Aragno
Discomparse
Gian Maria Annovi
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2023
«Un'altra grammatica in cui non esiste l'articolo, con segni diversi in cui entrano vento, gelo e suoni gutturali, suoni sciti, ritmi lontani»: così, alla prima uscita, Antonella Anedda presentava quel piccolo classico contemporaneo che è La scolta. Da questa stazione - abitata da una «Signora» ridotta a «un sacco di ossa e respiro», e da una «non italiana» che «la bada» - comincia, dieci anni dopo Italics, il nuovo percorso di Gian Maria Annovi. Nella loro varietà sorprendente, le voci che abitano Discomparse danno parola agli «svociati, gli sfigurati del margine, che i discorsi dominanti negano, cancellano, dimenticano». Così se nella Scolta si confrontano, in un teatro della crudeltà dove la tragedia classica incontra Bergman, due inverse inibizioni della lingua (la vecchia «che traduceva il greco» ma della quale ora leggiamo solo i pensieri, e la «scolta» venuta dall'Est con «una lingua che pare / calcata da un grosso bove»), in Visita alla città di Sodoma un allegorico «deserto» è punteggiato da lapidi d'invenzione, in ricordo di coloro che persero la vita per la propria sessualità (come «PIER PAOLO», che «LASCIA LA MADRE / E IL MONDO STUPENDO E / MALEDETTO»). La stessa geografia, in Antiscoperta dei monti, consente la «discoperta» di «cose che non son cose», per dirla con Leopardi, «ma sono comunque». Quelle «discomparse» sono presenze che la preterizione consegna al desiderio o al rimpianto: come nelle parole-singhiozzo rivolte da Lear, in Cor, al corpo straziato di sua figlia. O come le figure dei neri riscattate dagli Estratti, invertendo il «naufragio di voci» di una tradizione che li emargina, per segnare a dito l'altra scomparsa, in mare, che sfregia il nostro tempo. La parola si «squaglia» e si «diplasma» - ma solo per «innascere». Una lingua che prenda atto della propria costitutiva partizione è una lingua non (ancora) nata, che nondimeno parla. Come quella «che s'innova e che / scalcia», dalla «Signora» indovinata in quella barbarica della «scolta»: prima o poi destinata a «scalzare dal nostro domani / questo paralizzato italiano». Se tornerà possibile un dialogo, allora, finalmente potremo dire di essere nati. Andrea Cortellessa
Ardore
Tommaso Di Dio
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2023
Questo è un libro che viene da una grande distanza e la nomina come la madre di tutte le distanze e, dunque, della massima presenza: quella di chi, partito per sempre, torna per dire con le sue parole com'è il mondo lambito dal suo sguardo. Allora, questo è un libro di sintesi delle opposizioni, riassunto attivo di un percorso umano, disumano e postumano. Grande è la suggestione dell'inquadratura di Tommaso Di Dio e di certi passaggi danteschi, come «stette e ci guardò alquanto», mentre l'autore compie il suo cammino misterico e segreto, proseguendo il percorso interrotto di qualche moderno, che a sua volta seguiva le orme di altri antichi visitatori in versi di un oltre tomba alchemico e temporaneo, premendo e martellando le parole a ogni forma, per includere in esse lo sguardo vivo e lontano di chi tutto ha conosciuto e tutto riferisce, «neuroni e nuvole», «detergenti industriali» e «rachidi del grano». Il tono dei versi di Ardore risponde infatti pienamente al suo nome e al suo titolo, con una incrinatura di malinconia, quella del mondo visto da coloro che più niente hanno a pretendere, se non memoria e anche, spesso, giustizia. Possiamo dire, con le sue parole, che chi scrive ha «visto la vita», quella che zampilla in fitta corrispondenza amorosa, che pensa di incarnarsi in una concrezione futura del tempo e quella che si spegne in dispersione e tortura, la vita resa solida dalle parole come un raggio di sole sui vetri e anche la sua resa: all'asfalto (Carlo Giuliani), alla fossa comune (Walter Benjamin), senza essere mai vita neutrale. Anonima, forse, se per anonimato intendiamo l'estensione di un io individuale a identità collettiva, perché Ardore è anche somma di identità allo stato elementare, quello nel quale ogni mondo è "il" mondo, e un io lentamente impara a crescere senza io: a digradare, piano, nell'esistente. Maria Grazia Calandrone
Il taurobolio e il culto di Bellona
Franz Cumont
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2023
A Franz Cumont si deve un inestimabile contributo negli studi sui culti della tarda età imperiale che gradualmente andranno a sostituire l'originario paganesimo romano, e a preparare la strada all'ascesa e affermazione del cristianesimo. Fra le pratiche cultuali di cui il filologo belga ebbe ad occuparsi, quella del taurobolium, connessa al culto della dèa Bellona, risulta una delle più interessanti. Originario dell'Asia Minore, il rito del taurobolium si diffuse a Roma a partire dal II secolo d.C., consistendo in un cruento rito sacrificale che prevedeva l'uccisione di un toro, al cui sangue versato erano attribuite virtù redentrici. Riporta il cristiano Prudenzio che colui che vi si sottoponeva era acclamato dalla folla dei fedeli come "rinato in eterno".
I saltimbanchi
Gustave Flaubert
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2023
Ecrire, oh! écrire, c'est s'emparer du monde, de ses préjugés, de ses vertus et le résumer dans un livre. C'est sentir sa pensée naître, grandir, vivre, se dresser debout sur son piédestal, et y rester toujours. Un parfum à sentir ou Les Baladins. Viene qui proposto, in un'inedita traduzione italiana, il primo racconto originale, mai pubblicato in vita, composto a soli quattordici anni dall'autore di Madame Bovary, Gustave Flaubert (1821-1880). È dedicato al mondo dei saltimbanchi e degli artisti di strada, da sempre caro al maestro di Rouen, che segnò a partire dall'infanzia il suo immaginario creativo, come illustra anche la postfazione a corredo del testo.
La follia di Hölderlin
David Gascoyne
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2023
Poeta sidereo, dal verbo sulfureo e sifilitico, David Gascoyne è il sommo angelo serafino della poesia inglese del Novecento: aveva lo sguardo moribondo, la morbida violenza dei poeti per sempre giovani, da sempre pericolanti e pericolosi. Sedicenne, inseguì le tracce del suo maestro ideale, Arthur Rimbaud, trasferendosi a Parigi: dandy d'incendio, creatura d'altrove, fece amicizia con André Breton, René Magritte, Salvador Dalí, a cui dedica deliranti poesie. Scopre un autentico sapiente in Benjamin Fondane; un'apocalisse perpetua gli rode le ossa. Il suo libro più folle è dedicato alla follia di Hölderlin, s'intitola Hölderlin's Madness, esce nel 1938, e raduna una serie di traduzioni-reinterpretazioni dalle poesie del sommo tedesco. I poeti, si sa, intendono abitare una sequela, conformarsi a un lignaggio: Gascoyne imitò Hölderlin fino ai dettami della follia. La sua "torre" fu l'ospedale psichiatrico di Whitecroft sull'Isola di Wight: ne uscì grazie a un'infermiera che un giorno, per caso, si mise a leggere ai pazienti una sua poesia. Emil Cioran accennò alla "sorte tragica" del "poeta inglese David Gascoyne": avanzando tra gli avanzi del mondo, tuttavia, il poeta si rivelò una fenice.
Dialoghi sulla montagna. «La Stampa» 26 febbraio – 29 marzo 2023
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2023
Fedeltà a Croce
Raffaele Mattioli
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2023
pagine: 72
Nell'imminenza del centenario dalla nascita di Benedetto Croce (1866-1952), Raffaele Mattioli - benché refrattario alla frenesia di ogni genere di celebrazioni - pensò a varie iniziative per invitare a comprendere la personalità del filosofo e il suo fondamentale apporto allo sviluppo della 'cultura' italiana. Già nel 1951, presso la casa editrice Ricciardi, aveva fatto pubblicare Poesia, filosofia, storia, una silloge di scritti scelta dall'autore stesso, di oltre 1200 pagine, che inaugurava la collezione dei classici de "La Letteratura Italiana. Storia e Testi". Alla morte del filosofo, Mattioli gli subentrò nella presidenza dell'Istituto Italiano per gli Studi Storici di Napoli, che aveva contribuito a creare nel 1946, allo scopo di allevare le nuove leve della classe dirigente. In quella sede aveva pronunciato i primi due interventi qui ripubblicati, soffermandosi sul valore della storia e sul senso della 'continuità storica' - fondamentale architrave della coscienza e della convivenza civile. Il volumetto Fedeltà a Croce - composto nel 1966 dalla Stamperia Valdonega di Verona per l'editore Vanni Scheiwiller - accolse un terzo contributo, una rassegna sui rapporti di Benedetto Croce con la cultura francese, da poco presentata all'Istituto Italiano di Cultura di Parigi. La strenua difesa del pensiero e della memoria di Croce continuò senza sosta negli anni del maggiore oscuramento della sua figura: Mattioli non cessò mai di trasmetterne il magistero e l'esempio, grato per aver appreso e condiviso con lui la difesa dell'autonomia della cultura dagli irrigidimenti accademici e dalla prepotenza del potere
Lessico
Fëdor Dostoevskij
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2023
pagine: 220
In questo lavoro viene raccolta una serie di pensieri, di detti, di aforismi tratti da diverse opere di Fedor Dostoevskij. L'ordine che si è seguito è quello alfabetico, in modo da formare un comodo e pratico Lessico, utile per chi voglia confrontarsi con il pensiero di Dostoevskij sui grandi temi che da sempre interrogano la persona: dall'amore al dolore, dalla felicità alla verità, dal bene al male, da Dio all'uomo. Per ognuno di questi lemmi il lettore troverà le risposte e il punto di vista proposto da Dostoevskij sempre all'altezza della sua grande ricerca non solo letteraria ma anche morale e filosofica.
L'ultimo ministro dei lavori pubblici che disse: no al ponte sullo Stretto sì al Mose di Venezia
Nerio Nesi
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2023
pagine: 252
Dopo i racconti sulla famiglia Olivetti e su altre strutture del capitalismo italiano, Nerio Nesi dedica un libro al periodo del suo incarico al Ministero dei Lavori Pubblici e alla città di Venezia in particolare. L'opera è divisa in due parti: la prima parte è dedicata al Ministero dei Lavori Pubblici di cui egli è stato responsabile per circa un anno e mezzo, portando avanti in poco tempo opere come l'autostrada Salerno-Reggio Calabria, la variante di valico Bologna-Firenze, il rafforzamento e la messa in sicurezza della Torre di Pisa, la difesa dell'isola di Torcello; la seconda parte è il racconto del "MoSE", acronimo di Modulo sperimentale elettromeccanico. Il progetto "Mose" ebbe una vita e un percorso pieno di difficoltà: per il suo costo e per l'incertezza del suo risultato ed ebbe molti e potenti oppositori. Proprio per questo Nesi lo difese a costo di creare intorno a sé un insieme di interessi che si batterono affinché egli, Ministro dei Lavori Pubblici, si arrendesse di fronte ad una ipotetica impossibilità di realizzarlo. Ma Nesi non lo fece e fino alla fine del suo mandato ministeriale, che coincise con la fine della Legislatura, lo portò avanti, anche se venne completato molti anni dopo. Questo libro è la storia delle sue vittorie e delle sue sconfitte e le ripercorre con ricchezza di particolari per far conoscere fatti ed episodi a chi non li ha vissuti ed ignora cause ed effetti di tante battaglie per dare all'Italia strumenti idonei per difendere il suo territorio e le sue città. E tra queste il patrimonio più prezioso: Venezia. E lo fa con la convinzione, che sempre lo contraddistingue, di non aver fatto abbastanza, che si poteva fare di più. Ma con la consapevolezza che all'Italia servono uomini che non abbiano timore di schierarsi dove è scomodo farlo. È di pochi mesi fa, la notizia, riportata dai più autorevoli giornali italiani ed esteri, che l'acqua del Mar Mediterraneo, a Venezia, la cosiddetta "acqua alta", è stata fermata grazie finalmente alla piena messa in funzione del Mose.
Mademoiselle Camille Claudel et moi
Chiara Pasetti
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2023
Noi incomprensibili. Ci siamo forse mai lamentati di essere fraintesi, misconosciuti, scambiati con altri, calunniati, male ascoltati e inascoltati? Proprio questo è il nostro destino - oh, per lungo tempo ancora! diciamo, per essere modesti, fino al 1901 - è anche il nostro segno distintivo; non ci onoreremmo abbastanza, se ci augurassimo che le cose stessero diversamente. Veniamo scambiati per altri - ciò fa sì che noi stessi si cresca, ci si trasformi continuamente, si facciano cadere vecchie scorze, si cambi pelle a ogni primavera, si diventi sempre più giovani, più di là da venire, più alti, più forti, s'affondi le nostre radici con sempre maggiore potenza nelle profondità - nel male - mentre nello stesso tempo abbracciamo il cielo con amore sempre più grande, sempre più vastamente, suggendone, con tutti i nostri rami e foglie, dentro di noi la luce, sempre più assetati. Noi cresciamo come alberi - questo è difficile a comprendersi, come lo è ogni vita! - non in un solo luogo, ma ovunque, non in una sola direzione, ma sia in alto che in fuori, sia in dentro che in basso; la nostra forza preme a un tempo nel tronco, nei rami, e nelle radici, non c'è più per noi nessuna libertà di fare una qualsiasi cosa isolatamente, di essere ancora una qualsiasi cosa per sé stante…. Così è il nostro destino, si è detto: noi cresciamo in altezza; e posto anche che fosse questa la nostra fatalità - giacché abitiamo sempre più vicino ai fulmini! - ebbene, non per questo la teniamo meno in onore: essa rimane ciò che non vogliamo spartire, non vogliamo comunicare, la fatalità dell'altezza, la nostra fatalità… Friedrich Nietzsche
Avvedimenti politici. Aforismi
Clemente Solaro della Margarita
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2023
pagine: 138
La virtù è fra due vizii opposti; il giusto mezzo de' libertini moderati è fra il vizio e la virtù; tiene dell'una e dell'altro. Condizione assurda: la virtù non s'amalgama col vizio, il bene col male. Chi usa la libertà della stampa a danno della Società o degli individui non esercisce un diritto, viola molti doveri. La ribellione contro l'autorità legittima non è lecita mai; i popoli giudicati da questa non hanno il diritto di giudicarla.
Giulio Cesare. Dialogo con un'ombra
Henry de Montherlant
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2023
pagine: 56
Nella primavera del 1921, mentre scrive Le Songe e medita per la «Revue hebdomadaire» un articolo a favore dell'Œuvre dell'Ossuaire di Douaumont, Henry de Montherlant compone un dialogo à la Montesquieu in cui all'ombra di Giulio Cesare oppone un giovane i cui lineamenti e le cui aspirazioni ricordano quelli dell'eroe del Songe, se non dell'autore stesso. Questo dialogo, rinvenuto presso la Bibliothèque nationale de France da Pierre Duroisin, è rimasto in forma manoscritta, avendo probabilmente ritenuto lo scrittore che duplicasse l'una o l'altra pagina del suo romanzo o del suo articolo per la rivista. Ma alla fine l'opera non manca di interesse, sia che la si prenda per una pietra miliare sulla strada che conduce al "Chant funèbre pour les Morts de Verdun" (1924) sia che vi si riconosca l'autoritratto di un uomo meno a suo agio in pace che in guerra.

