Il tuo browser non supporta JavaScript!

Saggistica

Il fanciullino

Giovanni Pascoli

Libro: Copertina morbida

editore: FELTRINELLI

anno edizione: 2019

pagine: 71

È possibile parlare, poetare, pensare, oltre la lettera, oltre la morte della voce e della lingua? È l'interrogativo che si pone Giorgio Agamben nel saggio che introduce "Il fanciullino" di Giovanni Pascoli, uno dei testi più profondi, significativi e misconosciuti del decadentismo italiano. Per il fanciullino il linguaggio è una riserva di oggetti che "furono vivi" e che stanno come congelati sull'orlo della vita, in attesa di essere "animati". L'opera poetica è dunque, in primo luogo, un tentativo di restituire la vita alle cose morte che si sono depositate nella lingua, in una lingua che appare così essa stessa lingua morta: la poesia diventa allora una sorta di attraversamento della morte, una "complicità con la morte", che lega questo testo pascoliniano ai grandi testi del "moderno".
7,00

Frammenti di una caduta

Silvio Cumpeta

Libro

editore: KAPPA VU

anno edizione: 2019

14,00

Progetto di una Costituizone per la Corsica

Jean-Jacques Rousseau

Libro

editore: Edizioni Sì

anno edizione: 2019

pagine: 110

9,00

Tre dialoghi

Paul Valéry

Libro: Copertina morbida

editore: SE

anno edizione: 2019

pagine: 153

"L'anima e la danza", "Eupalinos o l'architetto" e il "Dialogo dell'albero". Con uno scritto di Giuseppe Conte.
20,00

Quante Venezie...

Cesare De Michelis

Libro: Copertina morbida

editore: Italo Svevo (Roma)

anno edizione: 2019

pagine: 144

Il secolo nuovo a Venezia si annunciò rumorosamente con il crollo improvviso, il 14 luglio 1902, del campanile di San Marco, il più alto della città, che implose, riducendosi a un cumulo di macerie senza causare vittime o danni al resto della piazza: era tempo di cambiare, di sostituire il nuovo all'antico. Sfidando il messaggio della sorte, l'amministrazione cittadina decideva di ricostruirlo esattamente «com'era e dov'era», rinunciando a qualsiasi confronto sul futuro per difendere l'intoccabilità dell'immagine della città. Introduzione di Claudio Magris.
15,00

Breviario dei vinti

Emil M. Cioran

Libro: Copertina morbida

editore: Voland

anno edizione: 2019

pagine: 148

Scritto da Cioran nella sua lingua materna tra il 1941 e il '44, dovranno passare circa trent'anni perché il testo veda la luce, prima in romeno e poi in francese. Composto di 70 divagazioni di diversa lunghezza, rappresenta una sorta di vetrino da microscopio che consente di cogliere il momento di trapasso fra il "più straniero fra gli stranieri di Parigi" - come l'autore medesimo si definiva - e la nuova identità nata al contatto con una cultura che ha influenzato a fondo quella romena pur essendone sideralmente lontana. Da questo vero e proprio "innesto" scaturisce un ibrido straordinario, capace di rinserrare nelle lucide formulazioni del francese la scomposta effusione lavica delle sue mai del tutto rinnegate vene balcaniche. Cura e postfazione di Roberto Scagno.
13,00

Lessico della gioia

Lorenzo Gobbi

Libro: Copertina morbida

editore: Castelvecchi

anno edizione: 2019

pagine: 124

«La gioia è l'esito di una liberazione: è sostanza di vita liberata. In essa, la nostra vita può parlarci con infinita libertà, cioè con una sincerità sarmante. È ragionevole credere che la gioia sia un rivelarsi fulmineo mondo e del suo senso, e che scaturisca innanzi tutto dalla prossimità dell'essere stesso che si dona a noi nel linguaggio che più gli è congeniale: immagini, bagliori e luccichii» Convinto che nessuna inchiesta possa essere più feconda di una domanda sulla gioia, Lorenzo Gobbi ci accompagna a esplorarne i significati lasciando che siano Hffiderlin, Leopardi, Gottfried Benn, Marianne Moore, Marcel Proust, Katherine Mansfield, Spinoza, Rainer Maria Rilke, Etty Hil-lesum e altri, a illuminarci la via. Ne nasce un breve, chiaro e denso saggio che indaga le espressioni letterarie e linguistiche della gioia senza trascurare l'inscindibile connessione con il dolore, con il desiderio e con il divenire - nel quale, alla fine, la gioia si proietta sotto il segno della gratitudine per colorare di sé la concretezza del quotidiano anche nel lutto e nella sofferenza.
14,50

Diffido dell'immortalità. Conversazione con Liliana Heker

Jorge L. Borges, Liliana Heker

Libro: Copertina morbida

editore: Castelvecchi

anno edizione: 2019

pagine: 50

«La parola "morte"? Mi suggerisce... una grande speranza. La speranza di smettere di essere. Sono sicuro, come mio padre, che moriremo corpo e anima. A volte, mi sento un po' sfortunato - capita a tutti noi -; soprattutto a un uomo che è solo, che è cieco, che ha senza dubbio alcuni cari amici, ma non molti, un uomo timido come me; a volte, mi sento triste». Così confessa nel 1980 Jorge Luis Borges, ormai ottantenne, alla scrittrice argentina Liliana Heker durante l'intervista per il libro "Diálogos sobre la vida y la muerte". In queste pagine Borges ci parla con intimità di Dio, del suicidio di Gesù, della bellezza del buddhismo, della vita segreta delle piante e delle vere ragioni della sua avversione per gli specchi; ci confida i suoi ricordi, ci racconta la vecchiaia e la frustrazione che presagiva nel suo sogno di immortalità.
12,00

Discorso sulla natura degli animali

Georges-Louis Buffon

Libro: Copertina morbida

editore: Elliot

anno edizione: 2019

pagine: 96

Il "Discorso sulla natura degli animali", quarto volume della "Storia naturale" di Buffon, apparve nel settembre del 1753, suscitando grande clamore e divenendo all'istante modello imprescindibile dell'arte di pensare e scrivere in modo scientifico. Anche i detrattori dell'autore, gli stessi che nel 1749 erano rimasti scioccati dall'audacia di "Teoria della Terra" e dai paradossi di "Storia dell'uomo", dovettero inchinarsi di fronte a questo genio del discorso scientifico e a quest'opera caposaldo dell'Illuminismo, capace di influenzare le successive generazioni di naturalisti, compresi gli evoluzionisti Jean-Baptiste Lamarck e Charles Darwin.
10,00

Studi su Stendhal e «La Certosa di Parma». Testo francese a fronte

Honoré de Balzac

Libro: Copertina morbida

editore: La Vita Felice

anno edizione: 2019

pagine: 216

«Monsieur Beyle, più conosciuto con lo pseudonimo di Stendhal è, secondo me, uno dei maestri più importanti della Letteratura delle Idee [...]. La Charteuse de Parme è, nella nostra epoca e fino ad ora, ai miei occhi, il capolavoro della Letteratura delle Idee, e Monsieur Beyle vi ha saputo fare delle concessioni alle altre scuole che le persone intelligenti possono accettare e che sono soddisfacenti per entrambi i campi.» Quando, il 14 ottobre 1840, il console francese a Civitavecchia Monsieur Henri Beyle, noto a noi come Stendhal, ricevette con il battello postale proveniente da Marsiglia il terzo numero della «Revue Parisienne», la rivista politico-letteraria fondata, diretta e quasi interamente scritta da Balzac, trasecolò. Più della metà della rivista era occupata da un articolo, un vero e proprio saggio letterario, intitolato Études sur M. Beyle, dedicato alla sua Certosa di Parma. E che articolo! In esso Stendhal veniva riconosciuto come uno dei maggiori scrittori della Francia contemporanea, un vero e proprio genio, e il romanzo il capolavoro di quella che veniva definita la Letteratura delle Idee [...]. Ma l'interesse dell'articolo non è limitato solo all'analisi letteraria che uno dei maggiori scrittori dell'Ottocento fa a uno dei maggiori capolavori della sua epoca, né allo stile in cui è scritto; forse l'interesse maggiore sta nel lungo riassunto che Balzac fa del romanzo di Stendhal [...]. L'articolo di Balzac ha avuto larga fortuna editoriale, ma in italiano è stato tradotto una sola volta, all'interno di un'antologia degli scritti critici di Balzac, da Mario Bonfantini nel 1958. Qui lo presentiamo insieme alle diverse risposte di Stendhal. Lungi dal voler fare un'operazione di esclusivo interesse filologico, si vuole offrire al lettore uno strumento per entrare nella psicologia di Stendhal. Balzac visto e raccontato da Stendhal e, beninteso, Stendhal visto da se stesso.
13,50

Sulla motocicletta

John Berger

Libro: Copertina morbida

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2019

pagine: 156

«Sulla moto si affronta ad alta velocità ogni fatto che s'incontra. Il corpo e la macchina seguono gli occhi che trovano la strada dove passare, intatti. Il senso di libertà deriva dal fatto che l'attesa tra la decisione e la conseguenza è minima, e se c'è una resistenza o un ritardo li si usa come rimbalzo. In moto, se si vuole continuare a vivere, non si pensa ad altro oltre quello che c'è. Guidare una motocicletta non ha niente a che fare con la velocità. È un'esperienza intensissima di libertà psichica e fisica». Nel 2002, in un'intervista a una stazione radio di Los Angeles, John Berger descrive così la sua passione per la motocicletta, sorta durante il servizio militare nell'esercito britannico - lo destinarono al compito di "staffetta", di addetto al recapito di messaggi - e mai più abbandonata, tanto che, ad Antony, alle porte di Parigi, lo si vede, quasi novantenne, dare lezioni di guida alla figlia sedicenne dell'amica Tilda Swinton. Guidare una moto, per Berger, è «un'esperienza intensissima di libertà psichica e fisica» poiché è un'arte che «differisce da ogni altro tipo di guida». Un'arte «spinoziana» - come scrive Andy Merrifield in questo volume, ricordando come Spinoza impregni ogni gesto reale e di pensiero di Berger - perché «interessa l'intero corpo e il suo istintivo senso dell'equilibrio». Con la sua meccanica e le sue due instabili ruote, la moto è, per Berger, mezzo di trasporto d'elezione, ma anche metafora, esca al lavoro congiunto di corpo e mente, strumento di ricerca e di piacere che implica costantemente una perfetta coincidenza tra occhio e mente, mano e cuore. Curato da Maria Nadotti, questo libro è un omaggio all'arte di guidare la motocicletta secondo John Berger, offerto a tutti coloro che ne condividono in qualche modo l'«esperienza di libertà». Contributi di Javier Caletrío, John Coward, Andy Merrifield, Maria Nadotti, Tom Penn.
12,50

La stella boara

Silvio Negro

Libro: Libro in brossura

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2019

pagine: 189

La «Stella boara» è Venere, la stella del mattino che, prima del sole, destava i contadini e la stalla e «purgava la notte di ogni incubo sinistro». I contadini la salutavano alle quattro o alle cinque del mattino, quando la notte era ancora piena di stelle, ma i suoi terrori erano passati con l'apparizione, appunto, della «Stella boara» che destava la vita in campagna, per animali e uomini, per la terra e il cielo. Venere era l'unico astro del firmamento al quale il contadino faceva attenzione dopo il sole e la luna, e la notte, dissolta ogni minacciosa oscurità, viveva solo della serena attesa del giorno, apparteneva alle sollecitudini dell'uomo e non più ai capricci delle fantasmine. In questo libro sono raccolti riflessioni, sfoghi polemici o poetici, aforismi, il cui motivo centrale consiste nel richiamo alla saggezza contadina, alla semplicità e rudezza dell'ambiente, che Silvio Negro aveva lasciato da ragazzo, e nel contrasto tra questo mondo e la vita della città, con le complicazioni e finzioni moderne in mezzo alle quali era stato costretto a vivere e lavorare. Premessa di Dino Buzzati.
13,00

Inserire il codice per il download.

Inserire il codice attivare il servizio.