SE
La filosofia del boudoir
François de Sade
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2024
pagine: 192
Roland Barthes ha fatto notare che si viaggia molto in certe opere di Sade: assolutamente statica è invece la scena nella Filosofia nel boudoir, dove il viaggio è respinto nell’antefatto. Il luogo impenetrabile della solitudine libertina, che è in tutte le opere di Sade, l’ambiente segreto del delitto e della trasgressione, non è qui la Fortezza, la Cella, il Sotterraneo, il Convento, l’Isola Inaccessibile, ma, con maggior concessione ad una scenografia settecentesca, il «delizioso boudoir» di Madame de Saint-Ange trasformato in aula per le lezioni del precettore Dolmancé, maestro di lussuria e di crimine. Due sono le costanti negli scritti di Sade che fanno l’autentica, provocatoria e mostruosa «coerenza» della sua opera: il principio di rovesciamento e il carattere «letterale» del suo procedere. Come nelle storie parallele di Juliette e Justine, anche nella Filosofia ci viene incontro il mondo alla rovescia di Sade: capovolti i valori educativi (la fanciulla Eugénie viene avviata al vizio, alla prostituzione e al crimine e rinuncia solennemente alla virtù e alla pietà), capovolto il Bene in Male, il Dolore in Piacere, capovolta la direzione degli impulsi naturali che ci muovono non alla Vita ma alla Morte, capovolta la morale finale con la Virtù punita e la Malvagità trionfante. Ma il rovesciamento è talmente radicale da trascinare con sé anche i principi formali di Ragionevolezza e Buon Gusto, di Limite e Misura; nel mondo a testa in giù della sua opera, Sade «prende alla lettera» quello che dice: ecco allora il linguaggio smisurato, la lingua che non conosce gradazioni e sfumature, la ripetizione ossessiva, la scrittura insensibile di Sade. Mai come nei suoi testi la Parola è stata veramente e in ogni istante la Cosa.
Don Giovanni. Gli stadi erotici immediati, ovvero il musicale erotico
Søren Kierkegaard
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2024
pagine: 144
"Col suo 'Don Giovanni' Mozart entra nella piccola schiera degli immortali, il cui nome non sarà mai oscurato dal tempo, perché verranno ricordati in eterno. E sebbene nel novero degli immortali non importi essere tra i primi o tra gli ultimi, poiché, in un certo senso, tutti sono ugualmente eccelsi, avendo tutti raggiunto altezze infinite, e benché sia puerile in un caso come questo bisticciare per la gerarchia dell'altezza, come chi litiga in chiesa per avere un buon posto a una prima comunione, nondimeno sono così puerile, o meglio sono innamorato di Mozart come una giovinetta, e vorrei che egli fosse posto sopra tutti, costi quel che costi. [...] Mozart immortale! A te devo tutto, è per te che ho perso il senno, che il mio spirito è stato colpito da meraviglia ed è stato scosso nelle sue profondità; devo a te se non ho trascorso la mia vita senza che nulla fosse capace di scuotermi; te devo ringraziare se non morirò senza aver amato, anche se il mio è stato un amore infelice! V'è dunque da meravigliarsi se ora sono più geloso della sua gloria che degli istanti più felici di tutta la mia vita, più geloso della sua immortalità che della mia esistenza? Al punto che se mi venisse tolto, se il suo nome venisse cancellato, crollerebbe l'ultimo pilastro che ha impedito sin qui che tutto precipitasse intorno a me in un caos senza fine, in un orribile nulla".
La contessa sanguinaria
Valentine Penrose
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2024
pagine: 224
La Francia ebbe Gilles de Rais, l’Ungheria Erzsébet Báthory, la Contessa sanguinaria, la Belva di Csejthe. Come già Bataille con il Processo di Gilles de Rais, la scrittrice surrealista Valentine Penrose (1898-1978) ci fa rivivere questa storia di sangue, di morte e di delirio. Ma La Contessa sanguinaria non ci fa solamente penetrare nelle sinistre camere di tortura in cui perirono forse più di seicento fanciulle. Non assistiamo solamente alle allucinanti scene di demenza nel corso delle quali Erzsébet Báthory urla di voluttà mentre sulle sue spalle cola il sangue ancora caldo delle sue giovani vittime. Valentine Penrose inserisce la storia di questa donna unica in un grandioso affresco dell’Ungheria tra il XVI e il XVII secolo, illustrando i motivi che resero possibili, e forse ineluttabili, quei tragici eventi. E soprattutto sa chinarsi sulla sua spaventevole eroina, sulla sua anima tenebrosa, tragica, posseduta. «Là, in quella terra impregnata di magia nera, all’ombra della sacra corona d’Ungheria, era nata Erzsébet» scrive Valentine Penrose. «Nel concepimento di quel fiore si compiva il destino della sua razza o si esprimeva un’epoca in cui gli istinti si dibattevano ancora nelle nebbie della barbarie primitiva? L’unica cosa certa è che tra lei e le cose c’era uno spazio vuoto, quasi una parete imbottita come nelle celle di isolamento per i pazzi. Sono i suoi occhi a denunciarlo, nel ritratto che abbiamo di lei: cercava di afferrare e invece non poteva nemmeno toccare. E volersi ribellare al destino di non vivere è proprio ciò che dà il gusto del sangue: del sangue altrui, in cui forse è racchiuso il segreto che le era stato celato fin dalla nascita». Un estratto degli atti del processo, in cui la contessa venne condannata nel gennaio del 1611 a esser murata viva in una stanza del suo castello sino alla fine dei suoi giorni, completa questo sconvolgente documento.
Il concetto d'amore in Agostino. Saggio di interpretazione filosofica
Hannah Arendt
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2024
pagine: 176
"Il concetto d’amore in Agostino, pubblicato presso l’editore Springer di Berlino nel 1929, è lo scritto di Hannah Arendt in cui maggiormente emerge l’inquietudine del rapporto con Heidegger, figura fondamentale per la formazione della giovane pensatrice. La trattazione dell’amore in Agostino segna l’abbandono di alcuni dei termini di riferimento del pensiero heideggeriano: l’essere per la morte, il presente come tempo della decisione. Oltre a questo, Hannah Arendt mette qui in campo tutta la ricchezza e la complessità dell’opera di Agostino, pensatore in bilico tra due mondi, quello greco e quello cristiano, pensatore sommo e originale, impegnato in uno «sforzo tremendo», di cui sono segno le linee interrotte del suo pensiero, credente per il quale non si trattò di «abbandonare le incertezze della filosofia a favore di una verità rivelata, ma di scoprire le implicazioni filosofiche della sua nuova fede»." (Laura Boella)
La confessione
Lev Tolstoj
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2024
pagine: 120
«Per tutto quell’anno durante il quale continuai a chiedermi incessantemente se non fosse meglio farla finita impiccandomi o cacciandomi una palla in fronte, accanto a quel flusso di pensieri e di osservazioni di cui ho già parlato, il mio cuore era continuamente assediato da un sentimento tormentoso che non posso chiamare in altro modo se non come ricerca di Dio. [...] Era un sentimento di paura, di solitudine, l’impressione di sentirmi orfano in un mondo completamente estraneo e la speranza che qualcuno mi aiutasse. [...] Cadevo preda del terrore e allora cominciavo a pregare colui di cui andavo in cerca perché mi aiutasse. E quanto più pregavo, tanto più mi era evidente che nessuno mi ascoltava, che non c’era nessuno a cui rivolgersi. Col cuore pieno d’angoscia perché Dio non c’era, continuavo a ripetere: “Signore, abbi pietà, salvami! Insegnami, Signore!”. Ma nessuno aveva pietà di me e io sentivo che la mia vita si arrestava. Ma sempre di nuovo, sempre per nuove vie e nuovi ragionamenti, giungevo alla conclusione che non potevo trovarmi al mondo senza un motivo, senza una causa o un senso qualsiasi, come un uccellino caduto dal nido, quale appunto mi sentivo. E se anche fossi stato un uccellino caduto dal nido che se ne sta rovesciato sul dorso pigolando nell’erba alta, ebbene, avrei comunque continuato a pigolare perché sapevo di avere una madre che mi aveva portato in sé, mi aveva covato, riscaldato, nutrito e amato, e dov’era ora questa madre? Se qualcuno mi aveva abbandonato, chi era mai? Non potevo negare che qualcuno mi avesse generato con amore, ma chi era costui? Era Dio».
Thomas Bernhard: un incontro. Conversazioni con Krista Fleischmann
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2024
pagine: 208
Thomas Bernhard, maestro e «artista dell’esagerazione», è stato anche un maestro nella difficile arte dell’intervista, riuscendo a costruire sapientemente in vita il proprio mito. Straordinario documento di un incontro umano e professionale, le conversazioni del grande scrittore austriaco con la giornalista televisiva Krista Fleischmann rivelano un gusto beffardo della provocazione, un piacere istrionesco della parola, un impeto immaginativo superiore ad ogni argomentazione razionale. In questo gioco con la verità e la menzogna – ma in fondo, sosteneva Bernhard, ciò che conta è «il contenuto di verità della menzogna» – l’autore si cimenta in prima persona con quell’arte barocca e musicale del parlando monologico che caratterizza i personaggi della sua narrativa.
Diario
Murasaki Shikibu
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2024
pagine: 128
«Vedendo gli uccelli acquatici, sul lago, farsi più numerosi di giorno in giorno, pensavo quanto sarebbe stato bello se fosse caduta la neve prima del nostro ritorno alla Reggia. Il giardino sarebbe stato stupendo. E infatti, due giorni dopo, mentre ero lontana per una breve vacanza, la neve cadde. Me ne stavo a casa, e nel contemplare quella scena mi sentivo malinconica e turbata. Per anni ero esistita, giorno dopo giorno, svogliatamente, prendendo nota dei fiori, degli uccelli canori, del modo in cui il cielo mutava di stagione in stagione, guardando la luna, la brina, la neve, quasi limitandomi a registrare il trascorrere del tempo. Che mai sarebbe stato di me? Il pensiero della solitudine, del suo protrarsi, mi era insopportabile. E tuttavia v’erano allora amici disposti a parlare con me di certe mie cose di poco conto; e altri, di animo fraterno, cui potevo confidare i miei pensieri più riposti. Ero anche riuscita a entrare in rapporto con persone ch’era arduo avvicinare. Trattavo, con ciascuno, alle sue condizioni; e trovavo sollievo in così piccole cose. Pur consapevole della mia insignificanza, ero almeno riuscita a evitare alcunché che potesse essere giudicato vergognoso o disdicevole. E adesso eccomi qui, ad assaporare fino in fondo l’amarezza della vita». Il Diario di Shikibu Murasaki, una delle realizzazioni più alte della diaristica femminile di tutti i tempi, fu composto in Giappone nell’XI secolo. Con uno scritto di Alfredo Giuliani.
Metafisica della sessualità
Arthur Schopenhauer
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2024
pagine: 96
«Ogni innamoramento, per quanto etereo possa apparire, è radicato esclusivamente nell’istinto sessuale, anzi non è nient’altro che istinto sessuale più determinato, più specializzato, meglio individuato, nel senso più rigoroso del termine. Attenendoci rigorosamente a questa prospettiva, consideriamo ora il ruolo importante che l’amore sessuale, in tutte le sue gradazioni e sfumature, svolge non solo nel teatro e nei romanzi, ma anche nel mondo reale, dove esso, insieme con l’amore per la vita, appare come il più potente e il più attivo di tutti gli impulsi: lo vediamo continuare ad accaparrarsi la metà delle forze e dei pensieri della parte più giovane dell’umanità, essere il fine ultimo di quasi tutti gli sforzi umani, esercitare un’influenza negativa sugli affari più importanti, interrompere continuamente le occupazioni più serie, talvolta confondere, per qualche tempo, perfino le menti superiori, distruggere le relazioni più preziose, rompere i legami più stabili, strappare alla propria vittima talvolta la vita oppure la salute, talaltra la ricchezza, il rango e la felicità, o rendere addirittura privo di scrupoli un animo altrimenti onesto e fare di un uomo fedele un traditore, presentarsi insomma come un demone nemico, che si propone di trasformare, di confondere e di capovolgere tutto». Con uno scritto di Andrea Landolfi.
Il libro bianco. Seguito da quattordici testi erotici inediti con testo francese a fronte
Jean Cocteau
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2024
pagine: 144
Scritto verso la fine del 1927 "Le livre blanc" è il racconto cronologico che il narratore fa della sua vita in funzione della propria omosessualità. In appendice sono stati pubblicati inediti testi in prosa e in versi, il cui soggetto è assimilabile a quello dell'opera principale, non facili da datare ma che sembrano coprire l'intero arco creativo del poeta. «Idea burlesca della pederastia nel mondo. La pederastia è la forza che ama la forza. Ogni altra forma di pederastia è ignobile – un errore dei sensi – un vizio di costituzione – eccetera. Amare sterilmente la donna è assurdo. L’amore per le donne è istinto di conservazione, l’istinto segreto di perpetuarsi, di non morire. L’amore sterile è accettabile soltanto se è rivolto a un ragazzo – a un oggetto che eccita il senso della bellezza senza che intervenga l’istinto di conservazione. Godere di. Così non c’è vizio. C’è vizio soltanto nell’utilizzo sterile di un corpo che feconda. L’uomo bello è un oggetto d’arte. La donna bella è un utensile. (Con l’uso si deforma.) La donna moderna che rifiuta di far figli, pretendendo di svolgere il ruolo di oggetto d’arte (di vamp), è ridicola quanto una pignatta che voglia esser posta su un piedistallo. Intensità del vizio. C’è una sorta di pigrizia che ci salva dal fango. Lo spirito si eccita, ma alle pratiche di cui il piacere avrebbe bisogno il corpo si rifiuta. Sono rimasto un fanciullo. Che dico? Son diventato un fanciullo. A diciott’anni ero un uomo ridicolo. (Le donne. Madeleine Carlier.) […] La forza del vizio è che non tollera la mediocrità. La debolezza della virtù è che la sopporta, a meraviglia, e se la prefigge come scopo. Matrimonio». (Da un «Quaderno intimo», 1936). Con uno scritto di Milorad.
Walter Benjamin
Hannah Arendt
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2024
pagine: 128
Ai funerali di Hannah Arendt, Hans Jonas diede un’immagine precisa di questa vecchia esule ebrea con una piccola frase: «Hannah aveva il genio dell’amicizia». E in effetti molti degli scritti della Arendt vivono di amicizia, del ricordo di amicizie spezzate o impedite dall’avanzare della barbarie. Così, tra ricordi e pensieri, aneddoti e ipotesi interpretative, in questo breve ed emozionante testo dedicato all’amico Walter Benjamin – figura tra le più grandi del pensiero critico e filosofico del Novecento – si disegna la storia di un’intensa amicizia intellettuale e umana, in cui l’intimità degli affetti si ricompone con gli eventi della Storia, dando vita a una rinnovata unità tra la responsabilità che nasce dal testimoniare il passaggio di un’esistenza eccezionale ormai spezzata e la necessità di dar conto dei segni vergati nella memoria dagli eventi inesorabili del mondo.
Poesie
Simone Weil
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2024
pagine: 80
"L’opera poetica di Simone Weil accompagna, con la sua esigua e discreta presenza, l’evolversi del suo pensiero. Per quanto costituisca una componente apparentemente poco rilevante, marginale rispetto alla produzione complessiva della Weil, essa fa in realtà da contrappunto alla sua meditazione, quasi ne rappresenta un’eco indispensabile. Una identica energia debole e trasparente, un’analoga esigenza etica sostiene la «forza di movimento» che Valéry riconobbe ad esempio nel poemetto Prometeo, e la tesa vertigine di un pensiero formatosi sotto la disciplina severa del «détachement», del vuoto che dovrà praticare dentro di sé chi intenda testimoniare la verità. […] La radicalità di un pensiero abitato dall’orizzonte cupo della gravità colpevole e dalla prossimità della grazia conferisce anche alle poesie lo scatto di una parola testimoniale, pronunciata nel cuore di un amore che non prende e si nutre della rinuncia. Le poesie di Simone Weil, nell’apparente fragilità di un linguaggio la cui forza comunicativa risiede nell’attenzione piuttosto che nel progetto, in quella esigenza di verità che Joë Bousquet definì «poesia della fede», vanno lette come parte integrante di una irripetibile esperienza di santità, di appartenenza a ciò che muore, di felice adesione all’abbandono e al vuoto." (Dallo scritto di Roberto Carifi)
Disobbedienza civile
Henry David Thoreau
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2024
pagine: 112
«Se è indubbio che Thoreau abbia trascorso gran parte della sua vita nella natura libera, per lo più in solitudine, lontano dal consorzio civile, è altrettanto vero che nella sua personalità così poliedrica e contraddittoria si manifesta anche una tendenza alla critica sociale: tutte le sue opere, sia le principali che le minori, testimoniano questo aspetto e lo confermano come estensione dei princìpi del trascendentalismo emersoniano, portati alle loro estreme conseguenze. Nei due saggi qui presentati, esempi tra i più straordinari della saggistica e dell’oratoria di tutta la tradizione culturale americana, l’esigenza di una critica delle istituzioni assume un vigore decisivo, configurandosi come precisa richiesta di fondamentali riforme nella sfera più strettamente politica. Con un eloquio di rara forza espressiva e trasparente lucidità dichiarativa, la coscienza individuale viene posta al di sopra di ogni tradizione e di ogni istituzione.»

