Marsilio: Letteratura universale. Elsinore
Riccardo II. Testo inglese a fronte
William Shakespeare
Libro: Copertina morbida
editore: Marsilio
anno edizione: 2014
pagine: 331
Volontà e destino, rito e potere si fondono assieme in quello che Coleridge definì il "dramma più schiettamente storico di tutto il teatro shakespeariano". La scena, alla fine del XIV secolo, è quella della drammatica deposizione di Riccardo II, osteggiato e sconfitto dal cugino usurpatore Enrico Bolingbroke, che ascenderà al trono con il nome di Enrico IV. Figura sacra e rituale dell'ordine simbolico medievale, di un mondo di istituzioni e cerimonie che sta collassando su se stesso per cedere il passo a una visione più moderna di regalità, Riccardo è però anche un uomo dalla profonda intuizione e dal pathos sofferto, un individuo che accoglie su di sé il declino tragico della perdita del nome e dell'identità, e che sceglie di arrendersi, prima ancora di aver lottato, alla propria disperata fragilità. Oscure trame, segreti inganni, vuoti cerimoniali e laceranti monologhi costituiscono lo sfondo e al contempo l'essenza di questo profondo dramma politico e psicologico, che sin dalle prime rappresentazioni ha dimostrato la sua imperitura capacità di significazione. Adattato e rivisitato con il passare dei secoli, declinato nei suoi molteplici interrogativi sul potere, il Riccardo II gode di enorme successo fin dal Settecento e nel Novecento vede tra i suoi registi i nomi di Giorgio Strehler, Gabriele Lavia, Anthony Quayle e Peter Hall. L'ultimo secolo assiste anche al fiorire delle traduzioni...
Il preludio 1799. Testo inglese a fronte
William Wordsworth
Libro: Libro in brossura
editore: Marsilio
anno edizione: 2013
pagine: 126
"Preludio al Preludio", o inizio del poema gli inizi: così potremmo definire questo intenso, luminoso, piccolo "Preludio 1799", ovvero la prima stesura del grande poema autobiografico che Wordsworth continuò a scrivere e riscrivere per tutta la vita, ampliandolo e modificandone struttura e intenti, senza mai pubblicarlo, senza mai, perfino, dargli un titolo definitivo, tanta era l'urgenza di assecondare la fluidità inarrestabile della forma poetica, che in epoca romantica sempre configura come in-finito, organismo in divenire, produzione continua di forme, significati e relazioni nuove e mutevoli. Fu la versione del 1805 in 13 libri, pubblicata postuma e finalmente con un titolo "Il preludio" appunto, scelto dalla moglie Mary - a imporsi come quella canonica e a suo modo "definitiva": una lunga meditazione sulla "crescita della mente del poeta", con i suoi momenti di gloria, di attesa e di perdita, innervata sulla narrazione di avvenimenti formativi della vita di Wordsworth. Ma l'agile "Preludio 1799" si colloca all'origine di tutto questo, nei momenti privilegiati e ansiosi dell'infanzia di un poeta, quando il mondo fisico e naturale si rivela come presenza sublime e paurosa, esperienza incomunicabile di appartenenza ed esclusione, turbamento e felicità. Momenti di presente puro in cui il tempo-spazio umano si sospende e si apre ai percorsi dell'immaginazione, dei sensi, del ricordo.
Il ritratto di Mr W. H. Testo inglese a fronte
Oscar Wilde
Libro: Copertina morbida
editore: Marsilio
anno edizione: 2013
pagine: 222
Pubblicato per la prima volta nel 1889 in una versione assai più breve e più "cauta", "Il ritratto di Mr W.H.", da Wilde a lungo e instancabilmente rimaneggiato e riscritto, approda infine a questa edizione molto più ricca e complessa, nella forma e nella sostanza, che però vide la luce soltanto nel 1921, quando cominciavano a smorzarsi gli echi "scandalosi" della vicenda wildiana, dal terribile processo, al carcere, alla morte disperata. Non poteva aver certo vita facile infatti nella cultura vittoriana questa storia affascinante della ipotetica ricerca dell'identità di Mr W.H., il "fair youth" cui Shakespeare aveva dedicato i Sonetti, che fornisce, appena occultato sotto la patina anticata dei tempi elisabettiani e del platonismo omoerotico del Rinascimento, un apologo appassionato dell'amicizia virile. Ma "Il ritratto di Mr W.H." non è solo questo: complicato racconto nel racconto dove i narratori intrecciano le loro diverse "verità", fiction e saggio, gioco metaletterario anticipatore di Borges e di Nabokov, funambolica prova di erudizione sul filo dell'esegesi shakespeariana, il testo si apre al gioco delle suggestioni e contaminazioni raccontando una storia, squisitamente novecentesca, sulla incertezza, sulla falsificazione e sull'instabile statuto della interpretazione. Sfida temeraria, negli stessi anni del "Ritratto di Dorian Gray", da parte di un autore che giocò a distanza sempre più ravvicinata con il fuoco della censura fino a bruciarsi le ali.
La signora Dalloway. Testo inglese a fronte
Virginia Woolf
Libro: Copertina morbida
editore: Marsilio
anno edizione: 2012
pagine: 479
Dopo l'audace sperimentazione de "La stanza di Jacob", nel 1925 Virginia Woolf approda a "La signora Dalloway", il suo primo grande romanzo, per molti il più bello. A ridosso dell'"Ulisse" di Joyce (che Virginia non amava, ma con il quale inevitabilmente intreccia un dialogo a distanza), ancora un racconto concentrato su un unico giorno (un mercoledì di giugno 1923), e un unico spazio, Londra: una fantasmagoria di strade, sguardi, prospettive e personaggi che si intrecciano e si toccano per poi perdersi e disperdersi nella splendida e lacerante forza vitale della grande città modernista. A contenere questa materia frammentaria e sfuggente sta un uso magistrale di tempo e spazio, marcati da segnali ricorrenti (il suono del Big Ben, il canto degli uccelli, il volo dell'aereo sul quale convergono gli sguardi) e, sul piano della storia, la festa - il ricevimento che Clarissa Dalloway sta preparando per quella calda sera di giugno. Ma è soprattutto la splendida Clarissa cinquantenne, alto-borghese, una vita apparentemente dorata e un passato di desideri segreti e negati - il punto di attrazione di questa "pioggia di atomi" (come si esprime Virginia Woolf in un famoso saggio) che attorno a lei e alla sua festa si aggrega e si trova per poi perdersi di nuovo. Clarissa e il suo "doppio" sconosciuto, Septimus Warren Smith - giovane, povero, reduce allucinato di una guerra che gli ha sconvolto per sempre la mente e la vita: due esistenze che si intrecciano e si rispecchiano senza mai incontrarsi.
L'uomo che volle farsi re. Testo inglese a fronte
Rudyard Kipling
Libro: Copertina morbida
editore: Marsilio
anno edizione: 2011
pagine: 171
Una coppia di sgangherati vagabondi, sottufficiali in congedo dell'esercito imperiale britannico, si avventura nella folle impresa di conquistare il Kafiristan (oggi regione nordorientale dell'Afghanistan) e di farsi acclamare re, sognando di trattare l'alleanza con l'Impero inglese per il dominio strategico dell'intera area. Inutile dire che l'impresa finisce malissimo e che la nota grottesca con cui era cominciata si incupisce in immagini tragiche (per tutte, la testa mozzata di uno dei due vagabondi). Il linguaggio (sul quale Mario Domenichelli ha lavorato con la puntigliosa consapevolezza di una prova importante e irrinunciabile per la comprensione del racconto) è un impasto unico di umile e sublime, registri gergali e basso-mimetici che si alternano a quelli più alti e "realistici" della voce narrante, in un fluire rapido della narrazione che riesce a raccontare, con voci diverse, tante storie: quella dei due poveri vagabondi, vittime più che protagonisti dell'impresa imperiale, e di tanti altri sconfitti - nativi e britannici cancellati dalla storia, e quella della Grande Storia, di cui il racconto di Kipling si fa parodia e, al tempo stesso, tragico controcanto.
Il figlio di Cuchulain: Sulla spiaggia di Baile-Purgatorio-La morte di Cuchulain. Testo inglese a fronte
William Butler Yeats
Libro: Copertina morbida
editore: Marsilio
anno edizione: 2011
pagine: 178
"Sulla spiaggia di Baile", "Purgatorio" e "La morte di Cuchulain": tre brevi capolavori del teatro yeatsiano che partendo dal mito sviluppano, come un'ossessione, il nucleo tematico della uccisione del figlio. Cuchulain, invincibile e ribelle, il grande eroe del ciclo mitologico dell'Ulster, uccide senza riconoscerlo il proprio unico figlio, e impazzisce; il Vecchio di Purgatorio, come per un terribile messaggio eugenetico, uccide il proprio figlio per impedire che la contaminazione morale si propaghi alle generazioni future; ed è ancora Cuchulain infine, nell'ultimo dramma (scritto a pochi mesi dalla morte dell'autore), a rivivere nella propria morte la colpa terribile che ha segnato la sua esistenza. Tragedie stilizzate, minime e crudeli, i tre testi, che attraversano tutto il percorso esistenziale di Yeats, mettono in scena, muovendosi tra storia e allegoria, un passato mitico degenerato in presente violento, nichilista e assurdo, che precorre l'immaginario di Beckett e la sua scena essenziale e scarnificata. Nella fine del ciclo generazionale si profila l'uccisione del futuro e la fine di ogni sogno: di una società mossa dall'idealismo e dalla cultura, di un'Irlanda eroica e spirituale, di una vita in cui l'Arte immortale e la carnalità sensuale potessero fondersi in una inscindibile, utopica unità dell'essere. Si evidenziano invece, sotto metafora, i limiti dolorosi dell'uomo e di ogni suo obiettivo, il degrado dell'originario eroismo nel volgare spirito mercantile...
La duchessa di Amalfi. Testo inglese a fronte
John Webster
Libro: Libro in brossura
editore: Marsilio
anno edizione: 2010
pagine: 297
Tragedia tra le più fosche e dolenti del teatro giacomiano, "La duchessa di Amalfi" è una storia di potere e sopraffazione, di inganni crudeli e violenza efferata, ambientata in una Italia rinascimentale immorale e corrotta in cui si agitano, tra orrore e pietà, fantasie allucinate e inconfessabili desideri. Ma è, soprattutto, la storia di una donna coraggiosa, vedova trasgressiva e vigorosamente sensuale, che non esita a porre la passione privata al di sopra delle ragioni della politica, della conservazione della stirpe e del patrimonio. Un grande personaggio femminile perché anche intensamente materno, che partorisce di fatto "in scena" (unicum nel teatro dell'epoca) a testimonianza della sua indomita vitalità. Attorno a lei si muovono, sinistre e ambigue, le figure maschili del potere e dell'inganno: i fratelli tiranni, e Bosola, 'villain' introverso e sardonico 'malcontento' che, in un sottile gioco metateatrale, osserva il suo duplice ruolo di protagonista e di attore di un dramma di cui non ha compreso appieno la prismatica essenza.
La moglie di campagna. Testo inglese a fronte
William Wycherley
Libro: Copertina morbida
editore: Marsilio
anno edizione: 2009
pagine: 374
In una trama turbinante di intrighi e di equivoci e in un linguaggio intriso di ambiguità e doppi sensi, si snoda la vicenda (già di Terenzio e di Molière) del cinico libertino che non esita a fingersi impotente per avere accesso alle stanze delle signore, gabbare i mariti gelosi e soprattutto dimostrare che le donne non tengono tanto alla morale quanto a far salva la loro reputazione. Gli tiene testa Margery, la "moglie di campagna" tenuta nascosta dal marito anziano e geloso, falsa "ingenue" pronta ad apprendere le furbizie e i piaceri delle "donne di città". Un ritratto audace, e impietoso ai limiti del cinismo, della società dell'epoca, del tutto privo di quella critica morale che smorzerà i toni del teatro comico successivo quando, a cavallo del secolo, al nuovo pubblico di borghesi cittadini sarà proposto il modello più edificante della commedia "sentimentale". Macchina teatrale perfetta, che sulla scena si dispiega in tutta la sua irresistibile forza comica (la commedia è ancora oggi molto rappresentata in Inghilterra), il testo scritto conserva nondimeno tutta la vivacità di un linguaggio sempre ammiccante e di situazioni sorprendenti per spregiudicatezza e arguzia; la celebre gag della porcellana, basata sui doppi sensi di quell'"oggetto di pregio" amato dalle signore, resta una delle più irresistibilmente comiche del teatro inglese di tutti i tempi.
Edipo. Testo inglese a fronte
John Dryden, Nathaniel Lee
Libro: Libro in brossura
editore: Marsilio
anno edizione: 2008
pagine: 256
Il nome di John Dryden, critico drammaturgo e poeta inglese del XVII secolo, è soprattutto legato, per i non specialisti, ai suoi "adattamenti" neoclassici di Shakespeare, e questa fama all'ombra del grande drammaturgo sicuramente non ha aiutato a riconoscerne la grande originalità e autonomia. Questo "Edipo", scritto da Dryden in collaborazione con Nathaniel Lee nel 1678, trasforma radicalmente l'antico, per aggiunta e sottrazione: mentre si attenuano i legami con gli antichi miti di fondazione e vendetta, si amplifica e assume una centralità indiscussa il tema della passione di Edipo e Giocasta, inconsapevoli interpreti del tema dell'incesto che, con effetti di tragica ironia, serpeggia e si rifrange in ogni parte dell'azione drammatica. Un mito eterno e una possente tragedia raccontati dalla prospettiva amara e disincantata della modernità.
Il castello di Otranto. Testo inglese a fronte
Horace Walpole
Libro: Copertina morbida
editore: Marsilio
anno edizione: 2008
pagine: 342
Vero capostipite di un filone letterario inesauribile e sempre ricco di sorprese quale è il gotico, "II castello di Otranto" (1764) di Horace Walpole continua a essere oggetto di indagini sui suoi meccanismi narrativi, sospesi tra ragione e immaginazione, tragedia e commedia. Con questo romanzo infatti vengono fissate quelle che saranno le ricorrenze del genere: un tiranno lascivo e orgoglioso, un'eroina pura e indifesa e un paladino animato dalle più nobili intenzioni, riuniti negli spazi di un castello nelle cui segrete e nei cui labirinti si consuma un dramma dinastico contrassegnato dai ripetuti interventi di forze soprannaturali.
Peter Pan nei giardini di Kensington. Testo inglese a fronte
James Matthew Barrie
Libro: Copertina rigida
editore: Marsilio
anno edizione: 2007
pagine: 203
È qui, in questi giardini incantati nel cuore di Londra e in questa favola, seminascosta tra le pagine di un romanzo per adulti, che nasce e comincia a volare Peter Pan, non ancora rivestito del clamore che ne avrebbe fatto, di lì a poco, quel grande mito dell'infanzia e della nostra cultura che tutti conosciamo. Un bimbetto di soli sette giorni, che sa parlare il linguaggio degli uccelli e delle fate ma non è più uno di loro; che ricorda appena, e con una strana nostalgia, il mondo dei suoi simili ma non potrà più farvi ritorno. Esiliato nello spazio magico di una infanzia eterna suo malgrado, Peter Pan, con il suo piffero e la sua capretta, vivrà per sempre su quel confine, su quei cancelli che lo escludono ogni sera dal mondo della realtà, degli affetti e dei bambini che diventano adulti. Il "ragazzo che non vuol crescere", l'adolescente egocentrico e orgoglioso che sceglie la libertà e l'avventura solitaria dell'Isola Che Non C'è verrà dopo - nella commedia del 1904 che dette al suo autore fama mondiale, e nel romanzo (Peter e Wendy) che da quella fu tratto. Ma prima di tutto questo - prima dei pirati e di Capitan Uncino, di Nana e Wendy, e delle immagini indimenticabili che Barrie e poi Walt Disney ci hanno regalato - c'è la favola struggente che qui viene raccontata: quella di un piccolissimo Peter Pan, metà bimbo e metà uccello, costretto a restare per sempre, nei Giardini di Kensington, "gaio, innocente e senza cuore".
L'ebreo di Malta. Con testo inglese a fronte
Christopher Marlowe
Libro: Libro in brossura
editore: Marsilio
anno edizione: 2007
pagine: 288
Un testo che supera l'innegabile antisemitismo di superficie in una generale idea di corruzione che comprende ogni etnia, religione e personaggio e riporta il lettore sia al Medioevo e ai suoi roghi, sia al più vicino Novecento dei genocidi. Questa è la storia di Barabba, abile e crudele mercante ebreo che rifiuta la conversione al cristianesimo, commette omicidi e stragi e finisce bruciato in un infernale calderone rovente.

