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Nuova Prhomos: Biblioteca del Centro Studi «Mario Pancrazi»

Miracolo laico

Miracolo laico

Umberto Nardella

Libro: Libro in brossura

editore: Nuova Prhomos

anno edizione: 2025

pagine: 232

Quattro studenti universitari della Federico II di Napoli - due ragazzi e due ragazze - s'incontrano in un gruppo di altri colleghi e amici, e, come solitamente succede, si innamorano, fidanzano e infine si sposano. Delle due ragazze, Rosa è di Milano, Alba di Napoli. I due maschi, Piero e Paolo, sono entrambi di Firenze. Grazie all'amore che le sprona nello studio, le due coppie si laureano nei tempi dati, si sposano e decidono di andare a vivere tutte e due a Firenze, tanto è forte l'amicizia che le affiata. Durante i primi quattro anni del percorso matrimoniale, la coppia Alba-Paolo genera due bambine, l'altra coppia non è così fortunata. Dopo le necessarie visite mediche, la coppia Rosa-Piero apprende con inconsolabile umore che la causa della mancata fecondazione sta tutta nella sterilità del marito. La moglie pensa di ricorrere a una delle varie soluzioni, pur di avere una creatura da amare e crescere, come l'adozione e la fecondazione artificiale, ma il marito è irremovibilmente contrario. Il rapporto tra i due coniugi s'incrina. Alba si immedesima a tal punto nell'angoscia della povera, afflitta amica, che fa di tutto - anche dell'impensabile - nell'aiutarla ad esaudire il suo desiderio di maternità. Il frutto del suo operato avviene nell'ultimo anno, probabilmente, della capacità fecondativa dell'amica.
15,00

Il Pacioli. La pedagogia italiana nel secolo dell'Umanesimo

Il Pacioli. La pedagogia italiana nel secolo dell'Umanesimo

Libro: Libro in brossura

editore: Nuova Prhomos

anno edizione: 2025

pagine: 450

Nel dicembre del 2018 la Scuola Normale Superiore di Pisa e l'Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento italiano, rispondendo ad un bisogno culturale della contemporaneità, hanno organizzato un Convegno sul tema «Umanesimo e nuovo Umanesimo», articolato in due ambiti: una nuova e approfondita interpretazione del fenomeno storico-culturale e la necessità di tener conto della domanda che la contemporaneità ha posto sull'essenza dell'Umanesimo ai nostri giorni. Michele Ciliberto ha evidenziato che il tema dell'Umanesimo si rinnova in quei tempi, come l'età a noi contemporanea, in cui semplici cittadini e consapevoli intellettuali si interrogano «sulla condizione dell'uomo e sul suo destino». Come è stato giustamente osservato, il principale messaggio della nuova cultura riguarda il rapporto dell'intellettuale con la società e il richiamo convinto e ben elaborato all'idea secondo la quale l'intellettuale non deve rinchiudersi nel proprio studio, ma deve impegnarsi nella vita e nelle contraddizioni della società, nel mondo concreto degli uomini e delle donne. I protagonisti del Nuovo Umanesimo nel mondo contemporaneo riprendono il messaggio che gli umanisti avevano elaborato e diffuso nella società del loro tempo, ed indicano nello studio e nella ricerca, sviluppata non solo nel territorio nazionale, i processi da seguire, le scommesse da vincere. Il Convegno " La pedagogia italiana nel secolo dell'Umanesimo" organizzato dall'Accademia Petrarca e dal CSMP, proponendo la rilettura dell'opera di intellettuali come Leonardo Bruni, Vittorino da Feltre, Angelo Poliziano, Enea Silvio Piccolomini, Giovanni Pontano, Gregorio Tifernate, non solo contribuisce alla rilettura della civiltà umanistica, ma intende segnalare le coordinate culturali che potrebbero contribuire allo sviluppo critico dell'insegnamento e dell'organizzazione delle istituzioni scolastiche non solo in Italia. Nel volume sono contenuti i contributi degli studiosi che hanno partecipato al Convegno.
18,00

Pensieri all'inizio del tramonto

Pensieri all'inizio del tramonto

Venanzio Nocchi

Libro: Libro in brossura

editore: Nuova Prhomos

anno edizione: 2023

pagine: 568

L'autore: "Non c'è una spiegazione razionale che faccia capire l'insorgere nella propria coscienza di uno stato psicologico, che diviene presto urgenza, da cui nasce un crescente bisogno, strano e invincibile, di iniziare a scrivere di se stessi. Forse si decide di aderire a questo richiamo in una fase particolare della propria vita perché si ha la sensazione, anch'essa spontanea, fluente da una condizione esistenziale quasi sospesa, di aver iniziato il rettilineo che conduce alla conclusione della propria esperienza di vita. Oppure perché il proprio mondo interiore è gonfio di fatti, in immagini e in sedimenti, che premono e richiedono di diventare racconto, riflessione, sfida alla memoria... I pensieri che maturano all'inizio del tramonto - oggi ho compiuto 75 anni - obbligano a essere presi sul serio; eppure, è difficile elaborarli perché non hanno un'identica intensità; infatti, si propongono con genesi, consistenza e funzione diverse, a seconda delle sequenze temporali ed evenemenziali da cui scaturiscono. Sono pensieri, però, che difficilmente perdono sostanza; se provano a inventarsi scene o situazioni condite di fatti che possono suscitare risa o sorriso, non riescono a trattenersi a lungo sugli aspetti comici, che pur a volte avvolgono i fatti o i personaggi, perché l'intelligenza fa rallentare quelle scene e l'assurdo, il ridicolo, l'offensivo, il tragico le ricoprono velocemente, lasciando attoniti e, alla fine, molto tristi... Prima di iniziare questo strano viaggio devo convincere la mia coscienza che l'esercizio della memoria non può essere innocente; anche se si sforzasse di essere obiettivo, onesto, libero da condizionamenti di varia natura, non potrebbe agire trasferendo all'oggi quelle immagini e fatti pensando di riprodurle esattamente per come erano. Devo convenire che è impossibile ricostruire con esattezza il passato, e non perché tema di incontrare di nuovo episodi, persone o esperienze, tanto che la loro sola citazione al momento produca sgradevolezza, se non dolore; anche perché si è certi che il tempo ne ha alleggerito la densità, destrutturato i contesti, trasfigurato in parte i soggetti che li hanno animati. La coscienza, infatti, nel lungo tempo, pur avendo trattenuto nei suoi recessi tutto quello che è accaduto, ha cancellato del vissuto il gran numero di fatti e persone, senza che la parte consapevole di sé sia in grado di capire perché questo sia avvenuto. In tutte le situazioni ha elaborato l'insieme delle esperienze che si sono date nel tempo in un'azione incessante che ha rimescolato, frantumato la loro consistenza, così da mantenerne quelle che, suscitate, risalgano alla mente in veste decente, anche se con alcuni contorni repulsivi, che fanno in un lampo ricordare la loro radice spiacevole, di essere oggetto di valutazioni distaccate, addirittura di riflessioni profonde..."
20,00

Il Pacioli. Dall'economia del PIL all'economia civile

Il Pacioli. Dall'economia del PIL all'economia civile

Libro: Libro in brossura

editore: Nuova Prhomos

anno edizione: 2021

pagine: 362

Dalla Presentazione di Matteo Martelli: "Sull'onda della crisi da Covid-19, una nota economista, Mariana Mazzucato, ha lanciato un appello accorato ai governi, ai politici e agli economisti, invitando a «non sprecare la crisi». Le società di tutto il mondo sono «caratterizzate da disuguaglianze crescenti». Mazzucato osserva che i governi di tutto il mondo non operano allo scopo di combattere le disuguaglianze e favorire una crescita sostenibile e inclusiva. Anzi, negli ultimi anni si sono mossi con l'obiettivo di tagliare gli investimenti per la sanità e per la cura della società, mentre i profitti giganteschi delle imprese private sono stati dirottati nelle tasche degli azionisti. Proprio tenendo conto degli effetti disastrosi provocati dalla pandemia - sostiene la studiosa - è urgente dar vita ad una «nuova economia, incentrata sulla strategia del Green New Deal», allo scopo «di ridurre le emissioni di carbonio, investendo al tempo stesso sui lavoratori per aiutarli ad adattarsi alle nuove tecnologie». Dobbiamo modificare radicalmente il sistema economico capitalista, altrimenti le società saranno sempre più povere e divise e il pianeta diventerà sempre più inabitabile. Dobbiamo "definanziarizzare" l'economia, consapevoli che oltre «il 98% dei capitali che circolano nel mondo non ha nessuna finalità produttiva, e non è legato all'economia reale. Ma serve unicamente alla speculazione» . Senza dire che, al tempo del Covid-19, non possiamo fare affidamento sull'economia dominante, che sanziona l'impossibilità di essere curati per milioni e milioni di esseri umani, ai quali - con la pratica dell'«apartheid vaccinale» (Jayati Gosh) - viene negato il diritto alla salute e, quindi, l'accesso alle cure anti-pandemiche. Di economia civile in Italia si parla e si scrive da almeno tre secoli, come confermano le riflessioni di Stefano Zamagni e di altri studiosi, che rinviano all'opera di intellettuali come Antonio Genovesi, contemporaneo di Adam Smith, ma influenzato dalla cultura dell'Umanesimo civile e ispirato alla dottrina francescana, alla quale fa diretto riferimento il frate di Sansepolcro Luca Pacioli, attento all'etica del governo aziendale (Massimo Ciambotti) e, soprattutto, ispirato alla dimensione francescana dell'economia, come «autentico luogo di solidarietà sociale» (Felice Autieri).
18,00

Il «segreto» di Donna Anna

Il «segreto» di Donna Anna

Venanzio Nocchi

Libro: Libro rilegato

editore: Nuova Prhomos

anno edizione: 2021

pagine: 236

Questo saggio è il risultato di una approfondita ricerca sulla conturbante figura di Donna Anna - uno dei soggetti drammaturgici centrali del Don Giovanni di Mozart-Da Ponte - e persegue l'obiettivo di sviscerarne l'identità profonda, di smascherarne la doppiezza e di rivelare la causa reale del suo odio irrimediabile per Don Giovanni. Il titolo (Il «segreto» di Donna Anna) si spiega con la volontà di venire a capo del dilemma che ha accompagnato la critica estetica e letteraria legata a quella eccezionale personalità femminile del Dramma giocoso, scritto e musicato dallo strepitoso duo Mozart-Da Ponte: a Donna Anna, appunto.
15,00

Concorso di poesia nell'anno di Dante

Concorso di poesia nell'anno di Dante

Libro: Libro in brossura

editore: Nuova Prhomos

anno edizione: 2021

pagine: 180

Nell'anno in cui si celebra il settimo centenario della morte di Dante Alighieri - per noi italiani, e non solo, il poeta per antonomasia, il maestro di poesia per definizione - non è inutile rifarsi la storica domanda: che cosa è la poesia? La risposta, nell'età dei social e della comunicazione digitale, non può ricalcare i percorsi praticati dai poeti e dai teorici dell'estetica del passato. Come attestano le varie "botteghe di poesia", che spuntano quotidianamente su giornali e riviste, la poesia è indefinibile. Non soddisfano le teorie dei grandi teorici del passato (a cominciare da Benedetto Croce e andando indietro nei secoli). Non convince la teoria di chi sostiene che la poesia educa i sentimenti, migliora gli animi, fa diventare più corretti e moralmente intransigenti. La poesia non è per sua natura né educativa né etica. È attività umana, capace di definire profili sentimentali e, soprattutto, di penetrare nella profondità dell'animo umano e svelarne l'essenza. Non è falsità e non è verità. È percorso di conoscenza che arricchisce l'animo del lettore, lo rende più capace di leggere se stesso, gli altri, il mondo. Il risultato non è la percezione della verità, bensì la rappresentazione di ciò che l'autore riesce a sentire, a leggere, a interpretare. Forse per questo nell'antica Cina l'aspirante governatore doveva superare la prova del componimento poetico: doveva - cioè - rivelare il proprio animo e i propri sentimenti, per essere degno di aspirare al governo degli umani. Perché leggere poesie? Perché scrivere poesie? La risposta è implicita nelle riflessioni che precedono. Ben venga, allora, la scelta della Fondazione onlus "Marco Gennaioli", che ha avuto il merito di sollecitare i giovani del territorio valtiberino e di invitarli a misurarsi con se stessi, con il mondo che ci circonda e con i mezzi espressivi a disposizione. Il volume raccoglie - per gli autori e le loro famiglie - tutti i testi in concorso.
10,00

Il Pacioli. Umanesimo e nuovo umanesimo

Il Pacioli. Umanesimo e nuovo umanesimo

Libro: Libro in brossura

editore: Nuova Prhomos

anno edizione: 2020

pagine: 220

Crediamo che l'Umanesimo abbia ancora un significato oggi mentre si parla di umanesimo digitale: anzi, pensiamo che ai nostri giorni assuma un'urgenza e una rilevanza senza paragoni. Da qualche tempo l'umanità è entrata in un'epoca da cui forse uscirà fra qualche secolo rimodellata dagli strumenti della tecnica, della robotica, dell'intelligenza artificiale, della bioingegneria e della medicina. Sempre più si corre il rischio che i valori che hanno formato l'uomo europeo moderno e contemporaneo vadano cancellati, che il patrimonio greco-romano su cui si è sinora costruita la nostra civiltà perda la centralità che ancora oggi riveste nelle istituzioni culturali, sociali e politiche. Contro il dilagare di una nuova e più subdola barbarie, contro la disumanizzazione esercitata sull'individuo dalla civiltà tecnologicamente più sviluppata e asservita alle leggi della globalizzazione, le pubblicazioni - che richiamano il nome di Pacioli e che partono da questo primo volume - auspicano il ritorno alla riflessione su quei valori che si diffusero in Italia e in Europa tra Quattro e Cinquecento, rintracciando negli scritti e nelle opere d'arte dei protagonisti della medesima stagione una chiave di lettura in grado di indicare una nuova interpretazione del presente e magari una differente formazione dell'homo europaeus e del cittadino del mondo contemporaneo. Il titolo della serie di volumi che pubblicheremo, a partire da questo testo, vuole richiamare il nome di uno degli esponenti più autorevoli della nuova corrente, quel Luca Pacioli, a cui l'ente promotore della pubblicazione, il Centro Studi «Mario Pancrazi», ha dedicato buona parte della sua attività culturale, organizzativa e editoriale.
18,00

Gli usi civici nel Reatino alla fine dell'Ottocento

Gli usi civici nel Reatino alla fine dell'Ottocento

Giuliana Pesca

Libro: Libro in brossura

editore: Nuova Prhomos

anno edizione: 2020

pagine: 134

Il lavoro di Giuliana Pesca, elaborato dopo aver compulsato, con sicuro e sapiente metodo scientifico, una grande mole di documenti (censimenti, relazioni e questionari della Cattedra di Agricoltura e del Comizio Agrario, della Camera di Commercio, allegazioni e sentenze di procedimenti giudiziari, perizie demaniali ed atti del Commissariato degli usi civici di Roma, dati desunti dall'Inchiesta Iacini, nonché da numerosa letteratura di merito), ricostruisce le vicende storiche degli "Usi Civici nel Reatino alla fine dell'Ottocento". Il lavoro si snoda dalla descrizione del territorio e delle dinamiche demografiche e migratorie alle caratteristiche colturali delle varie zone agricole, per poi individuare le dimensioni e la distribuzione della proprietà privata, quella degli enti (Opere Pie e Culti), approdare alla individuazione della dislocazione e varietà degli usi civici, per valutarne l'importanza e l'attualità, e chiudersi con la disamina della complessa vertenza, conclusasi con la sentenza della Giunta d'Arbitri, emessa il 19 settembre 1904, tra il Barone di Collalto ed il Comune di Collegiove, che, dalle operazioni demaniali previste dalla legge fondamentale del 1927, tra alterne vicende, che hanno visto spesso anche la popolazione entrare in contrasto con l'amministrazione locale, riesce a scongiurarne l'effetto liquidatorio e vedere riconosciuti i diritti essenziali della popolazione "che il Regolamento per la gestione del diritto di uso civico di pascolo e di legnatico, approvato dalla Giunta Comunale e in vigore per il 2015, tutela ancora oggi, seppur esercitati con modalità diverse rispetto alla tradizione". Non si tratta né di storia antiquaria né di storia monumentale: si tratta di pagine di storia critica, tesa alla comprensione della complessità di fenomeni economici, sociali, civili e delle loro cause profonde. Un lavoro che apre più di una pista di ricerca.
10,00

Niccolaus Adjunctus burgensis uno scienziato discepolo e amico di Galileo

Niccolaus Adjunctus burgensis uno scienziato discepolo e amico di Galileo

Daniele Santori, Giuliana Maggini

Libro: Libro in brossura

editore: Nuova Prhomos

anno edizione: 2020

pagine: 208

Soffermandosi sulla personalità dell'Aggiunti, questo volume ha innanzitutto il grande merito di restituirci il ritratto di un giovane grande intellettuale: la ricerca, svolta sapientemente da Giuliana Maggini e Daniele Santori, riesce infatti a ricostruire l'identità di un grande studioso che seppe mettere la sua solida cultura classica a servizio della scienza moderna e degli assunti galileiani. Servendosi della sua straordinaria e sopraffina capacità di esprimersi in latino, Niccolò Aggiunti fece propri gli insegnamenti del maestro nonché, per certi versi, amico Galileo; condivise con l'illustre studioso pisano il modello secondo il quale la scienza, così come la filosofia della natura, debba necessariamente ricorrere allo stesso alfabeto che regola il funzionamento dell'universo, ovvero quello della matematica. Dall'impegno profuso su questa doppia azione di divulgazione ed argomentazione scientifica, è possibile scorgere anche un altro aspetto che può essere ricondotto alla personalità dell'Aggiunti: quello che si lega alla coerenza, al coraggio ed alla tenacia che nel corso della sua breve vita contraddistinsero il suo operato. In un periodo storico su cui, nonostante il fermento scientifico, incombeva il fardello della Controriforma cattolica, non era certo facile inseguire così ostinatamente la verità della scienza, esercitando talvolta la libertà di contestare coloro che impedivano al sapere di evolversi. La libertà intellettuale, per Niccolò Aggiunti, era un valore da tutelare e ribadire, oltre che un principio sul quale impostare la propria infaticabile attività di studio e la conseguente ricerca. Sotto questo profilo Niccolò Aggiunti può certamente essere apprezzato come un intellettuale di grande caratura umana e deontologica, oltre che scientifica: un esempio da cui ancora oggi si potranno trarre significati e stimoli di indubbia attualità.
19,00

All'ombra di tre monumenti. Lotte politiche ad Anghiari e ad Arezzo 1878-1915

All'ombra di tre monumenti. Lotte politiche ad Anghiari e ad Arezzo 1878-1915

Franco Cristelli

Libro: Libro in brossura

editore: Nuova Prhomos

anno edizione: 2020

pagine: 186

In questo volume si parla delle vicende politiche d'Arezzo e Anghiari, con particolare attenzione a come furono vissute negli spazi dei raduni della gente della "democrazia radicale" e dai suoi più diretti interlocutori e avversari. Per meglio inquadrare oltre trentacinque anni di storia non possono mancare necessarie divagazioni sui grandi e vari accadimenti, ricondotti comunque al tema oggetto di questo studio. Tra il 1878 ed il 1915 la generazione protagonista del Risorgimento si avviava a scomparire ed accanto ai superstiti coi loro epigoni apparvero e si affermarono anche nell'Aretino nuove forze politiche, specchio locale della profonda trasformazione in atto di tutta la realtà economica e sociale italiana. Si tratta degli anni in cui la destra storica aveva ceduto il passo alla sinistra storica, quelli in cui ad Arezzo il tenore di vita cominciò a migliorare dopo la grave crisi attraversata dal momento dell'unificazione e mentre la base elettorale andava progressivamente allargandosi fino ad arrivare al generalizzato suffragio universale maschile del 1913. Le vicende di Arezzo e Anghiari permettono di cogliere lo spirito fervoroso e irrequieto proprio di quei decenni; esse furono il compiuto riflesso di quanto avveniva in Italia e, come dovunque, ebbero nel contempo caratteristiche specifiche e distintive, meritevoli d'essere conosciute. Questo lavoro fa perno sulla figura del vecchio patriota radicale Giovanni Severi, personalità di spicco nelle vicende cittadine e attivo anche ad Anghiari. I tre monumenti di cui si parla, all'ombra dei quali si svolsero molte significative manifestazioni popolari politiche e rievocative, sono quello di Arezzo e i due di Anghiari. Il primo fu innalzato nel 1880 per eternare la memoria dei caduti aretini nelle patrie battaglie risorgimentali, gli altri furono eretti in onore di Garibaldi: l'uno, realizzato nel 1883 quando forte era lo scontro dell'estrema radical - repubblicana con il potere centrale, fu sostituito dal secondo nel 1913 mentre si cercava d'inserire la figura dell'Eroe nella memoria nazionale condivisa. I capitoli conclusivi affrontano il tema dell'interventismo aretino su cui Giovanni Severi, garibaldino e massone, non poté esprimersi perché morì dopo alcuni mesi di malattia prima che l'Italia scendesse in campo ma, in certo qual modo, ne interpretano il pensiero, poiché il partito e il mondo al quale era appartenuto ritrovò unità d'intenti proprio nella scelta interventista, operata in unione con gli irredentisti e con chi la reputava necessaria per completare il Risorgimento senza calcare troppo sul "sacro egoismo" necessario per creare la "grande Italia" di cui parlavano molti, per esempio i nazionalisti. Col passare degli anni e con l'avanzare di nuovi partiti furono utilizzati anche spazi extra urbani per altre adunate di popolo di cui pure si parla, ma i tre monumenti continuano a rappresentare altrettanti momenti forti d'una precisa stagione storica e ne sono l'emblema, tanto che da quello di Arezzo mossero nel 1915 i soldati che partirono per il fronte.
18,00

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