Aragno: Biblioteca Aragno
Lettere a Cola di Rienzo
Francesco Petrarca
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2021
pagine: 140
È l'estate del 1347 e sulla scena italiana, ma non solo italiana, è comparso il tribuno Cola di Rienzo con il suo tentativo, pur effimero e illusorio, di far rinascere a Roma la res publica romana. La storiografia ha ora celebrato e ora ridimensionato questo tentativo ma la questione, trattandosi qui di Petrarca, va letta e interpretata proprio dal punto di vista di Petrarca che, alla fine, non era affatto né un visionario né un mitomane. Ebbene: per il nostro poeta l'impresa del tribuno fu una vicenda estremamente seria, per la quale valeva la pena di battersi anche a costo (come in effetti avvenne) di rotture dolorosissime: quella con la famiglia Colonna innanzitutto, e col cardinale Giovanni in particolare, ossia con chi aveva costituito la base stessa del suo personale successo come poeta e come intellettuale dell'umanesimo. Non c'è biografia di Petrarca che non dedichi una particolare attenzione a questa drammatica vicenda che comportò peraltro la pressoché definitiva rottura del poeta anche con la Curia pontificia di Avignone tanto che alla fine di quel 1347, pur ormai esauritosi il moto "rivoluzionario", noi vediamo Petrarca ormai tornato in terra italiana per rimanervi dalla primavera-estate del 1353 fino alla morte. E ciò, nonostante il continuo rimpianto e quasi costante richiamo di Valchiusa.
Visti da vicino
Beppe Ghisolfi
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2020
pagine: 360
«Sono centinaia i miei incontri ogni anno. In molti casi si tratta di persone che vedo distrattamente e che non lasciano il segno. A volte invece nasce un rapporto di stima e curiosità e si crea un'amicizia che dura nel tempo. Ho scelto alcuni personaggi che per me hanno, o hanno avuto, grande significato. Di ognuno ho cercato di raccontare un flash della loro vita soprattutto nel momento in cui si è incontrata con la mia. Facendo l'insegnante il giornalista ed il banchiere non mi sono mancate le occasioni.»
Il taccuino segreto
Cesare Pavese
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2020
pagine: 236
A settant'anni dalla scomparsa di Cesare Pavese, lontani ormai i clamori suscitati dalla prima segnalazione sulle pagine culturali del quotidiano «La Stampa » nel 1990, viene infine presentata in volume l'edizione del Taccuino segreto dello scrittore torinese. Curata da Francesca Belviso, corredata di una introduzione dello storico della cultura Angelo d'Orsi, arricchita della testimonianza inedita dello scopritore, Lorenzo Mondo, nonché di un saggio della curatrice, l'edizione permette infine di inserire a pieno titolo questo scritto nella biografia intellettuale pavesiana. La ricostruzione della genesi scrittoria del Taccuino, redatto in uno dei periodi più tormentati del percorso esistenziale di Pavese, induce a contestualizzare questa scrittura diaristica e offre una chiave di lettura per la comprensione di alcuni dei frammenti più problematici dal punto di vista ideologico. Una opportuna antologia degli articoli usciti all'indomani della pubblicazione sulla « Stampa » fornisce un campione delle reazioni più vive espresse da coloro che ebbero Pavese come sodale e definisce il contesto storico del dibattito. Nell'appendice documentale, la pubblicazione delle immagini del block notes di 29 fogli permette infine di allontanare ogni dubbio sull'autenticità del documento. La prima edizione del Taccuino segreto di Pavese sembra dunque imporsi come un'operazione doverosa e necessaria, a trent'anni esatti dalla scoperta dell'inedito, poiché fornisce un tassello fondamentale al ritratto di un autore che ancora oggi sembra oscillare tra la figura dell'idolo inviolato e quella del mito infranto.
Corrispondenza 1880-1882
W. Richard Wagner, Cosima Wagner, Joseph-Arthur de Gobineau
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2020
pagine: 215
«Dovevo incontrare così tardi il solo scrittore originale che io conosca? Non divoro le Nouvelles asiatiques perché le assaporo. Fieno delle Mille e una notte!». Wagner non trova altre parole per dire tutto il suo entusiasmo alla lettura delle novelle di Gobineau. Il quale dal canto suo così si esprime riguardo alla musica del Maestro: «Ah il Lohengrin! Non c'è niente al mondo di comparabile!». Ma nonostante l'amicizia e la stima reciproca Wagner e Gobineau non erano disposti a transigere sulle loro convinzioni. L'uno impegnato nell'opera di rigenerazione della razza superiore mediante la vera arte, e l'altro con la certezza che le civiltà, organismi viventi, subiscono la necessità della vita: nascita, crescita, fecondità, deperimento e morte. Tanto da far supporre che se le relazioni tra i due non fossero state interrotte dalla morte, sarebbero sfociate in un dissidio come quello sorto tra Nietzsche e Wagner al tempo della rappresentazione del Ring nel primo festival di Bayreuth.
La vita di Iesu Cristo
Antonio Musa Brasavola
Libro: Prodotto composito per la vendita al dettaglio
editore: Aragno
anno edizione: 2020
pagine: 1840
A Ferrara nel 1540 il medico Antonio Musa Brasavola (1500-1550) viene invitato da suor Eleonora Barbara d'Este (1515-1575) figlia del duca Alfonso I d'Este e di Lucrezia Borgia, a chiarirle i dubbi che le sono nati sulla vita e sull'insegnamento di Cristo nell'ascoltare le divergenti opinioni di tanti predicatori. Il medico non può rifiutarsi. Intanto lui stesso ha un forte interesse personale per l'argomento, come dimostra la sua giovanile vocazione a entrare in convento. Inoltre Eleonora è membro importante e autorevole della famiglia regnante. È vero che ha scelto spontaneamente di farsi religiosa nel severo convento del Corpus Domini, legato alla memoria della beata Caterina Vigri e prediletto da sua madre Lucrezia, ma è pur sempre una figura pubblica di grande risalto in città dove compare spesso in pubblico per eseguire le musiche di cui è maestra esperta e appassionata. Comincia così il lunghissimo eppur incompiuto dialogo intorno alla "Vita di Cristo". Brasavola vi dedicò un intenso lavoro, anche se altri impegni gli impedirono di portarlo a termine. Pensava di pubblicarlo a stampa, come mostra un parere favorevole dell'Inquisizione domenicana di Ferrara da lui sollecitato. Il dialogo è importante anche perché permette di ascoltare una voce che fa parte del contesto intellettuale e religioso della Ferrara di quegli anni: una città animata da vivacissime polemiche religiose dove una non spenta memoria di fra Girolamo Savonarola si incrociava con la circolazione di idee di riforma religiosa di vario orientamento - predicatori visionari di eresie radicali, dotti umanisti inclini a liberi pensieri, conflitti tra i sostenitori della Chiesa di Roma e le tesi protestanti portate a corte da un Calvino esule sotto la protezione della duchessa Renata di Francia (con grande preoccupazione del papato). Di questo testo si pubblica qui l'edizione critica curata da Anna Corsi. Un saggio introduttivo di Adriano Prosperi è dedicato al profilo intellettuale e religioso di Antonio Musa Brasavola.
Opere politiche. Volume 2
Giusto Lipsio
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2020
pagine: 359
Il volume comprende le Ad libros Politicorum notae (1589/90), le Annotazioni che l'umanista fiammingo Giusto Lipsio volle scrivere per integrare e chiarire alcuni dei punti più problematici della sua opera politica principale, i Politicorum libri sex (1589), a seguito delle critiche sollevatesi tanto da parte cattolica quanto protestante all'indomani della sua pubblicazione. Risoluto a difendersi dagli attacchi feroci provenienti dal teologo connazionale Dirck Volckertszoon Coornhert (1522-1590), Lipsio abbandonerà ben presto la stesura delle Annotazioni, rimaste perciò incompiute, per dedicarsi alla compilazione di un nuovo scritto, il De una religione, adversus dialogistam liber (1590), che costituisce la seconda parte di questo volume, in cui si affronta l'annosa questione della libertà di coscienza e della controversa relazione tra autorità politica e potere religioso.
L'annessione dell'Austria al Reich tedesco e altri scritti (1918-1931)
Hans Kelsen
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2020
pagine: 146
In questa antologia sono raccolti nove testi che Hans Kelsen scrisse tra il 1918 e il 1931. I primi sette si soffermano sul problema dell'annessione (Anschluss) all'Impero tedesco (Reich) dell'Austria tedesca, uno degli Stati nazionali nati dal collasso dell'Impero Austro-Ungarico dopo il Primo conflitto mondiale. Kelsen ribadì la compatibilità dell'annessione con i Trattati di pace e si concentrò sulle necessarie modifiche costituzionali da adottare in Austria e nel Reich. Gli scritti si muovono tra profonde convinzioni giuridiche - tra cui le valutazioni sulla sovranità e sul primato del diritto internazionale - e opportunità politiche: d'accordo con la Socialdemocrazia austriaca, Kelsen scorgeva nell'Anschluss la possibilità di rafforzare la democrazia tedesca. Si trattava di una nuova riunificazione della Germania, profondamente diversa da quella realizzata da Bismarck nel 1871. Kelsen invitava, pertanto, gli Stati europei a non ostacolare quell'unificazione, che avrebbe favorito la pace sul continente. Il suggerimento non fu accolto e, all'inizio degli anni Trenta, a Germania e Austria fu impedito persino di realizzare una semplice unione doganale, alla quale sono dedicati gli ultimi due scritti, entrambi del 1931. Con l'unione doganale Kelsen pensava a un progetto non solo nazionale ma pienamente europeo, bocciato, però, dalle altre potenze. La cui radicale ostilità fu tra le cause del successo dell'Anschluss hitleriano del 1938.
Lettere disperse
Francesco Petrarca
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2020
pagine: 796
Perché Disperse? La risposta, come in molti casi, va trovata nell'opera dell'Autore stesso. È infatti Petrarca che - in conclusione delle Familiari 24 13 6-7 - accenna a lettere non comprese nelle sillogi organiche delle Familiari, delle Senili e delle Sine nomine e, pertanto, non riconducibili ad una sistemazione canonica: «extra ordinem». Sono ottanta lettere che si riferiscono agli anni 1339-1372, tutte dotate di un particolare valore storico e documentale. Con una scelta stilistica che predilige, via via, verso i destinatari, il «tu umanistico» (dall'iniziale e reverenziale voi), in quanto, in una repubblica delle lettere, il senso della comunità riveste più che mai il significato di una vicinanza di intenti, Petrarca si apre, di volta in volta, ai suoi interlocutori, con una particolare vitalità argomentativa che ci fa riflettere sull'importanza del considerare o del riconsiderare l'Autore - sul fondamento del suo epistolario latino - non solo come Poeta del Canzoniere, ma come attento e sensibilissimo osservatore della sua contemporaneità politica, sociale, culturale. Ciò grazie anche alla sua opera di rilettura della tanto amata cultura classica nelle nuove prospettive culturali. I destinatari tutti di queste lettere - da Giovanni Boccaccio a Ludovico di Beringen, dal Papa Urbano V al delfino di Francia Carlo di Valois, da Cola di Rienzo a Jan ze St?eda, per citarne solo alcuni - offrono misura della ricchezza di relazioni del Petrarca con i Grandi dell'epoca e dell'intensità della sua partecipazione ad una realtà complessa. Di questa edizione de Le Disperse fa parte l'ultimo impegno di Ugo Dotti. Il ricordo di Ugo Dotti, che ci ha lasciati il 27 settembre 2017, rispecchia il sentimento profondo di tutti noi per la centralità del critico e dello studioso di grandi problemi e tematiche della cultura e della letteratura.
Ritorno agli elementi
Luca Orlandini
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2020
pagine: 296
Un ghepardo a Lubecca. Qualcosa di così anomalo, imprevisto per lucentezza, da mozzare ogni reazione. Di fronte al ghepardo che trotta in una arcana città baltica si rimane in silenzio, per sbigottimento - la lingua è lacerata, non sa organizzare per grammatica quel lacerto che proviene dal sogno di un dio perduto, quando al posto del campanile c'era una quercia (perché ogni città, sappiate, è una trappola in vetro e marmo, ammirevole). Credo che questo libro sia il capolettera a un buco nero, la prima miniatura di una bibbia che è un geroglifico di cobra. È il manuale per farsi uccidere dal ghepardo - o mutarsi in esso, vedendo di Lubecca l'ossario, del Baltico la Giurassica indecenza, quando perfino le pietre declinavano lamenti. Questa è una scrittura che scatta, che si tocca, priva dell'ordinaria didattica dei saggi che si tengono nelle cucce per cani alla cinghia - cioè, sul divano di casa. È un libro carnivoro. C'è qualcosa di primordiale e primo in questi scritti, di chi abbia combinato ora l'alfabeto, spaccando in diagonale un iceberg. In effetti, il modo ideale per leggere questo libro non è capire - trascinare, probabilmente. Va letto a voce alta, intendo, perché solo così si sente il fiume, profondo, che agita la cresta e non fugge il crepitio, poi l'ostensione delle foglie, il giaguaro bello come un tabernacolo. La parola torna a essere suono, ritmo indubitabile.
Falso trattato di estetica
Benjamin Fondane
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2020
pagine: 196
Apparso per la prima volta nel 1938 e rimasto per molto tempo inosservato, il "Falso Trattato di estetica" di Benjamin Fondane fu ripubblicato in Francia nel 1998, a cento anni dalla nascita dell'autore. Non senza subire l'influsso del pensiero di Lev Sestov (che Fondane aveva conosciuto a Parigi nel 1924), quest'opera brillante e anticonformista intende reagire all'estetica istituzionale che, sottoponendo la poesia al controllo della ragione, la sradica dalla concreta e palpitante realtà dell'esistenza. Un progetto simile doveva inevitabilmente dare luogo a un trattato che suonava «falso» per più d'una ragione. Falso perché parlava della poesia come di un atto di forte partecipazione alla vita e ne proponeva una visione per l'appunto «falsa» dal punto di vista delle codificazioni ufficiali. Falso perché era scritto in uno stile che falsificava e vanificava tutte le aspettative della trattatistica convenzionale. Falso perché, attraverso un'innovativa esaltazione della poesia, mostrava che «il falso è ontologicamente più ricco del vero».
«Forti cose a pensar mettere in versi». Studi su Dante 2
Gennaro Sasso
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2020
pagine: 676
Come nel precedente, anche in questo volume le indagini riguardano non tanto la poesia quanto piuttosto le questioni filosofiche e teologiche che Dante intrecciò nel poema e che costituiscono la sua complessa struttura. Le affrontano, tuttavia, non per delineare, in forma sistematica, la sua filosofia e teologia, ma per coglierne il tono specifico nelle diverse situazioni che vi sono rappresentate. La poesia non costituisce l'oggetto di questi studi, che pure riguardano, in alcuni casi, episodi fra i più celebri e poetici della Commedia; che infatti è un poema, non un trattato, e il pensiero che la anima richiede di essere studiato, nella sua logica, ma in relazione, tuttavia, alle concrete movenze della fictio.
Riflessioni su Piero Gobetti
Manlio Brosio
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2020
pagine: 126
Manlio Brosio (Torino, 10 luglio 1897 - 14 marzo 1980). Si formò nella città di Piero Gobetti, il direttore di «La Rivoluzione Liberale» a cui sarà sempre criticamente fedele. Laureatosi in Giurisprudenza, esercitò la professione di avvocato civilista, prima di intraprendere una brillante carriera diplomatica. Fu ambasciatore italiano a Mosca (1947-1951), Londra (1952-1954), Washington (1955-1961), Parigi (1961-1964) e segretario generale della NATO (1964-1972). I Diari delle rispettive stagioni sono pubblicati da Il Mulino. Nell'ultima parte della sua vita tornò all'attività politica, come senatore del Partito Liberale. «Sobrio, asciutto, coltissimo» lo ricordava Alessandro Galante Garrone. «Eloquente senza parole superflue» lo ha ritratto Franzo Grande Stevens.

