Moretti & Vitali: Narrazioni della conoscenza
L'angoscia del pensare. Artaud, Beckett, Blanchot, Derrida, Foucault, Levinas, Lacan
Evelyne Grossman
Libro: Copertina morbida
editore: Moretti & Vitali
anno edizione: 2012
pagine: 169
Annota Hölderlin: "Siamo in disaccordo con la natura e quello che un tempo era uno appare ormai come opposizione". Non c'è più ritorno in questo nostro avanzare. Non c'è più riconquista dell'intero in questo cammino forzato. Non c'è più rimedio all'angoscia che l'insensato produce nell'esistenza di ogni essere umano. Siamo in trappola. Tutti: chi scrive e chi legge. Siamo frammenti senza senso, in quella che Evelyne Grossman chiama "esperienza dell'estremo", ovvero "un'esperienza, ai limiti della follia, di vita e di morte delle parole, che porta chi scrive e chi legge a vedere continuamente sconvolti i suoi punti di riferimento". Il precipizio che intravediamo in fondo alle parole è lo stesso che si coglie in fondo alle cose. Quel precipizio è una tomba, e la voce che non smette di parlare diventa la vedova della speranza, la superstite di tutte le illusioni. La nostra vita scaturisce dal fluire ininterrotto dell'ombra. La sventura ci assedia: la cogliamo reciprocamente nei nostri sguardi, nei nostri gesti che ci consegnano, pietrificati dal dolore, al naufragio del silenzio. La salvezza è davvero posta su nulla. Su questo precipizio siamo venuti e qui sembra essere il nostro inizio; qui c'è invece la nostra fine. Si domanda Evelyne Grossman: "E allora, come concepire uno spazio di scrittura in grado di garantire un pensiero che includa il rischio della follia?". A tale questione è dedicato il volume "L'angoscia del pensare".
Il secondo bene. Saggio sul compito terreno dei mortali
Flavio Ermini
Libro: Copertina morbida
editore: Moretti & Vitali
anno edizione: 2012
pagine: 207
"La nostra è una contiguità alla dispersione e all'orrore, dove dare figura alla caduta è dare figura a se stessi, scoprire la propria autentica identità. Questo incessante movimento - verso la dissipazione e verso noi stessi - è l'essenza del nostro compito terreno." E una delle frasi conclusive del libro di Ermini su cui va posta la massima attenzione. Impossibile avere esperienza della morte, che sarebbe il compimento dell'esperienza umana, che si compie appunto quando non è più possibile esperire. Forse, per averne una sorta di figura, dobbiamo cercare altrove, forse in questi frammenti di morte che sperimentiamo per esempio quando siamo esiliati sul confine tra la veglia e il sonno. I pensieri si slabbrano, sembrano uscire da noi in lembi, che scivolano in una buia palude, o in lancinanti frammenti, in schegge che feriscono la coscienza fino ad annullarla in una sorta di malattia. Ci si aggrappa a un ricordo, e il ricordo sfugge e ci si dimentica persino di aver per un attimo ricordato. Si cerca di comporre la geografia di ciò che nel buio ci sta intorno, e tutto si confonde in una sorta di agglomerato di sensazioni strane. Si invoca il sonno che sprofondi il tutto, e nello stesso tempo in cui lo si invoca sentiamo che si casca nel sonno, si sprofonda appunto in esso, come in un abisso. E proprio su questo bordo siamo trattenuti. È la condizione umana.
Per immagini. Esercizi di ermeneutica sensibile
Giampiero Moretti
Libro: Libro in brossura
editore: Moretti & Vitali
anno edizione: 2012
pagine: 155
"'Per immagini' è un'officina letteralmente insonne che chiama in causa la questione dell'immagine in letteratura e nelle arti, e convoca a tale scopo poeti, narratori, pensatori che negli ultimi secoli si sono misurati con la valenza immaginifica del pensiero, radicandosi cioè nel fondamento poetico del pensiero stesso. Il fine dichiarato è di giungere - grazie a un'ermeneutica adeguata e attraverso un'ampia articolazione e varietà di temi - a un approfondimento della riflessione sull'immagine, quando questa si viene a porre in strettissima relazione con l'essere. Per immagini fa suoi tre poli: la temporalità dell'essere, il significato del pensare, la casa dell'essere. Questo libro ci porta alla consapevolezza che l'immagine è una forma di vita che dipende sempre di meno dalla soggettività individuale e - proprio per questo - sempre di più agisce come forza trainante e trasformatrice del pensiero. Questo libro di Giampiero Moretti ci indica che arduo è cercare l'essenza dell'essere sul solo terreno speculativo; ci segnala che è impossibile raggiungere una fondazione certa del conoscere umano esclusivamente attraverso le categorie. In "Per immagini" ci troviamo di fronte a un interrogante risalire verso il senso iniziale dell'essere, mediante successivi smantellamenti dell'invisibile soggettività e del suo accumulo di velamenti." (dalla postfazione di Flavio Ermini)
Karma aperto
Fabrizio Petri
Libro: Libro in brossura
editore: Moretti & Vitali
anno edizione: 2012
pagine: 186
In "Karma aperto", Fabrizio Petri disegna un percorso vivo tra Oriente e Occidente, in un dialogo serrato tra idee e culture. Un percorso che, grazie a numerosi incontri con personalità memorabili, invita "a riflettere su quanto le reciproche influenze tra questi due mondi abbiano contribuito a delineare alcune caratteristiche salienti delle società odierne", come indica lo stesso autore. Un percorso che prende le mosse dall'avventura della Beat Generation e in generale della controcultura americana - interpretate alla luce dei rapporti tra psicologia occidentale e spiritualità orientale -, per avvicinarci, in un crescendo a spirale tra India, Europa e Stati Uniti, a una più profonda comprensione di alcune dinamiche della realtà globale contemporanea, portandoci infine alla nascita dell'odierna società in Rete. Il cammino che il lettore è invitato a compiere parte da Roma e a Roma torna. Lungo tale cammino, l'interazione tra i princìpi della nonviolenza gandhiana e della psicologia del profondo di matrice junghiana ci svela la prospettiva di società sempre più aperte, in cui sarà possibile vivere nel segno di "Karma aperto". "Parlare di Karma aperto" sottolinea Fabrizio Petri "significa cercare di liberarsi dai limiti angusti dell'egocentrismo e comprendere quanto percorrere la via dell'introspezione serva a prepararci a un atteggiamento più altruista, più sensibile a riconoscere quei fondamenti comuni che nutrono il nostro senso di appartenenza collettivo."
Il libro delle somiglianze. «Il libro è luogo di somiglianza di ogni libro»
Edmond Jabès
Libro: Libro in brossura
editore: Moretti & Vitali
anno edizione: 2011
pagine: 165
"Il libro delle somiglianze", nel dedalo della scrittura di Edmond Jabès, costituisce un nuovo inizio. Porre al centro della scrittura non più l'identità, ma la somiglianza, significa innanzitutto trasgredire uno dei principi cardine che hanno fondato il logos in Occidente: il principio, appunto, chiamato di identità e non contraddizione. Se A è identico ad A e se non-A gli è differente, c'è però la possibilità che nella differenza ci sia somiglianza. Il principio di somiglianza - se potesse esisterne uno - nasce proprio dal riconoscimento della dignità della differenza che non è più sinonimo di menzogna (ovvero, negazione del principio di identità), ma garanzia ontologica del divenire, accettazione e riconoscimento dell'altro, rifiuto dell'assimilazione (che è il contrario della somiglianza, in quanto quest'ultima si fonda su un'ontologia plurale, mentre l'assimilazione introduce la dittatura dell'uno al quale tutto deve essere ricondotto e in cui tutte le differenze debbono scomparire). Per questo, "Il libro delle somiglianze" è innanzitutto il racconto, sempre interrotto e continuamente ripreso (quasi una voce punteggiata di silenzi), di quanto la vita possa assomigliare alla scrittura e di quanto lo scrittore possa assomigliare al lettore. Premessa di Vincenzo Vitiello. Postfazione di Flavio Ermini.
Essere e abitare. Da New York a Parigi. Dialogo sulla poesia e le metropoli
Tiziano Salari
Libro: Libro in brossura
editore: Moretti & Vitali
anno edizione: 2011
pagine: 306
"Essere e abitare" si articola in forma dialogica e rispecchia tre punti di vista o tre voci che, pur convergendo in una visione unitaria, accentuano (A) l'aspetto ontologico del problemi, (B) l'aspetto storico, (C) l'aspetto filologico o il confronto diretto sui testi chiamati in causa. Nasce in tal modo una dialettica che rivela il complesso intreccio dei temi alla base di una comune domanda di verità. Il lavoro si svolge in ventisette serate. Dopo un'immersione nel "rinascimento americano" di Whitman, Melville, Dickinson e le loro diverse modalità di vivere la società americana, la ricerca mette al centro la visione espansiva del poeta delle "Foglie d'erba," che escono negli stessi anni delle "Fleurs du mal" (1855) di Baudelaire, due mondi poetici antitetici che sono anche espressione del rapporto che i due poeti ebbero col loro milieu ambientale ed esistenziale. Da New York a Parigi, dal ponte di Brooklyn ai ponti sulla Senna. Da Whitman a Sandburg e a Crane, da una parte; dall'altra, da Baudelaire ad Apollinaire, passando attraverso Rimbaud e Laforgue. Dentro questo quadro, si pongono interrogativi sulla questione della verità e del rapporto tra poesia e filosofia, nell'intreccio tra visioni metafisiche e loro superamento in nuove forme di pensiero, non più correlate a un concetto tradizionale di corrispondenza, ma radicate in un terreno inesplorato. Prefazione di Flavio Ermini.
Voci di confine. Il limite e la scrittura
Lucio Saviani
Libro: Libro in brossura
editore: Moretti & Vitali
anno edizione: 2011
pagine: 109
"A Delfi, quando Apollo si rivolge a colui che visita il suo tempio intimandogli: "Conosci te stesso!", ciò significa: considera che sei un uomo e non dimenticare i limiti imposti al genere umano. Ed è proprio a questi limiti - e alle loro figure e alle loro traduzioni - che Lucio Saviani dedica "Voci di confine". Le figure del limite (la soglia, il labirinto, lo specchio, lo sguardo, la trasparenza, l'altro, la definizione...) e le sue traduzioni (l'intervallo, l'intermittenza, la sospensione, la crisi, la frattura, il confine...) si richiamano vicendevolmente in questo libro attraverso le "voci" di una scrittura di confine che si muove tra diversi stili e generi, incrocia più discipline, si espone a gradi diversi di lettura. Pensare, scrivere, vivere al limite significa confrontarsi col senso dell'impossibile, rappresentare ciò che non può essere rappresentato: l'essere uomo dell'uomo. Pensare, scrivere, vivere al limite. Siamo qui: proprio dove finisce l'apporto della coscienza. Siamo nell'inabitualità. Qui, le frasi che lo straniero pronuncia rivolgendosi a noi non sono pronunciate per noi. Dev'esserne profondamente consapevole Saviani se nell'incipit che pone alla fine dell'opera scrive: "Pronunciata, la frase non pronuncia che i suoi limiti, e in questo limite del suo dire non può essere detta. Io mi sono già tradito." (dal saggio di Flavio Ermini)
Il satiro e la luna blu. Nel cuore visionario dell'immaginazione
Carla Stroppa
Libro: Libro in brossura
editore: Moretti & Vitali
anno edizione: 2010
pagine: 274
Dopo il precedente "La luce oltre la porta", l'autrice, con questo suo nuovo libro, propone un viaggio verso la ricomposizione poetica dell'identità frammentata. La vita può essere intesa nei suoi aspetti fondanti se lo sguardo sa spingersi sin dove lumeggia quella visione originaria che, offrendosi come specifica modalità dell'intuizione immaginativa, fa assistere l'Io alla manifestazione primaria del suo esserci nel mondo. A partire da questa visione, portata a coscienza nelle sue implicazioni esistenziali, ciascuno sceglierà e deciderà l'orientamento del suo pensiero e delle sue azioni. Tuttavia tracciare un percorso tra pensiero ed esperienza è cosa difficile in un tempo in cui l'essere umano ha persino dimenticato di sognare. Il satiro e la luna blu si precisa come un vero e proprio viaggio a ritroso: dalla razionalità astratta, che mira a depurare il linguaggio da ogni sovraccarico simbolico, al "cuore visionario dell'immaginazione", che, al contrario, dalle immagini si lascia volutamente trascinare, le assimila e le rivive per offrirsi alla "reverenza poetica" nei confronti dell'esistenza. Nel corso di questo viaggio "lungo e solitario" si è indotti a riflettere sulla natura delle illusioni e dei "travestimenti" a cui l'Io è ricorso nel tentativo di adattarsi al mondo. Alla fine, tali illusioni verranno comprese nel loro ambivalente significato e gli occhi si apriranno su scenari immaginativi e conoscitivi imprevedibili.
La seconda nascita
Aldo Giorgio Gargani
Libro: Libro in brossura
editore: Moretti & Vitali
anno edizione: 2010
pagine: 436
Sono qui raccolti in un unico volume tre libri di Aldo Giorgio Gargani, scritti tra il 1987 e il 1991 presso il Wissenschaftskolleg di Berlino: "Sguardo e destino", "L'altra storia", "Il testo del tempo". Tale volume, con il nuovo titolo "La seconda nascita", è stato ideato e progettato dallo stesso Gargani, pochi mesi prima della sua scomparsa, nel corso di diversi colloqui con Flavio Ermini. L'autore propone con questa sua opera un nuovo genere letterario che nasce dalla stretta connessione tra riflessione teorica ed esperienza esistenziale, dando vita così non solo a un nuovo modo di scrivere, ma anche a un nuovo modo di pensare: un modo di pensare che vuole condurre a una seconda nascita; un evento che richiede, come precisa lo stesso autore, un'altra storia, ovvero "la narrazione di ciò che non è stato detto e non è stato fatto, ma che ha aleggiato sospeso sulle nostre parole e sulle nostre azioni, ed è tutta la storia che ci fa trepidare". Questo nuovo modo di pensare agisce nell'estrema vicinanza con ciò che maggiormente è sconosciuto: la nostra realtà, e indica che il destino degli uomini sopravviene da un tempo lontano, come lo sguardo non intenzionato dell'infanzia che da lontano si fa continuamente presente nei nostri gesti, nei nostri discorsi. "La seconda nascita" muove un passo là dove le procedure linguistiche conosciute appaiono sempre più inadeguate a illuminare il destino degli uomini.
L'inganno di Proteo. La filosofia come arte delle muse
Romano Gasparotti
Libro: Libro in brossura
editore: Moretti & Vitali
anno edizione: 2010
pagine: 150
"Con "L'inganno di Proteo", Romano Gasparotti ci invita a "riscoprire l'essenza musaica della filosofia". Ovvero a fare esperienza delle questioni che "una filosofia tornata nel grembo delle Muse" impone. Il discorso di Gasparotti richiede di andare ben oltre l'idea di una mera alleanza tra pensiero e arte: giunge a domandare alla filosofia di non negarsi all'esperienza poetica, facendo così appello a un filosofare "musaico". Il riferimento a Heidegger e alla sua denuncia del pensiero oggettivante e calcolante, realizzatosi con il trionfo della tecnica, è evidente. Non meno espliciti sono i riferimenti a Husserl, il primo filosofo che nel pieno dell'epoca dei totalitarismi denuncia la "krisis" della filosofia e delle scienze europee; a Severino, il pensatore che con lucidità mette in evidenza i danni provocati dalle astratte specializzazioni dei saperi scientifici sull'umanità; a Derrida, che denuncia la totale chiusura del nostro tempo alle leggi dell'ospitalità, alla pura eventualità dell'evento. L'uomo europeo, registra Gasparotti, fa la sua comparsa nella "terra del tramonto" come un essere perennemente esposto all'errore e intimamente necessitato alla continua metamorfosi. Un essere che riconosce come suo archetipo proprio la figura di Proteo, il Vecchio del mare che sta all'inizio di tutto, caratterizzato dall'"incertezza" e capace di diventare, secondo Omero, "ogni cosa che in terra si muove". (dalla postfazione di Flavio Ermini)
Labirinto veneziano
Marina Gasparini Lagrange
Libro: Copertina morbida
editore: Moretti & Vitali
anno edizione: 2010
pagine: 119
Con "Labirinto veneziano", Marina Gasparini Lagrange ci induce a meditare su ciò che noi effettivamente siamo; sul "mistero" che la nostra persona - ben al di là di ogni apparenza - cela tra le sue intricate vie. È nostro compito, ci segnala l'autrice, spingerci oltre lo spazio fisiopsichico che ci trattiene e - affidandoci di volta in volta alla scalarità logica o al balzo emozionale incontrare finalmente noi stessi, quel "mistero", che ci affascina e insieme ci sgomenta. L'esperienza del labirinto non può essere elusa dalla sensibilità umana. E l'autrice ce lo dimostra in questo suo viaggio "veneziano" che conosce brevi soste, mai permanenze. Un viaggio che ci stimola all'interrogazione ininterrotta con esiti sorprendenti. Annota con precisione Marina Gasparini Lagrange: "L'esperienza del labirinto è un errare tra le ombre con un fragile filo tra le mani". Quel "fragile filo" a cui aggrapparsi lungo il tortuoso e tenebroso percorso è di volta in volta la poesia, la narrazione, l'arte, l'architettura... Ce lo indicano le figure reali, mitiche o immaginarie che l'autrice convoca nel suo libro: Piranesi, Tiziano e Marsia, Watteau e Pierrot, Rilke e Malte, Lotto e Guardi, Brodskij, Orfeo ed Euridice. Queste figure hanno il compito di rivelarci che tutto quello di cui abbiamo bisogno per essere liberi è dentro di noi.
L'originaria contesa tra l'arco e la vita. Narrazioni del principio
Flavio Ermini
Libro: Libro in brossura
editore: Moretti & Vitali
anno edizione: 2009
pagine: 156
"L'originaria contesa tra l'arco e la vita". Sin dal titolo, l'ultima opera narrativa di Flavio Ermini fa cenno a una riflessione di Eraclito: "Nome dell'arco è vita, opera ne è la morte", ponendo così due questioni preliminari: il nome dell'arco (biós) dice solo un aspetto della cosa nominata: la vita (bios), anche se tale aspetto non è meno reale dell'altro, che coincide con l'"opera" dell'arco, ovvero la "morte"; non è possibile negare che una stessa cosa, l'arco (biós), sia in pari tempo vita (bios) e morte. Con "L'originaria contesa tra l'arco e la vita", Ermini chiama il lettore a muovere alcuni passi nella terra mattinale: dov'è l'originaria contraddittorietà delle cose. In quale modo? Affidandosi a un dire puramente rivelativo; un dire che vuole coincidere con il principio, per coglierne l'inesausta potenza e la promessa sempre rinnovata di avvenire che custodisce in sé. Nel farsi della narrazione si manifestano creature di cui l'essere umano non sa nulla. Figure che pensano in una lingua che non hanno ancora pensato: la sorella del sonno, il padre divenuto cieco, il nemico mortale, i caduti, i guardiani della sfera, i discenti. Le loro vicende non avvengono mai, ma sono sempre. Hanno luogo nel possibile che costantemente si ripete: la custodia terrena del cielo, il giardino conteso, la torre dell'antivita, l'ingannevole terraferma, lo zoo di pietra, lo spazio inerte del mare, la terra rovesciata.

