SE
La condizione operaia
Simone Weil
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2023
pagine: 320
“Il 4 dicembre del 1934, Simone Weil fu assunta come operaia presso le officine della società elettrica Alsthom di Parigi […]. Inizia così la fase sperimentale della sua ricerca sull’oppressione sociale che si protrarrà fino all’agosto dell’anno successivo, con due pause imposte da una malattia e dalla difficoltà a trovare un nuovo impiego. Ricerca dolorosa, per il corpo sottoposto a una prova durissima, e per il pensiero costretto a verificare fino in fondo lo stato di abbrutimento fisico e morale a cui gli operai erano ridotti, la loro piena soggezione a un meccanismo produttivo impenetrabile al pensiero. Di questa ricerca Simone Weil volle registrare di giorno in giorno, quasi di momento in momento, i dati oggettivi, le reazioni personali, le prove fisiche e psicologiche, i rapporti tra le persone, in una parola la realtà concreta della condizione operaia vissuta dall’interno. Al lettore viene così offerta una rappresentazione della vita di fabbrica condotta al limite della umana sopportabilità. Una rappresentazione fatta di situazioni, di dettagli, di impressioni fisiche e psicologiche, di descrizioni tecniche delle macchine e dei procedimenti di lavoro, di sofferenze e di angosce, ma anche di insperati momenti di gioia per un cenno di solidarietà o per il fugace sentimento di essere partecipi di una operosa vita collettiva piuttosto che succubi di un degradante asservimento al processo produttivo.” (Dalla postfazione di Giancarlo Gaeta)
Il briccone divino
Paul Radin, Károly Kerényi, Carl Gustav Jung
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2023
pagine: 176
“Non esistono molti miti così universalmente diffusi come quello noto con il nome di «ciclo del Briccone». Pochi sono i miti di cui si possa affermare con altrettanta certezza che appartengono alle più antiche forme espressive dell’umanità, e raramente altri miti hanno conservato il loro contenuto originario in modo così fedele. […] È chiaro che ci troviamo in presenza di una figura e di un tema, o di temi diversi, dotati di un’attrattiva particolare e duratura, e che hanno esercitato un eccezionale fascino sull’umanità fin dagli inizi della civiltà. Nella forma conservatasi presso gli indiani dell’America del Nord, e che deve essere considerata come la sua manifestazione più antica e più arcaica, il Briccone è al tempo stesso creatore e distruttore, e sia che offra con liberalità i suoi doni o che li rifiuti, è il truffatore sempre truffato. Tuttavia non cerca mai coscientemente di perseguire una meta. Impulsi che non può dominare determinano in ogni situazione il suo comportamento. Non conosce né il bene né il male, ma è responsabile sia dell’uno che dell’altro. Non conosce valori sociali o morali, essendo travolto dai suoi desideri e dalle sue passioni, eppure tutti i valori sono generati dalle sue azioni. […] Come dobbiamo interpretare questa sorprendente figura? Si tratta di un prodotto dell’immaginazione creatrice di miti, universalmente umana, che offre all’uomo un’immagine del mondo e di se stesso in un determinato periodo della sua storia? Oppure si tratta di uno speculum mentis o, se si preferisce, di uno speculum imaginationis in cui si riflette la lotta dell’uomo con se stesso e con il mondo, un mondo in cui è stato gettato senza averlo chiesto? Oppure è la risposta, sia pur approssimativa, alle domande che, coscientemente o meno, si impongono all’uomo sin dalla sua apparizione sulla terra? In base ai numerosi dati che possediamo sulle razze primitive, l’ipotesi non soltanto più ragionevole, ma pressoché dimostrabile, è che ci troviamo in presenza di un arcaico speculum imaginationis. Il nostro problema è quindi essenzialmente psicologico. Soltanto se lo consideriamo in primo luogo come tale, ossia come un tentativo dell’uomo di dare una risposta ai suoi problemi soggettivi e oggettivi, il mito del Briccone comincia ad apparirci comprensibile e significativo. […] In questo libro, commentando il testo di un mito del Briccone che ho rintracciato presso i winnebago del Wisconsin centrale e del Nebraska orientale che parlano la lingua sioux, esporrò le mie conclusioni etnologiche relative a questo tema. Inoltre, il professor Karl Kerényi porrà in luce l’affinità che esiste tra la versione winnebago e i miti del Briccone delle civiltà occidentali più progredite, studiando le analogie con la civiltà e la mitologia greca, mentre il professor C.G. Jung analizzerà i problemi psicologici più ampi che riguardano la figura del Briccone in generale e non soltanto quella dei winnebago.” (Dall’Introduzione di Paul Radin)
Anima
Natsume Soseki
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2023
pagine: 232
“Fin dalle sue più lontane origini c’è, nella cultura orientale, una forte tendenza a rifuggire dalle complicazioni volgari della vita sociale per cercare rifugio entro la natura serena. La nostra parola giapponese Bunjin, letterato, rimane avvolta da un sentore di eremitaggio. Si dice: «Vivere in armonia con il fiore, l’uccello, il vento, la luna». Si dice anche: «Il vento e la corrente». E queste due parole, per così dire, racchiudono tutta la nostra estetica. Tale è anche la prima tendenza di Sōseki, che si esprime in lui non in una forma facile e popolare, ma nella sua essenza più profonda. E probabilmente essa avrebbe definitivamente isolato Sōseki dal consorzio civile, se non vi fosse stata in lui un’altra tendenza, quella infinitamente umana, che, a tratti, fa dell’eremita-letterato un romanziere nel senso occidentale del termine. La portata dell’opera di Sōseki lo attesta. E tuttavia, inestricabile contraddizione, mai il successo dei suoi romanzi più umani ha potuto far discendere Sōseki da quelle altezze solitarie da cui l’eremita che era in lui guardava il genere umano. È questo il duplice movimento in cui Sōseki non ha mai potuto impedirsi di oscillare. Anima, uscito nel 1914, è un romanzo di genere psicologico. Verso la fine si trova questa frase: «La sola cosa profonda che io abbia sentito è il peccato che grava sull’uomo». Per avere profondamente sentito questo peccato, un uomo si rinchiude nella solitudine, e finisce per uccidersi.” (Dallo scritto di Tanikawa Tetsuzō)
Liriche e frammenti. Testo greco a fronte
Saffo
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2023
pagine: 128
Saffo è la più grande poetessa mai esistita. Vissuta a Lesbo nel VII secolo a.C., dopo un lungo soggiorno in Sicilia fondò una sorta di comunità di fanciulle consacrate al culto di Afrodite e delle Muse. Della vasta produzione poetica di Saffo, che scrisse in dialetto eolico, a noi restano un’ode intera e numerosi frammenti, di mirabile bellezza. Saffo è la poetessa dell’amore, un amore che è fuoco e febbre, tenerezza e gelosia, un amore che rivolge principalmente alle fanciulle a lei devote, la cui bellezza è per lei una sorta di rivelazione del sacro. L’amore è per Saffo un’indomabile forza della natura, a cui niente e nessuno può resistere, ed è memoria, ricordo straziante delle esperienze passate, per sempre perdute.
Diari intimi
Charles Baudelaire
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2023
pagine: 128
«È impossibile scorrere una qualsiasi gazzetta, di non importa che giorno, mese o anno, senza scoprirvi ad ogni riga i segni della più spaventosa perversione umana e, al contempo, le più stupefacenti vanterie di probità, di bontà, di carità con le affermazioni più sfrontate circa il progresso e la civiltà. Ogni giornale, dalla prima all’ultima riga, non è che un contesto d’orrori. Guerre, delitti, furti, impudicizie, torture, crimini nazionali, delitti privati, un’ubriacatura d’atrocità universale. Ed è con un simile disgustoso aperitivo che l’uomo civile accompagna la sua colazione d’ogni mattina. In questo mondo tutto trasuda il delitto: il giornale, i muri e il volto umano. Non capisco come una mano pura possa toccare un giornale senza provare un brivido di disgusto».
Del tragico
Karl Jaspers
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2023
pagine: 96
«C’è una differenza enorme tra le civiltà che mancano di coscienza tragica (e perciò ignorano anche la tragedia, l’epos e il romanzo in quanto espressione di tale coscienza) e quelle la cui vita pratica è dominata da un’autoconsapevolezza ispirata a una palese coscienza tragica. Per il nostro senso storico è come una frattura tra due epoche, quando consideriamo l’uomo nella sua coscienza tragica. Questa non è necessariamente il prodotto di un’alta civiltà, e può anzi essere primitiva: eppure solo quando un uomo conquista una tale coscienza ci sembra che apra gli occhi sul mondo. Ora, infatti, avendo coscienza di essere al limite del mistero, nasce in lui quell’inquietudine che lo spingerà innanzi. Nessuna situazione, per lui, può più essere stabile, perché niente lo appaga. Con la coscienza tragica ha inizio il movimento della storia, che non si manifesta solo in avvenimenti esteriori, ma si svolge nelle profondità stesse dell’animo umano». Così scrive Jaspers nelle pagine iniziali di questo suo straordinario e sintetico studio, pubblicato in Germania nel 1952. La tragedia, secondo il grande filosofo esistenzialista, è un tentativo «di spiegarsi l’apparente assurdità della sventura»; muovendo da questa premessa, attraverso una scrittura aforistica di estrema limpidezza, egli analizza, tra l’altro, come si succedono, nelle visioni del mondo, la fase del mito, della coscienza tragica, dell’apatia filosofica, della rivelazione religiosa; come il tragico si manifesta nei grandi scrittori classici, dai greci a Shakespeare, da Calderón a Racine; quali sono la colpa e la grandezza dell’uomo nella sconfitta.
Il naufragio della baleniera Essex
Owen Chase
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2023
pagine: 160
Tre nomi – George Pollard, Owen Chase e Thomas Chapple – del tutto sconosciuti al mondo delle lettere, sono i protagonisti di uno dei tanti naufragi di cui nell’Ottocento si scriveva. Se ne raccoglievano indicazioni negli annali dei porti cui navi o baleniere non avevano fatto ritorno. I tre, in luoghi diversi del mondo, lasciarono di quell’evento vissuto in prima persona un laconico resoconto. Sul naufragio di cui qui si racconta, che ebbe luogo nel 1820 sulla linea dell’equatore, nelle acque dell’Oceano Pacifico, scese allora un imbarazzato silenzio. Lo scontro con un mostruoso cetaceo aveva affondato la baleniera e decimato l’equipaggio. Tre scialuppe e pochi sopravvissuti, bianchi e neri. Ridotti allo stremo dalla sete e dalla fame, a turno attesero la morte dei compagni per sopravvivere nutrendosi dei loro corpi, a partire dal cuore: il colore della pelle non aveva più importanza, il gusto delle carni era lo stesso. L’infrazione di un tabù ancestrale per la cultura occidentale, così diversa da quella del «cannibale», ma anche un passo oltre le leggi tribali che ne regolavano i riti, perché su una delle tre scialuppe i sopravvissuti decisero di tirare a sorte chi tra loro sarebbe stato ucciso per nutrire gli altri. La sorte toccò al più giovane, che preferì essere ucciso piuttosto che nutrirsi di chi al suo posto lo sarebbe stato. Fu il primo «antieroico» eroe moderno. Sull’incidente cadde un pietoso silenzio. Imbarazzo, vergogna? «Stato di necessità» fu il verdetto archiviato dalla legge americana. Non risulta che studiosi di letteratura e storici se ne siano allora occupati. Fino a quando, nel 1947, il poeta Charles Olson, lavorando alle carte di Herman Melville trovò degli appunti. Gli appunti sul naufragio della baleniera Essex. Pagine che gettarono nuova luce sulle scelte letterarie ed esistenziali di Melville. Quella lettura era destinata a segnare in profondità il resto della sua carriera, da Moby Dick in avanti. Barbara Lanati si interroga sull’impatto di quell’incontro e insieme mette in luce i modi in cui un’opera letteraria quale Moby Dick sia stata segnata da quelle pagine – un reperto apparentemente rozzo, informe e insieme angosciante – in cui Melville si imbatté come ci si imbatte in relitti, legni, conchiglie che il mare ha buttato a riva. Affinché li si raccolga. Affinché li si interroghi per raggiungerne il segreto.
La letteratura e il male
Georges Bataille
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2023
pagine: 224
In questa raccolta di saggi dedicati a otto grandi scrittori (Emily Brontë, Baudelaire, Michelet, William Blake, Sade, Proust, Kafka e Genet), il celebre autore de L’erotismo offre una nuova, originale meditazione sulla letteratura. Nella visione di Bataille, le definizioni acquisite del Male e del Bene vengono capovolte: accedere al Male e contestare il Bene è la condizione stessa della libertà. Secondo Bataille, infatti, il Male costituisce l’antitesi di tutto ciò che viene accettato convenzionalmente come Bene: l’uomo si distingue dagli animali perché rispetta una serie di divieti; ma tali divieti sono ambigui, e dunque l’uomo deve violarli, poiché la loro trasgressione è un atto di coraggio in cui egli si realizza. L’espressione più acuta, e al tempo stesso più consapevole, di questa trasgressione è rappresentata, secondo lo scrittore francese, dalla letteratura. La letteratura autentica è sempre «prometeica», perché mette in discussione le norme delle convenzioni e i princìpi della prudenza: il vero scrittore è dunque colui che osa contravvenire alle leggi fondamentali della società ed è cosciente di essere «colpevole»: sicché per lui il peccato e la condanna non sono l’occasione forzata del pentimento, ma il culmine della sua realizzazione.
Poesie erotiche. Testo tedesco a fronte
Johann Wolfgang Goethe
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2023
pagine: 160
“Per tre volte Goethe si dedica alla letteratura erotica (verso il 1775, 1790, 1810). Ogni volta la scelta dei temi è forse dovuta anche a crisi produttive di una certa lunghezza. Ogni volta la scrittura erotica rappresenta uno stimolo per il poeta stesso e al contempo per la totalità delle sue composizioni. Sembra quasi che per lui la scrittura erotica come segno del desiderio tocchi anzitutto l’essenza della lingua. […] Ma se il carattere determinante dei segni consiste nel loro definire una carenza di realtà, allora i segni del piacere come segni del desiderio sono segni assoluti. Per il poeta classico il corpo dell’amata diventa, «sottomano», il corpus dei suoi scritti. Quando la mano vuol essere tenera, eccola registrare sul corpo della donna il metro dell’arte poetica: «Spesso ho composto poesie proprio tra le sue braccia, / scandendo con dita leggere l’esametro sul dorso di lei». A tal punto eccitata è la scrittura del classicismo tedesco. L’amante del poeta ha anche la funzione – in senso letterale – di essere la materia-base della sua opera. […] Goethe non è comunque da mettere sullo stesso piano del libertino a lui contemporaneo. La sua poesia erotica parla sì continuamente della sconcertante indeterminatezza tra piacere e letteratura e del venir meno della differenza tra scrittura e desiderio; ma il poeta poetato da Goethe ha fantasie diverse da Valmont, l’eroe di Choderlos de Laclos, il quale fa coincidere scrittura e sessualità in una complessa costruzione. […] Goethe non è un poeta che si sprechi in tal modo nel piacere: mette in scena l’intrigo solo per amore della propria arte. Se si vuol prestar fede all’opera goethiana – specie agli scritti del periodo postitaliano – il poeta classico ha amato per riversare se stesso nella sua poesia. Per il poeta la donna è un afrodisiaco della scrittura.” (Dallo scritto di Andreas Ammer)
Libro della memoria e dell'erranza. Volume Vol. 2
Michele Baraldi
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2023
pagine: 400
«Nessuna città è così intimamente legata al libro come Parigi» scrisse Walter Benjamin e aggiunse: «Parigi è la grande sala di lettura di una biblioteca che la Senna attraversa». Concepito tra il 1988 in Italia e il 1991 in Francia, il “Libro della memoria e dell’erranza” è l’opera cui Michele Baraldi ha dedicato tutta la sua vita. Teatro del libro è Parigi, città madre, capace di partorire le nostre anime, scuoterle fino all’estasi, all’abbandono, a un nuovo temperato inizio e consegnare i suoi figli al loro più autentico cammino. Questo libro si propone come un fraterno compagno di viaggio alla lettrice e al lettore, veri protagonisti del racconto, in un’inedita scoperta di sé e del mondo. […] Il “Libro della memoria e dell’erranza” è un’appassionata meditazione sulla metropoli europea: Parigi, evidentemente, città in cui l’autore vive da più di trent’anni; e, attraverso Parigi, città diamante, alla lettera, città d’amore e di guerra, di tenebra e di luce, l’Europa. Parigi è mente, cervello – fin nella forma geografica e urbanistica dei suoi due emisferi – e corpo incandescente, vulcanico, sempre sull’orlo della rivelazione e della catastrofe; cuore palpitante dell’Europa, Parigi s’interroga come noi tutti sulle origini e i destini dell’Europa stessa e dei molteplici universi che contiene e cui appartiene – nella giusta, umana, disperata speranza di raggiungere, attraverso il dolore, la gioia (leva e nucleo d’ogni catarsi) e un futuro di creazione, pace e conoscenza.
Vita di Michelangelo
Romain Rolland
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2023
pagine: 176
«Le grandi anime sono come le alte cime. Battute dal vento, avvolte nelle nubi; ma vi si respira meglio e più forte che in altri luoghi. L’aria, lassù, ha una purità che netta il cuore dalle immondezze: e quando le nubi s’allontanano, si domina il genere umano. Tale fu Michelangelo, questa colossale cima, che dominava l’Italia del Rinascimento e di cui vediamo da lontano perdersi nel cielo il profilo tormentato. Non pretendo che gli uomini comuni possano vivere su tali vette. Ma che, un giorno all’anno, vi salgano in pellegrinaggio. Lassù, si sentiranno più vicini all’Eterno. Poi, ridiscenderanno verso la pianura della vita, col cuore temprato per la lotta quotidiana».
Eloisa e Abelardo. Lettere
Pietro Abelardo
Libro: Libro in brossura
editore: SE
anno edizione: 2023
pagine: 256
«Quelle gioie da amanti che provammo insieme mi sono state tanto dolci che non possono né dispiacermi né sfuggirmi dalla memoria. Dovunque mi volga sono sempre presenti ai miei occhi e mi accendono di desideri. Anche quando dormo la loro suggestione mi tormenta. Perfino durante i solenni riti, quando più pura deve essere la preghiera, le immagini impudiche di quelle voluttà inchiodano tanto nel profondo l’infelicissimo mio animo che mi sento disposta più a quei turpi godimenti che alla preghiera. E così, mentre dovrei gemere per quel che ho commesso, piuttosto sospiro per quel che ho perduto. E non quel solo che facevamo allora, ma anche i luoghi e i momenti in cui godemmo, e tu stesso, mi siete a tal punto dentro l’animo che agisco come se fossi con te in quel tempo, e nemmeno quando dormo riesco ad avere pace da queste immagini. Talvolta anche i miei movimenti tradiscono i pensieri dell’animo e la parola mi prorompe incontrollata. Oh me infelice! come potrei ben ripetere il lamento dell’anima dolente: “Infelice me! chi mi libererà da questo corpo di morte?”. Almeno potessi aggiungere sinceramente le parole che seguono: “La grazia di Dio per Gesù Cristo nostro Signore”. A te, o carissimo, questa grazia porse aiuto quando con una sola piaga ti liberò dai desideri del corpo, e così insieme anche da molti peccati dell’anima. Proprio per questo, invece di esserti nemico come può sembrare, Dio ti ha favorito, a guisa di un premuroso medico che non risparmia la sofferenza pur di conseguire la salute».

