Aragno
La luna negli occhi
Ottavio Rossani
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2019
Vale la pena di scrivere ancora poesie d'amore? Nella tradizione italiana la poesia d'amore è una tendenza incancellabile, divisa tra due lunghe traiettorie, dantesca e petrarchesca. Ottavio Rossani ritiene che non si può fare a meno della poesia d'amore. Ma anche che bisogna trovare un modo nuovo di inventarla. L'amore è passione, è vita, è morte. Amare è vivere, forse saper vivere. Forse anche sapersi preparare al finale dell'esperienza esistenziale, perché nell'amore è implicito anche il dolore di perderlo. Non saper amare è lentamente morire in un risentimento per quel che poteva essere e non è stato. In questo canzoniere d'amore, l'autore celebra l'amore anche come riconoscimento dell'altro/a, il dono gratuito che rende uomini e donne degni di generare vita. Come la poesia stessa, quando incondizionatamente annuncia il futuro.
La Banca d'Italia e l'economia. L'analisi dei governatori
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2019
pagine: 3327
Nel 1947 l'annuale relazione del governatore della Banca d'Italia all'assemblea dei partecipanti al capitale dell'istituto si arricchisce delle "Considerazioni finali". Da allora queste pagine danno al governatore l'opportunità di esprimere con personale linguaggio la propria visione degli accadimenti, dei problemi, delle soluzioni. L'oggetto delle considerazioni finali è in primo luogo la moneta, ma si estende agli aspetti più generali dell'economia italiana e internazionale. Il documento è fonte preziosa per la conoscenza storica e per l'analisi dei tratti di struttura da cui dipendono le difficoltà che il Paese da troppi anni vive.
Nuova poesia americana. Chicago e le praterie
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2019
pagine: 1035
Nel 1961 Nelson Algren pubblica "Chicago: City on the make" (città che si dà da fare, ma anche città che approfitta di ogni occasione per farsi avanti, città col pelo sullo stomaco, etc.) un lungo poema in prosa che si innesta sulla tradizione neo-epica dei poeti attivi a Chicago e nelle città del bacino fluviale che collega i grandi laghi al Golfo del Messico, la primissima frontiera americana. Lo abbiamo scelto come punto di partenza per questa antologia in cui trovano voce gli eredi dei grandi maestri del realismo: Carl Sandburg, Edgar Lee Masters, Kenneth Fearing, Vachel Lindsay, e sopra tutti, il padre dell'epica frammentaria, Ezra Pound, che pur non essendo topograficamente collegabile a queste latitudini, resta una forza imprescindibile per quella che a tutt'oggi è la poesia americana più robusta. Le ricerche e le pratiche letterarie illustrate in questo volume sono le manifestazioni di una resistenza al sopruso linguistico, al ricatto della banalità e al vuoto di significato imposto da una società in cui le potenzialità espressive della parola vengono quotidianamente avvilite e snaturate.
La fine delle buone maniere
Pierfranco Pellizzetti
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2019
pagine: 370
Trascorrere la propria esistenza in un'età decadente, nella spazio materiale della città e in quello virtuale del ricordo. Mentre la quotidianità affila sui nervi un rasoio. Il racconto a matrioska, che emerge attraverso alcune analogie e una metafora. Incastonate tra le storie del presente troviamo, latamente analoghe all'esperienza del protagonista (sorta di metempsicosi in cui non trasmigrano le anime bensì le biografie), vicende di personaggi dell'antichità che contemplarono con inquietudine e sconcerto la caduta della propria urbe-mondo: i gallo-romani Ausonio e Rutilio Namaziano, il bizantino Paolo detto il Silenziario. Negli altri quattordici capitoli appare la Genova aristocratica e familistica, riflesso labirintico della caduta di una civiltà borghese, descritta nei suoi riti e nelle sue contraddizioni. Capitale delle partecipazioni statali, nella lunga traiettoria dell'impresa pubblica, a fronte del generale declino italiano; sia dell'antico triangolo industriale che della Terza Italia dei fuochi fatui distrettuali.
Le carte di Vanzetti
Luigi Botta
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2019
pagine: 162
Chi pensa che la vicenda di Nicola Sacco e di Bartolomeo Vanzetti possa aprirsi e chiudersi con le drammatiche scansioni temporali che prendono l'avvio con l'arresto del 5 maggio 1920 e si concludono con l'esecuzione capitale del 23 agosto 1927 ha una visione particolarmente limitata del caso. L'episodio giudiziario – che per gli anarchici rappresenta uno dei tanti momenti della battaglia epocale per la conquista libertaria e l'abolizione di ogni ingiustizia e autorità -, anche nei decenni successivi continua a essere intensamente vissuto da chi, in tutto il mondo, prima l'ha combattuto con il chiaro intento di salvare l'esistenza dei due italiani riconoscendone l'innocenza, poi si è adoperato affinché la memoria del caso e la testimonianza dell'errore giudiziario non si perdessero nella notte dei tempi ma potessero rimanere a monito di tutte le persone giuste affinché analoghi casi non avessero più a verificarsi. Già all'indomani dell'esecuzione un duplice comitato americano, a Boston e a New York, gettò le basi di un'azione universale che nel tempo avrebbe creato i presupposti per un coinvolgimento progressivo dei diversi ambiti, mettendo in moto un meccanismo d'interesse capace di sensibilizzare, oltre alle forze politiche e sociali già attive, anche quei campi d'intervento fino ad allora solo parzialmente chiamati in causa. La scultura fu la prima a rispondere all'appello, seguita dal teatro, dal cinema, dalla letteratura, dalla poesia, dalla pittura, dalla toponomastica, dai comics e da tutte le altre diverse espressioni della cultura universale, figurativa e non, che a cascata, prima negli Stati Uniti e poi altrove, diedero lustro alle figure di Nicola e Bartolomeo celebrandone l'immagine con l'unica attenzione di codificarne la vicenda per testimoniarla nel tempo ed evitare che simili forme pregiudiziali ed ostili avessero a verificarsi in futuro. I documenti, le «carte», rappresentano il trait d'union tra tutte le espressioni del coinvolgimento umano sul caso. La nascita del comitato italiano con l'obiettivo di raggiungere la riabilitazione di Nick e Bart – promosso grazie alla caparbietà di Vincenzina Vanzetti -, contribuì poi ad allargare ulteriormente l'aerale della sensibilizzazione, sollecitando non solo le azioni legali e sociali, ma promuovendo ancor più quei momenti di cultura diffusa, popolare e non, che poco alla volta resero reale la sensazione dell'universalità del caso. Anche il proclama del governatore del Massachusetts, Michael Dukakis, che nel 1977 riconobbe l'errore giudiziario e decretò il Sacco & Vanzetti day, non pose fine all'azione di diffusa sensibilizzazione, che prosegue ancora oggi. In queste pagine si è ricostruito il filo dell'intera storia – successiva all'esecuzione – indagando "Le carte di Vanzetti", quelle che la famiglia, con rigore, perseveranza e passione, prima, durante e dopo i tragici fatti degli anni Venti, ha raccolto meticolosamente in Italia e altrove, ha conservato e ha infine reso di dominio collettivo, predisponendo così la conoscenza di atti e documenti, pubblici e privati, indispensabili per la completezza di un'informazione reale e obiettiva sul caso.
All'avvocato si dice sempre tutto
Luca Ponti
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2019
"Forse più degli psicanalisti, sono gli avvocati e i giudici a penetrare nell'inconscio umano, a raccogliere la rabbia, il furore, i deliri, le tragedie e i drammi nascosti nei gruppi, nelle famiglie, negli individui. [...] E commuove ritrovare nel personaggio di Castano il respiro di uno scrittore che ha saputo raccontare nei modi più efficaci l'imperfezione dell'essere umano: Palazzeschi. Castano e i suoi comprimari potrebbero entrare a pieno diritto nel 'Palio dei buffi', la splendida raccolta di racconti pubblicata da Palazzeschi del 1937. Rispetto all'umorismo pirandelliano la categoria del «buffo» ha una dimensione più popolare, più declinata verso il grottesco, più carnale e compromessa con le funzioni del corpo. Buffo è appunto il mondo di Castano nella sua continua incapacità di rispettare le forme alle quali vorrebbe adeguarsi, nei suoi gesti talora inconsulti, nel procedere per impulsi che si contraddicono, e insomma nell'incarnare quel principio di indeterminazione che l'epoca contemporanea sembra voler estendere dalla fisica quantistica all'antropologia." (dalla prefazione di F. Finotti)
La grande Italia. Scritti politici (1914-1921)
Gabriele D'Annunzio
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2019
"La grande Italia. Scritti politici" (1914 - 1921) raccoglie la maggior parte degli scritti politici di Gabriele D'Annunzio del periodo compreso tra la vigilia della prima guerra mondiale e la conclusione dell'esperienza di Fiume. Questi testi si segnalano per la retorica politica che ne costituisce certamente l'aspetto innovativo, ma anche perché sono la radiografia non solo di una cultura o di una dimensione estetica e letteraria della parola in piazza. La parola di D'Annunzio, come ha sottolineato il grande storico George L. Mosse, è l'espressione del Novecento e D'Annunzio è il creatore dello stile politico e della drammatizzazione della politica che è so non stati molto importanti per la moderna politica di massa che si sintetizza nella somma di potere della creatività artistica e idee politiche nazionaliste.
Spirali dal bianco al nero
Giuseppe Bortoluzzi
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2019
pagine: 114
Il laboratorio di sé. Corrispondenza. Volume Vol. 4
Stendhal
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2019
pagine: 580
Il 21 giugno 1821 Henri Beyle approda a Parigi e si stabilisce all'Hotel de Bruxelles, in rue de Richelieu, n° 47. Dopo 7 anni, lasciava Milano, subiva «il distacco amaro dal paese più bello del mondo». Si lasciava alle spalle «il fiore della sua vita». Milano era stata la città delle gioie, una polifonia di piaceri: l'opera, il balletto, la conversazione, gli amori, le donne. In confronto Parigi si rivela «città stretta», «patria della piccolezza», della noia, dell'ipocrisia e della vanità. Questo ritorno si configura perciò come un ritorno all'ordine dopo la festa. Ritorno che è sconfitta e caduta: dal regno del possibile al regno del reale. A Milano, Beyle era stato tante cose (viaggiatore, dandy, plagiario, amante appassionato e infelice), e tanti nomi (pseudonimi). A Parigi deve fissarsi un destino: essere scrittore. E avere un solo nome (pseudonimo): Stendhal. D'ora in poi, si farà strada in lui una volontà di conquista che metterà fine al monologo egotista per fare spazio al polemista: le sue opere nasceranno dall'occasione e cercheranno il successo.
Il fanciullo. Un altro mondo, lo stesso mondo
Giovanni Pascoli, Maria Grazia Calandrone
Libro
editore: Aragno
anno edizione: 2019
pagine: 90
Umberto Saba diffidava del Pascoli del Fanciullino. E questo, ha spiegato Andrea Zanzotto, malgrado anche a lui appartenesse il mito dell'infanzia: ma troppo bambino, solo bambino Pascoli; laddove il luogo della poesia è quello di una consustanziazione del bambino meravigliato e dell'adulto consapevole. Modello di quest'uomo-bambino, secondo Saba, Dante. "Scorciatoia" proditoria. Eppure, aggiungeva Zanzotto, Dante si è trovato nella condizione unica di creare una lingua, e con essa un mondo. L'«inizio di un nuovo tempo, di una nuova nazione»: che fuoriesce dalla sua opera col «piacere del principio», per dirla sempre con Zanzotto, di un uovo che si schiude. Per questo alla teoria del «cominciamento» che è la Vita Nova si salda la letterale infanzia degli ultimi canti del Paradiso (dove il poeta si paragona a «un fante / che bagni ancor la lingua a la mammella»). Quella «che più non si sa», ha sostenuto Giorgio Agamben in pagine classiche, è una lingua del «puro voler dire», antecedente alla sua dimensione semantica. Questa «lingua morta», «individuale e artificiosamente costruita», è la maggiore eredità consegnataci da Pascoli. E allora non è un caso che qui, insieme a lui, Maria Grazia Calandrone convochi proprio Dante (e Pasolini, e Caproni, sino ad Antonella Anedda e Guido Mazzoni). A una poesia per adulti, che oggi si rivendica, sin dall'inizio lei ha contrapposto una poesia adulta che si rivolge alla nostra infanzia perenne, al nostro «luminoso stupore».

