Ombre Corte: Culture
Politiche dell'estraneo. L'istituzione del moderno e l'irruzione dell'altro
Bernhard Waldenfels
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2012
pagine: 154
L'estraneità costituisce l'istanza originaria e inaggirabile dell'esperienza umana, che però solitamente la conoscenza filosofica ha la tendenza a emarginare e neutralizzare facendone semplicemente qualcosa di ostile, di insignificante o di ignoto. In tal modo, tuttavia, il fenomeno dell'estraneo, invece di venire riconosciuto nella sua positività, viene fin dall'inizio subordinato al proprio, di cui finisce per costituire una variante oppositiva o difettiva. Non a caso, infatti, sulla conoscenza dell'estraneo pende la spada di Damocle del solipsismo. Per sottrarvisi, è necessario che lo scenario muti. L'estraneo, in realtà, prima che noi possiamo prendere una qualunque posizione nei suoi confronti, ci coinvolge e ci interpella. In tal modo, tra proprio ed estraneo si apre un campo irriducibile di tensioni, ambiguità e dissimulazioni, di cui gli scritti raccolti in questo volume analizzano soprattutto le implicazioni pratico-politiche. Ne risulta una disamina assai feconda e inedita di temi fondamentali del lessico politico e giuridico contemporaneo, che tocca motivi quali la libertà, il potere, la violenza, l'ordinamento, la rappresentanza, l'interculturalità e la costituzione di un'Europa dal carattere plurale. Prefazione e cura di Ferdinando G. Menga.
Beautiful winners. La street art tra underground, arte e mercato
Marco Tomassini
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2012
pagine: 220
Nel senso comune, l'etichetta street art evoca un indefinito, oscuro ed eterogeneo universo underground, in cui convivono manifestazioni d'avanguardia, espressioni esplicitamente controculturali e forme di creatività urbana di matrice subculturale, prima fra tutte il graffiti writing. Tuttavia, specie nell'ultimo decennio, diversi suoi protagonisti sono venuti a contatto con i circuiti ufficiali della produzione culturale, tentando la strada dell'arte o del mercato con l'ambizione di fare di una passione maturata in modo disinteressato un'occupazione continuativa e remunerata. Tenendo conto di un simile scenario, il volume si propone di ricostruire i fattori che, a livello sociale e culturale, negli ultimi tre decenni hanno favorito l'emersione della street art, indagandone al contempo le attuali configurazioni materiali, relazionali e di potere. Il tutto attraverso l'incrocio di prospettive teoriche diverse, provenienti dalla sociologia dell'arte, la mediologia e la sociologia urbana, e la triangolazione di molteplici materiali empirici (quali osservazioni partecipanti e interviste in profondità), frutto di un vasto lavoro di ricerca sul campo.
Populismo e democrazia radicale. In dialogo con Ernesto Laclau
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2012
pagine: 319
Sempre più frequentemente si assiste al ritorno nel lessico politico contemporaneo di concetti come "populismo" e "antipolitica", spesso utilizzati come passepartout per descrivere fenomeni eterogenei che sfuggono alla consueta classificazione della politica moderna: dal movimento dei "grillini" alla Lega Nord, dalle forme di etnopopulismo nazionalistico alle proteste antieu-ropeiste. Questo libro, intrecciando un dialogo con il filosofo argentino Ernesto Laclau, grazie anche a una lunga intervista qui pubblicata per la prima volta, prende l'avvio dalla nozione di "popolo" e propone una lettura alternativa alla piatta opposizione tra "populismo" e "democrazia". Attraverso un apparato concettuale che si nutre del riferimento a Gramsci e a Lacan, ma che si confronta anche con l'intera storia del marxismo politico, Laclau è arrivato a teorizzare un concetto di "popolo" e di "populismo" come articolazione egemonica e "democrazia radicale", contribuendo così a sottrarre questi concetti all'identificazione con un'omogeneità di tipo etnico o nazionalistico o a una viscerale antipoliticità. La riattivazione e la ridefinizione radicale di una categoria chiave della modernità politica come quella di "popolo" sembrano però destinate a trascinare con sé altre questioni, altrettanto classiche e bisognose di essere ripensate. "Stato", "rappresentanza", "popolazione", "massa", "organizzazione" appaiono infatti agli autori di questo volume termini che non possono essere rimossi.
Marx e la società del XXI secolo. Nuove tecnologie e capitalismo globale
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2012
pagine: 142
Nonostante negli anni immediatamente successivi il crollo del Muro di Berlino il pensiero di Karl Marx sia stato considerato da molti come inattuale e spesso relegato alla pura indagine storiografica o alle riflessioni di pochi addetti ai lavori, la sua opera ha continuato a offrire importanti spunti per l'analisi e la comprensione delle società contemporanee. D'altra parte, è significativo che di fronte all'attuale crisi economica vi sia stata una nuova riscoperta del suo pensiero, anche se non necessariamente conseguente dal punto di vista politico. Segno evidente che in quella "cassetta degli attrezzi" non si nasconde del ferro vecchio, come il pensiero dominante vorrebbe far credere. A partire da una rilettura delle categorie e delle analisi sviluppate da Marx, i contributi qui raccolti intendono dunque offrire una rassegna delle più recenti tendenze che caratterizzano il capitalismo contemporaneo: dall'avvento delle reti digitali alle trasformazioni del lavoro e del consumo, dal ruolo degli intellettuali al modo di produrre e comunicare. Fenomeni recentissimi, che necessitano di un approccio realmente critico, in grado di mostrare i diversi collegamenti tra politica, economia e comunicazione: oltre l'immagine di un mondo e di una scienza sociale "neutra", che mette tra parentesi il tema delle disuguaglianze di classe e i meccanismi di funzionamento del capitalismo, quasi fossero il puro prodotto di una retorica vuota e non il fondamento stesso delle nostre vite.
Confini diamanti. Viaggio ai margini d'Europa ospiti dei rom
Andrea Mochi Sismondi
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2012
pagine: 253
Sutka, in Macedonia, è l'unica municipalità al mondo in cui i rom sono in maggioranza. Hanno un loro sindaco e un loro canale televisivo. Una coppia di italiani si imbatte nella comunità, si trovano a camminare per i suoi vicoli dissestati con il fiato sospeso, si sentono ridicoli e fuori luogo spingendo a fatica il loro passeggino Chicco con gli occhi sgranati. Eppure decidono di tornare. Per viverci. Insieme al loro bimbo ribaltano il rapporto: come migranti al contrario si fanno stranieri tra chi ovunque è straniero. Questa inversione permette loro di partecipare alle lunghe discussioni tra i membri della comunità, seguirne i rituali, confrontare i paradigmi, cercare di capire, fino a essere sostanzialmente adottati da una famiglia rom. L'autore racconta in prima persona l'evolversi di questo percorso, il progressivo svelarsi davanti ai suoi occhi di quella human network che da Sutka si dirama in tutta Europa lungo le strade dei familiari partiti. Incontro dopo incontro, i preconcetti portati inconsapevolmente dall'Italia - buonisti o razzisti che siano - sbattono contro la realtà, dimostrandosi insufficienti a comprendere la complessità di ciò che si mostra. Ciò che traspare è un'opzione aperta: la possibilità di concepire l'esistenza individuale, la pratica politica e la stessa storia in un altro modo. Un modo diverso, che non nasconde le sue contraddizioni e le sue miserie, ma evoca potenzialità spesso inespresse o in molti modi tarpate. Prefazione di Adriano Zamperini.
Spazi in migrazione. Cartoline di una rivoluzione
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2012
pagine: 206
17 dicembre 2010-14 gennaio 2011: sono le date che ricordiamo come l'inizio e il primo compimento di una rivoluzione che ha dato il via a un improvviso sommovimento dello spazio che ha stupito il mondo. Il gesto estremo di Mohamed Bouazizi che si dà fuoco e poi il rapido riempirsi di piazze e strade, dalla Tunisia all'Egitto, da Sana'a a Tripoli e Damasco. Rivoluzioni contro le dittature e contro l'insostenibilità delle proprie vite, con pratiche di lotta che nella "presa dello spazio" hanno trovato un'insospettata capacità di azione comune. Esistenze che hanno deciso di contare, prendendosi strade, piazze, kasbe e medine, incontenibili nel loro movimento, dal Maghreb al Mashreq. Dalla Tunisia all'Europa. Sì, perché le "rivoluzioni arabe", e quella tunisina in particolare, sono riuscite a riempire di esistenze e di corpi anche le strade, le isole, le stazioni e i parchi dell'Europa, unendo due rive e due continenti, cancellando secoli di storia, agendo la loro "naturale" vicinanza. I materiali che compongono questo volume cercano di restituire alcune immagini di quanto accaduto a partire dal 17 dicembre 2010, provando a tracciare un racconto necessariamente frammentato, qualche cartolina appunto, inseguendo gli spazi in migrazione di questa rivoluzione lungo la scia del suo sommovimento a partire dai luoghi in cui le autrici e gli autori del libro sono collocati.
Spinoza e Nietzsche. Della potenza e le sue determinazioni
Federico Lodoli
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2012
pagine: 157
Se esiste un concetto attorno cui far ruotare un possibile rapporto tra Spinoza e Nietzsche, non può essere che quello di "potenza". Da un lato, la riflessione sulla potenza è alla base della critica alla tradizione filosofica europea, il platonismo dell'occidente, che tanto nell'opera di Spinoza quanto in quella di Nietzsche viene minato in tutte le sue declinazioni metafisiche, epistemologiche, etiche. Quello della potenza è l'orizzonte entro cui vengono smascherati i pregiudizi dei teologi, le grandi illusioni della coscienza, le credenze che alimentano gli idoli della religione, della scienza, della morale. Dall'altro lato, la meditazione sulla potenza fonda una critica che è, per entrambi, prima di tutto un atto di creazione in quanto scaturisce sempre da un'affermazione fondamentale. Ed è in questo duplice significato, al contempo critico e costruttivo, che tanto Spinoza quanto Nietzsche intendono la potenza, come figura concettuale e forza vivente attraverso cui costruire non solo un modo di pensare che sia irriducibile alla metafìsica ma anche un orizzonte pratico che sfugga alle categorie della morale. L'ipotesi di questo studio, dunque, si fonda sull'idea che, seguendo il filo conduttore di questo doppio movimento, il concetto di potenza sia in grado di far emergere le coordinate di un'immagine del pensiero che mette in relazione immediata la filosofìa di Spinoza e quella di Nietzsche in quanto fonda un territorio che entrambi sembrano abitare.
Il ritmo delle lotte. La pratica teorica di Antonio Negri (1958-1979)
Mimmo Sersante
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2012
pagine: 174
Il libro ricostruisce in modo minuzioso e documentato il lavoro teorico e politico di Antonio Negri, tra gli anni Sessanta e Settanta: dai "Quaderni rossi" a "Classe operaia", da Potere Operaio all'Autonomia operaia. Ne risulta un'opera assolutamente originale, che si muove su diversi piani, e nella quale l'esperienza personale del professore si intreccia indissolubilmente con quella del militante politico: dunque, con le vicende che hanno attraversato l'Italia, dal boom economico alla prima ristrutturazione capitalistica. Sono gli anni delle lotte dell'operaio massa" e della successiva contro-offensiva capitalistica, del declino della grande fabbrica e dell'affacciarsi dell'"operaio sociale": figura della nuova composizione di classe, in un contesto segnato da quella che poi verrà definita produzione biopolitica. L'idea di fondo dell'autore è che non si possa capire il percorso intellettuale e teorico di Negri senza sottolineare la sua fedeltà alle lotte operaie e, quel che più conta, alle sue forme. Ne emerge un pensiero le cui cadenze sono marcate dal ritmo stesso delle lotte che in quegli anni si sono sviluppate, nella prospettiva della liberazione dal giogo capitalistico e dalle sue istituzioni politiche. Il lavoro di Sersante è uno strumento per conoscere un pezzo rilevante della biografia politica e intellettuale di uno dei pensatori più importanti e originali del nostro tempo.
Bisogna uscire dall'euro?
Jacques Sapir
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2012
pagine: 158
Dalla Grecia all'Italia, passando per l'Irlanda, il Portogallo e la Spagna, l'eurozona è attraversata da una crisi profonda. Chi pensava che la moneta unica ci avrebbe protetto ha dovuto ricredersi. D'altra parte, le politiche neoliberiste messe in campo per salvare l'euro, se da un lato tranquillizzano momentaneamente i mercati, dall'altro aggravano ancor più la situazione economica e sociale dei paesi più deboli, gettandoli in una spirale depressiva che li sta rendendo ancora più poveri e indebitati. La politica della Germania sta trascinando l'Unione europea in una duplice crisi, economica e politica. La frenetica volontà di Berlino di imporre l'aggiustamento di bilancio ai vicini più fragili ha aggravato la recessione. Inoltre, le nuove richieste rivolte alla Grecia hanno sovvertito l'intero sistema istituzionale sul quale è stata costruita l'Unione europea. Berlino ha reinventato la "sovranità limitata", commissariando paesi e imponendo governi. Né sarebbe avventato chiedersi se il calcolo implicito fatto dai governanti tedeschi, ossia che il mantenimento dell'eurozona costa loro più caro del suo scioglimento, non sia una buona ragione per porvi fine. Sulla base di tali considerazioni, Sapir si propone di esaminare la crisi attuale, mettendone in evidenza origini e politiche che l'hanno causata, e ragionando sulle soluzioni ancora a disposizione, fuori dalla logica disastrosa che governa le regole della moneta unica.
Occupy! I movimenti nella crisi globale
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2012
pagine: 160
Gli anni Novanta del secolo scorso si aprivano con la retorica della fine della storia, per nutrire l'apologia dell'unico mondo possibile. Il primo decennio del nuovo millennio si chiude con la crisi, ormai permanente, di quello stesso mondo. È in questo quadro che possiamo cogliere la straordinaria importanza di un movimento emerso nel cuore del capitalismo finanziario: Occupy Wall Street, il cui esempio sarebbe immediatamente stato seguito da molte città negli Stati Uniti, a cominciare da Oakland. Dalla composizione sociale alle nuove forme di organizzazione, dalle pratiche di lotta all'uso dei nuovi media, Occupy ha dei tratti fortemente comuni con gli altri movimenti nella crisi, dalle insorgenze del Nord Africa alle acampadas spagnole. È un movimento che non pone domande, ma che agisce su un piano immediatamente costituente: proprio per questo motivo la sua comprensione sfugge a media e istituzioni della rappresentanza politica. I testi raccolti nel presente volume - documenti prodotti dalle occupazioni e materiali di inchiesta, interventi nelle piazze occupate e narrazioni, articoli di analisi e interviste -costituiscono allora contributi unici e indispensabili per comprendere dall'interno il movimento Occupy, le possibili prospettive, i nodi irrisolti. Ci aiutano quindi a interrogare gli elementi comuni e le differenze con le lotte in Italia degli ultimi anni, nel profilarsi di un movimento globale dentro la crisi strutturale del capitalismo.
Saperi in polvere. Una introduzione agli studi culturali e postcoloniali
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2011
pagine: 141
Più che un canone definito, il "postcoloniale" è un'attitudine, un insieme di pratiche discorsive che, a partire dai lavori di Edward Said e dalle intuizioni dei Subaltern Studies, ha decostruito radicalmente l'ordine del discorso coloniale e post-coloniale, restituendo lo sguardo di quei soggetti e di quelle masse subalterne la cui capacità di agire e di parola è stata per secoli neutralizzata da saperi scientifici, sociali e antropologici che hanno costituito e continuano a tradurre, in forme e contesti diversi, concetti come identità, nazione e storia in pratiche politiche e simboliche di dominio, violenza e sfruttamento. Attraverso uno sguardo parziale, inconsueto e spiazzante sulle questioni della differenza, della soggettività, della linea del colore e del genere, assumendo l'ibridazione, l'incontro tra le discipline e la falsa neutralità del sapere, gli studi culturali e postcoloniali si pongono come un percorso di ricerca, d'interpretazione e di nuova costruzione di punti di vista "di parte" strettamente connessi alle trasformazioni sociali e politiche contemporanee. Essi ci consentono perciò di affrontare e decostruire con nuovi strumenti la complessità del presente - ponendo l'accento sulle discontinuità, sull'emersione delle resistenze singolari e comuni, sulle rotture storiche che esse producono - e, nel contempo, di far sì che il nostro sapere sia immediatamente uno strumento d'intervento collettivo nel mondo materiale.
Chi decide? Critica della ragione eccezionalista
Massimiliano Guareschi, Federico Rahola
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2011
pagine: 201
Guantanamo, il Patriot act, le extraordinary rendition, ma anche i centri di detenzione per migranti, l'abuso della decretazione d'urgenza, lo strapotere della protezione civile, per non parlare delle global wars o del conflitto israeliano-palestinese: se il presente si definisce intorno agli imperativi dell'emergenza e della sicurezza, l'eccezione sembra costituirne la chiave di lettura privilegiata. Ma davvero viviamo in uno stato di eccezione permanente e generalizzato? Parlare di eccezione chiama in causa un atto che sospende temporaneamente un dato ordinamento, identificando un soggetto sovrano che decide. Di tutto ciò è difficile trovare traccia nella crisi in cui precipita oggi ogni possibile distinzione fra interno/esterno, guerra/pace, militare/civile, pubblico/privato. Nasce da qui la necessità di una critica che, attraverso una lettura innovativa di Carl Schmitt e Walter Benjamin e l'analisi degli strappi allo stato di diritto che caratterizzano gli ultimi decenni, incrina l'apparente unanimità con cui ci si appella alla ragione eccezionalista per dar conto delle anomalie del presente. Chiedersi "chi decide?", infatti, significa intraprendere un esercizio di immaginazione geografica, un percorso tra le cartografie sovrapposte e le sovranità multiple che definiscono la governance globale, per scoprire una trama complessa di attori, norme e procedure che si rivela irriducibile a ogni racconto fondato sullo stato di eccezione.

