil? Quali passioni lo muovono, quali visioni lo portano verso il suo destino? Il romanzo di Yasmina Khadra scruta nella mente di un terrorista seguendone ogni percorso e sfumatura, dall'indottrinamento carico di odio alla presa di coscienza, costringendo chi legge a sospendere ogni giudizio morale, a riconsiderare ogni parere e convinzione. È tra le poche opere letterarie contemporanee ad offrire una riflessione approfondita sul concetto di multiculturalismo, di islamofobia, che sappia raccontare la ghettizzazione, l'intolleranza religiosa, il fascino per la violenza. Khadra nel corso degli anni non ha mai smesso di denunciare il terrorismo islamico e le menzogne del fanatismo religioso, con prese di posizione costanti e decise. Con questo romanzo, attraverso Khalil, Rayan e gli altri personaggi, apre una porta sul mondo dell'integrazione e del suo rifiuto, sulle difficoltà che si incontrano per mantenere viva e vitale la propria cultura, per plasmare la propria identità.
Il Caravaggio rubato. Mito e cronaca di un furto
Luca Scarlini
Libro: Libro in brossura
editore: Sellerio Editore Palermo
anno edizione: 2018
pagine: 139
«Non è mica vero che sono grezza e ruvida, spessa e non maneggevole, che sono tutta bozzi e fessure, che il colore si era crepato ben prima che invecchiassi, com'è naturale. Messer Caravaggio mi stendeva con quelle sue mani forti, cancellava una figura che c'era prima, distribuiva uno strato spesso di colore. Doveva fare in fretta: non c'era tempo. Una tartana lo aspettava al porto, il vento era propizio, c'erano altre tele da imprimere in città lontane di cui non conosco il nome. Mi suonavano dolci come promesse, ma potevano anche essere fonte di minacce».
La capitale
Robert Menasse
Libro: Libro in brossura
editore: Sellerio Editore Palermo
anno edizione: 2018
pagine: 445
Il cielo è grigio su Bruxelles, si avvicina l'anniversario dei cinquantanni dalla fondazione della Commissione europea e allo scopo di rilanciarne gli ideali alcuni funzionari della Direzione cultura avviano un curioso tentativo, un grande giubileo incentrato su Auschwitz mobilitando gli ultimi sopravvissuti ai campi di concentramento come testimoni dei proponimenti che sono all'origine della UE, nata dalle ceneri delle atrocità naziste. L'idea scatena l'anima rissosa ed egoista dei paesi membri e insieme esalta gli interessi personali dei burocrati. Nel frattempo le strade della città sono affollate di allevatori che protestano con i forconi in mano, di mandrie di turisti con i selfie stick, e 22.000 funzionari, uomini e donne, solitari avamposti delle loro società e tradizioni, si adoperano senza sosta per favorire il dialogo tra le culture e gli interessi del loro paese di origine, e la notte restano seduti sul bordo del letto a bere un ultimo bicchiere di vino. Tutto alimenta un ingranaggio di bizantina complessità, crocevia del potere e dell'economia internazionale, babele di lingue diverse, mentalità incompatibili e interessi particolari: un caos sempre sul punto di esplodere. Robert Menasse, dopo un lungo soggiorno di ricerca e due saggi sull'argomento, racconta una città e un luogo simbolico della storia e della cronaca contemporanea, il cuore politico e amministrativo dell'Europa unita, la capitale scelta perché il Belgio era il primo paese in ordine alfabetico tra le sei nazioni fondatrici e da allora in attesa, come Godot, di una rotazione che non avverrà mai. Il suo è un romanzo di sfrenata ingegnosità, un labirinto di invenzioni e umorismo, un castello gotico di sentimenti e potere, passioni e paure. Tra un maiale che corre libero per le strade e un omicidio che sembra passare inosservato prende forma un panorama di grandi emozioni e grigia amministrazione, costellato di eroi tragici, di ambiziosi perdenti, di scaltri manipolatori. Ne scaturisce un ritratto letterario sarcastico e provocatorio, capace di miscelare generi diversi, di tratteggiare l'assurdo, di irridere il male. E soprattutto di raccontare l'Europa.
La morte mi è vicina
Colin Dexter
Libro: Libro in brossura
editore: Sellerio Editore Palermo
anno edizione: 2018
pagine: 456
«"Non mi ha ancora detto che cosa pensa di questo Owens, il vicino della donna assassinata". "La morte ci è sempre vicina" disse Morse con espressione seria. "Ma adesso lasci perdere e pensi a guidare, Lewis"». Una giovane, attraente donna è morta, uccisa con un colpo di pistola esploso attraverso la finestra del soggiorno di casa sua, una delle poche costruzioni di un breve viale in cui i vicini si conoscono tutti e sanno tutto di tutti. Due indizi instradano inizialmente l'ispettore capo Morse: un criptico messaggio che cela data, ora e luogo di un appuntamento, e una foto con uno sconosciuto dai capelli grigi. Un terzo indizio che si aggiunge in seguito appare più promettente: un possibile errore di percorso dell'assassino. Poiché tutto è vago e fuori posto in questo nuovo mistero tra le mani dell'ispettore della Thames Valley Polke. Non sembra esserci un motivo solo per cui Rachel James, la vittima, sia stata eliminata. Il modo in cui è stato fatto è distorto e sproporzionato ma sembra quello di un professionista. L'indiziato numero uno manca del movente e i suoi tempi non si incastrano con quelli del delitto. I testimoni sono drammaticamente reticenti in quel breve viale, quasi un cortile, della morte. E tutto, soprattutto, sembra perdere i propri chiari contorni dentro la melassa di buone maniere, ipocrisie, complotti e trappole della upper class intellettuale di Oxford: il vecchio rettore di uno dei maggiori college sta, infatti, per «appendere la toga al chiodo» e deve essere eletto il suo successore, così le mogli, gli amici, le amanti e i sostenitori dei due candidati non si negano colpi micidiali. Che stia nascosta in quel nido di serpenti la verità ? Naturalmente, Morse alla prima non ci prende. Ma «quasi sempre la mente di Morse raggiungeva l'apice della creatività quando una delle sue ipotesi astruse e improvvisate veniva rasa al suolo». Inoltre sempre vigile a sostenerlo c'è il suo vice Lewis. Il rapporto tra i due è il motore dell'azione: Morse è un persecutore inventivo e malinconico, Lewis è paziente e dotato di un robustissimo principio di realtà.
Storie di alberi e bonsai
Alejandro Zambra
Libro: Copertina morbida
editore: Sellerio Editore Palermo
anno edizione: 2018
pagine: 139
Due narrazioni parallele, ricche di sorprese e di enigmatici contatti, due romanzi brevi pubblicati assieme per la prima volta, compongono questo volume. Nel primo, "La vita privata degli alberi", inedito in Italia, una moglie è uscita per una lezione di disegno e il marito è solo in casa con la figlia di lei di otto anni, che ama come fosse propria. Lui le racconta storie di sua invenzione su alberi capaci di parlare, e lei ascoltandolo alla fine si addormenta. Le ore passano ma la moglie non torna. Si ripercorre la loro storia, lei aspirante artista, poi pasticciera a domicilio, prima e dopo la nascita della bimba; lui professore e scrittore della domenica, uno smilzo romanzo concluso da poco su un giovane che cura un bonsai, e alle spalle una relazione con una donna che è stata sul punto di diventare sua nemica. La sera diventa notte, l'uomo costruisce ipotesi su quel che può essere accaduto alla moglie, sui motivi per cui non ritorna. Incidenti, una gomma bucata, la difficoltà di trovare aiuto. Ma non può lasciare la bambina da sola in casa, e uscire a cercarla. La seconda vicenda, "Bonsai", pubblicata in Italia nel 2007, è il racconto breve, intenso e struggente, di un primo amore, quello tra Emilia e Tulio, cominciato sui banchi di scuola. Un amore fatto di sensualità, confessioni e «complicità definitiva». Tulio lo rievoca quando, da adulto, incontra un anziano scrittore che gli chiede di aiutarlo a trascrivere al computer il suo ultimo romanzo, la storia di un uomo che ascoltando la radio viene a sapere che la sua prima ragazza è morta. Al tempo in cui erano insieme avevano deciso, come simbolo della loro unione, di curare un bonsai.
1968. L'autunno di Praga
Demetrio Volcic
Libro: Copertina morbida
editore: Sellerio Editore Palermo
anno edizione: 2018
pagine: 186
Demetrio Volcic, per molti decenni corrispondente RAI dai paesi comunisti dell'Est europeo, racconta in presa diretta ciò che successe nei giorni della Primavera di Praga repressa cinquant'anni fa dall'invasione dei carri armati del Patto di Varsavia. Della sua cronaca, ravvivata dall'essere nata come un racconto in viva voce per la radio poi trascritto in libro, colpisce il modo che ha l'autore di presentare i fatti. È il punto di vista spaziale, concreto che assume che gli dà il potere di trascinare il lettore in mezzo alla scena, quasi fosse lì fianco a fianco con quei ragazzi che osservavano attoniti e disperati altri ragazzi dell'esercito «fratello venuto a liberarli». O davanti a Jan Palach che si cosparge di benzina il corpo. O al supermercato assieme a un Dubcek semplice e sorridente. O seduto di fronte a Breznev un po' alticcio che non può credere che un capo del regime nutra tanto astratto idealismo. O, più indietro nel tempo, nella stanza da bagno da dove Jan Masaryk spiccò il volo di morte suicida o omicida. Immagini che restano impresse perché, dentro il filo della grande storia a partire dal secondo dopoguerra, Volcic fa scorrere episodi e cose viste, e di ogni personaggio di rilievo, al suo entrare in scena, disegna il minuzioso ritratto politico e burocratico, ma riportando insieme il più delle volte (dato che Volcic li ha visti tutti) l'impressione viva di un incontro, la figura umana come notata dai vicini di casa, gli aneddoti del carattere risaltanti in una semplice occasione. L'autunno di Praga è soprattutto il ritratto espressivo di una grande illusione che diventa tremenda delusione. Militanti cittadini e dirigenti praghesi e cecoslovacchi ci credevano davvero al «socialismo dal volto umano» e che i burocrati di Mosca potessero lasciargliela passare. E questa illusione-delusione, la sua luce e il suo buio, viene trasmessa dall'interno, dall'intimo della vita di un popolo. Questo libro è una vivida testimonianza storica. E anche un esempio dell'armoniosa naturalità di rappresentazione che sa raggiungere l'arte del reporter. Un grande giornalista non giudica, e in questo modo accende il gusto della libertà.
Creature luminose
Martin Suter
Libro: Copertina morbida
editore: Sellerio Editore Palermo
anno edizione: 2018
pagine: 348
In una grotta sulla riva della Limmat, a Zurigo, vive Schoch, un senzatetto che trascorre la sua giornata tra le mense dei poveri, i dintorni della stazione ferroviaria, le pensiline degli autobus. Ha un'indole riservata, ma è attento alle persone e ha un buon carattere. In una precedente esistenza aveva un lavoro, una moglie, poi tutto è cambiato. Ora la noia e la malinconia sono mitigate solo da birre a poco prezzo, condivise con quelli come lui. Una notte, chiuso nel sacco a pelo disteso sul terreno sabbioso del suo antro, Schoch intravede qualcosa. Sembra un animale di peluche, un minuscolo elefante fluorescente. Convinto che si tratti di un'allucinazione dovuta al plenilunio e al Föhn, si riaddormenta. Ma quel piccolo elefante è tutt'altro che un sogno. E un esperimento di ingegneria genetica, un glowing animal, una creatura luminosa che s'illumina al buio, ed è al centro di interessi fortissimi. Che sono legati alle sfide più rivoluzionarie e promettenti della scienza, a tecnologie di manipolazione del patrimonio genetico grazie alle quali sarebbe possibile sconfiggere molte malattie. Non senza preoccupanti implicazioni sul piano bioetico. Martin Suter affronta gli stupefacenti paradossi delle biotecnologie e della bioetica con il suo stile inconfondibile, sempre essenziale e oggettivo, limpido, talvolta laconico. In capitoli brevissimi illumina una scena, un individuo, un'azione, come in un teatro in cui si recita la meraviglia, la speranza e la paura, le emozioni che travolgono i suoi personaggi e che li spingono ad agire di fronte a quello che sembra un arcano miracolo. Dopo avere raccontato i paradossi della società europea ne "Il talento del cuoco" e il mondo finanziario internazionale in "Montecristo", Suter rivolge il suo sguardo di narratore alle frontiere delle nuove scienze, in un romanzo teso e coinvolgente, capace di passare dalle esistenze piccole e marginali dei diseredati agli scenari globali in cui scienza e mercato, potere e ambizione disegnano il futuro del mondo.

