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Saggistica

Epitaffi greci. La Spoon River ellenica di W. Peek. Testo greco a fronte

Copertina rigida

editore: Bompiani

anno edizione: 2019

pagine: 1632

La civiltà greca, forse più di ogni altra cultura antica, sembra aver avuto una particolare predisposizione a iscrivere quasi qualunque oggetto, prodotto, spazio utili a contenere lettere, frasi, veri e propri testi articolati, finanche componimenti poetici di altissima fattura. Centinaia di migliaia sono le testimonianze di epigrafi che la Grecia antica ci ha lasciato. Fra queste, un posto di rilievo occupano le epigrafi di carattere sepolcrale, e, fra queste, le epigrafi in versi. Commissionate soprattutto dalle famiglie più colte e facoltose, queste testimonianze aprono un orizzonte tutto da scoprire sulla civiltà antica: greca, ma non solo, visto che in lingua ellenica, sentita come la lingua della cultura e della poesia, sono realizzati anche epitaffi per uomini e donne romani, italici, o di altre aree del mondo antico. Sfogliare le "pagine di pietra" di questo affascinante repertorio mette di fronte il lettore a migliaia di individui: uomini e donne, bambini e anziani, che vissero e morirono nelle più diverse situazioni. Mette di fronte il lettore, in una parola, alla vita. I casi che ci rivelano colpiscono, a volte per la drammaticità degli eventi, altre volte per la serenità di chi ha saputo affrontarli, spesso per la disarmante attualità di tante sventure, di allora e di oggi. Testi reali, composti da poeti sconosciuti, per uomini e donne che hanno lasciato in tal modo il loro ricordo nei secoli: anziani che hanno concluso la vita con una vecchiaia serena e giovani morti prematuramente; naufraghi sfortunati e soldati gloriosi; fanciulle appena sposate che Ade ha strappato agli affetti e medici che, dopo aver curato altri, non hanno potuto curare se stessi. Il quadro che emerge dalle oltre duemila testimonianze è quello di una società multiforme e, per molti aspetti, simile alla nostra: una vera e propria Spoon River dell'antichità. Nel 1955 il grande epigrafista tedesco Werner Peek pubblicò la più importante raccolta, a tutt'oggi, di epigrammi sepolcrali greci, dall'età arcaica all'epoca cristiana. In oltre dieci anni di lavoro, Franco Mosino, grecista e linguista scomparso nel 2015, tradusse e commentò, per la prima volta al mondo, la raccolta del Peek. Emanuele Lelli, in collaborazione con un gruppo di studenti del Liceo Tasso di Roma, ne ha curato la revisione, l'aggiornamento e l'introduzione. La Prefazione di Giulio Guidorizzi poi apre orizzonti di lettura suggestivi, antropologici e letterari. Un'opera, dunque, che rende finalmente disponibile al pubblico italiano un materiale imponente per quantità, e particolarissimo per contenuti: un insostituibile strumento per ogni studioso di antichità classiche, ma anche un affascinante viaggio nel quotidiano dei greci, per il lettore curioso di oggi.
55,00

La fine della fine della terra

Jonathan Franzen

Copertina rigida

editore: Einaudi

anno edizione: 2019

pagine: 208

Che differenza c'è fra un tweet dell'«attuale presidente degli Stati Uniti» e un saggio come quelli cui da sempre Jonathan Franzen si dedica fra l'uno e l'altro dei suoi romanzi? Si tratta in entrambi i casi di «micronarrazioni personali e soggettive», eppure puntano in direzioni diametralmente opposte. Se i 280 caratteri con cui Trump bombarda i suoi follower mirano a semplificare la realtà, il saggio letterario produce, o dovrebbe produrre, l'effetto contrario: esplorare, comprendere e illustrare la complessità. È il risultato che Franzen ottiene in ognuno dei sedici testi raccolti in questo libro. Testi che, pur toccando una molteplicità di argomenti, sono legati da un evidente filo rosso. Chiunque abbia letto "Le correzioni", "Libertà" o "Purity" ritroverà in queste pagine la vivace intelligenza dell'autore, la sua volontà di mettersi continuamente in discussione, il suo ostinato desiderio non solo di capire il mondo che lo circonda, ma di cambiarlo per il meglio, anche quando tutto parrebbe indicare che quel mondo stia correndo verso l'apocalisse. E così, col suo stile sempre pacato e meditato, col suo approccio sempre schivo e trattenuto, Franzen finisce per spingersi «alla fine della fine della terra», ad esempio stringendo amicizia con uno degli scrittori americani più radicali e intrattabili degli ultimi decenni, William Vollmann, di cui in queste pagine viene fornito un indimenticabile ritratto, oppure piazzandosi sul ponte di una nave diretta verso l'Antartide, «esposto al vento pungente e agli spruzzi salmastri, lo sguardo fisso nella nebbia o nella luce abbagliante», nella speranza di intravedere un pinguino imperatore. Perché, come recita il titolo di uno dei più accorati fra questi saggi, «gli uccelli sono importanti». Gli uccelli infatti, che si tratti di un colibrì che attraversa in volo il Golfo del Messico, di un falco pellegrino che si tuffa in picchiata a trecentosessanta chilometri all'ora o di un albatro che si libra solitario a centinaia di miglia da qualunque altro membro della sua specie, fanno «quello che tutti vorremmo saper fare, ma che ci riesce solo in sogno». Un po' come la letteratura.
18,50

Autodafé dello spirito

Joseph Roth

Copertina morbida

editore: Castelvecchi

anno edizione: 2019

pagine: 94

"Autodafé dello spirito" è la testimonianza dell'impegno civile e politico di Joseph Roth durante gli anni dell'esilio, dal 1933 al 1939. È il grido d'allarme di un intellettuale che non vuole cedere alla follia, criminale che lo circonda, ma vede chiaramente il baratro verso il quale la Germania nazista sta trascinando l'Europa. Attraverso questi articoli possiamo ricostruire le urgenze e gli sviluppi del pensiero dello scrittore: il suo scivolare dall'iniziale socialismo verso posizioni monarchiche (ma sempre in chiave antifascista), la rivendicazione dell'erranza ebraica (contrapposta al sionismo e alla ricerca di una patria geografica), la difesa dei valori umanistici della cultura europea. Mentre descrive i roghi di libri, l'abbrutimento della propaganda e le colpevoli esitazioni delle democrazie, la scrittura di Roth oscilla tra il sarcasmo, la disperazione e improvvisi slanci di speranza, ma la sua visione rimane lucida fino alla fine. Fino all'ultimo articolo, pubblicato il giorno prima del ricovero in ospedale, dove l'ombra dei campi di concentramento invade il simulacro svuotato di senso della cultura tedesca: «La quercia di Goethe a Buchenwald».
12,50

Il sesto tomo dell'io

Ugo Foscolo

Copertina morbida

editore: Croce Libreria

anno edizione: 2019

pagine: 90

Tra il 1798 e il 1802, anni cruciali, per lui, per l'Italia e per l'Europa, Foscolo esprime una notevole creatività intellettuale, pur essendo impegnato in una intensa attività politica e militare: dopo la prima interrotta stesura dell'Ortis (cosiddetto bolognese) riesce a portarne a compimento la prima edizione completa (1802), pubblica l'Orazione a Bonaparte e i primi otto sonetti che, insieme all'Ode a Luigia Pallavicini caduta da cavallo, costituiscono la struttura portante del suo piccolo e importante canzoniere (Poesie di Ugo Foscolo, 1803). Proprio in quello stesso arco di tempo lo scrittore è impegnato nella ricerca parallela di un'altra possibile strada narrativa, a cominciare dalla scrittura del Sesto tomo dell'Io. Un titolo bizzarro, dovuto a un editore moderno, sulla base di un'indicazione di Foscolo stesso nel suo Avvertimento, che sottolinea l'aspetto autobiografico ma vuole anche subito attirare l'attenzione sul dato spiazzante: si comincia dal sesto volume, unico esistente, che riguarda un solo anno di vita del protagonista/autore. Uno straordinario percorso alla ricerca di una lingua e di uno stile per una prosa moderna, per un soggetto moderno, nel quale Foscolo ci lascia sentieri interrotti e poi ripresi, tentativi falliti, perle straordinarie di pensiero e di scrittura. Chi legge troverà continui echi della nostra tradizione, ma anche straordinarie anticipazioni. La ricerca di una scrittura ironica che affonda le radici nella grande tradizione classica, una scrittura morale che vuole ridere del mondo a partire da una assoluta disillusione e, pur nella consapevolezza del non senso, insegna a ridere guardando in faccia la morte. Un patrimonio che per moltissimo tempo è stato ignorato o misconosciuto.
14,90

Una biblioteca italiana in terra d'America. Orazione (1828)

Lorenzo Da Ponte

Copertina morbida

editore: Marsilio

anno edizione: 2019

pagine: 175

Che cosa si sapeva in America nel primo Ottocento della secolare tradizione letteraria e scientifica italiana? Secondo Lorenzo Da Ponte, giunto negli Stati Uniti nel 1805, quasi niente. L'Orazione del 1828, pronunciata per raccogliere fondi per la prima biblioteca italiana negli Stati Uniti, con la sua entusiastica celebrazione dei più grandi letterati e scienziati fioriti nel Bel Paese dal secolo XIII ai primi dell'Ottocento rispondeva idealmente a quanti non avrebbero saputo andare oltre Tasso nell'elenco delle glorie della letteratura italiana. In questo lungo discorso Da Ponte elabora una sintesi portentosa di una civiltà secolare che ha prodotto capolavori degni di gareggiare con le opere più prestigiose della classicità latina. La promozione della cultura italiana nel Nuovo Mondo si offre, però, al poeta veneto anche come un'occasione imperdibile per respingere e confutare, proprio all'alba della stagione risorgimentale, i pregiudizi diffusi nel mondo anglosassone contro gli italiani, ingiustamente ritenuti ignavi e viziosi.
15,00

Passatempi. Testo greco a fronte

Pseudo Democrito

Copertina morbida

editore: La Vita Felice

anno edizione: 2019

pagine: 51

Nella vasta letteratura pseudo-democritea spiccano i Paignia («divertimenti»), una breve collezione di formule magico-alchemiche, trucchi illusionistici e curiose prescrizioni mediche e sessuali. A lungo attribuiti al mago e naturalista egiziano Bolo di Mende (sec. I a.C.), seguace di Democrito, questi stravaganti procedimenti sembrano richiamarsi in modo particolare alle raccolte ellenistiche di mirabilia, alla paradossografia e alla letteratura ermetica, oltre che agli esperimenti di magia naturale diffusi nel Medioevo. Trasmessa da un celebre papiro del British Museum, l'opera rappresenta un documento significativo della tradizione magica greca.
7,00

L'anima di Napoleone

Léon Bloy

Copertina rigida

editore: MEDUSA EDIZIONI

anno edizione: 2019

pagine: 127

«Non si tratta di un'ennesima vita di Napoleone - scrive Gennaro Auletta nell'introduzione -. E neppure di un'interpretazione del "caso Napoleone" secondo criteri di contingenza politica, sociale, militare, psicologica o che so altro. Bloy non è uno storico, nella comune accezione del termine; gli manca assolutamente la capacità di immergersi nel relativo e di cercarvi le cause o le concomitanze. "Non solo non sono uno storico, ma ignoro la storia. Bisogna vedere in me una specie di sognatore, di visionario, se vi piace, ma niente più", scriveva a Jean de La Laurencie il 31 agosto 1913; e questo perché "sarebbe un errore gravissimo e funestissimo credere che io sia un pensatore, un intellettuale. Io conosco in realtà poche cose e ho capito soltanto quello che Dio m'ha fatto capire quando mi son fatto simile a un bambino" (Lettera alla fidanzata, 31 ottobre 1889). Bloy sta sempre dalla parte dell'Assoluto, guarda le cose e gli uomini sub specie aeternitatis, e sotto questo aspetto può essere considerato benissimo come un originale, anche se non sempre accettabile, esegeta della storia, che possiede una sua filosofia o meglio teologia della storia». Ma questa edizione dell'Anima di Napoleone, che appartiene ai testi più visionari del grande scrittore cattolico francese e arriva a fare del Bonaparte "la Faccia di Dio nelle tenebre", ha dalla sua il cimento, ormai ottant'anni fa, nel 1939, di un grande autore italiano oggi forse misconosciuto, Domenico Giuliotti, che curò la traduzione del libro e scrisse per l'occasione un saggio e una "nota biografica" cariche d'ispirazione. Possiamo dire che su queste pagine si sono incontrate le voci di un profeta apocalittico e di un poeta amante della parola scabra e arcaica, accomunati dal sentimento intransigente di un cattolicesimo difeso fino all'ultima stilla di sangue ma senza passatismi, anzi attraverso una contundente e moderna plasticità della parola che testimonia la forza di idee e convinzione di entrambi.
15,00

La legione straniera

Pierre Mac Orlan

Copertina morbida

editore: MEDUSA EDIZIONI

anno edizione: 2019

pagine: 170

Il 26 marzo 1863 un reggimento della Legione era sbarcato a Vera Cruz, in Messico. Un mese dopo, il 30 aprile, presso il villaggio di Camarón de Tejeda, i legionari, comandati dal capitano Jean Danjou, vennero attaccati e decimati dai nativi messicani guidati dal colonnello Francisco de Paula Milàn. Quella data e il luogo, Camerone, rappresentano il vero mito di fondazione della Legione straniera francese. Ogni anno a Aubagne, nell'entroterra della Costa Azzurra, dove ha sede il comando generale dei legionari e dove avvengono ancora oggi gli arruolamenti, si celebra quella data "sacrificale" e un simulacro in legno che raffigura la mano del capitano Danjou viene mostrato come una reliquia che fonda nel sangue la gloria dell'arma. Molto controversa è la storia della Legione fin dalla sua nascita nel 1831 per decreto di Luigi Filippo; ai quattro angoli del pianeta ha versato sangue proprio e dei suoi nemici, senza risparmiarsi crudeltà e gesti eroici. È un corpo speciale che raduna i "dannati della terra": delusi dalle rivoluzioni, gente in fuga dalla giustizia e altri alla ricerca di un lavoro per vivere in modo non troppo diverso dai mercenari. Uomini che non hanno origini comuni e valori patriottici da difendere, ai quali si attaglia molto bene il "vincere o morire". Ma è il loro riconoscersi come corpo e la mistica della guerra a mantenerli uniti e fedeli l'uno all'altro. Sono, a ben vedere, una espressione militare, forse la più singolare in Europa, dell'epoca coloniale. In questo breve saggio "storico" del 1933 uno dei più intriganti scrittori francesi, Pierre Mac Orlan, "avventuriero" della parola, ce ne restituisce un'immagine ancora "romantica", senza nascondersi i lati meno edificanti della Legione.
15,00

In cerca della primavera

Edward Thomas

Copertina morbida

editore: Elliot

anno edizione: 2019

pagine: 218

Nel marzo del 1913, Edward Thomas partì per un viaggio in bicicletta da Londra al Somerset, spinto da un'intuizione: quell'anno l'arrivo della primavera avrebbe coinciso con la sua rinascita interiore, ed entrambi gli eventi sarebbero stati improvvisi, da cogliere al volo. Per una settimana Thomas andò così in cerca della primavera: prese nota dei cambiamenti nel paesaggio e nel comportamento degli animali, descrisse i percorsi e le visite alle chiese, e meditò su maestri come Coleridge e Wordsworth e sul loro rapporto con la natura. "In cerca della primavera", per la prima volta in traduzione italiana, rappresenta l'opera-ponte tra la carriera dell'autore come giornalista/critico e quella di poeta, brevissima ma fulminante. Oggi è considerato un punto di riferimento fondamentale per la poesia inglese del Novecento, modello imprescindibile per autori come W.H. Auden, Cecil Day-Lewis, Dylan Thomas, Philip Larkin e Michael Longley.
14,50

Per una enciclopedia universale

Herbert G. Wells

Copertina morbida

editore: Elliot

anno edizione: 2019

pagine: 82

Forse non esiste autore che abbia predetto il nostro presente più di H.G. Wells: viaggi spaziali, bomba atomica, televisione satellitare e World Wide Web hanno fatto la loro comparsa in molte sue opere. Negli anni Trenta la sua prodigiosa immaginazione concepì anche un'enciclopedia universale, non più appannaggio dell'aristocrazia ma a disposizione di tutti, costantemente aggiornata e al passo con le scoperte tecnologiche. Un'unica memoria dell'umanità accessibile in tutto il mondo, il prodotto di un gigantesco cervello collettivo che, secondo Wells, avrebbe portato naturalmente verso la pace mondiale. Impossibile non notare che si tratta della descrizione di uno strumento oggi per noi indispensabile: Wikipedia.
9,00

Resistere

Henry David Thoreau

Copertina morbida

editore: Lindau

anno edizione: 2019

pagine: 96

9,50

Via dalla pazza classe. Educare per vivere

Eraldo Affinati

Copertina morbida

editore: MONDADORI

anno edizione: 2019

pagine: 245

Cosa significa educare? Il difficile momento di trasformazione sociale e culturale che stiamo attraversando sembra impedire a genitori e insegnanti di rispondere a questa domanda. Si tratta tuttavia di una questione decisiva per provare a comprendere i tanti cambiamenti in corso. Partendo dalla straordinaria testimonianza delle scuole Penny Wirton per l'insegnamento gratuito della lingua italiana agli immigrati, Eraldo Affinati racconta la storia di una nuova esperienza didattica dove ci si guarda negli occhi, sedendo allo stesso tavolo, senza classi e senza voti, in una relazione d'amicizia e simpatia. Nel suo diario personale e pubblico, in cui s'intrecciano la dimensione pedagogica e letteraria, troveremo una preziosa riflessione su temi cruciali: la responsabilità di chi viene chiamato a formare i ragazzi, i viaggi della speranza mischiati a quelli della morte, i fantasmi della Shoah, la natura equivoca della nuova libertà digitale, gli adulti fragili, il rischio delle parole gratuite e delegittimate, la potenza del vero volontariato, il nodo spinoso del giudizio e della valutazione, il possibile inganno della risposta esatta e il valore paradossale di quella sbagliata. Insegnare, scrivere e parlare chiamano in causa il nostro modo di stare insieme e ci spingono a ripensare un'idea dell'Europa. Guidato dai maestri che hanno segnato il suo percorso umano e culturale, da Lev Tolstoj a Dietrich Bonhoeffer, da Michel de Certaud a don Lorenzo Milani, da Silvio D'Arzo a Mario Rigoni Stern, lo scrittore ci consegna, nello stile lirico e speculativo a lui più congeniale, il referto implacabile della crisi etica che stiamo vivendo. Ma in questo libro formula anche un'importante scommessa sul futuro, non teorica bensì militante, invitandoci a puntare tutto sulla capacità di rinascita degli adolescenti italiani che insegnano la nostra lingua ai loro coetanei provenienti da ogni parte del mondo.
18,00

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