Donzelli
Tutto il teatro
Vincenzo Ziccarelli
Libro: Copertina rigida
editore: Donzelli
anno edizione: 2017
pagine: 436
La complessità dei testi teatrali di Vincenzo Ziccarelli fa il pari con la complessità delle relazioni che essi hanno instaurato e continuano a instaurare tanto con i fenomeni teatrali nati e sviluppatisi negli ultimi quarant'anni, quanto con le tensioni vibranti all'interno della società e del dibattito pubblico. Ziccarelli ha creato un modello drammaturgico in grado di dialogare impetuosamente e ad ampio raggio con la realtà del suo tempo. La Calabria evocata nei suoi testi non rappresenta esclusivamente la matrice della sua ispirazione, ma anche una sorta di lente attraverso cui l'autore tenta di studiare il mondo e le relazioni tra gli uomini, anche al di là dei confini della sua «piccola patria». L'opera di Ziccarelli è infatti un ricco mosaico pluri-tematico e pluri-stilistico, in cui il territorio d'origine si presenta come condizione spirituale e memoria, tese alla ricerca di una parola poetica universale in grado di esprimerle. Attraverso questa universalità, l'autore ha coltivato la sua non del tutto celata ambizione di essere considerato un classico. Diffondere il teatro di Ziccarelli significa essenzialmente dotare il pubblico e la critica di uno strumento utile alla lettura di una parte dell'evoluzione del teatro italiano degli ultimi quarant'anni e delle sue articolate relazioni con la sfera della pubblica intellettualità e con la categoria dell'impegno civile.
Il giardino delle meraviglie. Storie, segreti, ricette intorno alle piante del Mediterraneo
Lucia Scuderi
Libro: Copertina rigida
editore: Donzelli
anno edizione: 2017
pagine: 50
Dal gelsomino al limone, dalla palma all'ulivo, dal cappero alla bougainvillea, dall'agave alla passiflora, dall'arancio al fico... una colorata passeggiata d'autore tra le piante ornamentali che hanno viaggiato e messo radici nel cuore del Mediterraneo. Età di lettura: da 6 anni.
Il codice della vita. Una storia della genetica tra scienza e bioetica
Bernardino Fantini, Fabrizio Rufo
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2017
pagine: 152
Centocinquant'anni fa Gregor Mendel pubblicava per la prima volta le sue ricerche sulle leggi che regolano la trasmissione dei caratteri ereditari da una generazione all'altra. Passato per lo più inosservato, l'articolo venne scovato solo nel 1900, a opera di alcuni botanici che studiavano gli ibridi vegetali, i quali ne diffusero immediatamente i risultati: fu un evento rivoluzionario, che diede il via a un'eccezionale serie di scoperte e alla nascita di nuove discipline come la genetica e la biologia molecolare. Lo sviluppo di queste scienze ha consentito di acquisire conoscenze basilari sulle strutture e sulle funzioni biologiche degli esseri viventi; in particolare, la possibilità di manipolare il patrimonio ereditario, i singoli geni e il genoma nel suo insieme costituisce uno degli avanzamenti più straordinari della ricerca degli ultimi decenni. La capacità di agire al livello dei meccanismi biologici fondamentali segna infatti l'inizio di una nuova e delicata fase della conoscenza, destinata ad apportare radicali mutamenti di ordine concettuale e culturale e a sollecitare cruciali interrogativi di ordine morale e politico. Il volume offre una breve storia del percorso compiuto dalle scienze della vita, una sintesi del processo di elaborazione teorica e filosofica che ha portato a considerare il patrimonio ereditario come un testo scritto nel DNA e successivamente interpretato dalla cellula grazie a un codice universale, il «codice genetico»: un testo - modificato dall'evoluzione per selezione naturale - che guida la costruzione e il comportamento di tutti i sistemi viventi. Lungo questo rapido viaggio attraverso i progressi delle bioscienze gli autori mettono in luce le grandi questioni etiche che ne sono scaturite; questioni che non possono essere relegate alla sfera soggettiva del singolo ricercatore, né al sistema di norme comportamentali di un gruppo ristretto o di una specifica professione. È necessario valutare in maniera più approfondita i temi delle responsabilità e dei compiti degli scienziati, accanto a quelli della trasparenza, della comunicazione e dell'utilizzo dei risultati della ricerca. Tutto ciò implica una trasformazione ancora più generale e profonda, che coinvolge il ripensamento dei rapporti tra scienza e governo della sfera pubblica, in ultima analisi tra il sapere e il potere.
Piccole Italie. Le aree interne e la questione territoriale
Enrico Borghi
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2017
pagine: 181
Se si guarda alle dinamiche territoriali che hanno interessato il nostro paese negli ultimi cinquant'anni, non si possono non considerare le profonde mutazioni di scenario che si sono succedute. Agli anni sessanta, caratterizzati dalla programmazione statale e dalla pianificazione territoriale, sono seguite le stagioni del regionalismo e del federalismo, fino ai più recenti tentativi di riassetto istituzionale, culminati nella mancata revisione costituzionale. In questo percorso poco si è insistito sul ruolo dei territori, e soprattutto delle comunità, che nel dibattito pubblico sono state relegate in una posizione marginale. Questo libro è una riflessione su cosa sia la politica territoriale, dopo la fine dell'interventismo statale e la crisi del regionalismo, e su cosa possano rappresentare i territori nella sfida della modernizzazione italiana. Le statistiche e gli indicatori parlano dell'emergere in Italia di una vera e propria «questione territoriale», con una marcata polarizzazione tra territori nei quali si concentrano opportunità, risorse, servizi e investimenti e aree in cui si acuiscono l'invecchiamento, la povertà e la desertificazione.
Il castello degli aristotopi
Michael Bond
Libro: Copertina rigida
editore: Donzelli
anno edizione: 2017
pagine: 32
C'era una volta la famiglia Pilucchi, assai numerosa e... con i baffi: i signori Pilucchi erano infatti degli autentici aristotopi che vivevano in un castello di campagna e avevano ben 13 topini. A dirla tutta, il castello era di un certo signor Conte, ma in uno dei suoi saloni c'era una magnifica ed elegante casa delle bambole, talmente grande da poter ospitare l'intera famiglia degli aristotopi, che lì dentro facevano una vita da veri signori - due bagni, acqua corrente, una cucina rifornita di tutto punto, argenti e tappeti di lusso; pensate che d'estate giocavano persino a cricket. Finché un brutto giorno il signor Conte chiamò una squadra di operai per ristrutturare il castello, e per i Pilucchi cominciarono i guai... Età di lettura: da 6 anni.
Il fantasma e il seduttore. Ritratto di Salvatore Mannuzzu
Alessandro Cadoni
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2017
pagine: 234
Un esordio folgorante - nel 1962, a trent'anni -, quello di Salvatore Mannuzzu, e poi un lungo «esilio» dalla narrativa, dal quale lo scrittore sardo esce con un romanzo che di nuovo e con più clamore lo riporta sotto i riflettori del pubblico e della critica, tanto da diventare un vero e proprio «caso letterario». Da allora - e siamo al 1988, l'anno di Procedura - i romanzi e i racconti si succedono, rivelando i contorni di quella che si definisce sempre più come la figura di uno dei più solidi narratori contemporanei. E se è il giallo il genere a cui si tende ad accostare la scrittura di Mannuzzu, è bene precisare che si tratta di una «parentela» assai lontana, e messa continuamente in crisi e sotto accusa: la tensione che percorre le pagine lavora, spesso sottotraccia, a corrodere dall'interno l'intima struttura di un genere che, se mantiene gli elementi tipici dell'inchiesta e della suspense, tuttavia ne esce rinnovato fino a diventare altra cosa, mostrando una densità e una problematicità tra le più ricche della letteratura italiana contemporanea.
Walter Benjamin e Dante. Una costellazione nello spazio delle immagini
Marco Maggi
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2017
pagine: 175
Intorno alla primavera del 1940, nella fase estrema della sua vita, Walter Benjamin riprende le tesi "Sul concetto di storia", che aveva concluso l'anno precedente, per tradurle in francese. In questa occasione, il filosofo tedesco inserisce nella quinta tesi, quella in cui è definito il decisivo concetto di «immagine dialettica», un sibillino riferimento alla Commedia di Dante, assente nella versione originale. A partire da questo indizio, Marco Maggi indaga il ruolo che la lettura di Dante ha rivestito nel pensiero di Benjamin, guidando il lettore in un inedito itinerario attraverso le sue opere. Il riferimento del '40 è infatti solo l'ultima di una lunga serie di citazioni dantesche che si susseguono nei lavori benjaminiani, a cominciare da un'evocazione dell'episodio di Paolo e Francesca nel saggio sulle "Affinità elettive" di Goethe, per culminare nella descrizione della metropoli moderna come inferno, negli studi sulla Parigi di Baudelaire. In dialogo con le più significative correnti del dantismo novecentesco in Germania, da Stefan George a Erich Auerbach, Benjamin individua nella poesia della Commedia la più alta consapevolezza nell'uso delle immagini in relazione alla rievocazione del passato. In questo studio, che si avvale di inediti materiali di archivio, le «immagini dialettiche» di Dante nella produzione di Benjamin entrano in costellazione con l'interpretazione di due poeti, Yves Bonnefoy e Giovanni Giudici, che attraverso l'opera del pensatore tedesco hanno cercato di interpretare nel contemporaneo il rapporto tra poesia e memoria.
Questioni di senso. Tra fenomenologia e letteratura
Antonio Delogu
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2017
pagine: 389
Nella cultura novecentesca è presente una profonda linea nichilista, che risulta particolarmente evidente nell'intreccio tra filosofia e letteratura, ma che compare anche laddove si penserebbe di non poterla trovare, come nella metafisica fantastica di Emanuele Severino. L'unica via d'uscita dai percorsi nichilistici, secondo Antonio Delogu, si trova nell'approccio fenomenologico, che conduce alla conoscenza di quelle verità originarie del mondo di cui non possono dar conto né le scienze naturali, né le scienze umane, né la metafisica nel senso tradizionale. La fenomenologia può farlo, perché il suo compito non è di spiegare che cosa sia il mondo-oggetto, ma di descrivere e comprendere il senso del mondo per noi. Attraverso la lettura e l'interpretazione del pensiero di scrittori, poeti e filosofi come Pessoa, Husserl, Heidegger, Borges e lo stesso Severino, l'autore costruisce un percorso originale che si traduce in un autentico «breviario filosofico», uno strumento teorico per orientare il soggetto nella comprensione del mondo della vita. Dopo quasi centocinquanta anni dall'"Origine delle specie" di Darwin, l'idea che gli esseri umani siano riducibili a mera natura biologica non è giunta a un consenso universalmente condiviso, né nel campo della scienza né in quello della filosofia. Al fondo delle tante esperienze del mondo vissuto, la coscienza originaria, inscindibile ma non riducibile al corpo, diventa l'energia che consente all'individuo di rialzarsi dalle cadute, la bussola che lo guida nello spaesamento nichilistico, l'approdo sicuro nelle sue esistenziali inquietudini. Essere persona, insomma, è darsi una forma o uno stile d'esistenza il cui carattere essenziale è il dinamismo tra la pressione dell'abitudine e l'aspirazione alla trascendenza, tra la tendenza alla conformità a tradizioni o convenzioni sociali e la tensione a oltrepassarle, tra la passività e l'attività, tra l'assuefazione e l'attenzione, tra l'adesione e la distrazione, tra la riduzione a essere soggetti codificati e l'elevazione a essere soggetti liberati.
Processo a Caporetto. I documenti inediti della disfatta
Luca Falsini
Libro
editore: Donzelli
anno edizione: 2017
pagine: 250
A cento anni di distanza, Caporetto non cessa di rappresentare la sconfitta militare più dolorosa ed emblematica della nostra storia nazionale. L’attacco sferrato dalle truppe austro-tedesche la notte del 24 ottobre 1917, nella conca a ridosso di quel piccolo centro del Friuli, lasciò annichilito l’esercito italiano, che dopo i primi aspri combattimenti sbandò e fu costretto alla ritirata. Le divisioni nemiche avanzarono, nei quindici giorni successivi, occupando oltre ventimila chilometri di territorio, senza incontrare se non modeste resistenze. Undicimila furono i soldati italiani uccisi, trecentomila quelli fatti prigionieri; e un numero ancora maggiore di civili fu costretto a fuggire dai territori occupati. La rotta sconvolse l’intero paese. Come era potuto accadere un così immane disastro? Quali sottovalutazioni e impreparazioni lo avevano reso possibile? Il nuovo governo guidato da Vittorio Emanuele Orlando, formatosi nei giorni successivi alla sconfitta, dovette istituire una Commissione d’inchiesta incaricata di valutare le responsabilità della disfatta.
I clan di camorra. Genesi e storia
Luciano Brancaccio
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2017
pagine: 143
I gruppi di camorra sono il risultato di un lento processo di formazione che agisce all'interno dei mercati. Essi trovano una definizione quando una famiglia conquista una posizione di comando in un settore di traffici grazie a capacità di carattere imprenditoriale e a una gestione razionale della violenza. In questo libro si ricostruiscono i percorsi di formazione di alcuni clan di camorra in un arco temporale che va dal secondo dopoguerra ad oggi: attraverso storie emblematiche di capi e di famiglie si tracciano i passaggi che portano alla formazione di gruppi criminali organizzati, ponendo l'accento sui contesti nei quali di volta in volta si formano leadership e circuiti violenti con caratteristiche organizzative e logiche di azione differenziate, connesse alle condizioni storiche e alle opportunità offerte dai mercati. Più che in altre mafie, infatti, nella camorra i processi di emersione sono importanti quanto i meccanismi di riproduzione di gruppi organizzati. Ci sono aspetti di continuità nel tempo, assicurati dal permanere sulla scena di estese famiglie che presidiano alcuni mercati legali e illegali, ma i gruppi in senso stretto, intesi come clan guidati da un capo, con una cassa comune e gruppi di fuoco, hanno in genere vita breve.
Mussolini diplomatico
Gaetano Salvemini
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2017
pagine: 221
Mu"ssolini diplomatico" costituisce una testimonianza della lotta al regime condotta da una delle figure di spicco dell'antifascismo: scritto da Gaetano Salvemini durante l'esilio, le copie, subito dopo la pubblicazione nel 1932, furono distrutte. Il volume, ristampato qui nella sua prima introvabile edizione italiana, offre al lettore un'acuta indagine sulla politica estera nel decennio 1922-32, svolta «in tempo reale», in prossimità degli eventi raccontati. Dando la parola al duce, ai suoi portavoce e alla stampa di regime, Salvemini fa emergere tutti i punti deboli di un'azione di governo sterile e vacua, se non pericolosa, imperniata sulla figura del dittatore. Mussolini, privo di un'adeguata conoscenza dei meccanismi della diplomazia, si avventura nello scenario dei rapporti internazionali rivelando la sua «inesperienza grossolana» e senza portare avanti un preciso piano di politica estera, per lo più improvvisando. L'unica linea coerente, che guida le varie e roboanti esternazioni, spesso in palese contraddizione tra loro, sembra essere quella di eccitare gli animi degli italiani, illudendoli con il vagheggiamento di imprese grandiose e di un destino imperiale della nazione. Un'analisi spietata e allo stesso tempo vivacissima, in cui, come scrive Mirko Grasso nell'introduzione, «emerge il Salvemini migliore il quale, anche in contesti culturali e politici difficili, dimostra di saper ricercare e passare al vaglio un'ampia messe di documenti, per elaborare un'interpretazione ancora oggi valida». Uno sguardo lucido, quello dello storico pugliese, che scorge fin da allora il baratro in cui l'Italia finirà di lì a qualche anno; queste le sue parole, profetiche, nelle ultime pagine del volume: «Ogni tentativo di armare le masse italiane per una guerra coll'estero precipiterebbe il paese nella guerra civile: la guerra - la guerra sul serio, e non la guerra a chiacchiere per uso interno - sarebbe la fine del fascismo». Le premesse sono già qui, nei primi dieci anni del potere di Mussolini.
Intellettuali. Cultura e politica tra fascismo e antifascismo
Angelo Ventura
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2017
pagine: 218
«L'atteggiamento degli intellettuali di fronte al fascismo è tema complesso e delicato, che tocca i nervi scoperti più sensibili della coscienza nazionale, riluttante a fare i conti fino in fondo con questo inquietante periodo della sua storia». Così scriveva Angelo Ventura - uno tra i più autorevoli storici del secondo dopoguerra italiano - suggerendo, implicitamente, il filo che collega i saggi raccolti in questo volume postumo. Il fascismo infatti ha coinvolto «la responsabilità collettiva di tutto un popolo, ma in primo luogo delle élites intellettuali alle quali i privilegi della cultura e del rango sociale negavano quei margini di innocenza che spettano alla gente comune». Si trattava, per Ventura, di entrare nelle pieghe di quel complesso - e nuovo - rapporto tra cultura e politica di cui il fascismo volle farsi banditore: «Dobbiamo calarci nel clima di un'epoca, comprendere e superare i silenzi, le rimozioni e gli inganni della memoria infelice, con cui due generazioni di intellettuali - la generazione della Grande guerra e del dopoguerra, e quella cresciuta sotto il regime - hanno ripensato la propria esperienza del ventennio fascista». Parole che racchiudono un tema di ricerca, un'indicazione di metodo, un invito ai lettori. Il tema è quello del confine (talvolta mobile) tra fascismo e antifascismo: che si posi su Anna Kuliscioff o Carlo Anti, su Gaetano Salvemini o Silvio Trentin, su Vincenzo Crescini, Eugenio Colorni o Norberto Bobbio, lo sguardo di Ventura è sempre teso a misurare la distanza - o la vicinanza - tra ideologia e azione. L'indicazione di metodo è l'immersione nei contesti attraverso una rigorosa lettura dei testi. Tra il saggio sulla Kuliscioff (1978) e quello su Colorni (2010) passano trentadue anni: ma la passione storica e civile, lo stile limpido ed elegante, l'originalità interpretativa restano immutati. L'invito ai lettori è quello di diffidare della retorica e andare sempre all'origine del problema storico.

