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SE: Testi e documenti

Taccuini

Aleksandr Blok

Libro: Libro in brossura

editore: SE

anno edizione: 2023

pagine: 208

“Solo nei taccuini, ed è allora che diventano strumento essenziale di conoscenza del personaggio Blok, egli seppe esprimere con assoluta lucidità il suo anticonformismo nei confronti delle mode e dei miti del suo tempo e anche suoi personali. Solo qui troviamo certe sue perplessità sul proprio «misticismo», su opere sue e di altri, su fatti, su avvenimenti letterari unanimemente «consacrati». Solo qui, e con quale fredda perspicacia, troviamo una secca condanna dei bolscevichi, allora solo all’inizio della loro ascesa: avvelenano la vita, dice, è un fatto. Una frase brevissima buttata là fra tante altre, futili, occasionali. E in questo senso sono altrettanto illuminanti le note prese durante gli interrogatori dei ministri zaristi (Blok era segretario della Commissione straordinaria d’inchiesta nel 1917): dove, prima delle responsabilità politiche, vengono viste le fragilità, le meschinità umane, la tronfia cecità di fronte alla storia che stava tutto (almeno quel tutto che riguardava lo zarismo) schiacciando. I taccuini sono soprattutto la traccia più chiara di un processo irreversibile: l’avanzare della toska, della fatica di vivere, con i vagabondaggi di bettola in bettola, tra un’ubriacatura e un’interminabile camminata senza meta, tra un fermo proposito di ricominciare da capo e una ricaduta ancora più disperata. Qualche critico assicura che si trattava solo di incostanza di umore: ed è invece il lento cammino, registrato con sconcertante lucidità, di un uomo, tragicamente solo e tragicamente indifeso, verso la morte.” (Dallo scritto di Fausto Malcovati)
23,00 21,85

Le origini del pensiero greco

Jean-Pierre Vernant

Libro: Libro in brossura

editore: SE

anno edizione: 2023

pagine: 128

«Non era forse un po’ troppo azzardato pretendere di delineare in pochi capitoli le origini del pensiero greco, ossia di abbozzare il quadro delle mutazioni intellettuali che si producono tra il XII secolo prima della nostra era, quando crollano i reami micenei, e il V secolo, il momento in cui si colloca il fiorire di una città come Atene? Settecento anni da sorvolare, la massima parte dei quali, dal XII all’VIII secolo, rappresentata dal periodo battezzato dagli storici dell’antichità come “secoli oscuri” giacché, scomparsa in quell’epoca la pratica della scrittura, non disponiamo per conoscerla di nessuna fonte grafica, di nessun testo. Su un’estensione temporale di questo genere non era dunque possibile procedere come uno storico o un archeologo che mobilitano per la loro indagine tutte le risorse della loro disciplina. Nella forma di un semplice saggio, la cui ambizione non era chiudere il dibattito con una ricerca esaustiva ma rilanciarlo orientando la riflessione su una nuova strada, ho così tentato di ridisegnare le grandi linee di un’evoluzione che, dalla monarchia micenea alla città democratica, ha segnato il declino del mito e l’avvento dei saperi razionali. Di questa rivoluzione intellettuale ho proposto un’interpretazione globale che mi sembrava, nella sua coerenza, conforme ai principali dati di fatto di cui disponiamo. Qual è, mi sono dunque chiesto, l’origine del pensiero razionale in Occidente? Come è avvenuta la sua nascita nel mondo greco?».
19,00 18,05

Uscire dal nero

Georges Didi-Huberman

Libro: Libro in brossura

editore: SE

anno edizione: 2023

pagine: 192

«Senza dubbio la Shoah è esattamente, e irriducibilmente, un “buco nero dentro di noi”. Ma questo, lungi dal darci una risposta definitiva, non fa che aprire tutta una serie di questioni irrisolte. In primo luogo la questione – estetica ed etica, psichica e politica – di sapere che fare di fronte a questo “buco nero”, con questo “buco nero”. Che fare, in effetti? Lasciare che il “buco nero” ci mini dall’interno, silenziosamente, assolutamente? Oppure tentare di restituirlo, di guardarlo, ossia di metterlo in luce, di farlo uscire dal nero? Conosciamo le semplificazioni filosofiche, anche religiose, a cui si presta il primo atteggiamento: fare del “buco nero” un “Sancta Sanctorum”, uno spazio fantasmatico inavvicinabile, intoccabile, inimmaginabile, irrappresentabile. Consacrare il regno del nero». Questo testo di Georges Didi-Huberman è una lunga lettera al regista del film “Il figlio di Saul”, László Nemes.
22,50 21,38

Il tappeto da preghiera di carne

Li Yü

Libro: Libro in brossura

editore: SE

anno edizione: 2023

pagine: 288

«L’autore si è diligentemente sforzato, seguendo l’esempio classico di Mencio, di far fiorire, dal pantano della palude, i bianchi fiori di loto dell’innocenza. Possa il lettore valutare benignamente e nella giusta misura il suo romanzo e riconoscere non solo il pantano paludoso di una assai libera e realistica rappresentazione di costumi, ma anche il fior di loto di una saggia dottrina e di un serio ammonimento. E se, di quando in quando, l’autore si è abbandonato a crude descrizioni di intime scene d’“alcova” va detto a sua scusante che un tale ingrediente gli è servito per avvincere l’attenzione del lettore sino alla fine, sino al momento in cui sulla scena del romanzo cala il sipario. Solo così può averlo indotto ad accettare e a rielaborare nell’animo suo il pensiero della punizione, che viene esposto in modo piuttosto insistente verso la fine del romanzo. Senza di esso la lettura gli avrebbe lasciato in bocca il sapore spiacevole, mordente e pungente dell’oliva. Con l’ornamento accessorio costituito dalla minuziosa rappresentazione di dettagli intimi della “tecnica amatoria”, l’autore ha inteso addolcire l’amaro gusto dell’oliva con la polpa del dattero, evitando così che il romanzo sia sfavorevolmente accolto e venga respinto come un decotto squallidamente noioso». Con uno scritto di Renata Pisu.
28,00 26,60

Ideali dell'Oriente. Lo spirito dell'arte giapponese

Kakuzo Okakura

Libro: Libro in brossura

editore: SE

anno edizione: 2023

pagine: 192

«L’Asia è una. L’Himalaya separa, accentuandone i tratti distintivi, due potenti civiltà – la cinese del comunismo confuciano e l’indiana dell’individualismo vedico. Nemmeno le barriere innevate possono però interrompere per un solo istante l’ampio fluire dell’amore per l’Ultimo e l’Universale, retaggio ideale che accomuna i popoli di tutta l’Asia. Spetta però al Giappone il sommo privilegio di realizzare, con particolare chiarezza, una tale unità nella complessità. La storia dell’arte giapponese diventa allora quella degli ideali asiatici, la spiaggia su cui il susseguirsi delle onde del pensiero orientale lascia la propria traccia andando a toccare la coscienza nazionale. Come la rete di diamante di Indra, in ogni suo anello l’arte riflette l’intera catena. Non esiste un momento storico in cui abbia forma definitiva. Si tratta invece di una crescita ininterrotta, che sfida il bisturi dello storico. Dissertare su una particolare fase dello sviluppo artistico significa considerare infiniti cause ed effetti, dal passato al presente. L’arte è per noi, come per ogni popolo, l’espressione più elevata e più nobile della cultura nazionale. Una storia degli ideali dell’arte giapponese è pressoché impossibile finché il mondo occidentale resta all’oscuro della mutevolezza dell’ambiente e dei correlati fenomeni sociali, in cui l’arte è incastonata come una gemma. Definire equivale a limitare. La bellezza di una nuvola o di un fiore sta nel suo inconsapevole dispiegarsi e l’eloquenza silenziosa dei capolavori di ciascuna epoca esprime il proprio tempo meglio di qualsiasi epitome, che necessariamente non comprende che mezze verità. Il mio modesto tentativo non si propone dunque come narrazione ma come semplice indicazione».
22,50 21,38

Su Nietzsche

Georges Bataille

Libro: Libro in brossura

editore: SE

anno edizione: 2023

pagine: 240

«L’aspirazione estrema, incondizionata, dell’uomo è stata espressa per la prima volta da Nietzsche a prescindere da un fine morale e dal servizio di un Dio. Nietzsche non può definirla con precisione ma essa lo anima, egli la assume sotto tutti gli aspetti. Ardere senza rispondere a qualche imperativo morale, espresso drammaticamente, è certo un paradosso. È impossibile predicare o agire partendo da queste premesse. Ne deriva un risultato sconcertante. Se di uno stato d’ardore noi non facciamo più la condizione di un altro, successivo e dato come bene attingibile, lo stato proposto sembra una pura folgorazione, uno struggimento vuoto. […] Nietzsche non ebbe chiara coscienza di questa difficoltà. Dovette constatare il suo fallimento: seppe alla fine che aveva parlato al deserto. Eliminando l’obbligo, il bene, denunciando il vuoto e la falsità della morale, distruggeva il valore d’efficacia del linguaggio. La fama tardò e poi, quando venne, egli non poté più far nulla. Nessuno rispondeva alla sua attesa. Oggi credo di dover dire: quelli che lo leggono e lo ammirano, lo scherniscono, ed egli lo seppe, lo disse. Escluso me? (semplifico). Ma tentare di seguirlo come lui chiedeva significa abbandonarsi alla stessa prova, allo stesso suo smarrimento. […] Oggi trovo giusto affermare il mio smarrimento: ho cercato di trarre da me stesso le conseguenze di una chiara dottrina, che mi affascinava come la luce: ho ricavato quasi sempre angoscia e l’impressione di soccombere. Ma anche soccombendo non lascerei l’aspirazione di cui ho parlato. O piuttosto questa aspirazione non potrebbe lasciarmi: morirei, ma non tacendo per questo (credo almeno): augurerei a quelli che amo di resistere o di soccombere a loro volta. C’è nell’essenza dell’uomo una tensione violenta, verso l’autonomia, la libertà dell’essere. Libertà certo interpretabile in diversi modi: ma chi oggi si stupirebbe che si muoia per essa? Le difficoltà che incontrò Nietzsche – abbandonando Dio e il bene eppure continuando a bruciare del fuoco di coloro che per Dio e per il bene si fecero uccidere – le incontrai anch’io a mia volta. La solitudine scuorante ch’egli ha descritto ora mi toglie le forze. Ma la rottura con le entità morali dà all’aria che respiro una verità così grande che preferirei vivere da paralizzato o morire piuttosto che ricadere nella schiavitù». Con uno scritto di Maurice Blanchot.
25,00 23,75

Detti e fatti dei Padri del deserto

Detti e fatti dei Padri del deserto

Libro: Libro in brossura

editore: SE

anno edizione: 2023

pagine: 224

“I maestri cristiani del deserto fiorirono, esplosero in un attimo che durò tre secoli, dal III al VI dopo Cristo. Da poco Costantino aveva restituito ai cristiani il diritto di esistere, spezzando il dogma di Commodo, e sottratto con dolcezza la giovane religione al terreno meravigliosamente umido del martirio, alla stagionatura incomparabile delle catacombe. Questo significava, evidentemente, consegnarla a quel mortale pericolo che rimase tale per diciotto secoli: l’accordo col mondo. Mentre i cristiani di Alessandria, di Costantinopoli, di Roma, rientravano nella normalità dei giorni e dei diritti, alcuni asceti, atterriti da quel possibile accordo, ne uscivano correndo, affondavano nei deserti di Scete e di Nitria, di Palestina e di Siria. Affondavano nel radicale silenzio che solo alcuni loro detti avrebbero solcato, bolidi infuocati in un cielo insondabile. In realtà, la maggior parte di quei detti fu pronunciata per non rivelar nulla, così come la vita di quegli uomini volle essere tutta quanta la vita di «un uomo che non esiste». I detti e i fatti dei Padri furono raccolti in ogni tempo con estrema pietà perché, appunto, erano quasi sempre noci durissime, inscalfibili, da portare su di sé tutta la vita, da schiacciare tra i denti, come nelle fiabe, nell’attimo dell’estremo pericolo, e inoltre i Padri rifiutavano, per lo più, recisamente di scrivere. Furono raccolti in pergamene: greche, copte, armene, siriache. In quelle pergamene non furono perpetuati soltanto gli oracoli e i portenti dei Padri e dei loro discepoli, ma anche quelli di certi incogniti secolari che praticavano segretamente i loro precetti e, nascosti in quelle metropoli che i Padri abominavano, furono qualche volta maestri ai loro maestri.” (dallo scritto di Cristina Campo)
24,00

La condizione operaia

La condizione operaia

Simone Weil

Libro: Libro in brossura

editore: SE

anno edizione: 2023

pagine: 320

“Il 4 dicembre del 1934, Simone Weil fu assunta come operaia presso le officine della società elettrica Alsthom di Parigi […]. Inizia così la fase sperimentale della sua ricerca sull’oppressione sociale che si protrarrà fino all’agosto dell’anno successivo, con due pause imposte da una malattia e dalla difficoltà a trovare un nuovo impiego. Ricerca dolorosa, per il corpo sottoposto a una prova durissima, e per il pensiero costretto a verificare fino in fondo lo stato di abbrutimento fisico e morale a cui gli operai erano ridotti, la loro piena soggezione a un meccanismo produttivo impenetrabile al pensiero. Di questa ricerca Simone Weil volle registrare di giorno in giorno, quasi di momento in momento, i dati oggettivi, le reazioni personali, le prove fisiche e psicologiche, i rapporti tra le persone, in una parola la realtà concreta della condizione operaia vissuta dall’interno. Al lettore viene così offerta una rappresentazione della vita di fabbrica condotta al limite della umana sopportabilità. Una rappresentazione fatta di situazioni, di dettagli, di impressioni fisiche e psicologiche, di descrizioni tecniche delle macchine e dei procedimenti di lavoro, di sofferenze e di angosce, ma anche di insperati momenti di gioia per un cenno di solidarietà o per il fugace sentimento di essere partecipi di una operosa vita collettiva piuttosto che succubi di un degradante asservimento al processo produttivo.” (Dalla postfazione di Giancarlo Gaeta)
30,00

Il briccone divino

Paul Radin, Károly Kerényi, Carl Gustav Jung

Libro: Libro in brossura

editore: SE

anno edizione: 2023

pagine: 176

“Non esistono molti miti così universalmente diffusi come quello noto con il nome di «ciclo del Briccone». Pochi sono i miti di cui si possa affermare con altrettanta certezza che appartengono alle più antiche forme espressive dell’umanità, e raramente altri miti hanno conservato il loro contenuto originario in modo così fedele. […] È chiaro che ci troviamo in presenza di una figura e di un tema, o di temi diversi, dotati di un’attrattiva particolare e duratura, e che hanno esercitato un eccezionale fascino sull’umanità fin dagli inizi della civiltà. Nella forma conservatasi presso gli indiani dell’America del Nord, e che deve essere considerata come la sua manifestazione più antica e più arcaica, il Briccone è al tempo stesso creatore e distruttore, e sia che offra con liberalità i suoi doni o che li rifiuti, è il truffatore sempre truffato. Tuttavia non cerca mai coscientemente di perseguire una meta. Impulsi che non può dominare determinano in ogni situazione il suo comportamento. Non conosce né il bene né il male, ma è responsabile sia dell’uno che dell’altro. Non conosce valori sociali o morali, essendo travolto dai suoi desideri e dalle sue passioni, eppure tutti i valori sono generati dalle sue azioni. […] Come dobbiamo interpretare questa sorprendente figura? Si tratta di un prodotto dell’immaginazione creatrice di miti, universalmente umana, che offre all’uomo un’immagine del mondo e di se stesso in un determinato periodo della sua storia? Oppure si tratta di uno speculum mentis o, se si preferisce, di uno speculum imaginationis in cui si riflette la lotta dell’uomo con se stesso e con il mondo, un mondo in cui è stato gettato senza averlo chiesto? Oppure è la risposta, sia pur approssimativa, alle domande che, coscientemente o meno, si impongono all’uomo sin dalla sua apparizione sulla terra? In base ai numerosi dati che possediamo sulle razze primitive, l’ipotesi non soltanto più ragionevole, ma pressoché dimostrabile, è che ci troviamo in presenza di un arcaico speculum imaginationis. Il nostro problema è quindi essenzialmente psicologico. Soltanto se lo consideriamo in primo luogo come tale, ossia come un tentativo dell’uomo di dare una risposta ai suoi problemi soggettivi e oggettivi, il mito del Briccone comincia ad apparirci comprensibile e significativo. […] In questo libro, commentando il testo di un mito del Briccone che ho rintracciato presso i winnebago del Wisconsin centrale e del Nebraska orientale che parlano la lingua sioux, esporrò le mie conclusioni etnologiche relative a questo tema. Inoltre, il professor Karl Kerényi porrà in luce l’affinità che esiste tra la versione winnebago e i miti del Briccone delle civiltà occidentali più progredite, studiando le analogie con la civiltà e la mitologia greca, mentre il professor C.G. Jung analizzerà i problemi psicologici più ampi che riguardano la figura del Briccone in generale e non soltanto quella dei winnebago.” (Dall’Introduzione di Paul Radin)
22,00 20,90

Anima

Anima

Natsume Soseki

Libro: Libro in brossura

editore: SE

anno edizione: 2023

pagine: 232

“Fin dalle sue più lontane origini c’è, nella cultura orientale, una forte tendenza a rifuggire dalle complicazioni volgari della vita sociale per cercare rifugio entro la natura serena. La nostra parola giapponese Bunjin, letterato, rimane avvolta da un sentore di eremitaggio. Si dice: «Vivere in armonia con il fiore, l’uccello, il vento, la luna». Si dice anche: «Il vento e la corrente». E queste due parole, per così dire, racchiudono tutta la nostra estetica. Tale è anche la prima tendenza di Sōseki, che si esprime in lui non in una forma facile e popolare, ma nella sua essenza più profonda. E probabilmente essa avrebbe definitivamente isolato Sōseki dal consorzio civile, se non vi fosse stata in lui un’altra tendenza, quella infinitamente umana, che, a tratti, fa dell’eremita-letterato un romanziere nel senso occidentale del termine. La portata dell’opera di Sōseki lo attesta. E tuttavia, inestricabile contraddizione, mai il successo dei suoi romanzi più umani ha potuto far discendere Sōseki da quelle altezze solitarie da cui l’eremita che era in lui guardava il genere umano. È questo il duplice movimento in cui Sōseki non ha mai potuto impedirsi di oscillare. Anima, uscito nel 1914, è un romanzo di genere psicologico. Verso la fine si trova questa frase: «La sola cosa profonda che io abbia sentito è il peccato che grava sull’uomo». Per avere profondamente sentito questo peccato, un uomo si rinchiude nella solitudine, e finisce per uccidersi.” (Dallo scritto di Tanikawa Tetsuzō)
25,00

Il naufragio della baleniera Essex

Owen Chase

Libro: Libro in brossura

editore: SE

anno edizione: 2023

pagine: 160

Tre nomi – George Pollard, Owen Chase e Thomas Chapple – del tutto sconosciuti al mondo delle lettere, sono i protagonisti di uno dei tanti naufragi di cui nell’Ottocento si scriveva. Se ne raccoglievano indicazioni negli annali dei porti cui navi o baleniere non avevano fatto ritorno. I tre, in luoghi diversi del mondo, lasciarono di quell’evento vissuto in prima persona un laconico resoconto. Sul naufragio di cui qui si racconta, che ebbe luogo nel 1820 sulla linea dell’equatore, nelle acque dell’Oceano Pacifico, scese allora un imbarazzato silenzio. Lo scontro con un mostruoso cetaceo aveva affondato la baleniera e decimato l’equipaggio. Tre scialuppe e pochi sopravvissuti, bianchi e neri. Ridotti allo stremo dalla sete e dalla fame, a turno attesero la morte dei compagni per sopravvivere nutrendosi dei loro corpi, a partire dal cuore: il colore della pelle non aveva più importanza, il gusto delle carni era lo stesso. L’infrazione di un tabù ancestrale per la cultura occidentale, così diversa da quella del «cannibale», ma anche un passo oltre le leggi tribali che ne regolavano i riti, perché su una delle tre scialuppe i sopravvissuti decisero di tirare a sorte chi tra loro sarebbe stato ucciso per nutrire gli altri. La sorte toccò al più giovane, che preferì essere ucciso piuttosto che nutrirsi di chi al suo posto lo sarebbe stato. Fu il primo «antieroico» eroe moderno. Sull’incidente cadde un pietoso silenzio. Imbarazzo, vergogna? «Stato di necessità» fu il verdetto archiviato dalla legge americana. Non risulta che studiosi di letteratura e storici se ne siano allora occupati. Fino a quando, nel 1947, il poeta Charles Olson, lavorando alle carte di Herman Melville trovò degli appunti. Gli appunti sul naufragio della baleniera Essex. Pagine che gettarono nuova luce sulle scelte letterarie ed esistenziali di Melville. Quella lettura era destinata a segnare in profondità il resto della sua carriera, da Moby Dick in avanti. Barbara Lanati si interroga sull’impatto di quell’incontro e insieme mette in luce i modi in cui un’opera letteraria quale Moby Dick sia stata segnata da quelle pagine – un reperto apparentemente rozzo, informe e insieme angosciante – in cui Melville si imbatté come ci si imbatte in relitti, legni, conchiglie che il mare ha buttato a riva. Affinché li si raccolga. Affinché li si interroghi per raggiungerne il segreto.
21,00 19,95

La letteratura e il male

La letteratura e il male

Georges Bataille

Libro: Libro in brossura

editore: SE

anno edizione: 2023

pagine: 224

In questa raccolta di saggi dedicati a otto grandi scrittori (Emily Brontë, Baudelaire, Michelet, William Blake, Sade, Proust, Kafka e Genet), il celebre autore de L’erotismo offre una nuova, originale meditazione sulla letteratura. Nella visione di Bataille, le definizioni acquisite del Male e del Bene vengono capovolte: accedere al Male e contestare il Bene è la condizione stessa della libertà. Secondo Bataille, infatti, il Male costituisce l’antitesi di tutto ciò che viene accettato convenzionalmente come Bene: l’uomo si distingue dagli animali perché rispetta una serie di divieti; ma tali divieti sono ambigui, e dunque l’uomo deve violarli, poiché la loro trasgressione è un atto di coraggio in cui egli si realizza. L’espressione più acuta, e al tempo stesso più consapevole, di questa trasgressione è rappresentata, secondo lo scrittore francese, dalla letteratura. La letteratura autentica è sempre «prometeica», perché mette in discussione le norme delle convenzioni e i princìpi della prudenza: il vero scrittore è dunque colui che osa contravvenire alle leggi fondamentali della società ed è cosciente di essere «colpevole»: sicché per lui il peccato e la condanna non sono l’occasione forzata del pentimento, ma il culmine della sua realizzazione.
24,00

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