Medusa Edizioni
Uomo lupo. Saggio sul sadismo, il masochismo e la licantropia
Robert Eisler
Libro: Libro in brossura
editore: Medusa Edizioni
anno edizione: 2011
pagine: 316
Non ci sono aggettivi adeguati per definire questo libro, se non rischiando di scadere in una retorica sensazionalistica. Per come è architettato, costruito e composto, è un testo atipico e unico nel suo genere. Si presenta come una ricerca socio-antropologica di matrice junghiana sulla violenza e l'aggressività del genere umano, ma si appoggia su una documentazione talmente poderosa ed erudita da trascendere qualunque vincolo disciplinare. Scienza pura, potremmo dire, questo libro parla delle profondità, degli abissi che forgiano non soltanto il comportamento, ma anche il corpo stesso degli uomini e delle donne di oggi. Corpo viziato e vizioso, suppliziato e martoriato, spogliato e mascherato, dai rituali espiatori dell'antichità ai fatti di cronaca nera. L'uomo lupo è il serial killer, il sadico, il violento, ma è anche l'esito di una fatale Caduta della specie umana. La Caduta di cui parla Eisler è la stessa raccontata nella Genesi e in moltissimi altri miti delle origini, ma riguarda non tanto un peccato o una trasgressione, quanto una vera e propria mutazione genetica: il corpo, l'anatomia, il pelo, la dentatura, e poi le usanze, gli abiti, le culture, i linguaggi, le norme e le leggi, tutto è riconducibile alla fine di uno stato di "innocenza" e all'assunzione di una condotta predatoria: dai "lupi" di Wodan, spaventosi bracconieri delle lande germaniche medievali, ai giovani che Hitler voleva "spietati e insensibili"; dalle orge dionisiache agli orchi che riempiono le pagine dei quotidiani.
Storia del ritratto in cera
Julius von Schlosser
Libro
editore: Medusa Edizioni
anno edizione: 2011
pagine: 248
Il retaggio antico del culto dei morti si riflette nelle maschere di cera dell'età moderna, come dinanzi a un'inquietante Medusa; un "mostro" che oggi, dietro i megapixel delle nostre fotocamere, non riusciamo più a scorgere, ma di cui von Schlosser ci aiuta a riconoscere il passaggio, la sopravvivenza di un tratto essenziale, archetipico, della natura umana: quello di "rappresentare per non morire". Questo saggio offre una ricchissima rassegna dei ritratti: passando per il mondo antico, il Medioevo e il Rinascimento, arriva a un'età in cui i volti non vengono più idealizzati e "abbelliti", ma riproducono fino al particolarismo i difetti, le disimmetrie, le "aberrazioni" della vita. Come nei musei delle cere disseminati nel mondo. L'ultimo atto di fedeltà con il quale si chiude l'epoca che precede il cinema.
Stanco di vedere. Testo spagnolo a fronte
Luis G. Montero
Libro: Copertina morbida
editore: Medusa Edizioni
anno edizione: 2011
pagine: 219
Un libro, "Stanco di vedere", scritto quando l'autore aveva già compiuto cinquant'anni e dove s'impone il ricordo, il sentimento del tempo e della giovinezza, con i suoi gesti d'amore e i momenti difficili della vita. Però continua la linea fondamentale della poesia di Luis Garcia Montero: il canto alla vita e la traccia della biografia intima che comprende gli affetti familiari, l'amore per sua moglie - la scrittrice Almudena Grandes, alla quale sono dedicati i versi iniziali del libro -, la politica e la città di Granada, dove il poeta insegna e vive. Un libro maturo, nel quale, una volta di più, con un accento personale e malinconico, Garcia Montero dialoga con le cose, le persone, registra i fatti della vita di tutti i giorni, ma anche commenta le vicende della cronaca nazionale spagnola con una consapevolezza attenta alla difesa dei valori autentici della giustizia e della solidarietà umana.
Il commercio degli sguardi
Marie-José Mondzain
Libro: Copertina morbida
editore: Medusa Edizioni
anno edizione: 2011
pagine: 292
Qual è il destino delle immagini nelle nostre società? Siamo davvero di fronte a un flusso iconico che si moltiplica esponenzialmente o piuttosto, nella sottomissione acritica ai programmi visivi di propaganda e pubblicità, non rimane nulla di ciò che sono veramente le immagini? Che cosa significa vedere un'immagine e dire quello che si vede? Chi è che decide che cosa dobbiamo vedere e ciò che invece deve restare nascosto? La questione dell'immagine non è un fenomeno recente, ma ha alle spalle una lunga storia che affonda le proprie radici nell'ebraismo biblico, nella filosofia greca e nel pensiero cristiano. Nei quattro studi contenuti ne "Il commercio degli sguardi" Mondzain non solo ripercorre le tappe salienti di questo percorso (il divieto antico-testamentario, la riflessione platonica e aristotelica, la crisi iconoclastica), ma ne mostra anche tutta l'insospettabile contemporaneità. Al centro di questa ricostruzione c'è evidentemente il cristianesimo e la sua capacità di assumere la natura passionale delle immagini e di governarne gli effetti politici attraverso la parola. L'immagine diventa quindi una questione di "commercio" dove esseri dotati di parola non cessano di far circolare i segni che producono il loro mondo comune. Commercio ambiguo però, che può costruire una libertà dello sguardo o trasformarsi in un mercantile programma di dominio. Commercio che ha bisogno di voci libere, come quella di colui che ha il coraggio di gridare "il re è nudo".
L'arte e il demoniaco. Il male nell'immaginario dell'Occidente
André Chastel, Pierre Francastel, Hans Sedlmayr
Libro: Libro in brossura
editore: Medusa Edizioni
anno edizione: 2011
pagine: 114
Di fronte al trittico delle Tentazioni di sant'Antonio di Bosch, lo sguardo si smarrisce e si disperde, travolto dal diluvio di immagini grottesche, curiose, singolari, inquietanti che si affollano attorno al Santo. Mille forme del demoniaco lo circondano, lo tentano, lo afferrano. Il male che esplode in tutte le sue forme diventa in questo quadro l'emblema di un immaginario e di una riflessione dell'arte sull'oscuro, il demoniaco, il perturbante che genera incubi nella mente dell'uomo. Il lettore dei saggi di André Chastel, Pierre Francastel e Hans Sedlmayr raccolti in questo libro ha l'occasione di vedere all'opera tre maestri della storia dell'arte e di riconoscerne immediatamente stili e sensibilità differenti. Francastel indaga le forme del demoniaco nell'arte medioevale, cogliendo nelle sacre rappresentazioni le origini di alcuni suoi tratti tipici. Partendo dal tema del Congresso di Studi umanistici promosso da Enrico Castelli nel 1952, Chastel invece rilegge le paure della cultura europea alla fine del '400. Sedlmayr, infine, si occupa di alcune esperienze pittoriche del '900 – da Ensor a Klee e Picasso – e mostra la presenza viva e dirompente del demonio nell'estetica del nostro tempo. Letture assai diverse ma unite da un dubbio: si può leggere nelle incarnazioni del demoniaco attraverso il tempo una prospettiva continua dove, entrando nella quotidianità, è lo stesso demoniaco che ne incrina le basi metafisiche ed etiche?
L'invenzione dell'ideale e il destino dell'Europa
François Jullien
Libro: Copertina morbida
editore: Medusa Edizioni
anno edizione: 2011
pagine: 260
La Cina è vicina? Quanto? È soltanto un grande Paese che ci minaccia, o una nazione dalla lunga storia il cui modo di pensare può insegnarci qualcosa? Nella gerarchia disegnata da Platone al vertice di tutto c'è l'idea, poi viene la realtà e quindi le sue imitazioni, come quelle dell'arte e dell'immagine, che per Platone sono soltanto surrogati dell'idea. È un sapere che ha fondato l'Occidente e l'Europa. Ma il riferimento all'ideale può essere anche una distorsione della realtà. Da una trentina d'anni il filosofo Francois Jullien ha aperto il suo cantiere di lavoro con l'obiettivo di promuovere un "uso filosofico della Cina". Autonoma dalla civiltà ebraica e greca, estranea anche sotto il profilo linguistico all'Occidente, la Cina agisce nel pensiero di Jullien come mezzo per guardare da una certa distanza le nostre fonti culturali. E in riferimento all'ideale che la cultura europea ha prodotto un sapere che si pretende universale, e che si è espresso come scienza, grazie al supporto della matematica; e ha promosso la tensione verso un fine da realizzare, progetto di vita e/o programma politico. Ora, la Cina ci chiama a riflettere sulla possibilità di non lasciarsi prendere dal gioco dell'ideale: ha pensato la matematica in termini di utilità; ha pensato un mondo che si governa in virtù di una sua regolazione interna; non ha cercato una Legge trascendente a cui adeguare il comportamento che deve semplicemente mantenersi in sintonia con il processo del mondo.
Brunelleschi mago
Giovanni Michelucci
Libro: Libro in brossura
editore: Medusa Edizioni
anno edizione: 2011
pagine: 166
Basta leggere questo saggio per capire in quale chiave l'architetto della Chiesa sull'Autostrada si ponga rispetto alla storia e alla funzione dell'architettura nella società. Lo fa in presa diretta, sottraendosi a qualsiasi filtro di segno accademico. Porta alla luce l'anticlassicismo di Brunelleschi, quasi lo fiuta, meglio di tanti critici. Michelucci, intriso di cultura umanistica, sente che col Rinascimento canonizzato, Brunelleschi non c'entra nulla. E dichiara di detestare Palazzo Strozzi, perché rappresenta la negazione delle conquiste liberatrici espresse nelle fabbriche brunelleschiane. Rifiuta le città ideali prefigurate dagli artisti rinascimentali, perché sono asociali, oggetti privati dei ceti dominanti, antitesi del concetto stesso di città. Il rapporto di Michelucci con la storia è, dunque, dinamico, e mira a una libertà senza soggezioni verso il passato. Qual è, infine, il metro con cui valutare l'architettura? È presto detto: "Nonostante l'infinita varietà, gli spazi possibili appartengono sostanzialmente a due categorie: quella dello spazio che vincola e quella dello spazio che libera". A monte c'è una questione etica che va "oltre l'architettura" (per citare Edoardo Persico): quando lo spazio vincola, è contro l'uomo, ma quando è "spazio vivente", libera e si rivela davvero democratico. Prefazione di Paolo Portoghesi. Postfazione di Corrado MArcetti.
L'epopea infranta. Retorica e antiretorica per Garibaldi
Massimo Onofri
Libro: Copertina morbida
editore: Medusa Edizioni
anno edizione: 2011
pagine: 136
Il mito di Garibaldi e dei Mille riletto attraverso alcuni snodi cruciali della storia dell'Italia unita, ricorrendo alla testimonianza dell'arte, tra letteratura, pittura, scultura e cinema, alla sua forza celebrativa ma anche demistificante, alla sua capacità di prendere alle spalle i grandi eventi canonizzati dalla storiografia e i monumenti a essi dedicati. 1860-1867, da Quarto a Mentana: le memorie di Abba e gli altri scrittori garibaldini, i ritratti di Lega, Fattori e Induno, là dove quel mito si genera, ma presto anche si svuota accogliendo i più diversi, e spesso contraddittori, significati. Dopo il 1892: i fasci siciliani e scandalo della Banca romana, un'epopea di medaglie, stracci e camicie rosse che comincia a corrompersi, tra un quadro di Coromaldi, De Roberto dei Viceré e I vecchi e i giovani di Pirandello. 1907-1911: anni di celebrazioni garibaldine per un poeta vate, il Pascoli dei Poemi del Risorgimento (ma anche D'Annunzio), e la sua puerilità monumentale, di decisiva importanza per la futura e nera storia d'Italia. 1914-1925: i garibaldini di Nomellini e i "santi maledetti" di Malaparte, in guerra perenne coi loro popoli. 1930-1934: il Garibaldi del duce, della mafia e di Alessandro Blasetti. 1942-1952: Jovine, Alianello e il Guttuso di Ponte dell'Ammiraglio, quando il mito evapora.
La distanza del cielo. Leopardi e lo spazio dell'ispirazione
Alessandro Carrera
Libro: Libro in brossura
editore: Medusa Edizioni
anno edizione: 2011
pagine: 275
Pitagora sosteneva che la ragione per cui siamo nati è la contemplazione del cielo. Più di duemila anni dopo, Leopardi ammette di non sapere quale sia il senso della nostra vita, ma non per questo cessa di contemplare la volta stellata, dal balcone di Recanati o dalle falde del Vesuvio. Lo fa da poeta, ed è forse nella sua poesia che è andata a rifugiarsi l'antica cosmologia, forma del sapere che narrava l'universo in un mito per farci sentire il più possibile a casa nell'immensità degli spazi. Se da adolescente aveva studiato la storia dell'astronomia, divenuto poeta progetta la propria opera come una descrizione dell'universo, lavoro di una soggettività eroica che misura se stessa rispetto alla distanza del cielo. Riconosce la piccolezza dell'uomo, con sincerità e senza ricorrere a consolazioni, ma cerca anche di stabilir quale sia la misura che ci è data, e come viverla con dignità. Utilizzando ampie prospettive di filosofia, mitologia e psicanalisi, questo libro ripercorre il cammino di Leopardi come poeta dello spazio, vicinanza e lontananza, infinito e indefinito. Ma in Leopardi esiste anche uno "spazio dell'ispirazione" che non si misura in termini fisici, e che il poeta attraversa nella sua duplice estensione: lo spazio "paterno", espresso dal desiderio omerico di gloria, e lo spazio "materno", acustico e orfico, ascolto di una lingua primordiale che ancora non distingue tra suono degli affetti e voce della ragione.
Scrittura e violenza. Narrazioni della guerra civile. Il caso spagnolo
Enrico Lodi
Libro: Libro in brossura
editore: Medusa Edizioni
anno edizione: 2011
pagine: 158
La guerra civile è un fenomeno specifico, ma anche esemplare di ogni altra forma di scontro bellico. E il rapporto fra letteratura e manifestazioni della violenza è un altro luogo tipico della scrittura novecentesca. Il dato sorprendente che emerge da questo libro di Enrico Lodi è la confutazione della tesi che violenza e cultura siano nemiche irriducibili. Dal modello "eroico" dell'Iliade alla scoperta di un'impossibile "esperienza guerriera" nella modernità schiacciata dal potere devastante della tecnologia che ha dissolto ogni ordine simbolico della guerra nel Novecento, l'autore traccia un panorama del dibattito letterario suscitato dal caso particolare della guerra civile spagnola e ne evidenzia il carattere emblematico. Tra i filo-franchisti e i nazionalisti emergono poche figure di rilievo che, seguendo la propaganda ufficiale, elaborano una vera e propria "pornografia della violenza" che indulge alle seduzioni della morte e alla crudeltà. Sul fronte opposto, anche autori come Rafael Alberti e Pablo Neruda sembrano subire il fascino della violenza tipico della scrittura politicizzata. Ma esiste anche una zona di confine con autori che non cedono alla seduzione della morte: Ramon Sender, Chaves Nogales, Arturo Barea, Maria Zambrano, Miguel de Unamuno, che nella violenza vedono prevalere la "banalità del male". L'appendice finale propone vari testi inediti di questi autori sulla guerra civile.
Le ore, i giorni. Diari 1978-2007
Marisa Volpi
Libro
editore: Medusa Edizioni
anno edizione: 2010
pagine: 294
È fatale che nel nostro Paese le nebbie di fatti oscuri che ne hanno cambiato la storia quasi mai approdino a una visione nitida, se non cristallina, del proprio tempo. A fronte di questa coscienza collettiva che annaspa, ecco il racconto fedele, interrotto talvolta da giorni e settimane di silenzio, di Marisa Volpi che annota incontri, letture, cose viste e concerti ascoltati; che tenta di dare uno spazio di comprensione ai fatti della propria vita, il rapporto con la madre, col fratello, col marito; le amicizie e le persone che invecchiano, gli oggetti della casa, i viaggi e le malinconie di chi si vede sempre un po' straniero in questo mondo. Così la trasparenza del vetro si rivela, en reverse, uno specchio opaco, dove l'autrice, fra ombre e inquiete rappresentazioni, trattiene dalla disgregazione molecolare del ricordo i cristalli di sabbia che cadendo lungo l'imbuto della clessidra ritmano il tempo della maturità interiore.
La resa di Santiago e altri racconti di guerra e di frontiera
Frank Norris
Libro: Libro in brossura
editore: Medusa Edizioni
anno edizione: 2010
pagine: 110
"Avevo udito il Miserere nella Cappella Sistina, e al confronto con l'alzarsi della bandiera sulla città di Santiago, era opéra-comique", scrive Norris nel 1898 da Cuba. A Santiago, nel luglio del 1898, l'esercito degli Stati Uniti e i volontari d'assalto guidati da Teddy Roosevelt entravano in città a conclusione di una guerra lampo, cacciando per sempre la Spagna da Cuba. Frank Norris si trovava sul posto come corrispondente di guerra per vari giornali di San Francisco, inviato appena in tempo per assistere alle ultime e più epiche fasi della guerra. Uomini e cavalli all'ombra della bandiera a stelle e strisce, dove si scrive la Storia. L'epica delle manovre e delle battaglie, il dramma delle città affamate, il sano riso dell'amicizia virile, notti nella giungla, mezzogiorni di fuoco nel deserto, l'assurdità del destino e l'irriducibile solitudine di reduci, mandriani, avventurieri ed eroi: tutto questo nei reportages della guerra ispano-americana di Frank Norris e nei suoi racconti, tra Cuba, l'Africa e il vecchio West. Questo libro raccoglie le storie di guerra che Norris scrisse come inviato a Cuba e in altri luoghi dove l'America ha difeso le sue "frontiere". Queste pagine fanno di Frank Norris uno dei pionieri del reportage sui luoghi di guerra che hanno reso grande il giornalismo dei nostri tempi, senza venir meno alle ragioni della scrittura letteraria.

