Aragno
Orazione di Eliogabalo alle meretrici
Leonardo Bruni
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2020
pagine: 106
Testo fondamentale per la ricezione della filosofia epicurea in età umanistica, l'"Orazione di Eliogabalo alle meretrici romane" uscì nel 1408 dalla penna di Leonardo Bruni, il più celebre umanista della prima metà del Quattrocento, che sfruttando una fantasiosa affermazione contenuta in una fonte antica inventò e mise in circolazione la presunta orazione che il dissoluto e vizioso imperatore Antonino Eliogabalo avrebbe tenuto al cospetto delle prostitute di Roma antica. In questo singolare scritto Eliogabalo, incarnazione della lussuria, non solo esorta le meretrici a professare la propria attività con più ardore, ma anche tenta di convincere le caste matrone romane a dedicarsi a tempo pieno al mestiere più antico del mondo. La trovata originale di Bruni riscontrò grandissimo favore nell'ambito dei circoli umanistici, come testimonia la vastissima tradizione manoscritta dell'opera, che funse anche da modello per la celebre epistola di Poggio Bracciolini sui bagni di Baden e per il trattato "Sul piacere" di Lorenzo Valla, allegati in appendice a questa edizione.
Nuovi codici del Triregno. Per un'edizione critica del Regno papale
Pietro Giannone
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2020
pagine: 752
Il volume presenta un frammento del terzo libro del "Triregno" di Pietro Giannone (1676-1748), "Del regno papale", trascritto dalle carte autografe dell'autore custodite nell'Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede (ex Sant'Uffizio). Composti prevalentemente a Vienna tra il 1732 e il 1734, prima che l'arresto del 1736 in Savoia interrompesse la prosecuzione dell'opera, i nuovi capitoli del "Regno papale" si snodano in un arco temporale che parte dall'impero di Giustiniano (VI sec.) e si conclude in piena età carolingia (VIII-IX sec.). In essi, Giannone continua ad analizzare il crescente consolidamento del potere temporale del papato, offrendo una ricostruzione della storia ecclesiastica e politica nell'Occidente e nell'Oriente cristiani. Un'ampia riflessione è rivolta alla figura di san Gregorio Magno - al quale l'autore avrebbe poi dedicato l'opera carceraria "Istoria del pontificato di Gregorio Magno" - nonché ad altri temi significativi come l'espansione della religione islamica in Oriente. Compaiono, infine, le bozze giannoniane contenenti i sunti delle parti incompiute dell'opera.
Spinoza
Giuseppe Rensi
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2019
pagine: 258
Una lettura «rivelatrice e straordinaria», è stato scritto di questo breve e appassionato volume, pubblicato inizialmente nel 1929, e in seguito aggiornato e ampliato nel corso degli anni. Pur dalla sua prospettiva di outsider della filosofia, Rensi fu, per molti aspetti, un lucido commentatore di Spinoza, come gli riconobbero molti, tra cui Guido Ceronetti, che ammirò quest'opera. Entrambi furono accumunati da un'idea: l'esistenza di un doppio Spinoza. D'altronde, anche un altro straordinario lettore di Spinoza, Lev Sestov, che a sua volta ne trattò ampiamente la figura e la dottrina, scrisse: «L'autentico Spinoza assomiglia ben poco all'immagine che di lui ci ha lasciato la storia.» Tutti loro lessero il filosofo olandese con la lente, apparentemente scandalosa, dell'irrazionale. Fin dall'inizio, nello scrivere di «Baruch», Rensi non volle muoversi da storico della filosofia, esporlo storicamente, a freddo, come si storicizza un relitto del passato relegato in un polveroso museo delle cere. E ancor meno attenersi all'immagine convenzionale del dogmatico, del razionalista puro stretto nella fredda morsa dello schematismo matematico, per cui Spinoza, infine, è passato alla Storia. La scarna costruzione del filosofo non era tutto: qualcosa di poetico, secondo Rensi, si celava dietro le metalliche formule geometriche. Insomma, la «corrente Spinoza» - un pensatore in cui Rensi trovava solide conferme per il suo stesso pensiero - continuava a scorrere sotterranea, viva, incandescente e immortale. Questa edizione, in particolare, riporta entrambe le versioni del saggio: quella pubblicata nel 1929, quando Rensi era ancora in vita, e quella più estesa, apparsa postuma nel 1941. Inoltre, per la prima volta, nell'Appendice sono stati aggiunti due testi antecedenti alla prima edizione, dove troviamo le prime tracce delle considerazioni di Rensi su Spinoza: Platone commentato da Spinoza e Kant tratto da Il genio etico (1912), e Spinoza, pubblicato in Autorità e libertà (1926). L'edizione è ulteriormente arricchita da un contributo inedito di Guido Ceronetti.
Marisa Madieri. Immagini di una biografia
Pedro L. Ladrón de Guevara
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2019
pagine: 332
Il libro nella sua prima parte è una biografia illustrata frutto di una ricerca profonda sulle persone che sono state con la scrittrice nelle colonie, presso il lago di Garda, i documenti di Fiume, l'Istituto Campostrini e la signora Visentini, madre dei medaglia d'oro, lo sforzo per studiare e diventare traduttrice, gli appunti per diventare pilota, il lavoro negli archivi delle Assicurazioni Generali e nelle scuole medie, il rapporto con il poeta Biagio Marin attraverso l'amico Claudio Magris che diventa suo marito, la vita condivisa. Molti dei dati che appaiono su Verde acqua trovano spiegazioni e immagini in questo libro. Nella seconda parte, la lettura degli archivi della Madieri, con le sue lettere scritte e ricevute - comprese quella della madre spedite alle colonie -, i documenti conservati a casa e nelle istituzioni, gli appunti per presentazioni dei libri o interviste per i giornali e la radio, gli articoli pubblicati da giornalisti e studiosi, le interviste con persone che l'hanno conosciuta, offrono un materiale per conoscere meglio tutte le sue opere e dare una chiave di lettura anche del romanzo incompiuto Maria
«Rifare Poussin d'après nature». Montale e l'arte nel nostro tempo
Marcello Ciccuto
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2019
pagine: 750
In questo libro si scopre quanto la scrittura poetica e prosastica di Eugenio Montale abbia incrociato situazioni condivise da una quantità impressionante di esperienze artistiche, in un lucido e competentissimo percorso di composizione del proprio immaginario visivo che fa del confronto ininterrotto e dell'accostamento creativo con le epoche, antiche e moderne, dell'operare pittorico o scultoreo o musicale una delle sue cifre meglio riconoscibili. La scrittura del poeta si vede qui aver orchestrato incessantemente le occasioni (per l'età moderna ad esempio trascorrenti fra Impressionismo e Divisionismo, esperienze fauve ed Espressionismo, Metafisica, Surrealismo, Informale…) sulle quali si è venuto sviluppando un insistito esercizio di lettura del mondo sub specie artis. E dunque in queste pagine si fanno emergere i tanti segni che hanno contribuito a definire una diffusa condizione espressiva di Montale, legata per ciascuna sua stagione creativa alla ricerca della presenza di quei valori assoluti o metafisici dentro l'esistente, invero non sempre avvisabili nelle esperienze dell'arte figurativa di ogni tempo e luogo. Ciò che ha fatto scrivere allora di realismo metafisico per alcune fra le radici profonde e più 'classicheggianti' del pensiero montaliano, nonché di una tensione a far lega, visualizzandolo, con lo "spirito del proprio tempo", nel frequente accostarsi a una linea dell'arte moderna che riconosce in Chardin, Corot, Cézanne o Morandi i suoi referenti più alti.
Strategia
Carlo Bordini
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2019
pagine: 148
«Quando qualcuno parla, fa più chiaro», scrive la psicoanalista austriaca Hermine Hug-Hellmuth nel Diario di una giovinetta prefato da Sigmund Freud. Un libro «scritto per dire delle cose a una persona», dunque «per non impazzire» - come dichiara Bordini nella sua prefazione - fa rinsavire chi lo legge, perché punta un faro da ring sulla sua vita, non soltanto amorosa, ma di relazione. La tenace Strategia di Bordini è mettere in scena la confusione che segue all'apparir del vero, che presenta sé stesso in parvenza d'«amore», ma riverbera la sua ombraluce fino allo stato inerme dell'infanzia. Strategia è infatti scritto senza risparmio e non risparmia neanche l'autoavverarsi della profezia di morte (simbolica) all'avversario amoroso che, in questo caso, coincide col primo lettore. E pure noi, lettori postumi all'amore qui dato, riceviamo diretti in pieno viso, se mai una volta siamo stati investiti dallo spavento che chiamiamo «amore». Bordini prova a emanciparsi dall'ossessione trasferendo in contesto agonistico la «donna de lo schermo» dantesca, che ora diventa una «sparring-partner» ma poco dopo, nient'affatto salvo, scrive il nome dei nomi, mamma, con la voce che quasi gli fallisce per i singhiozzi, spostato nel tempo senza tempo della psiche Il seme del piangere di Giorgio Caproni - che, a sua volta, lavorava un seme dantesco. Con Bordini, che invoca la madre passando attraverso la perdita della donna amata, torniamo dunque due volte al padre della nostra poesia: una per via diretta (la «donna de lo schermo») e una per via indiretta (il piangere caproniano) ma, soprattutto, attraversiamo il confine tra così detta realtà e scienza interiore, tra follia e ragione, dunque tra vita e morte, conosciamo per negazione come in Montale («so chi non amo») e ritorniamo a noi come rinati, come sciacquati da una colonna d'acqua, per metà pianto e per metà futuro. Maria Grazia Calandrone
Finisterre
Matteo Meschiari
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2019
pagine: 130
Un soggetto senza nome e senza corpo, «cieco. Ma con le dita della mente nei recessi d'erba» assiste a ogni origine sulla Terra, uno che è tutti: prende così avvio Finisterre di Matteo Meschiari. Poemetto che affonda radici in una oralità della composizione ma subito si fa scrittura con una sua impronta, mirando apertamente a rovesciare «la geologia in atmosfera l'atmosfera / in forme primitive di terra e la terra in idee/che potevano essere o non essere - ma erano l'adesso». Scrittura composita, che si mimetizza in più voci ed identità, attraversando, tra antropologia, «artico nero» e distopia, tutte le ossessioni dell'autore, legate insieme da una volontà civile. Ed è proprio sull'adesso e l'urgenza del riscaldamento globale, della (possibile) fine della specie umana - di cui ormai siamo a scrivere in modi anche solo pochi anni fa inimmaginabili - che sosta e si chiude un progetto proprio rispetto alla poesia italiana che si fa oggi. Ragionare, finché dura, sull'Antropocene è il compito che Meschiari si è prefisso in opera, e che pratica anche qui, un «pensare attraverso la terra», con l'augurio «che il terreno sia complessità della mente», e che davvero si possa «dire il non detto di ghiaccio», dove il ghiaccio è rovescio del fuoco del clima, ustione mortale. (E certo, la prossima volta il fuoco). Ma intanto, e finché sarà possibile, l'invito di questa poesia è all'incessante movimento, mutamento: «camminare la scogliera/di ciò che accade piuttosto che la scacchiera di ciò che è». Con un corollario, forse involontario: che il bellissimo pianeta mondo viene visto, come direbbe Oliver Sacks, da un animale senziente, e forse ancora più che visto percepito, come nella propriocezione, come se fossimo uno-con: «La manta - la prima la sola - era ciò che si cerca / la sua idea era l'ombra sui coralli / il lato in ombra dei coralli il mio sapere la manta / la manta me stesso - quando immergo pensieri nel mare / e percorro le forme nel corpo dei fondali». Laura Pugno
Le relazioni
Sara Ventroni
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2019
pagine: 128
Per tradizione sono pericolose. Le Relazioni, policentrica opera terza di Sara Ventroni, segue a due concept-album, di contro, ossessivamente centripeti: Nel Gasometro e La sommersione. S'interseca a questi libri nonché a uno, narrativo, che non ha mai visto la luce; ed è frutto di un'esistenza che, negli interstizi fra un libro e l'altro («ritiri temporanei» come quello dell'amazzone che vola più in alto, reculer pour mieux sauter), è stata tanto altro dalla poesia. "Altro", sempre, è il soggetto poetico: insonne della «loro insonnia», nell'episodio più traumatico. Ma soprattutto ci sono gli altri: «la verità di qualcun altro» è la regola delle «relazioni» che - mi scrive Sara - non sono i «legami». Se questi tengono «ferme le cose», le relazioni sono invece «l'imprevisto», «l'inconosciuto tra persone, oggetti e paesaggi». Sta di fatto che «da una relazione si può uscire. Anche se la relazione lascia tracce». Le tracce degli altri materiavano la lezione del maestro che più manca, la pietà oggettiva del Pagliarani cui sono dedicati non solo le Ottave e gli Epigrammi della prima parte. Ce l'ha insegnato lui, che la forma della vita è consustanziale alla forma dell'opera: e infatti «le relazioni», prosegue Sara, «sono il modo in cui parlano i linguaggi». Sino all'estremo di inventarsi in un'altra lingua la sinopia della propria, quest'altro può venire dalla letteratura (come nelle calligrafiche «barbare», che mettono in scena un io mai così "altro"; o nella riscrittura dalla Gertrude Stein che cogli occhi di quell'altro, di quell'altra, "cubisticamente" volle vedersi) oppure, per esempio, dalla militanza delle donne. Ma le relazioni non sono solo fra le persone. Come sempre, nella poesia di Ventroni, la sua è prima di tutto un'intuizione "fisica" della forma della realtà (se è vero che «tutto tiene / tutto, il bosone di Higgs conferma: / ci si appartiene»): sicché l'energia che indomabile la anima non è altro che «il desiderio di esprimere il ritmo del mondo visibile». Andrea Cortellessa
La letteratura come spazio spirituale della nazione
Hugo von Hofmannsthal
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2019
pagine: 163
In una epoca di crisi dei valori, un poeta, un grande poeta, si discosta dalla poesia per volgersi in pensatore politico della nobile "rivoluzione conservatrice", un fenomeno europeo e un moto di ribellione spirituale che ebbe tra i suoi alfieri Nietzsche e Dostoevskij. Una 'filosofia politica' mitteleuropea, in contesa con il razionalismo occidentale. Dove si adunano lo spirito della nazione oltre il nazionalismo, la Tradizione, il ruolo fondante della lingua e della letteratura, dei creatori e soprattutto i poeti, gli esemplari più alti dell'umanità che lo stesso Hofmannsthal definiva "persone di spirito". Questi scritti del poeta austriaco svelano il volto di un mondo in rovina, e la resistenza di chi assunse su di sé lo strenuo compito di immaginare un nuovo destino. L'eco di queste parole ispirate si ripercuotono ancora oggi su di noi. Siamo posti nell'urgenza dello stesso compito: quello di ripensare l'Europa.
La sete
Elena Buia Rutt
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2019
pagine: 82
"Elena Buia Rutt appartiene a quella categoria di poeti che fanno della poesia un gesto ultimo, sostanziale ed essenziale. Nei suoi testi, spolpati, snervati sino all'ossessione, appaiono gesti e valori primordiali. La vita, restituita ai suoi elementi primi, ha modo così di ritornare alla grandezza profonda, alla sua epica oramai dimenticata, per miopia della stragrande maggioranza di autori, incapaci di coglierne anche il più remoto riverbero. In Elena Buia Rutt, simboli e squarci vivono sulla pelle dei suoi cari, entro l'habitat dell'uomo metropolitano, nell'ordinario svolgimento, apparentemente banale, cui tutti siamo chiamati a vivere. Perché Elena non punta a questo mondo, ma all'altro, le sue parole sono ponte tra noi e la nostra terra futura. Quella dove tutti saremo per sempre". Daniele Mencarelli

