UTET
Il farmacista del ghetto di Cracovia
Tadeusz Pankiewicz
Libro: Libro in brossura
editore: UTET
anno edizione: 2023
pagine: 262
Quando in un quartiere periferico di Cracovia viene creato d’autorità il ghetto ebraico, il 3 marzo 1941, Tadeusz Pankiewicz ne diventa suo malgrado un abitante. Pur senza essere ebreo, infatti, gestisce l’unica farmacia del quartiere: contro ogni previsione e contro ogni logica di sopravvivenza, decide di rimanere e di tenere aperta la sua bottega, resistendo ai diversi tentativi di sgombero, agli ordini perentori di chiusura e trasferimento. Rimarrà anche quando il ghetto verrà diviso in due e in gran parte sfollato, quando diventerà sempre più difficile giustificare la necessità della sua presenza. Grazie a questa sua condizione anomala, coinvolto ed estraneo allo stesso tempo, Pankiewicz diventa una figura cardine del ghetto: si fa testimone delle brutalità del nazismo, fedele cronista dei fatti e silenzioso soccorritore, cercando in tutti i modi di salvare la vita e, quando impossibile, almeno la memoria delle migliaia di ebrei del ghetto di Cracovia. Mescolando il rigore della ricostruzione e la delicatezza del ricordo, Tadeusz Pankiewicz ci restituisce la sua versione di questa grande tragedia, raccogliendo le storie di chi ha subito impotente la "soluzione finale" e le storie di chi ha invece provato a reagire: i disperati tentativi di resistenza armata, la ricerca del cianuro di potassio come extrema ratio in caso di cattura, le fughe attraverso le fogne cittadine... "Il farmacista del ghetto di Cracovia" racconta tutta l’assurdità di un momento storico in cui il capriccio del caso decise il destino di molti, ma anche l'incredibile resilienza degli esseri umani di fronte all'orrore. Come dice un cliente a Pankiewicz: "Dottore, mi dica: come mai ci sono così pochi pazzi in giro dopo tutto quello che la gente ha dovuto sopportare? Possono le cellule grigie del nostro cervello reggere così tanto dolore?".
Il padrone e il suo emissario. I due emisferi del cervello e la formazione dell’Occidente
Iain McGilchrist
Libro: Libro rilegato
editore: UTET
anno edizione: 2022
pagine: 941
Emisfero destro ed emisfero sinistro: una delle poche cose che tutti sanno è che il nostro cervello è anatomicamente diviso in due metà. Già gli antichi greci speculavano sulla possibile esistenza di un cervello bipartito, ma oggi siamo ormai al luogo comune, che tutti hanno sentito o letto da qualche parte, secondo il quale l’emisfero destro, quello “femminile”, sarebbe adibito alla creatività e alla sensibilità, mentre quello sinistro, più “maschile”, sarebbe predisposto alla logica e alla praticità: due modi inconciliabili di vedere il mondo. Ma qual è la vera natura di questa dicotomia? Quanto c’è di scientifico e quanto di impreciso o fuorviante? Lo psichiatra, neuroscienziato e studioso di letteratura Iain McGilchrist ha dedicato una vita di studi a questo problema, ricavandone una tesi tanto affascinante e profonda quanto rigorosa e solida, basata su un approccio interdisciplinare che spazia da Platone a Freud, da Shakespeare a Roger Sperry, neuroscienziato vincitore del Nobel per le sue ricerche sulla specializzazione emisferica. Secondo McGilchrist, ciascun emisfero decifra la medesima realtà in un modo coerente, ma incompatibile con quello dell’altro: l’emisfero destro fa esperienza del mondo nella sua interezza e complessità tralasciando i dettagli, mentre l’emisfero sinistro è analitico ma per forza di cose frammentario. Quale delle due modalità guida il nostro comportamento? In Il padrone e il suo emissario, McGilchrist racconta l’inevitabile lotta per il potere di cui i due emisferi sono protagonisti. I segni di questo confronto sono rintracciabili nella storia della nostra civiltà, e ancora ben visibili nei contrasti che animano la cultura occidentale contemporanea. Oggi, in un mondo sempre più disincarnato e dominato dalle tecnologie digitali, sembrerebbe che l’emisfero sinistro stia prendendo pericolosamente il sopravvento su quello destro, forse cambiando per sempre il nostro modo di pensare e di comprendere la realtà in cui viviamo.
La vita segreta della mente. Come funziona il nostro cervello quando pensa, sente, decide
Mariano Sigman
Libro: Libro in brossura
editore: UTET
anno edizione: 2022
pagine: 263
Da dove vengono i nostri pensieri? In che modo prendiamo le decisioni e come formuliamo i giudizi nella vita di tutti i giorni? Che ruolo ha l’inconscio, in questo? C’è una reale distinzione tra le scelte istintive e quelle ponderate? In che cosa differisce il ragionamento di un bambino da quello di un adulto? Quali sono i confini di ciò che definiamo “identità”? E di che cosa è fatta davvero quella che il nostro cervello processa come “realtà esterna”? Che cosa la distingue dalla sostanza dei sogni? In vent’anni di studio ed esperimenti sul campo, Mariano Sigman è rimasto legato alla semplice idea che la ricerca scientifica si nutra di quello stesso sincero stupore dei bambini, che chiedono Perché? all’infinito. È questa la curiosità che anima questo libro, una ricognizione libera sulle conquiste presenti e le prospettive future delle neuroscienze, senza limitazioni di campo e disciplina: in queste pagine si incontrano psicologi, biologi, fisici, matematici, antropologi, linguisti, ingegneri, filosofi, medici. E anche cuochi, maghi, musicisti, scacchisti, scrittori, artisti... La vita segreta della mente ci spiega per esempio perché le persone bilingui sono meno a rischio di demenza, ci racconta come fanno i bambini a riconoscere a prima vista oggetti che hanno soltanto toccato, ci rivela perché i neonati sembrano avere già un innato senso del bene e del male e ci mostra, con viva commozione, i labirinti meravigliosi dei pensieri che si possono “tracciare” anche nei pazienti in stato vegetativo. E se spesso la scienza si fa filosofia e quasi poesia, in queste pagine, è forse perché, come ci spiega Sigman, parlare di neuroscienze significa affrontare l’estremo desiderio dell’uomo di capire se stesso: ogni tentativo di svelare i meccanismi della mente sfida l’intera rete delle nostre conoscenze e ci mette di fronte al misterioso specchio di ciò che siamo.
Carlo III. La lunga attesa di un re
Vittorio Sabadin
Libro: Libro rilegato
editore: UTET
anno edizione: 2022
pagine: 300
«London Bridge is down.» Questa la frase in codice che l’8 settembre 2022 ha annunciato la morte della regina Elisabetta II, la monarca più longeva della storia del Regno Unito. E lunghissima è stata l’attesa del principe Carlo, diventato re a settantatré anni dopo aver battuto il record di erede al trono più anziano di sempre. Se la Regina era ancora giovanissima e inesperta quando ha indossato la corona, lo stesso non si può dire di Carlo, che ha dedicato tutta la vita a prepararsi per questo momento. Non basta un’incoronazione per guadagnarsi il titolo e la stima del popolo: il primogenito di Elisabetta è cresciuto fin da piccolo con il peso delle aspettative che prima i suoi genitori e poi i sudditi hanno riposto sulle sue spalle, forse non sempre abbastanza grandi da sopportare il frequente disappunto del padre Filippo e la derisione che per anni gli ha riservato la stampa britannica ed estera. Eppure, l’opinione pubblica pare già pronta a riconoscergli un’autorevolezza – e tributargli un affetto – impensabile anche solo pochi anni fa. Dopo i decenni difficili della tragica vicenda di Diana, Carlo si è impegnato con zelo a ricostruire la propria immagine per rivestire degnamente il ruolo di sovrano: filantropo e amante della natura, nel corso degli anni ha sostenuto numerose battaglie sociali e ambientali, e si è attivamente messo all’ascolto dei problemi della gente comune. Ma la battaglia più difficile Carlo l’ha vinta facendo accettare alla famiglia reale e a tutto il Regno Unito quello che, tra mille difficoltà, è stato l’amore della sua vita: Camilla Shand, oggi al suo fianco nel ruolo di Regina Consorte. Vittorio Sabadin, tra i massimi esperti della famiglia reale inglese, ripercorre luci e ombre dell’eterno erede al trono, che ora si appresta a regnare in un periodo di transizione epocale, denso di sfide: riuscirà a ricucire i difficili rapporti tra i due eredi William e Harry e a gestire le rispettive, incompatibili consorti? E saprà smarcarsi dalla lunga ombra di Elisabetta, confermando la centralità della monarchia nel cuore degli inglesi? Comunque vada, Carlo III si occuperà degli affari di Stato come solo un re sa fare, poiché come disse in un’intervista: «Non c’è niente di strano. Si chiama dovere».
Essere natura. Uno sguardo antropologico per cambiare il nostro rapporto con l’ambiente
Andrea Staid
Libro: Libro in brossura
editore: UTET
anno edizione: 2022
pagine: 131
Per secoli abbiamo considerato il pianeta come una risorsa inesauribile, da sfruttare e piegare per i nostri interessi: abbiamo deviato fiumi, estratto dal suolo combustibili, ricoperto il terreno di cemento e riempito l’aria di sostanze chimiche, non curandoci delle conseguenze che questa attività forsennata aveva sulle altre specie che popolano la Terra. In preda a un’avida sete di devastazione abbiamo proclamato il nostro dominio, trasformandoci in predatori del mondo intero. Ma siamo davvero così diversi e superiori rispetto a tutti gli altri esseri viventi? L’antropologo Andrea Staid, intrecciando la storia del pensiero occidentale con esempi di vita quotidiana, ripercorre l’evoluzione dell’antropocentrismo europeo che ha determinato il dualismo tra natura e cultura, permettendo così all’uomo di servirsi degli ecosistemi come risorse produttive per arricchire se stesso. Colonialismo ed estrattivismo diventano le chiavi per capire come abbiamo agito sull’ambiente in nome di un progresso sfrenato, che ha rotto equilibri sociali e naturali. La sfida del nostro secolo consiste nello sviluppare un approccio differente, ecologista, che tuteli davvero l’ambiente anche a costo di ridurre sensibilmente la crescita economica; il pianeta appartiene a tutti e ciascuno di noi è chiamato a cambiare il proprio stile di vita, facendo di giorno in giorno piccole scelte davvero sostenibili. Il critical gardening, la spesa responsabile e il riciclo dei rifiuti sono solo alcune delle possibilità che Staid propone per iniziare a declinare nel quotidiano un’idea di mondo e di ecosistema interconnessi con le nostre vite: un’idea da preservare, se vogliamo salvaguardare la nostra stessa sopravvivenza sulla Terra.
Falso Natale. Bufale, storie e leggende della festa più importante dell'anno
Errico Buonanno
Libro: Libro in brossura
editore: UTET
anno edizione: 2022
pagine: 176
Ogni anno, il 25 dicembre, ci scambiamo doni sotto il tradizionale albero: imitiamo così i tre re magi che 2018 anni fa, guidati da una stella cometa fino a Betlemme, festeggiarono la nascita di Gesù nel gelo di una grotta appena riscaldata dal fiato di un bue e di un asino. E se vi dicessimo che ci sono almeno sette fake news nella frase precedente? Che nei Vangeli non si parla di dicembre, non c’è nessuna grotta, né tantomeno buoi o asini, che i magi non erano tre e non erano re, che la stella non era cometa? “Falso Natale” affronta uno dopo l’altro gli elementi della tradizione natalizia e ne ricostruisce l’avventurosa e curiosissima storia: scopriamo per esempio che la data del 25 dicembre è stata scelta (puro marketing evangelico) perché coincideva con la festa pagana dedicata al Sole; che l’albero si è diffuso in tutta Europa come moda aristocratica, introdotta in Italia da Margherita di Savoia e in Inghilterra dalla regina Vittoria; che il bue e l’asinello sono il frutto di un errore di traduzione dall’ebraico al greco; che dietro la Befana bitorzoluta si nasconde addirittura la fulgida dea Diana; che Babbo Natale magari non è stato inventato dalla Coca-Cola, ma reinventato sì; che la festa come la conosciamo oggi non risale oltre il “Canto di Natale” di Dickens e la Rivoluzione industriale, in un tripudio di cartoline e pacchetti argentati. Insomma il Natale è una sciocchezza, una favoletta per sciocchi, una festa consumistica senza senso? Tutt’altro. Ma attraverso le mille storie contenute in questo piccolo libro, Errico Buonanno ci spiega che ogni tradizione culturale o religiosa non nasce mai dal nulla, né rimane incorrotta e intatta per sempre, ma si sedimenta e modifica nei decenni e nei secoli, grazie a continue rielaborazioni, riscritture, contaminazioni e pure casualità. D’altra parte se anche Babbo Natale non esiste, non significa che dobbiamo smettere di crederci.
Il fascismo degli italiani. Una storia sociale
Patrizia Dogliani
Libro: Copertina morbida
editore: UTET
anno edizione: 2022
pagine: 366
A differenza del nazismo al quale sono stati dedicati studi di storia sociale sia da parte di storici tedeschi sia anglosassoni, il fascismo italiano appare ancora privo di una storia sociale complessiva, mentre esso è divenuto oggetto e modello per una lettura culturale del fenomeno totalitario. Questo lavoro si presenta come prima sintesi della società italiana sotto il regime fascista, dagli anni della presa del potere sino alla sua crisi durante il conflitto mondiale, passando attraverso il lungo decennio dell'organizzazione e dell'ottenimento di un consenso tra classi medie e tra ceti popolari. Partendo da studi che hanno ricostruito settori specifici dell'organizzazione di massa del partito (le opere rivolte all'infanzia, alla maternità, ai giovani, al dopolavoro) la mobilitazione della popolazione maschile (la milizia, lo sport) ed analizzato l'insediarsi e l'organizzarsi del regime in provincia, il libro esamina l'incidenza del fascismo nella quotidianità degli italiani, nelle mentalità, nel plasmare paternalismo e conformismo ed anche individua atteggiamenti di resistenza e di dissidenza sociale e culturale.
Disastri
Daniil I. Charms
Libro: Libro in brossura
editore: UTET
anno edizione: 2022
pagine: 190
Per tutta la vita Daniil Charms è stato considerato un autore per bambini – e lui i bambini non li sopportava. Mentre le sue fiabe bislacche popolavano libri e riviste illustrate dandogli qualcosa di cui campare, nel silenzio della sua stanza scriveva febbrilmente anche racconti per adulti, altrettanto immaginifici ma abitati da una malinconia lancinante, come di fiabe andate a male. Agli albori dell'URSS questa sua fantasia disperata era però tollerabile solo se confinata dove era meno pericolosa, nella letteratura infantile. Erano gli adulti i veri bambini, da motivare e consolare con romanzi edificanti volti a glorificare l'ascesa del proletariato. Così, mentre fuori infuriava il realismo socialista, Daniil Charms scovava mondi impossibili tra le pieghe della realtà più prosaica: vecchie pettegole che si ribaltano dalla finestra, curiosi che si rompono l'orologio cercando di cogliere l'attimo, uomini seppelliti vivi che si rallegrano del bel funerale, uccelli dotati di denti (o forse no), sfide mortali a colpi di cetriolo, caterpillar col muso coperto di polvere. Un arsenale incredibile di storie che circolerà a lungo solo clandestinamente nei samizdat, libri illegali ricopiati a mano o battuti a macchina di nascosto. Paolo Nori, che ci ha rivelato la grandezza di questo pioniere della letteratura dell'assurdo, seleziona e monta insieme centinaia di frammenti narrativi, alternati a stralci dei diari, in cui Charms mette a nudo la sua tragica quotidianità. L'affresco di personaggi funambolici e animali incredibili si intarsia così con il minuto resoconto di una vita agra, vissuta ai margini della società letteraria fino a quando l'occhio fosco del Partito non si posa su questo strambo dissidente. L’Unione Sovietica cercò di cancellare Charms lasciandolo morire in un manicomio, ma per fortuna ha fallito: a noi, del mondo a venire, resteranno per sempre questi sfavillanti lampi di letteratura che lui chiamava "scemenze". Perché la scrittura, anziché stenografare la realtà, può reinventarla, così che ci appaia più vera.
La lotteria dei geni. Come il DNA influenza la nostra vita e la società
Kathryn Paige Harden
Libro: Libro in brossura
editore: UTET
anno edizione: 2022
pagine: 392
«La fortuna è cieca», si sente dire spesso. Ed effettivamente non scegliamo in quale parte del mondo nascere, la nostra famiglia o la condizione economica di partenza. Ma non solo: perché alcuni sono portati per la matematica? Perché certe persone sembrano naturalmente votate alla soddisfazione e alla serenità, mentre altre sono di indole sanguigna o malinconica? E ancora, secondo quale logica una persona si ammala e un'altra no, e perché alcuni devono fare presto i conti anche con la propria salute mentale? Siamo abituati a pensare di essere il frutto di una combinazione di caso e fortuna. Ma se non fosse proprio così? Se ciò che ci succede non fosse soltanto un lancio di dadi? I ricercatori come Kathryn Paige Harden hanno dimostrato come per definire il successo personale, quel connubio di soddisfazione, posizione sociale e salute fisica, giochi un ruolo fondamentale la genetica. Non è soltanto una questione di disposizioni materiali e fortuna se chi è soddisfatto del proprio lavoro e ha più denaro gode in media di una salute migliore. Sono i geni, lo dice la scienza. Perché è vero che siamo plasmati dall'ambiente in cui muoviamo i primi passi come individui, ognuno profondamente diverso dall'altro, ma è anche vero che il DNA è responsabile di gran parte delle nostre differenze, e nei geni bisogna allora cercare anche l'origine ultima delle disuguaglianze. La lotteria dei geni si muove in equilibrio tra gli aspetti filosofici e scientifici dell'eugenetica, smantellandone le connotazioni più reazionarie, abbattendo le idee di superiorità razziale e proponendo invece un nuovo modello sociale egualitario basato sulla genetica comportamentale. Tessendo insieme storie personali e prove scientifiche, l'autrice ci mostra come il nostro rifiuto di riconoscere il potere del DNA non faccia altro che perpetuare il mito della meritocrazia. Non è negando l'influenza della genetica che si appianano le disparità, anzi: combinando scienza e politica, è possibile riconoscere e accettare davvero la caleidoscopica diversità che contraddistingue gli esseri umani. E solo su queste basi potremo provare a costruire una società più equa e più giusta.
Buone notizie per gli amici. Breve corso sovversivo su Gesù e i Vangeli
Davide Mosca
Libro: Libro in brossura
editore: UTET
anno edizione: 2022
pagine: 140
Un giorno il figlio di un falegname esce di casa per annunciare a tutti che Dio è sceso in terra. Per tre anni vaga per la Palestina insieme a uno scombinato gruppo di amici. Converte scettici, compie prodigi, riesce a inimicarsi l'intera classe dirigente del paese, lo crocifiggono, risorge. Ma Gesù non è solo questo. Ama raccontare storie, è un romanziere – ma anche il perfetto protagonista di un romanzo; beve vino in compagnia, ama i banchetti, indugia con poveri e malati e si fa servo degli ultimi. Ed è circondato da familiari e amici non meno estrosi di lui: Giuseppe condannato all'insonnia da angeli e messaggeri di Dio, che continuano a svegliarlo nel mezzo della notte e a dirgli di partire; Pietro, il discepolo con la testa più dura di tutti; il Battista, che esce dalla religione tradizionale per entrare nel deserto, proprio lui, il figlio del sacerdote. A ben guardare, i Vangeli, oltre a essere lo strumento con cui viene diffusa la buona novella, sono il racconto avventuroso e picaresco di un gruppo di persone in viaggio attraverso deserti, per mari e laghi, su e giù per le montagne. Una vicenda di barche, asini, scarpe consumate, pozzi, villaggi... Davide Mosca, con le qualità del narratore, racconta il Vangelo a tutti: «a chi non l'ha mai letto, a chi ha smesso di leggerlo, a chi ne ha sentito distrattamente qualche brano, a chi lo conosce per sentito dire, a chi lo rifiuta, a chi non gliene importa nulla, a chi non riesce a leggerlo, a chi non lo capisce, a chi si stupisce, a chi l'ha sentito declamare per così tante volte che non lo sente nemmeno più, a chi l'ha solo sentito nominare, a chi se ne è stancato». Il risultato è una storia di passione e libertà, la storia di un oscuro falegname di trent'anni che ha rivoluzionato il mondo per sempre.
Se piovessero stelle su questo deserto
Javier Zamora
Libro: Libro in brossura
editore: UTET
anno edizione: 2022
pagine: 447
Javier ha nove anni e va a scuola dalle suore in una piccola città del Salvador. La sera si sdraia sul letto con la Tía Mali e insieme guardano le stelle dalla finestra sul soffitto. Una volta ha vinto la gara di grammatica ed è finito in tv (ha addirittura stretto la mano al presidente!), ha paura di squali, anaconde, iceberg, alligatori e in generale di qualsiasi cosa nuoti. Il suo sogno più grande è raggiungere i genitori negli Stati Uniti, dove la neve è più bianca del bianco e si mangia sempre pizza. Dove ci sono giocattoli per tutti e dove potrà abbracciare di nuovo la sua mamma. Oggi Javier vive negli Usa, è diventato un poeta, uno scrittore e un accademico e ci racconta la sua incredibile storia in questo libro preciso e acuminato, profondamente umano. Partire però non è stato semplice, arrivare ancor meno. Affidato a un gruppo di estranei che per tremila miglia saranno la sua unica famiglia; a bordo di pullman fatiscenti, paralizzati dalla paura di mostrare i passaporti falsi; su imbarcazioni di fortuna, lottando contro il mal di mare con decine di altri migrantes; nascosti per giorni in alloggi improvvisati, in compagnia di trafficanti senza scrupoli. Il viaggio dovrebbe durare due settimane, ma queste si trasformeranno in due lunghi mesi, senza poter comunicare con chi è rimasto indietro né con chi lo aspetta oltre la frontiera. Fra arresti, fughe, implacabili camminate nel deserto e fucili puntati, attraverso il Guatemala e il Messico il viaggio di Javier si trasforma in un’avventura costellata di personaggi squallidi, giorni di fatica e paura e una serie infinita di promesse infrante. Ma anche nella scoperta della gentilezza e dell’amore che si possono trovare nei luoghi e nei momenti più inaspettati. È la storia di Javier, ma è anche la tragica realtà di milioni di persone invisibili che ogni giorno cercano di passare attraverso i confini in cerca di un futuro migliore, milioni di persone che non hanno avuto altra scelta che lasciare la propria casa.
Persino la luna. 11 ottobre 1962: come papa Giovanni XXIII aprì il concilio
Alberto Melloni
Libro: Libro in brossura
editore: UTET
anno edizione: 2022
pagine: 151
Giovanni XXIII – il papa del concilio caramellato nella formula del “papa buono” – era stato eletto per essere un papa “di transizione” dopo il lungo pontificato di Pio XXII. E invece decise di convocare la Chiesa a concilio, prima e unica assemblea globale di pari sul pianeta: un’assise che lasciò preparare alla curia romana, trattenendo per sé pochissime decisioni e pochissimi nodi, fino all’apertura l’11 ottobre 1962, quando già sapeva della sua malattia. E quando decise di “aprire” il concilio: non solo in senso formale ma sostanziale. Alberto Melloni, una delle voci più autorevoli della ricerca storica sul cristianesimo, racconta quel momento, quel giorno nel quale il papa fa due discorsi, tanto diversi quanto epocali: la mattina in San Pietro, all’episcopato di tutto il mondo e agli osservatori delle altre Chiese, definendo le ragioni del concilio che aveva voluto; e la sera, nonostante non fosse preventivato, a una piazza affollata per una fiaccolata di saluto che ha segnato la storia del papato. Si svelano così subito i due lati della struttura spirituale di Giovanni XXIII: la sua capacità di cogliere e riformare il patrimonio della grande tradizione, ma anche di essere maestro dei fedeli comuni. All’allocuzione di inizio del Vaticano ii, pronunciata in latino, studiata al millimetro, scritta e riscritta, risponde il discorso informale della sera, improvvisato in italiano, nella sua cadenza bergamasca, in cui riprende e quasi traduce le dimensioni di paternità e fraternità che il concilio chiede alla Chiesa. Negli annali televisivi resta la frase celeberrima, in cui la carica più alta di una delle istituzioni più longeve mostra un cristianesimo dal volto umano: «Date una carezza ai vostri bambini e dite: “Questa è la carezza del papa”». Ancora non lo sapevamo, ma era l’inizio di una rivoluzione.

