SE
Il libro dello splendore
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2018
pagine: 112
Il testo classico della Cabbalà è lo "Zohar" (Il libro dello splendore), per secoli considerato sacro all'ebraismo e ancor oggi venerato nei circoli mistici, al pari della Bibbia e del Talmud. Attribuito dai cabbalisti a Rabbi Shim'on bar Yochai, celebre dottore della Mishnà, è ambientato nella Palestina della seconda metà del II secolo dell'era volgare. I protagonisti del libro sono lo stesso Shim'on, suo figlio El'azar e un gruppo di amici e di scolari, che dissertano sul problema dell'uomo e di Dio, partendo dall'interpretazione mistica dei versetti della Bibbia. Il discorso che ne scaturisce non è organico, ma si sviluppa in maniera asistematica, risolvendosi in una molteplicità di omelie dai temi più disparati e spesso prolisse. Le intuizioni emergono quindi con diversa intensità, accavallandosi, ripetendosi e congiungendosi in mille combinazioni differenti. Il quadro che si apre ai nostri occhi è profondamente suggestivo. L'aramaico, la lingua in cui il testo è scritto a richiamare la parlata delle genti di Palestina dei primi secoli della nostra era, ne accresce il vigore e la solennità. Quanto alla data di composizione dello Zohar, i cabbalisti ne sostengono calorosamente l'antichità, riportandolo all'epoca di Rabbi Shim'on bar Yochai. Molti studiosi invece, pur ammettendo che nel testo siano state incorporate tradizioni assai antiche, risalenti anche a quel periodo, sono portati a ritenere che gli elementi principali dello Zohar vadano collocati in epoca più recente. Altri critici, e in primo luogo lo Scholem e la sua scuola, che hanno fornito un eccezionale contributo allo studio del misticismo ebraico, negano risolutamente che in esso si possano comunque ravvisare delle tradizioni tanto antiche da risalire al periodo di Shim'on bar Yochai, e ne stabiliscono la data di composizione, almeno per quanto concerne il nucleo principale del libro, alla fine del XIII secolo. L'autore sarebbe da identificarsi con Moshè de Leon di Valladolid, esponente della Cabbalà spagnola, nel cui ambito si ritrovano molte delle teorie mistiche di cui lo Zohar si fa autorevole portavoce ed entusiasta sostenitore. (Dallo scritto di Elio e Ariel Toaff).
La Vienna di Freud e altri saggi
Bruno Bettelheim
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2018
pagine: 315
«Tante volte nel corso degli anni mi è stato chiesto quali siano state le più importanti influenze formatrici della mia vita. È ovvio che l'influenza più importante è sempre quella dei genitori e della famiglia, ma se mi concentrassi su questo aspetto dovrei scrivere un'autobiografia. Una volta, a proposito delle biografie, Freud ebbe a dire che chi si accinge a scriverne "si vota inevitabilmente alla menzogna, all'omissione e all'adulazione"; e io, in quanto freudiano, credo che, a maggior ragione, queste parole valgano anche per le autobiografie. Infatti, quando ho cercato di richiamare alla mente gli avvenimenti più importanti della mia vita, mi sono accorto che tendevo a conferire eccessivo valore a certi fatti e a dimenticarne per mia convenienza altri, proprio come Freud aveva ammonito. Pensai dunque che se volevo presentare in un libro materiale di natura personale, dovevo conferirgli una forma diversa dall'autobiografia. La formula che alla fine decisi di usare fu la selezione di un certo numero di saggi, la cui stesura copre un lungo arco di tempo e che non sono mai stati pubblicati in volume. Per il loro contenuto e per il fatto di essere stati da me scelti, ritengo che essi possano consentire al lettore di farsi autonomamente un'idea delle forze che più di altre hanno influito su di me».
Le Olimpiche. Testo greco a fronte
Pindaro
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2018
pagine: 208
Ci fu un tempo in cui l'uomo sembrò barbaro per eccesso di ricchezza, in cui fu e si sentì completo senza scienza e critica, maturo vivendo di fantasia, leggende e grandi istinti: è questa l'età arcaica. La nostra presunzione la vede in funzione nostra, l'uomo arcaico, da parte sua, ci avrebbe sentiti dissociati, infelici e perfino irragionevoli. Il poeta più rappresentativo di questa lunghissima epoca umana — e la poesia è il più compiuto dei documenti storici — è Pindaro, vissuto all'alba, lenta, del mondo della «ragione». Questa lontananza spiega il «caso» Pindaro: considerato per tutta l'antichità «di gran lunga il maggiore dei lirici», come diceva Quintiliano, parrebbe inassimilabile al mondo moderno. È bene dunque rileggere, cioè «tradurre». Risentire senza atti di fede una delle più alte e commosse voci della lirica mondiale. La più limpida poesia e la più accurata filologia concorrono ad accompagnare il lettore nel viaggio a quel passato immortale, indispensabile alla sua coscienza di uomo moderno. «L'interpretazione di Mandruzzato esprime sicuri esiti d'arte... L'unica via perché Pindaro possa raggiungere il pubblico d'oggi è appunto che si salvi la sua qualità poetica, ossia che il traduttore si faccia lui stesso poeta: tralasci il calco, affronti il mistero e il rischio dell'atto creativo », così scriveva Dario Del Corno quando questo testo apparve per la prima volta.
Invocazione all'Orsa maggiore. Testo originale a fronte
Ingeborg Bachmann
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2018
pagine: 240
"Alla parola che celebra se stessa nei riti dell'estetismo, alla «poesia monologica» di un Gottfried Benn, Ingeborg Bachmann oppone una letteratura «rivolta con tutta la sua essenza ad un Tu», una poetica dell'«immaginazione sensoriale». [...] La sfida dell'Invocazione non occulta il male dell'Orsa, ma lo raffigura in tutta la sua terribile potenza. In questo senso Ingeborg Bachmann si fa portatrice di una moderna poetica del sublime, che riconosce la grandezza dell'uomo nella sfida che egli rivolge alle potenze che lo sovrastano. Se Dio non abita nel mondo e se la storia è visitata dal male, se l'uomo è estraniato da se stesso, spetta al canto poetico testimoniare messianicamente la verità. Il non-rivelarsi di Dio, la sua «presenza-assenza» — un concetto che lega Ingeborg Bachmann a Simone Weil e a Wittgenstein, e ancora più indietro a Hölderlin — si rovescia così nella trascendenza mistica della parola. Ogni poesia è in questo senso Anrufung: preghiera, invocazione e chiamata in giudizio al tempo stesso." (Dallo scritto di Luigi Reitani)
Saggi su Heidegger
Karl Löwith
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2018
pagine: 160
«L'autore di questo saggio di valutazione critica può dire forse senza lusingarsi che la sua prima edizione, apparsa nel 1953, è valsa all'intento che l'ispirava contribuendo a rompere l'aura di silenzio confuso e di sterile ripetizione del maestro da parte di seguaci proni al suo fascino. Ma una discussione, che sul terreno di Heidegger e dell'intento suo affrontasse il problema del rapporto dell'Esserci umano all'Essere e dell'Essere col tempo, non si può ancora dire che si sia svolta. Manca per questo certo all'uomo d'oggi, immerso nel tempo della storia e che esiste come contemporaneo, ogni esperienza di un Essere eternamente duraturo e vivo, identico a sé nel mutare di tutte le sue forme. Ed è la profonda ma evidente adeguatezza a questo tempo del pensiero di Heidegger che gli procura, nonostante ogni apparente remoto distacco, una tanto diffusa ed efficace influenza. Tuttavia, la sua sfida radicale, che risale fino al limite estremo della tradizione europea per rimetterne in questione la razionalità, da lui vista come storia di un decadimento, resta ancora senza adeguata risposta. [.. .] "Male è ripagato il maestro di cui si rimane sempre soltanto scolari. E perché non volete strappare le foglie della mia corona? Voi mi venerate: ma che accadrebbe, se un giorno la vostra venerazione si perdesse?" ». (Dalla prefazione)
L'Islam e il Graal. Studio sull'esoterismo del Parzival di Wolfram von Eschenbach
Pierre Ponsoye
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2018
pagine: 158
La leggenda del Graal è un "mistero" intorno al quale gli studiosi continuano a interrogarsi. Pur sfuggendo a una definizione teologica specifica, il Graal può essere descritto come "visione di Dio", cioè come l'incontro di Dio con se stesso nell'uomo. Ma l'universalità del Graal, in quanto tale, pone un problema maggiore: quello delle fonti non cristiane che sono all'origine della sua leggenda. Rifacendosi alle dottrine esoteriche tradizionali, e rileggendo in questa luce il "ciclo" del Parzival di Wolfram von Eschenbach, Pierre Ponsoye rintraccia gli elementi islamici presenti nella leggenda del Graal, spesso trascurati dagli studiosi, rivelando così la Tradizione sacra che costituisce la segreta genealogia di un simbolo universale.
Frammenti orfici
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2018
pagine: 115
"Molte figure ci offre la Grecia antica, parole e immagini che la fantasia e l'intelletto stentano a seguire. Storditi da questa varietà, indugiamo su alcune espressioni, secondo affinità istintive. Ma c'è una radice di cui quella molteplicità non è che un manifestarsi; c'è un punto di convergenza, che banalmente si può chiamare il sostrato della civiltà greca, e le cui condizioni astratte si possono delineare, in un certo clima, in un dato ceppo umano, in ciò che urge all'esterno, nelle sofferenze dei padri, ma che è troppo lontano da noi, perché lo si possa cogliere direttamente. Per farlo, dovremmo strapparci completamente da noi stessi. I greci hanno dato dei nomi a questo sostrato. Uno di essi è Orfeo. Per più di mille anni, riemergono tracce di poesie, pratiche religiose legate a questo nome. Noi moderni chiamiamo Orfici questi autori anonimi, ma non si tratta né di una setta religiosa, né di una scuola, né di un movimento qualsiasi; le loro espressioni non sono né di artisti individuali né di poesia popolare. Orfeo, piuttosto, è la voce profonda — anche se non l'unica — della Grecia, da cui sorgono, in parte, la religione, la poesia, la filosofia." (dalla prefazione di Giorgio Colli)
Il diario fiorentino
Rainer Maria Rilke
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2018
pagine: 116
"Il soggiorno di Rilke a Firenze non fu lungo; ma l'attività svolta dovette essere intensa. Musei, chiese, palazzi, conventi, gallerie (persino quella del principe Corsini, di difficile accesso), nulla rimase inesplorato. Furono fatte escursioni non solo a Bellosguardo, a Fiesole, a Settignano e alla Certosa, ma a Maiano, a Rovezzano, a Bagno a Ripoli. Il frutto di tale primo contatto con realtà profondamente diverse da quelle conosciute sino allora non fu tanto l' albo o quaderno di riflessioni e ricordi che riempì per donarlo, testimonianza di amore e di ammirazione, a Lou Salomé, la donna amata, quanto un nucleo di idee e di concezioni che attraversano in modo più o meno visibile tutta la sua opera e alimentano la fase estrema della sua poesia." (dalla postfazione di Giorgio Zampa)
Ragione e antiragione nel nostro tempo
Karl Jaspers
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2018
pagine: 104
Per Jaspers la ragione è un polo intrascendibile del nostro essere, l'altro è l'esistenza. L'esistenza è la sorgente e il limite dell'attività razionale; ma non esiste un altro organo o un altro atteggiamento dell'uomo che ci permetta di superare questo limite e di entrare in un rapporto immediato e incondizionato con l'essere; e ciò perché la ragione non è un principio a sé stante ma una possibilità dell'esistenza, anzi l'esistenza stessa in quanto si illumina nelle sue possibilità, nel suo essere "esistenza possibile", nel suo essere "ricerca dell'essere". Questo ruolo ineliminabile e decisivo della ragione si va sempre più accentuando nella filosofia di Jaspers, com'è attestato anche da una dichia-razione autobiografica contenuta nella presente opera: "Decenni or sono ho parlato di filosofia dell'esistenza [...]. Oggi preferisco dare alla filosofia il nome di filosofia della ragione, poiché sembra urgente sottolineare questa sua antichissima natura. Se la ragione va perduta, con essa va perduta anche la filosofia. Il suo compito fin dall'inizio è stato, e rimane, quello di attingere la ragione, di co-stituirsi in quanto ragione, e più precisamente in quanto ragione autentica, dell'intelletto vincolante e appropriandosene totalmente, non si invischia nelle angustie dell'intelletto". (Dallo scritto di Pietro Chiodi)
Lodi del corpo femminile. Poeti francesi del Cinquecento. Testo francese a fronte
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2018
pagine: 155
Può una poesia parlare del corpo senza nasconderlo, fagocitarlo, distruggerlo, senza inghiottirlo nell'ombra del suo proprio corpo? La domanda non esige né, forse, consentirebbe risposta, vuol essere solo un piccolo cenno d'intesa, scherzosamente "problematico", a chi s'accinge alla lettura di queste quaranta poesie nelle quali troverà sì nominate e decantate le parti più adorabili del corpo femminile, ma assisterà nel contempo, come dice benissimo, nelle esaurienti pagine finali, Aurelio Principato, alla loro trasformazione "in marmo, corallo, smalto, ematite, giaietto", cioè, appunto, alla loro scomparsa. Senza contare che, già nella scelta degli oggetti da "blasonner", fra le parti del corpo si insinuano oggetti "vicini al corpo": l'anello, lo specchio..., con uno scarto a priori verso lo stemma, il rebus, la natura morta. Ma non voglio, con queste seriosità, rovinare una festa che s'annuncia, ed è, tanto insolita quanto preziosa. Frutto singolare di una sensibilità e di un gusto al tempo stesso ingenui e squisiti, punto d'incontro instabile, e proprio per questo affascinante, fra una cultura goliardico-carnevalesca in via d'estinzione e l'eterno petrarchismo in attesa d'una delle sue più gloriose reincarnazioni, quella della Plèiade, i "Blasons du corps féminin" non sono trofei o reperti per soli specialisti ed eruditi, si offrono anche a una lettura lieve, svagante, divertita.
Romanzo di Alessandro seguito da «Vita di Alessandro» di Plutarco
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2018
pagine: 216
«Si narra che il più valoroso e nobile fra gli uomini sia stato Alessandro, il re dei macedoni, che compì tutte le sue imprese trovando sempre nella divina provvidenza un valido alleato al suo valore: portò guerra a tutti i popoli della terra, conquistando città dopo città tanto rapidamente che a un altro quel tempo non sarebbe bastato neppure per visitare quei luoghi. Narreremo delle gesta di Alessandro, delle qualità del suo corpo e del suo spirito, della sua fortuna nelle imprese e del suo valore: e cominceremo dalla nascita, dicendo chi fosse suo padre». (A cura di Monica Centanni)
Lettere d'amore a Louise Colet 1846-1848
Gustave Flaubert
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2018
pagine: 240
«Ho seno, collo e spalle di grande bellezza. La pettinatura (di un castano chiarissimo, bionda al tempo della mia infanzia), composta di lunghissimi boccoli che ricadono sulle tempie, velano le gote e scendono fino alle spalle, mi attira molti complimenti. Ho la fronte alta, ben fatta, molto espressiva, le sopracciglia folte e finemente disegnate, gli occhi azzurro cupo, grandi, bellissimi quando ardono al fuoco del pensiero e delle sensazioni». Ecco l'autoritratto che Louise Colet consegna al suo diario, il 14 giugno 1845. Un anno dopo, tra questa donna e Gustave Flaubert nasce una relazione, tenera e tempestosa. Ventiquattrenne, «di una bellezza eroica», Gustave trova in Louise «la sola donna che ho amato e che ho avuto». Trentaseienne, già amante del filosofo Victor Cousin, Louise crede, romanticamente ostinata, alle ragioni del cuore. Sono entrambi scrittori, l'una di qualche fama, l'altro appena agli inizi. Sono entrambi legati a un nucleo familiare, lei a un marito e a una figlia, lui a una madre. La loro vicenda è un ininterrotto tentativo di trasformare gli equilibri tra la «generosità» di un grande amore che diventa per Louise il centro della vita, e l'«avarizia» di un amore che per Gustave ha un posto ben definito tra gli affetti, le amicizie, i progetti di viaggi esotici e il sogno d'Arte che ne domina l'esistenza. Agli slanci dell'amica, Gustave oppone la riserva dell'amato, la malinconica autosufficienza del prigioniero volontario. Alle sofferenze, alle rappacificazioni, alle accuse, all'addio seguirà il silenzio; placate le tensioni, la relazione riprenderà poi in un altro tono e con altri ruoli: sarà un artista compiuto che dettaglia alla sua confidente i lineamenti di una nuova estetica che si sta incarnando in uno «scandaloso romanzo», "Madame Bovary". Di questa storia d'amore le lettere mostrano giorno per giorno la traccia fresca. Ed è una traccia che ci rivela uno scrittore che ha fatto dire ad André Gide: «Se l'opera intera di Flaubert dovesse essere messa su un piatto della bilancia, la sola Corrispondenza, gettata sull'altro, la supererebbe; e se mi fosse permesso di conservare soltanto l'una o l'altra, io sceglierei quest'ultima».

