Studium: La cultura
«Ben venga la propaganda». Süss, l'ebreo di Veit Harlan e la critica cinematografica italiana (1940-1941)
Claudio Siniscalchi
Libro: Copertina morbida
editore: Studium
anno edizione: 2020
pagine: 224
Questo lavoro di ricerca prende avvio da una constatazione e da una curiosità. Partiamo dalla constatazione. Studiando la produzione cinematografica realizzata dal nazionalsocialismo tra il 1933 e il 1945, il confronto - estetico produttivo, comunicativo e ideologico - con un film si rivela imprescindibile: Süss, l'ebreo (Jud Süss, 1940) di Veit Harlan. Lo è per l'evidente qualità formale dell'opera, ma, soprattutto, per l'altrettanto evidente, quanto radicale, carica antisemita. Ed essendo l'antisemitismo uno snodo imprescindibile dell'ideologia nazionalsocialista, studiare Süss, l'ebreo significa, in fondo, studiare il totalitarismo hitleriano attraverso il punto di vista di un'«opera mondo» (un film di finzione), universo visivo di significati che racchiude l'essenza di un'epoca: la lotta tra l'elemento ariano minacciato dal suo nemico storico, l'ebreo. Quando oggi vediamo Süss, l'ebreo in realtà ci troviamo davanti a due differenti rappresentazioni del passato: la storia settecentesca di Süss, manipolata nella finzione cinematografica; e la storia del 1939-1941, quando la risoluzione della «questione ebraica» imboccò la strada che condusse alla «soluzione finale», prima con l'invasione della Polonia e poi con l'invasione dell'Unione Sovietica. L'interpretazione di Süss, l'ebreo è sin troppo semplice: i tedeschi hanno un solo modo per liberarsi dell'eterna minaccia ebraica. Il finale del film è la risposta. Per quanto riguarda invece la curiosità, è racchiusa in una domanda: cosa ne scrissero i critici italiani quando il film fu presentato in anteprima a Venezia nel settembre 1940 e uscì nel circuito nazionale nell'ottobre del 1941? Prefazione di Francesco Perfetti.
Alternanza formativa. Radici storiche e attualità di un principio pedagogico
Andrea Potestio
Libro: Libro in brossura
editore: Studium
anno edizione: 2020
pagine: 215
Il volume indaga le radici e le ragioni storiche dell’espressione “alternanza formativa” per argomentare l’importanza di questo strategico principio pedagogico. Infatti, l’alternanza formativa non può essere considerata solo una metodologia che si concretizza in singoli percorsi di insegnamento-apprendimento come il tirocinio, il laboratorio, l’alternanza scuola-lavoro o l’apprendistato, ma rappresenta un vero e proprio orientamento della pedagogia generale che appartiene alle finalità stesse di questo sapere. La prima parte del testo approfondisce i diversi pregiudizi che appartengono alla nostra tradizione e che tendono a privilegiare la teoria e lo studio astratto rispetto al valore della pratica, dell’esperienza e del lavoro manuale, impedendo, in questo modo, un’autentica alternanza nei percorsi formativi attuali. La seconda propone un’antologia commentata di estratti dell’opera di autori che, a partire dal mondo classico fino alla contemporaneità, si sono confrontati in modo diretto o indiretto con il legame tra pratica e teoria, lavoro e studio, dimostrando che quanto finora è stato letto sotto la categoria degli “opposti” si deve recuperare sotto quella della “complementarità”.
Il mito dell'Italia cattolica. Nazione, religione e cattolicesimo negli anni del fascismo
Renato Moro
Libro: Copertina morbida
editore: Studium
anno edizione: 2020
pagine: 576
Una nuova storiografia che guarda alle grandi trasformazioni della mentalità collettiva, ai sistemi di credenza e alla comunicazione di massa, ha introdotto una nuova prospettiva "culturale" nella storia del fascismo. Il nuovo approccio, tuttavia, non è stato ancora applicato agli studi sul cattolicesimo italiano. Eppure, in tale prospettiva, il processo di nazionalizzazione degli italiani durante il "ventennio" sembra profondamente legato alla fede cattolica, e in una doppia maniera: il cattolicesimo divenne parte della nazione e, parallelamente, l'idea che gli italiani avevano della nazione incluse massicciamente il cattolicesimo. Alimentato in modo convergente e, assieme, sottilmente concorrenziale sia dal regime che dal mondo cattolico, il mito dell'"Italia cattolica" finì per imporsi, in alternativa a quello risorgimentale e laico della "Terza Roma". Sostenuto dal fascismo, in parte con sincera convinzione in parte per inglobare strumentalmente il cattolicesimo nella propria visione totalitaria del mondo, e promosso dai cattolici per realizzare i presupposti di una visione che puntava, in chiave anti-liberale e anti-laicista, a una confessionalizzazione dello Stato e della società, esso ha rappresentato la base dell'intesa e del compromesso tra il regime e la Chiesa ma anche, allo stesso tempo, il terreno principale del loro contrasto. Questo libro racconta dunque la storia di un mito, nella convinzione che esso sia stato un soggetto non secondario delle vicende di quegli anni, ma anche delle successive perché la sua eredità avrebbe continuato a pesare nella storia dell'Italia democratica.
Tecnologie dell'informazione e intelligenza artificiale. Sfide etiche al diritto
Laura Palazzani
Libro: Libro in brossura
editore: Studium
anno edizione: 2020
pagine: 128
Assistiamo in questi ultimi anni ad un progresso scientifico e tecnologico senza precedenti per complessità e velocità dell’innovazione. Si parla di una ‘nuova ondata tecnologica’ che investe in particolare i più recenti sviluppi delle tecnologie della informazione e della comunicazione (ICT), i big data, la robotica, l’intelligenza artificiale (IA), il potenziamento cognitivo. Sono i temi che costituiscono, oggi, un nuovo capitolo dell’etica delle scienze e nuove tecnologie. Il volume affronta gli aspetti etici e giuridici connessi a tale sviluppo, sul piano filosofico, con attenzione alle implicazioni pratiche, evidenziando le nuove opportunità dischiuse dal progresso ma anche i rischi per l’uomo oggi e per l’umanità futura. La rivoluzione digitale comporta rischi relativi alla identità personale e interpersonale, alle ‘fake news’, alla dipendenza digitale, alla sorveglianza, all’equità di accesso. I big data sollevano questioni in relazione alla qualità dei dati, alla proprietà/condivisione/donazione dei dati, alla trasparenza degli algoritmi, alla privacy, alla giustizia. La robotica e l’intelligenza artificiale sollevano problemi relativi alla dignità umana e post-umana, alla autonomia e responsabilità, alla giustizia, nella sostituzione dell’uomo con la macchina e nella interazione uomo-macchina, in particolare nell’ambito del lavoro. Il potenziamento cognitivo apre riflessioni sul limite umano, sul significato del superamento del limite e della vulnerabilità umana. Si tratta di temi in corso di discussione che esigono una riflessione etica ‘critica’ mediante il confronto tra argomentazioni nel contesto pluralistico e un’innovazione nel diritto alla ricerca di percorsi di governance. È questo l’oggetto di discussione nei principali organismi istituzionali internazionali e nazionali.
Da schiavo a missionario. Tra Africa ed Europa, vita e scritti di Daniele Sorur Pharim Den (1860-1900)
Giacomo Ghedini
Libro: Libro in brossura
editore: Studium
anno edizione: 2020
pagine: 352
«La civilizzazione e la cristianizzazione dell’Africa: ecco il grande problema di oggi. In qualità di figlio del deserto, ora missionario, ho giudicato mio stretto dovere di patriottismo esprimere pubblicamente il mio parere per allontanare le stravaganti opinioni che [gli europei] hanno della razza nera, proponendo il modo più giusto di studiare la questione». Comincia così uno degli scritti finora inediti di Daniele Sorur Pharim Den. Primo prete d’origine sud-sudanese, la sua è la voce critica di un africano del diciannovesimo secolo che arriva a delineare una visione originale di chiesa nera e di riscatto per il proprio continente. Ma chi era Sorur, e perché è così importante riscoprirne la figura ed il pensiero? Nato intorno al 1860 in un villaggio dinka dell’attuale Sud-Sudan, anche Pharim figlio di Den, come la più nota Bakhita (1869-1947), è ancora solo un bambino quando cade vittima delle tratte transahariane di schiavi e gli viene attribuito il nome di Sorur da un mercante di lingua araba. A circa tredici anni è liberato dal missionario Daniele Comboni, che lo battezza con il suo stesso nome e lo porta con sé in Italia, al Collegio Urbano di Propaganda Fide. Nel 1887, dopo aver terminato gli studi presso i gesuiti di Beirut, è ordinato sacerdote al Cairo. Fino alla morte per tubercolosi all’alba del 1900, si dividerà tra l’attività di insegnante in Africa e i lunghi viaggi di animazione missionaria e antischiavista in Europa. Con la sua vita ed i suoi scritti, alcuni dei quali giudicati all’epoca troppo audaci per venir pubblicati, Sorur ci offre oggi un prezioso punto di vista non eurocentrico sulla storia globale di fine Ottocento, accompagnandoci in un viaggio ricco di spunti di riflessione anche per ripensare il nostro tempo.
Martin Buber a Firenze. Dallo studio del Rinascimento al dialogo con Giorgio La Pira
Angelo Tumminelli
Libro: Libro in brossura
editore: Studium
anno edizione: 2020
pagine: 224
Il volume approfondisce uno spaccato poco noto ma assai fecondo della biografia intellettuale del pensatore ebreo Martin Buber (1868-1965), ovvero il suo rapporto con la città di Firenze. Attingendo a documenti inediti rintracciati presso il Martin Buber Archive della National Library of Israel in Gerusalemme, l’Autore ricostruisce i nuclei teorici del soggiorno fiorentino del 1905-1906 durante il quale Buber si dedica non solo alla riscoperta della tradizione mistica ebraica del Chassidismo, ma anche allo studio delle principali fonti filosofiche e letterarie del Rinascimento italiano. Inoltre, facendo riferimento all’ultima fase della biografia di Buber, si focalizza l’attenzione sull’incontro, personale e filosofico al tempo stesso, tra il pensatore ebreo e l’allora sindaco della città di Firenze Giorgio La Pira (1904-1977).
Il «desiderio di essere». Per un'«etica del compimento»
Calogero Caltagirone
Libro: Libro in brossura
editore: Studium
anno edizione: 2020
pagine: 288
L’acquisizione delle istanze provenienti dal “paradigma evolutivo” genera la possibilità di motivare, tra le tante proposte riflessive, anche il senso della moralità umana. Essa, essendo dimensione propria dell’agire umano, si definisce come costituente essenziale dell’umanità dell’uomo, perché è intrinseca al movimento stesso della sua esistenza, che nello scegliere il proprio progetto di vita sceglie, al contempo, la prospettiva dell’ordine della vita buona e riuscita. Una prospettiva che va oltre la semplice “voglia di vivere” per concretarsi nel “desiderio di essere”, che trova compiutezza nella fioritura dell’umano, la quale, nell’oggi, è il nome etico più adeguato a dire la “ricchezza antropologica”, nelle molteplici attuazioni creative nelle varie fasi delle età della vita. Le riflessioni contenute nel libro, cercando di delineare un’“etica fondamentale”, si pongono l’obiettivo di dare corpo ad un’“etica del compimento umano” come orizzonte di significato che rende ragione del passaggio evolutivo che va dall’ominizzazione all’umanizzazione.
Dialogo sul CLIL tra scuola e università. Studi di caso in content and language integrated learning
Libro: Libro in brossura
editore: Studium
anno edizione: 2020
pagine: 134
Nel volume si presenta una riflessione scientifica alla luce dei risultati di un progetto di ricerca-azione svolto in Trentino, con l’obiettivo di offrire spunti a tutte le realtà nazionali che intendono attivare, o hanno già in corso, progetti di insegnamento disciplinare in una lingua diversa dall’italiano (CLIL, Content and Language Integrated Learning). I numerosi elementi di riflessione riguardano le specificità dell’insegnamento CLIL: come cambia la concezione della disciplina e della lingua nella disciplina; quali competenze sono necessarie all’insegnante; quali sono le strategie didattico-metodologiche più appropriate; quali compiti sono più produttivi per integrare lingua e conoscenze non linguistiche; come attivare percorsi formativi attraverso un tutoraggio sul campo. Il carattere peculiare della ricerca-azione, ovvero riflettere sulla prassi osservata e sui vari aspetti emergenti per introdurre migliorie sulla base di questi ultimi, consente di estendere la rielaborazione dei dati al di là del contesto nel quale è stata svolta la ricerca e permette una generalizzazione, perlomeno parziale, dei risultati e una condivisione delle considerazioni. Sul piano della ricerca internazionale i tempi sono maturi per passare dall’illustrazione teorica sul CLIL alla ricerca empirica nelle diverse realtà, che consideri tutti i fattori di contesto, ivi comprese le condizioni di sistema, come la formazione degli insegnanti e l’organizzazione dei saperi. Nello specifico del contesto italiano, nel quale la necessità del CLIL si scontra spesso con aspetti strutturali, i dati empirici sono quanto mai necessari per trovare strade percorribili.
Santa Sede e Stato della Città del Vaticano nel nuovo contesto internazionale (1929-2019)
Libro: Copertina morbida
editore: Studium
anno edizione: 2019
pagine: 208
A novant'anni dalla stipula dei Patti lateranensi, si deve riconoscere che il bilancio è positivo. Pur non negandosi l'emergere talora di aree di problematicità nell'applicazione delle disposizioni pattizie, la Santa Sede ha potuto svolgere in piena libertà la sua alta missione nel mondo, che era l'obbiettivo del Trattato; d'altra parte anche grazie a quei Patti, inseriti in Costituzione nell'art. 7, l'Italia ha potuto crescere secondo una laicità positiva, non conflittuale ma collaborativa. Ciò non toglie che problemi nuovi possano porsi, con riferimento a contesti nuovi, come il processo di sviluppo dell'Unione Europea, di cui lo Stato della Città del Vaticano è divenuto una enclave, o il progredire della globalizzazione, che tocca anche la piccola realtà vaticana. È a questo nuovo che avanza che guardano i contributi raccolti nel volume.
Agricoltura contadina e lavoro giovanile. Ruolo pedagogico delle fattorie didattiche e sostenibilità ambientale
Carla Xodo
Libro: Copertina morbida
editore: Studium
anno edizione: 2019
pagine: 348
«Sostenibile» è uno degli aggettivi che da tempo egemonizza molta saggistica e chiama in causa temi come l'inquinamento, la vivibilità nei grossi conglomerati, il degrado delle periferie, il costante deterioramento dell'ambiente incapace di resistere all'aggressione di un progresso appiattito sul profitto e sulla ricchezza. Seppur lentamente, si sta facendo strada l'idea che si debba voltar pagina per lasciare alle future generazioni un bene, il Pianeta, di cui abbiamo goduto, ma che abbiamo ricevuto in prestito dalle generazioni passate per riconsegnarlo a chi verrà dopo di noi. Il tempo stringe, ma abbiamo a disposizione un patrimonio da spendere, la cultura, intesa nella sua più ampia accezione. Solo una piena consapevolezza del problema e la volontà di metterci alla prova potrà farci risalire la china. Il primo, forse l'unico vero destinatario di queste scelte epocali è la natura, dapprima considerata nemica, ora paradossalmente vittima dell'uomo. Ma la natura siamo anche noi, che abbiamo il potere di cambiare le regole del gioco. Per far ciò non possiamo più fare affidamento solo sulla tradizione e il buon senso. Urge un salto di qualità, dobbiamo dotarci di un bagaglio di conoscenze scientifico-tecniche adeguate. E da dove cominciare se non dal mondo agricolo contadino? Nella organizzazione lavorativa di una fattoria si trovano le condizioni ideali per una nuova sintesi tra il dire ed il fare, fra teoria e prassi, tra passato e futuro. Le fattorie agricole possono diventare un centro propulsore di cambiamento culturale, luoghi dove sviluppare un'imprenditorialità intelligente, legami socio-comunitari, servizi educativo-formativi e soprattutto una produzione alimentare alternativa, ponendo come prioritario il nostro benessere attraverso la salvaguardia dell'equilibrio ecologico del Pianeta. In questo contesto di riscoperta delle potenzialità del lavoro agricolo (multifunzionale) trova un leva necessaria la pedagogia per aggiornare una propria branca definita «pedagogia del lavoro», succube finora se non appiattita sulle teorie della formazione, di stampo prevalentemente psico-socio-economico. Molte sono le questioni affrontate in questo ampio saggio - la storia, la tecnica, la co-produzione, la biodiversità, l'equilibrio dell'ecosistema ecc. - ma la questione che più ha guidato queste riflessioni è legata all'auspicio che, cominciando a ragionare in questi termini, si aprano nuove prospettive occupazionali per una generazione indifesa di giovani senza futuro, cui abbiamo sottratto, con il lavoro, un'occasione irripetibile di autoconoscenza e maturazione personale nel contatto davvero formativo con la realtà materiale, umana e sociale.
La nuova Italia di Mussolini in Cina (1927-1934)
Ilaria Lasagni
Libro: Libro in brossura
editore: Studium
anno edizione: 2019
pagine: 520
Il volume si propone di illustrare la specificità della «nuova Italia» di Benito Mussolini in Cina, che coincise con l'avvio della politica estera del fascismo anche fuori d'Europa alla fine degli anni Venti. Le vicende sono ricostruite in parallelo con quelle cinesi del periodo, che vide l'ascesa del governo del Kuomintang legato al suo leader Chiang Kaishek. Il volume intende concorrere alla comprensione di ciò che è stato il fascismo in Cina, ma anche del rapporto che il regime instaurò con gli italiani che erano già là o che vi andarono in quegli anni. Vuole documentare le opinioni espresse dai protagonisti più o meno noti degli eventi, le posizioni assunte in loco dalle RR. Rappresentanze non sempre in linea con le direttive di Roma. L'analisi si snoda dunque su più livelli — politico, sociale, religioso, economico, culturale —, che, intersecandosi, restituiscono il quadro di una 'Italia in Cina' nella sua dinamica complessità. La storia del fascismo italiano in Cina fu accompagnata e seguita in patria da una pubblicistica costante, negli anni '20 e in parte nel '30, che alimentò l'interesse per il popolo cinese e individuò delle somiglianze con il percorso che il regime stava facendo nel contesto europeo. Le ragioni ideali che ispirarono i rapporti con la Cina, ricchi di tradizione, di empatia e di aspettativa di rinascita per entrambi i paesi, guidarono, dunque, l'approccio e l'azione dell'Italia, con l'impronta personale di Mussolini, che proprio a Shanghai, alla fine degli anni Venti, decise di mandare una rappresentanza della sua famiglia, il genero, Galeazzo Ciano, in veste di console generale, e la figlia Edda. Le vicende che hanno coinvolto i due paesi, illustrate da un'ampia documentazione, vengono incontro a chi le accosta come un periodo ben conchiuso, irripetibile, ricco di scambi di uomini e di idee, di rapporti consolidati, suscettibili di entrare a pieno titolo nella memoria collettiva.
«Il progresso dell'istruzione ha bisogno di libertà». I cattolici e la questione scolastica in Italia tra Otto e Novecento
Andrea Marrone
Libro: Copertina morbida
editore: Studium
anno edizione: 2019
pagine: 224
A dispetto delle lacune storiografiche sul tema, gli anni compresi tra la fine del XIX secolo e la Grande Guerra rappresentano una stagione di grande interesse per la storia della pedagogia cattolica. Oltre alla difesa di una visione educativa coerente con la filosofia e antropologia cristiana, l'impegno dei cattolici si dispiegò soprattutto in campo scolastico, nel tentativo di superarne l'assetto statalista e laicista. In parziale controtendenza rispetto ai decenni precedenti, le battaglie dei cattolici furono segnate, d'un lato, dall'ormai avvenuto riconoscimento delle prerogative governative in campo educativo e, dall'altro, dalla difesa dei diritti educativi della famiglia, dalla rivendicazione della presenza dell'insegnamento religioso nelle scuole pubbliche e dalla richiesta di una maggiore valorizzazione delle autonomie locali. Con l'obiettivo di lumeggiare i tratti della pedagogia che ne sostiene la militanza, il volume rilegge l'apporto al dibattito scolastico di alcune delle personalità più significative di quegli anni, come i vescovi Geremia Bonomelli e Giacomo Maria Radini Tedeschi, l'attivista e politico Nicolò Rezzara, il fondatore dell'Unione Pro Schola Libera, don Giuseppe Piovano.

